IL BOSCO: UNA RISPOSTA AD UN FALLIMENTO COLLETTIVO – DI VALTER MARCONE
Redazione- Ci sono storie che lasciano il segno nella vita delle persone e in quella delle comunità. Sono storie tristi e liete , sono storie di persone che le hanno vissute in silenzio o nel clamore mediatico.Storie di comunità che hanno dimostrato empatia, solidarietà ma anche solitudine ,dolore. Storie in cammino nella Storia come “scienza degli uomini nel tempo”, per usare le parole di Marc Bloch medievista dell’Università di Strasburgo Lo storico più famoso associato alla Scuola degli Annales . Una scuola che a differenza della storiografia “classica” – ad esempio quella tedesca – o della storiografia marxista, che ponevano l’accento sulla storia di classe, nelle sue origini negli anni ’20, combinava diversi approcci alla storia, tra cui la geografia, la storia classica, cioè l’ermeneutica storica, e la sociologia nel loro approccio alla storia. Metodo usato anche da Jacques Le Goff
(1924-2014) che è stato un esponente di spicco della terza generazione della Scuola delle Annales, movimento storiografico francese che ha rivoluzionato il metodo storico nel XX secolo. Le Goff ha integrato la “storia strutturale” di Fernand Braudel con la “nuova storia”, concentrandosi su antropologia storica, mentalità medievali, tempo e immagini, rendendo la storia accessibile a un pubblico ampio.
La Storia e le storie che però si possono raccontare solo a distanza ,alla giusta distanza. Con un monito che se la distanza non è giusta o vedi l’obiettivo lontano o sfocato perchè sei troppo vicino.
Ebbene un lungo discorso per dire che purtroppo la storia della cosidetta “ casa nel bosco” è una storia sfocata per quanto infuocata . Una storia raccontata dalle cronache e quindi difficile da osservare con pacata temporalità. Anche se occore fare uno sforzo per mettere una distanza . Torno dunque su questo tema che speravo fosse messo da parte dalle cronache per alcune considerazioni nate da una osservazione con una lente che vuole essere diversa. Da un “ certo punto di vista”. Purtroppo con la casa nel bosco si è giocato troppo da parte dei social, da parte della politica ,da parte di chi ha voluto dimostrare tutto e niente. Un gioco perverso che ha contribuito ad alzare i toni di sottofondo che alla fine hanno coperto tutte le voci in un frastuono che non ha giovato alla serenità e alla riservatezza che questa vicenda ,come tutte le vicende riferite a minori, doveva e devono avere.
Le considerazioni che seguono vengono condivise con i lettori a sostegno di una “ opinione diversa “ da quella che parte della politica e appunto degli opinionisti hanno sotenuto e sostengono ormai da mesi in merito alla vicenda di quella che è stata battezzata la “famiglia del bosco “ che ha richiamato l’attenzione principalmente per il provvedimento di allontanamento di tre minori dai genitori e sui provvedimenti successivi . Fino all’ultima ordinanaza nella quale si prevede la separazione della mamma dai bambini dopo che le era stato permesso di seguirli nella casa famiglia dove erano stati collocati perchè nei giorni scorsi gli educatori della casa avevano segnalato gravi problemi provocati proprio dall’atteggiamento della madre che influivano nella serenità anche degli altri ospiti della struttura.
Una opinione , dettata da una osservazione da un altro punto di vista. Il bosco e la fuga nel bosco che da più parti viene idealizzata, per l’illusione di recuperare una libertà da tutto , di un ritorno alle origini , tende a rendere le persone isole, annunciando così il clamoroso fallimento di una società, di una collettività . Pensare di riornare alla natura significa tornare indietro secondo una forza regressiva che questa società mette in atto con i suoi vuoti, le sue deficienze, i suoi oltraggi ai diritti individuali . Ma tornare al bosco non è una soluzione- Ma ne parlo più avanti:
Qui , per il momento torno sulle Ordinanze del Tribunale per i minorenni di L’Aquila che hanno suscitato una spaccatura tra due fronti quello a favore e quello contrario. Anche se quello contrario ha avuto ed ha un peso maggiore in considerazione degli interventi e delle opinioni espresse a cominciare da quella del Presidente del Consiglio dei ministri con quelle di ministri e di politici impegnati con grande visibilità nelle politiche che governano questo paese. Come per esempio “I figli non sono dello Stato” che sono le parole con cui la premier Giorgia Meloni ha criticato le ultime decisioni del Tribunale per i minorenni per l’Aquila che con un’ultima ordinanza prevede e la separazione della mamma dai tre bambini .
