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L’OSPITE SERBATOIO-VALTER MARCONE

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Redazione- Non ci sarebbe molto da stupirsi  se lo scenario dei prossimi mesi fosse  quello che  cerchiamo di raccontare di seguito. Con una premessa .  Sui social in questo momento  in cui sembra  essersi placata la virulenza del contagio da Covid 19 si discute animatamente sulle ragioni di  questa attenuazione. Alcuni sostengono che l’attenuazione del contagio ci sarebbe stata  comunque perché è nella natura del virus l’inevitabile naturale  indebolimento. Altri ribattono che è il risultato della campagna di vaccinazione  e delle misure di  limitazione  delle attività sociale,della chiusura di alcune attività  tra cui quella della ristorazione, della scomparsa delle attività del  turismo  e della riduzione degli orari di circolazione. Un dibattito che a volte sale di tono, in cui viene misconosciuto l’apporto della scienza,di quella vera  che pur ponendo sempre dubbi , dovrebbe essere  una direttrice di marcia sicura e indipendente  ma che viene   recuperata,  di volta in volta, per sostenere le opposte  opinioni ( che diventano fazioni ) quando diventano esclusivamente di parte.

Un dibattito estremizzato da ogni lato  che però non ha voluto e non vuole ancora rispondere  ad una domanda fondamentale : quanto vale la vita  delle persone che sono morte  da sole nelle terapie intensive .  Quanto vale la vita delle persone che hanno vissuto  e stanno vivendo  questo periodo di pandemia  in condizioni di bisogno, di sofferenza a ragione di molti motivi  da quelli economici a quelli psicologici a quelle di condizioni e di stato. Quanto vale un anni di vita di un adolescente  che si è visto privato di quegli essenziali contatti , quegli incontri  ; che è stato costretto dalla DAD ( la didattica a distanza) a chiudersi dentro casa, magari  in un alloggio familiare non consono alle esigenze di tutti i componenti la famiglia.

Anche qui  il bilancio della discussione  è sempre lo stesso . C’è chi dice che  le misure  restrittive sono state restrittive per nulla, che il virus del Covid era una semplice influenza  e che dichiarare uno stato di emergenza  pandemico sia stato un atto  esagerato  o meglio un provvedimento che sottendeva non tanto le ragioni sanitarie ma altre oscure ragioni  a cominciare da quella di un  controllo che però non si capisce bene a che fine .  Poi c’è  chi dice, al contrario , che la leggerezza con la quale è stata affrontata  la lotta al virus , sottovalutandone le potenzialità, ha costretto  a  chiusure ripetute dannose anche perché lo “ stop and go2 che abbiamo visto nei mesi passati è stato  creato da una  ripetuta fretta di  voler  tornare ad uhna normalità , saltando però alcune precauzioni,  . Fino alla discussione sulla  causa dei decessi  mettendo in campo infiniti dibattiti  sul come  e  il perché siano state compilate in un modo o nell’altro le statistiche relative  ai contagi, alle occupazioni dei posti in terapia intensiva e quindi ai decessi . . Fino ad arrivare anche alla negazione di quel corteo ( ritenuto  finto )  dei camion militari che trasportavano bare  da Bergamo  ad altre città.

Sembra che nel dibattito che ogni giorno in modo assordante mette al centro questo argomento della pandemia, dimenticando molti altri temi determinanti  per la vita sociale economica, politica, culturale, sia solo l’uso strumentale degli avvenimenti  per dimostrare  la fondatezza delle proprie tesi  a farla da padrone. Evitando di porsi domande  fondamentali come  appunto il valore della vita  per quelli che l’hanno persa,  anziché per quelli che  rifiutano  qualche limitazione  in nome di una pretesa e assoluta  libertà rivendicata  ad ogni costo ,anche a costo della vita degli altri.

