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SQUARCI DI VITA INTELLETTUALE ITALIANA A FINE XIX SECOLO CON I ”CLERICI VAGANTES PER UN SELVATICO MAGGIO IN SARDEGNA”

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Il viaggio in Sardegna

Redazione-  Ed ora entriamo nel vivo del viaggio dei tre “clerici vagantes”. Intrapreso il 30 aprile del 1882 da Pascarella con Scarfoglio e d’Annunzio, il viaggio in Sardegna viene annunciato come missione diplomatica, letteraria e sociale due giorni dopo, il 2 maggio, sulla rivista di Gandolin. Il giovanissimo poeta e giornalista Gabriele d’Annunzio non è destinato alla missione. Si ritrova in essa coinvolto in modo alquanto bizzarro e all’ultimo momento.

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Il 2 maggio 1882 la rivista il “Capitan Fracassa” così riporta: “Fracassa prepara ai lettori una novità: in missione diplomatica, letteraria e sociale, si sono imbarcati a Civitavecchia per la Sardegna tre rappresentanti del ‘Capitan Fracassa’: Cesare Pascarella, Gabriele d’Annunzio, Edoardo Scarfoglio. Essi faranno un lungo giro in quest’isola pittoresca, e da ogni punto – dalle colte e ospitali città, come dalle montagne coperte da foreste e popolate di villaggi quasi ignoti – invieranno a ‘Fracassa’ corrispondenze illustrate: Cesare Pascarella porta con sé un vero arsenale artistico. Lo spirito acuto di osservazione e il vigoroso intuito artistico dei tre simpatici viaggiatori promettono ai lettori un mondo di sorprese e di curiosità.”

Nel 1932, ben cinquant’anni dopo, in “Viaggio letterario in Sardegna” Antonio Scano rievoca il viaggio dei tre giovani intellettuali nell’isola e, grazie alle sue pagine, la rivista “L’Italia letteraria” promuove un bando per una gita di venti giornalisti/scrittori in Sardegna. Il premio di cinquemila lire per il migliore reportage è vinto ex aequo da Elio Vittorini, cognato di Salvatore Quasimodo,

e Virgilio Lilli.

Il viaggio di Pascarella, Scarfoglio e d’Annunzio, annunciato come missione diplomatica, dovrebbe costituire l’argomento del “Libro d’oltremare”, commissionato da Sommaruga ai due letterati abruzzesi, Scarfoglio e d’Annunzio, e a Pascarella per le illustrazioni, ma l’annunciato volume non viene mai scritto, né sono stati mai chiariti i motivi.

“Da questa escursione doveva venir fuori il ‘Libro d’ Oltremare’; ma non credo che il proposito dei tre poeti sia mai andato oltre il titolo. E dopo quindici giorni di cacce e di banchetti, sbattuti dal vento e dalle onde, col travaglio del mal di mare nella traversata, fecero ritorno a Roma, e le peripezie sull’’Alessandro Volta’, il Pascarella fissò in un delizioso sonetto”, così scrive Alighiero Castelli. 

In una missiva indirizzata all’amico sassarese Stanis Manca, d’Annunzio fa cenno all’incompiuto libro:

Resina, 17 aprile 1893

“Mio caro Stanis,

 

io andrò in Sardegna e scriverò un libro: quel famoso libro non venuto mai alla luce. Ma non so ancora se potrò partire questa stagione. Sono lietissimo e fierissimo della memoria che serbano i fratelli d’Oltremare. Ringrazia i tre poeti Sebastiano Satta, Pompeo Calvia e Luigi Falchi. Io spero di potere a ciascuno stringere le mani, possibilmente, e di ‘videni a Sassari luntanu…’  Quando il giorno della partenza sarà stabilito, ti scriverò e tu mi sarai largo di aiuto. Ho la nostalgia della Sardegna, da dodici anni, come d’una patria già amata in una vita anteriore.

Addio, caro Stanis. Ti abbraccio.