Torno sull’ultima Ordinanza che ha separato la madre dai tre figli in comunità. In un comunicato firmato dal procuratore e dal presidente del Tribunale, i giudici spiegano che la decisione non è stata dettata da alcun pregiudizio ideologico. Si tratta, precisano, dell’applicazione delle norme vigenti e dei principi previsti dal diritto internazionale a tutela dei minori. (1)
Ma perchè si continua a parlare della famiglia della “ casa del bosco “ se, come si legge bene nelle Ordinanze,è stata applicata la normativa vigente per esempio in tema di obbligo di istruzione dei minori a carico dei genitori,come accade in centinaia di storie come quelle della famiglia della” casa nel bosco.” ?
Un caso si può dire “ preso a caso” nella dimensione di un fenomeno che nel 2024 registra : 16.240 affidamenti a famiglie dopo l’allontanmento dai genitori e 25.033 minori accolti in comunità che fa oltre 40.000 allontanamenti e quindi separazioni di minori dai genitori.
Senza tenere conto che in Italia vivono circa 9,8 milioni di bambini e adolescenti sotto i 18 anni, che rappresentano circa il 16,2% della popolazione totale. Con gravi problemi di cui si dovrebbero occuparsi le istituzioni con leggi , norme e provvedimenti concreti per avviare a soluzione problemi che negano il diritto all’infanzia, all’adolescenza. Infatti , per esempio,secondo dati dell’Osservatorio #Conibambini, circa 12.793 minori vivono in condizioni di estrema povertà e senza una casa stabile, con una forte concentrazione (44%) nelle tre maggiori città italiane. Si stima che in Italia ci siano circa 200.000 hikikomori, giovani che decidono di ritirarsi completamente dalla vita sociale. Circa un adolescente su 10 (nella fascia 14-19 anni) vive in una condizione di quasi totale isolamento dalla società Sono circa 1,28 – 1,3 milioni i bambini e ragazzi in povertà assoluta che colpisce il 13,8% degli under 18, ovvero circa 1 bambino su 7. un dato che rappresenta il valore più elevato dal 2014. Oltre alla povertà assoluta, l’ISTAT monitora il rischio complessivo di esclusione sociale Il 26,7% dei minori (oltre uno su quattro, circa 2 milioni di persone sotto i 16 anni) è a rischio di povertà o esclusione sociale Circa il 9,7% dei minori vive in case che non possono essere riscaldate adeguatamente. Si stima che circa 200.000 bambini tra 0 e 5 anni vivano in condizioni di povertà alimentare.
E allora di fronte a questo scenario in un paese in cui il welfare arretra,la sanità pubblica non riesce più a garantire da sola il diritto alla salute e fa ricorso al privato con il risultato che molti cittadini rinunciano a curarsi , la scuola viene impoverita sia di risorse ma anche di valori, le istituzioni perdono valore, la soluzione è quella di arrangiarsi. Un modo di vivere in cui viene però fomentata l’illusione che la salvezza viene dalla fuga individuale. I social spesso osannano comportamenti di questo genere . E nel caso della famiglia della “ casa del bosco” addirittura nascono raccolte di firme e associazioni che additaano come esempio questa “ fuga”. Con effetti devastanti : la disgregazione del legame sociale ,la solitudine organizzata. Una specie di ritorno alle origini con l’alibi dell’assoluta libertà di ognuno di fare quello che vuole, di poter fare quello che vuole senza intralci . E guai a esprimere una qualche contraddizione. In uno scenario in cui tutto diventa affascinante , tutto pieno di un alone di liberazione : il parto in casa, il rifiuto dei vaccini , l’alternativa alla scuola, il rifiuto dei prodotti della globalizzazione. Insomma la vita nel bosco . Che è poi in definitiva una trappola perchè esalta l’individualità ,la soluzione dei problemi “fai da te” rompendo ogni legame, relazione, socialità, isolando le persone , riducendo le comunità a un insieme di isole alla deriva.