E poi le discussioni sul ruolo della scienza e degli scienziati , la loro continua comparsa nei programmi televisivi, le loro divergenze di opinioni, il senso e il valore della ricerca .Un dibattito pubblico polarizzato e  appiattito su estremismi e facili semplificazioni.   (1 )

Anche se bisogna tener conto ,come scrive Framcesco Suman su  Il BO Live dell’Universito di Padova : “ che nel 2020 sono stati pubblicati oltre 100.000 articoli scientifici su CoVid-19. Una quantità impressionante se si pensa che 100.000 articoli è lo stesso numero che rappresenta tutta la produzione scientifica del programma di finanziamenti europeo, Horizon 2020, durato 6 anni (2014 – 2020). Secondo i dati del database Dimensions, il 4% di tutta la produzione scientifica dell’anno passato ha riguardato CoVid-19, mentre sarebbe addirittura il 6% secondo i dati di PubMed, un database dedicato principalmente ai lavori di scienze della vita. E a seconda dei metodi di ricerca inseriti su Dimensions, più o meno inclusivi, i paper su CoVid-19 pubblicati nel 2020 potrebbero anche essere più di 200.000 “Il solo gruppo di riviste dell’editore Elsevier avrebbe ricevuto 270.000 richieste di pubblicazione (submissions) tra febbraio e maggio 2020.

E poi   le cronache sulle discussioni politiche  piene  di esempi che non tengono  conto dei numeri  che sono purtroppo gli unici a cui guardare  per tentare di capire che cosa sta succedendo: il  numero dei morti principalmente che ci dicono che dall’inizio della pandemia in Italia ci sono stati  128 mila morti ( dati mese aprile 2021),1 milioni  123 mila morti in Europa ( dati maggio 2021 ),3 milioni 370 mila morti nel mondo ,(dati maggio 2021). Malgrado il fatto   che  dentro questi numeri  di decessi ,  qualcuno continui ad affermare che si sono volute caricare anche patologie che per il loro corso naturale avrebbero portato  naturalmente alla morte .

Proprio in riferimento a questo punto allora  mi sono fatto una domanda  che è la seguente : quanti decessi ci sono stati durante la pandemia  (  marzo dicembre  2020 –  gennaio maggio 2021 )e negli anni precedenti   per esempio  per  cardiopatia ischemica  ma anche per fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, ictus, ipertensione arteriosa, demenza, insufficienza renale cronica, insufficienza respiratoria.

Ho cercato allora degli studi   per fare un raffronto . Sono elaborazioni e studi quasi tutti dell’Istat. In uno per esempio si dice in generale : “Nei mesi di marzo-aprile 2020 i decessi in eccesso sono stat i49mila rispetto alla media  degli  stessi  mesi  nei  cinque anni precedenti .Il  60% è  attribuibilealCovid-19(29.210), il 10% a polmoniti eil 30% ad altre cause. I decessi  per  polmoniti  triplicano  e  aumentano quelli  per demenze,diabete e cardiopatie pertensive. Sul totale dei decessi per Covid-19 circa l’85% è di individui di oltre 70 anni. Tra i 50-59enni un decesso su cinque è dovuto al Covid-19.L’incrementodei morti è differenziato per luogo di decesso: +155% nelle strutture residenziali o socio-assistenziali, +46% negli istituti di cura, +27% nelle abitazioni. (PRIMA ONDATA DELLA PANDEMIA  UN ‘ANALISI DELLA MORTALITÀ PER CAUSA E  LUOGO DEL DECESSO MARZO –APRILE 2020Covid-19seconda causa di morte dopo i tumori https://www.istat.it/it/files/2021/04/Report-Cause-di-Morte_21_04_2021.pdf)

Il Sole 24 ore in un articolo del marzo  2020 riporta un aggiornamento del Ministero della sanita. “L’istituto superiore di sanità ha aggiornato  i dati su chi ha perso la vita in Italia ed è risultato positivo al Sars-cov-2. Il report del  13 marzo che si può leggere  sullo stesso giornale descrive le caratteristiche di 1016 pazienti deceduti e positivi al Coronavirus in Italia. Si scopre che l’età media dei decessi è 79,4 anni, il 71,5% sono uomini, Due i pazienti deceduti sotto i 40 anni. Ma cosa vuole dire morire di Coronavirus? Come spiega lo  studio dell’Oms – Report of the Who-China Joint Mission on Coronavirus Disease 2019 (Covid-19), pubblicato il 28 febbraio 2020 i pazienti che non hanno altre malattie a parte il coronavirus hanno tassi di letalità dell’1,4 per cento e quindi nettamene più bassi della media. Quelli che invece hanno condizioni sanitarie compromesse da altre malattie oltre al coronavirus hanno percentuali più alte: il 13,2 per cento tra chi ha malattie cardiovascolari, il 9,2 per cento tra i diabetici, l’8,4 per cento tra chi soffre di ipertensione, l’8 per cento tra chi soffre di malattie respiratorie croniche, il 7,6 per cento tra chi è malato di cancro.

Le ricerche dicono anche  che,  per esempio , anche i decessi per malattie respiratorie potrebbero essere stati 49mila rispetto alla media degli stessi mesi nei cinque anni precedenti.

Ma le ricerche,  che avrebbero potuto chiarire  e rispondere alla domanda che come me si sono fatti molti ,hanno incontrato  delle difficoltà per così dire metodologiche se non  addirittura di secretazione o manipolazione dei dati . Tanto che fin dal marzo 2020 la protezione civile metteva in guardia  su questa difficoltà come riferisce l’AGI  in un suo comunicato  su come vanno letti i dati : “Come ha spiegato la Protezione civile in un comunicato stampa, il numero dei decessi «potrà essere confermato solo dopo che l’Istituto Superiore di Sanità avrà stabilito la causa effettiva del decesso».«Ci tengo a precisare che non si tratta di decessi “da” coronavirus»,  ha poi detto Borrelli il 10 marzo in conferenza stampa. «Sono persone che sono decedute e tra le diverse patologie avevano anche il coronavirus».In parole semplici, non è ancora possibile sapere se le morti presenti nei bollettini della Protezione civile siano morti direttamente causate dal coronavirus, oppure “indirette”, in cui il coronavirus ha contribuito a creare ulteriori complicazioni in un quadro clinico già compromesso.  (2 )

Sta tutta qui dunque la questione . Che non è comunque  secondaria, come ha  detto  il 10 marzo 2020 in un’intervista a Scienza in rete Walter Ricciardi, membro del comitato esecutivo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e consigliere del ministro della Salute per il coordinamento con le istituzioni sanitarie internazionali. “Secondo Ricciardi, l’Italia sta registrando i morti con coronavirus «senza quella maniacale attenzione alla definizione dei casi di morte che hanno per esempio i francesi e i tedeschi, i quali prima di attribuire una morte al coronavirus eseguono una serie di accertamenti e di valutazioni che addirittura in certi casi ha portato a depennare dei morti dall’elenco. Di fatto capita che accertino che alcune persone siano morte per altre cause pur essendo infette da coronavirus».Questa pratica, sempre secondo l’ex presidente dell’Iss, spiegherebbe un’altra questione: il fatto che, ad oggi, il tasso di letalità del Sars-CoV-2 in Italia sembra essere più elevata che altrove. Secondo il Robert Koch Institute tedesco – l’agenzia federale che si occupa di prevenire e contrastare la diffusione delle epidemie, contattata dai nostri colleghi tedeschi di Correctiiv – la differenza dei numeri dipenderebbe dal fatto che l’epidemia in Italia è in fase avanzata, mentre in Germania in fase iniziale. Le regole su come si registrano i morti non sarebbero quindi particolarmente rilevanti e lo dimostrerebbe il fatto che i primi due decessi attribuiti al coronavirus in Germania  erano due anziani affetti da diverse e gravi patologie .Senza la pretesa di voler qui risolvere la questione, segnaliamo quindi che il tema è molto complesso e le posizioni anche del massimo livello di competenza e autorevolezza non appaiono sempre conciliabili.” (3 )

Probabilmente in questa analisi bisogna anche tenere conto del fatto che l’Italia ha un larga fetta di percentuale di popolazione anziana che  pur avendo raggiunto una certa età in realtà combatte contro problemi di salute  e quindi è affetta da una serie di patologie che sommate all’infezione da virus hanno determinato eventi mortali. In Italia si invecchia a lungo,  si ha una certa aspettativa di vita

Un problema complesso che mette  all’attenzione anche un altro aspetto. Quello  del fatto che l’Italia ha una popolazione anziana più numerosa di molti altri paesi europei. L’Italia è un paese in cui l’aspettativa di vita arriva  ai novant’anni . Ma è anche un paese con una popolazione anziana con  la caratteristica di una salute molto malferma. E’ vero  l’età di vita si è allungata ma la vecchiaia presenta numerose patologie .