Alla maniera di “Walden Vita nei boschi pubblicato nel 1854, molto più di un libro: un esperimento di vita, un manifesto di indipendenza e un classico della letteratura americana. L’autore Henry David Thoreau , filosofo, naturalista e scrittore, decise di ritirarsi per due anni, due mesi e due giorni in una capanna costruita da lui stesso sulle rive del lago Walden, nel Massachusetts, per vivere in modo essenziale e consapevole, come sperimentato nella walden vita nei boschi. “Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontare solo i fatti essenziali della vita, e vedere se non potevo imparare ciò che essa aveva da insegnarmi.” scrive il protagonista con l’illusione di” vivere con saggezza “.
Una illusione che desta allarme perchè tutto questo suona falso se pensiamo che è anch’esso il prodotto del neoliberalismo odierno tende a rendere l’individuo un’ isola perchè è una libertà che privatizza i diritti e brucia ogni istanza di richiesta alla politica , alla società, alla cultura di lavorare per costruire un mondo in cui siano tispettati i diritti individuali ma in un contesto comunitario che è l’espressione essenziale di una società aperta ,progressiva ,ricca di partecipazione, di diversità, di impegni . Fuggire nel bosco è sottrarsi alla reapondabilità di essere cittadini. E’ il rifiuto di una cittadinanza che secoli di storia e di lotte hanno contribuito ad affermare .
Anche se in questa storia c’è una gara di modelli . L’Emilio di Rousseau (1762) , che rivoluziona l’educazione ponendo il bambino al centro (puerocentrismo) e teorizzando un'”educazione negativa ; il Mowgli de Il libro della jungla e Il secondo libro della jungla di Joseph Rudyard Kipling ( Bombay 30 dicembre 1865 – Londra 18 gennaio 1936 ) personaggio che appare per la prima volta nella novella Nel rukh e poi nei due romanzo di Kipling E poi Robinson Crusoe di Daniel Defoe (1660-1731) e I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift (1667-1745) (2) solo per citarne alcuni nel novero dei romanzi di formazione fino a Il giovane Holden un romanzo del 1951 scritto da J.D. Salinger . Che propongono una domanda : secondo voi chi ha vinto ?
Ma nel nostro caso basta sottrarsi al sistema per non farne parte? No. Il bosco è la risposta ad un fallimento collettivo. Parlavamo di leggi norme e provvedimenti delle istituzioni da mettere in atto per governare i fenomeni della povertà materiale ed educativa, della tentazione dell’asocialità, delle carenze della scuola, dell’abbandono dei giovani da parte degli adulti . L’orizzonte sembra essere in questo momento in merito ai problemi , in particolare di una fetta di poplazione, quella minorile, solo quello della legge Caivano. Una legge ( “Decreto Caivano” (DL 123/2023, convertito in L. 159/2023) percepito con una visione prevalentemente repressiva e punitiva , condivisa da numerosi esperti, educatori e associazioni, i quali evidenziano un rischio di “carcerizzazione” minorile a fronte di carenze strutturali nei percorsi educativi e sociali .
Il provvedimento nasceva per ragioni di urgenza nazionale, e un impatto sul fenomeno della criminalità giovanile, in effetti, lo ha avuto. La riforma ha portato a un aumento senza precedenti della popolazione carceraria minorile, quasi raddoppiata in pochi mesi, sollevando preoccupazioni sul rischio di creare emarginazione anziché reintegrazione.
Infatti il Decreto Caivano (DL 123/2023) secondo numerosi rapporti di associazioni per i diritti umani (in particolare Antigone) e dati del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria),ha contribuito in modo significativo all’aumento della popolazione negli Istituti Penali per Minorenni (IPM), portando a una situazione di grave sovraffollamento . Un incremento notevole, con denunce di oltre il 50% di minori in più in cella rispetto al periodo precedente al decreto. Un decreto dunque che ha inasprito le pene e facilitato la custodia cautelare in carcere per minori, riducendo l’applicazione di misure alternative o percorsi di recupero, trasformando il carcere da soluzione residuale a risposta principale. Quando la risposta doveva essere più istruzione, più insegnanti, più luoghi di confronto, più educatori, assistenti sociali, psicologi,animatori, formatori,
Ma torniamo al bosco, alla famiglia della “casa nel bosco”. Il bosco dunque è un fallimento, è l’idea che nelle difficoltà ci si possa salvare da soli , cosa che idealizzano gli interventi sui social. Idee pericolose perchè esaltano l’individualismo che schiaccia i diritti .L’infanzia diventa proprietà come tutto nel capitalismo . E quindi un prezzo che pagano i bambini, i più fragili, le minoranze,i poveri . Un modo di vedere che per esempio porta i ragazzi ad armarsi di cortello perchè devono “difendersi “ e non si capisce da chi e perchè.