Il rapporto Istat del 2019 afferma per esempio a questo proposito : “Non si ferma la crescita degli indici di vecchiaia e di dipendenza che, al 1° gennaio 2018, raggiungono rispettivamente quota 168,9 (anziani ogni cento giovani) e 56,1 (persone in età non lavorativa ogni cento in età lavorativa). I valori più elevati dei due indici si registrano al Centro-nord. In ambito europeo, l’Italia si mantiene al primo posto nella graduatoria decrescente per l’indice di vecchiaia e tra i primi sei Paesi per l’indice di dipendenza. . In base alle stime 2018, è sostanzialmente stabile la speranza di vita alla nascita per entrambi i generi: 80,8 anni per gli uomini e 85,2 per le donne. Si vive più a lungo al Nord. In ambito Ue l’Italia è al primo posto insieme a Svezia e Malta per i maschi e al quarto posto per le femmine dopo Spagna, Francia e Lussemburgo (dati 2016).”

Ma abbandoniamo questo terreno un poco scivoloso e comunque  in piena evoluzione e  tale da  riservare sorprese in un senso o nell’altro a suffragio delle opposte opinioni  e torniamo al tema di questa riflessione. Dicevo dunque che  non ci sarebbe da stupirsi se il virus del Covid 19 ,tenuto conto che è arrivato all’uomo  attraverso un percorso di zoonosi (4 ),una volta scacciato dall’uomo  facesse il percorso inverso  infettando via via gli animali  in modo asintomatici ( non solo ritornando  a quelli da cui è arrivato nel suo salto verso l’uomo)  ma per esempio  infettando gli animali domestici ,  quelli da allevamento ,quelli che vivono nel nostro habitat  rimanendo per così dire a “ disposizione” dell’uomo. Ovvero rimanendo pronto, nel tempo a rioccupare  quei corpi umani da cui è stato scacciato  o per l’azione dei vaccini o per il suo naturale indebolimento.

Io penso  che quel virus  nascosto negli “ospiti serbatoio” ( al di là del pericolo delle mutazioni che sarebbe l’aspetto minimo )   sarebbe un virus  ancora “ più interessante” di quello con il  quale abbiamo avuto e abbiamo a che ci fare,complicato e sicuramente portatore di  parecchi e complicati problemi . Di nuovi problemi , come saranno i problemi  che si susseguiranno sulla faccia di questo pianeta e dentro le comunità che lo popolano nel  prossimo futuro. A  causa appunto di quelle trasformazioni  dell’ambiente e quindi degli habitat e degli ecosistemi per mano dell’uomo , del cosiddetto “sapiens” , che produrranno sempre più frequenti episodi di  zoonosi . Ai quali dobbiamo essere preparati a far fronte  non a chiacchiere  né sui social. Bensì cercando di limitare fin da ora gli interventi di trasformazione del nostro pianeta, quel solo pianeta che abbiamo ( perché la  ricerca della vita nello spazio o il pianeta gemello  non è alla portata  nemmeno della  prossima  decima  generazione). Soprattutto attraverso l’uso  di una  scienza obiettivo, realistico e capace di produrre   benessere,

Certo io non sono un virologo e le idee che sto raccontando  le ho apprese dalla lettura di varie fonti e  dalla navigazione in rete. Quindi proseguendo il ragionamento  la situazione potrebbe essere caratterizzata dal fatto che il virus  dentro l’ospite serbatoio  può rimanere agevolmente celato ,in maniera del tutto anonima. Cosa che è ancora più facile laddove c’è una elevata  biodiversità o l’ecosistema è relativamente indisturbato.

Ho  maturato una convinzione : tornerà ad invadere l’uomo,  portato dai venti o dai casi del destino ( pensatela come volete), ma tornerà sicuramente e inesorabilmente  in occasione  di certi cambiamenti  dell’equilibrio ecologico. Dobbiamo essere preparati e dobbiamo fare di tutto perché non accada .  Molti in riferimento  alle origini del Covid 19 hanno coltivato ipotesi di complotti, come pure hanno avanzato  ipotesi di manovre di controllo e di limitazione delle nostre libertà fino ad invocare liberazioni da impossibili lacci  predeterminati secondo un ben preciso progetto . Un modo di guardare solo alla punta del proprio naso  ( perdonate  l’espressione ) senza andare al di là.  Che significa veramente ricercare le origini della pandemia  che nessuno ha voluto cercare  in modo serio.  E’ stato sollevato un grande polverone  di opinioni, in uno scenario di liti  e discussioni che hanno rasentato la battaglia  in un clima di assurdi contrasti ,perché  , ( lo faccio  io il complotti sta qui )  nessuno ha voluto veramente tener conto , per vari interessi , per  superficialità, per ignoranza,  per supponenza , che il punto della discussione  è il cambiamento  ecologico che è  una delle attuali ma anche possibili  prossime e future  conseguenze di certi  stravolgimenti messi in atto dai  comportamenti dell’uomo.

Facciamo ancora una ulteriore premessa prima di esaminare i comportamenti  dell’uomo nei confronti del suo ambiente e i comportamenti che i singoli e i gruppi hanno tenuto in occasione  dell’attuale pandemia   ricordando qui  appena appena  il vizio  di questo paese  nell’affrontare le discussioni .Il vizio  di non riuscire a vedere  al di là del  proprio naso. Perché tutto il dibattito italiano sui vari aspetti della pandemia è stato ed è ancora  tutto schiacciato entro i confini del paese ,appunto  dalle Alpi alla Sicilia. Sembra che il mondo non esista e che   il  pianeta Terra sia popolato solo da italiani e che debba rispondere solo agli interessi italiani. Un modo di misconoscere la realtà che ci circonda, che però  ha un grande peso  anche nella nostra vita quotidiana, una realtà nella quale siamo incapaci di intervenire per  incompetenza, isolamento ,rifiuto degli strumenti di intervento adeguati ,insomma  per malcelata e superba sopravvalutazione  della considerazione del proprio sé. A cominciare  della realtà più vicina che è quella sicuramente europea .

Dobbiamo ricordare  che lo scenario a cui ci riferiamo quando parliamo di  virus  è che tutte le zoonosi  vengono trasmesse  da  microrganismo . Nell’articolo  su quotidianosanita.it  “Il salto di specie dei virus e l’approccio One health” curato da G.Grossi, G.Pezone, M.Triassi si ricorda :” Più del 60% delle malattie infettive emergenti (EIDs – Emerging Infectious Diseases) identificate a partire dal 1940 hanno un’origine zoonotica (cioè sono trasmesse dagli animali) e, tra queste, i due terzi derivano dagli animali selvatici (Jones et al. 2008). Le malattie infettive emergenti possono essere definite come malattie che appaiono in una popolazione per la prima volta, che potrebbero essere esistite in precedenza senza essere riconosciute, o quelle la cui incidenza o range geografico sta rapidamente aumentando (WHO 2017).”(….) Molti virus, soprattutto quelli a singolo filamento di RNA, ma anche batteri, funghi e protozoi sono in grado di attraversare la barriera di specie grazie alle mutazioni (come antigenic drift e soprattutto i più decisivi antigenic shift) del proprio genoma che darwinianamente possono portare il patogeno ad un successo riproduttivo o ad un vicolo cieco (il che per fortuna si verifica il più delle volte). Solo i patogeni con elevata “plasticità d’ospite” – cioè con genomi in grado di adattarsi con grande facilità a nuove specie – riescono ad effettuare il salto. Per sopravvivere nel nuovo ospite devono però anche trasmettersi con efficienza nella nuova popolazione. Moltissimi spillover sono avvenuti – e avvengono tutt’oggi – tra specie non umane, soprattutto tra specie animali che vivono in contesti ecologici ben diversificati, dove rimangono silenti il più delle volte poiché non causano un danno diretto né all’uomo né agli animali da lui addomesticati nel corso dell’evoluzione. Succede però che dagli animali selvatici un virus “salti” negli animali domestici (per lo più suini e pollame) e da questi ultimi salti ulteriormente agli esseri umani, oppure salti direttamente   all’uomo.( 5 )

In questo cambio di serbatoio va anche detto che i  virus sono però quelli che danno più problemi .Infatti  frequentemente  diventano  endemici nei nuovi ospiti per il successo riproduttivo che sono riusciti a conseguire . È stato così per l’HIV, per il vaiolo giunto dai roditori più di 10.000 anni fa, per il rhinovirus del raffreddore comune “saltato” dai bovini 4.000 anni fa, per il morbillo “tracimato” dal virus della peste bovina tra l’XI e il XII secolo d.C