Come si esce dal bosco? Si esce ricostruendo i legami sociali, restituendo alla scuola la funzione come luogo della parola per la composizione dei conflitti e come luogo della sicurezza, riportando la sanità a svolgere il suo ruolo di tutela e salvaguardia del diritto alla salute specialmente della salute mentale dei giovani , fenomeno sottovalutato e senza risposte . Se ne esce attuando in definitiva la Costituzione di questa Repubblica che delineava già da ieri in quale visione del mondo di oggi e di domani ,vivere.
(1)Questo il testo del cmnicato stampapubblicato dall’ANSA il 9 marzo 2026 – “In considerazione del clamore mediatico suscitato da recenti vicende giudiziarie, tuttora in fase istruttoria da più parti commentate anche con toni aggressivi e non continenti, è premura dei magistrati che lavorano presso gli uffici giudiziari minorili ed in particolare, presso il Tribunale per i minorenni di L’Aquila e la Procura minorile di L’Aquila, affermare che ogni iniziativa giudiziaria di loro competenza è ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età, come sanciti nella Costituzione e nelle fonti di diritto internazionale”. Così in una nota congiunta il presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Cecilia Angrisano, e il procuratore della Repubblica, David Mancini, sulla vicenda della famiglia del bosco. “Ogni procedimento minorile prevede tempi di valutazione e accertamento volti ad individuare e realizzare il superiore interesse dei minori coinvolti, per la cui determinazione ci si avvale anche del contributo delle scienze specialistiche di riferimento e dei servizi pubblici dedicati alla tutela dei minori – continua la nota -. Le sofferte e delicate decisioni in materia e particolarmente quelle incidenti sull’allontanamento dei minori dal contesto familiare non originano mai da posizioni ideologiche o pregiudiziali contro i genitori, ma mirano sempre a realizzare il benessere del minore, soggetto di diritti”. Secondo i due magistrati, “l’assicurazione della corretta crescita del minore e della serena evoluzione della sua personalità è il principio guida dell’azione giudiziaria degli uffici minorili che viene condotta con attenzione, sensibile partecipazione e coinvolgimento dei soggetti adulti che si pongano in posizione collaborativa”. “Si auspica, perciò – concludono -, che la collettività comprenda quanto il rispetto delle vite private dei soggetti coinvolti e di tutte le istituzioni chiamate ad operare sia fondamentale per la miglior gestione di queste sofferte vicende umane per le quali è istituzionalmente all’autorità giudiziaria minorile il compito di assumere decisioni, eventualmente sindacabili nei successivi gradi di giudizio”.
Un tema centrale di tutta la questione alla luce del quale vanno” osservate le vicende” Si tratta, precisano, i giudici dell’applicazione delle norme vigenti e dei principi previsti dal diritto internazionale a tutela dei minori..”Le norme vigenti sono quelle per esempio della legge Caivano che inasprisce la pena per i genitori che non mandano i figli a scuola ,puniti precedentemente con una multa e ora , a norma di questa legge con il carcere .
Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila non parla dello stile di vita, della casa nel bosco, della vita nella natura .Scrive nelle sue Ordinanze cose ben diverse . Anzi una sola . Scrive che è stata accertata “violazione del diritto all’istruzione” dei bambini.
Le Ordinanze parlano di una presenza costante della madre che è diventata “gravemente ostativa agli interventi programmati e pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori”.I contatti restano: incontri protetti, contatti a distanza, momenti supervisionati. L’obiettivo non è separare per sempre. È proteggere i bambini mentre si prova a ricostruire una relazione più sana.
(2) Franco Moretti Il romanzo di formazione, edito nel 1999 da Einaudi