Le zoonosi  dunque sono determinate dal salto di specie («spillover») di virus, batteri  e parassiti. Si tratta di un fenomeno vecchio di millenni, accentuato però da alcune abitudini moderne.  Queste condizioni moderne bisogna  tenere sotto’occhio sempre di più nel prossimo futuro perché hanno la capacità di riproporre  disastri  sanitari . Anche se probabilmente i disastri ambientali danno un grande contributo per la proliferazione delle zoonosi .

Ci sono elementi  e condizioni che favoriscono il diffondersi   degli agenti patogeni come si può leggere sul Magazine della Fondazione Veronesi  per esempio “ la tecnologia dei trasporti e il flusso quotidiano di persone che si spostano sia per motivi economici che turistici, rende teoricamente possibile il trasporto di un agente patogeno da un capo all’altro del pianeta nel giro di 24 ore. Tra gli altri fattori che rendono il mondo moderno più a rischio di zoonosi infettive vi sono le alterazioni degli ecosistemi e l’espansione delle aree urbane o antropizzate. L’habitat delle specie selvatiche da cui si originano i virus è sempre più ridotto e «invaso» da attività umane, costringendo animali selvatici a una coabitazione ravvicinata e forzata con l’uomo e con gli animali addomesticati (polli, suini, bovini)”.(…)  Per non parlare appunto dei “cambiamenti climatici e l’inquinamento atmosferico  che giocano un ruolo; a causa dei primi, infatti, si espandono gli ambienti favorevoli alla proliferazione di insetti e altri animali veicolo di agenti patogeni. Linquinamento atmosferico, invece, rende le persone mediamente più vulnerabili alle infezioni respiratorie, nel caso di zoonosi che si propagano tramite via aerea. In questo scenario, se non si verificherà un’inversione di tendenza nella crescita demografica umana e, soprattutto, se non si gestirà il nostro rapporto con l’ambiente in maniera più sostenibile, le zoonosi infettive sono destinate ad aumentare come frequenza nei decenni a venire. “   (6 )

A questi elementi   elencati nell’articolo della Fondazione Veronesi dobbiamo guardare e ai fenomeni  negativi a cui si riferiscono dobbiamo mettere un freno se non proprio un drastico rimedio  per quanto possibile anche a breve termine  per  evitare di  ripercorrere strade  conosciute, di rifare esperienze già fatte . In una condizione di  ottimismo e di speranza che   si  vuole e si è voluto sostenere   in questa riflessione  e quindi  favorire  evitando di  dare ragione a chi afferma che  la storia è sì maestra di vita ma senza scolari . “«Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis» (Cicerone, De Oratore, II, 9, 36), ovvero “La storia in verità è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità.” Il senza scolari lo abbiamo aggiunto  in modo scaramantico ,vista l’attuale esperienza  da pandemia da Covid 19.

( 1 ) A questo proposito c’ è un libro che  racconta  come il sistema italiano dei media si è trovato a sposare, per la maggior parte, una copertura frenetica, allarmistica, ossessiva dell’epidemia. Molto spesso i media hanno compattato l’inconscio sociale intorno alle necessità straordinarie imposte dalla lotta senza quartiere contro un nemico invisibile, ubiquo e pericoloso. Le descrizioni metaforiche della pandemia come una guerra (“nemico”, “invasore alieno”, “in trincea contro il virus”, “i medici caduti al fronte”) sono state ampiamente utilizzate dall’inizio del 2020 da molti leader politici, come Boris Johnson in Gran Bretagna, Xi Jinping in Cina, Emmanuel Macron in Francia, Donald Trump negli USA e, ovviamente, Giuseppe Conte in Italia. Si potrebbe dire che tali narrazioni siano giustamente servite ad aumentare la percezione nelle persone dei pericoli posti dal virus, giustificare la necessità di cambiamenti radicali nello stile di vita e generare un senso di responsabilità collettiva e sacrificio per uno scopo comune.

I saggi raccolti nel volume “Shockdown. Media, cultura, comunicazione e ricerca nella pandemia” offrono una rielaborazione delle riflessioni a caldo dei ricercatori sulla pandemia.

Come scrivono Giovanni Boccia Altieri ,Università di Urbino Carlo Bo e   Manolo Farci ,Dipartimento di Scienze della Comunicazione, Studi Umanistici e Internazionali Università degli Studi di Urbino, Carlo Bo : “Shockdown. Media, cultura, comunicazione e ricerca nella pandemia” è un progetto che nasce durante le prime settimane di lockdown, quando eravamo più strettamente vittime dell’isolamento fisico e relegati al ruolo di spettatori attraverso i media, mainstream e digitali di quanto stava accadendo.Già in quei primi mesi del marzo 2020, era evidente che quello che stavamo vivendo fosse una sorta di grande esperimento sociale, che non solo andava a modificare qualsiasi campo della nostra vita quotidiana, ma ci costringeva a ripensare al nostro lavoro di sociologi, al nostro modo di osservare il mondo attraverso paradigmi che davamo oramai per consolidati.  Da qui è nata l’idea di lanciare una call su Mediascapes Journal, rivista online open access pubblicata semestralmente e dedicata ai media studies. Una call dove si invitava ricercatrici e ricercatori a inviarci le proprie riflessioni a caldo su quello che stavamo vivendo.”

https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/shockdown-il-ruolo-della-scienza-nel-dibattito-pubblico-la-lezione-della-pandemia/

( 2 )   L’AGI continua a riferire nel suo articolo : “ È ancora presto per avere evidenze epidemiologiche in questo ambito, ma il 5 marzo scorso l’Istituto superiore di sanità (Iss)  ha pubblicato una prima analisi su un campione di 105 deceduti con coronavirus, tra i quali il numero medio di patologie osservate era di 3,4 (soprattutto ipertensione, cardiopatia ischemica e diabete mellito). Alcuni virologi, come ad esempio il professore dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano Roberto Burioni, sono critici con questo modo di comunicare i dati. Secondo Burioni, «l’espressione “è morto con il coronavirus non per il coronavirus”» rischia di essere «una criminale minimizzazione». Un discorso, secondo Burioni,  è parlare di morti con coronavirus «con un tumore metastatico o con una cardiopatia scompensata», un altro è parlare di «quelli con una lieve ipertensione e un diabete di tipo 2 e un sovrappeso».Al momento, dati dettagliati di questo tipo non sono però disponibili e bisogna dunque attendere le future analisi dell’Iss.

( 3 ) https://www.agi.it/fact-checking/news/2020-03-12/coronavirus-bilancio-morti-contagi-guariti-dati-7447972/

(4 )Zoonosi  : malattia infettiva degli animali, soprattutto in quanto trasmissibile all’uomo. Tra i microorganismi patogeni si trovano Toxoplasma gondii, Cryptosporidium spp., Salmonella spp., Campylobacter spp., Giardia lamblia, Rhodococcus equi, Bartonella spp., Mycobacterium marinum, Bordetella bronchiseptica, Chlamydia psittaci. Solo raramente gli animali sono direttamente fonte di infezione: solitamente i germi sono trasmessi all’uomo da acqua e cibi contaminati. Le zoonosi possono rappresentare un rischio più serio soprattutto per persone con sistema immunitario compromesso o che si trovino in particolari condizioni, come ad esempio la gravidanza. Il salto di specie (in inglese «spillover») è un processo naturale per cui un patogeno degli animali evolve e diventa in grado di infettare, riprodursi e trasmettersi all’interno della specie umana. Nel caso dei virus, che sono i patogeni più comuni nelle zoonosi, si tratta sempre di un cambiamento nei loro geni. I virus, mutando, possono acquisire nuove capacità, tra cui produrre nuove versioni delle proteine del capside in grado di riconoscere cellule umane, penetrare in esse e replicarsi efficacemente. Accade più frequentemente nei virus a Rna, come i  Coronavisrus, che hanno in media un tasso di mutazione più elevato e quindi possono più facilmente acquistare la capacità di infettare le cellule umane.

(5  ) http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=84204&fr=n

(6  ) https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/lesperto-risponde/zoonosi-come-avviene-il-salto-di-specie-di-un-virus-dagli-animali-alluomo

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