 

Il tuo Gabriele

 Sempre d’Annunzio così risponde ad Enrico Costa:

Settignano, il 6 giugno 1906

“Caro amico,

 

non so dirLe con che commozione io abbia letto la sua buona lettera inattesa. Ho creduto di ribevere un sorso dalla Fontana del Rosello, dopo vent’anni di nostalgia. Ella mi ricorda Ploaghe. Tutto mi è rimasto inciso nella memoria; e mi pare che una parte di me viva ancora in uno di quegli orti murati.

Tornerò, ritornerò. Compirò il mio voto. Il libro che fu disegnato in quel maggio lontanissimo – “Il libro d’oltremare” – sarà scritto. L’ho promesso a me medesimo.

 

Il Suo Gabriele d’Annunzio

In una lettera a Ranieri Ugo, il quale, assieme ad altri intellettuali dell’isola, fa da cicerone durante il viaggio dei tre intellettuali nel cagliaritano, d’Annunzio dichiara di amare “filialmente codesta terra”. Ranieri Ugo, procuratore legale appassionato di letteratura e giovane direttore del periodico “La Scintilla”, diviene poi corrispondente del “Corriere della Sera” per la Sardegna con lo pseudonimo di Paolo Hardy. Rinsalda i suoi rapporti di amicizia in particolare con Pascarella attraverso una fitta corrispondenza epistolare. Apprezza molto il pittore/poeta romano per la spiccata, profonda umanità e per la capacità di socializzare, tanto da dedicargli un articolo sul quindicinale “La piccola rivista”, da lui stesso fondato e per cui scrivono importanti letterati sardi fra cui Grazia Deledda.

Nell’articolo “Pitturine a guazzo”, pubblicato nell’aprile del 1884 su “L’Avvenire di Sardegna della domenica”, Ranieri Ugo lamenta la mancata uscita del volume “Libro d’oltremare” con le illustrazioni realizzate da Cesare Pascarella, il quale ha sapientemente ritratto “figurine allegre di villane, stracci di pezzenti, omoni grossolani e antipatici, buoi aggiogati ai carri, cavallini vispi” e auspica, data la mancata pubblicazione di “Libro d’oltremare”, che quegli schizzi possano essere usati per illustrare un volume di sonetti romaneschi dedicato alla gente e ai costumi sardi.

Del resto Ranieri Ugo è colui che favorisce la conoscenza di Pascarella, esponente della poesia dialettale, stimato dallo stesso Carducci, fra gli intellettuali sardi. La popolarità di Pascarella in Sardegna raggiunge il suo apice quando nel 1904 il poeta ritorna nell’isola dopo ventidue anni e per lui viene organizzato un vero comitato d’onore per una degna accoglienza.

Sul nuovo itinerario Ranieri Ugo, sotto lo pseudonimo di Paolo Hardy , scrive un reportage: “Alla scoperta della Sardegna”, corredato dai disegni di Pascarella e pubblicato su “La Lettura”, mensile letterario del “Corriere della Sera”.

Stanis Manca, in un fascicolo dell’Almanacco teatrale edito da I. C. Falbo, ricorda anch’egli quel viaggio con la discrezione affettuosa che gli è propria:

“D’Annunzio mi apparve – egli dice – il più timido della brigata. Assai ricciuto, con una piccola paglietta circondata da un bianco velo svolazzante, si mostrava affabile e paziente con tutti, abitudine del resto che ha mantenuto sempre, malgrado le fantastiche descrizioni che hanno fatto coloro che non lo conoscono, affibbiandogli a torto la ‘posa’ di superuomo.”

Dal viaggio di Pascarella, Scarfoglio e d’Annunzio in Sardegna sono tratti soltanto resoconti, che hanno rischiato anche di perdersi, e articoli per il periodico “Capitan Fracassa”, corredati dalle illustrazioni di Pascarella. In tutto sei corrispondenze.

Il primo articolo appare sul numero dell’8 maggio. È costituito da un innesto di “due cartelle di prosa” di d’Annunzio, come scrive lo stesso Scarfoglio, sebbene sia firmato soltanto da quest’ultimo con lo pseudonimo “Papavero”. Include anche un sonetto romanesco di Pascarella, successivamente intitolato “In mare”.  Altre prose vedono la luce il 10, 14, 21, 28 maggio e 26 giugno, sempre a firma “Papavero”. La prosa del 21 maggio si conclude con il sonetto romanesco “A le miniere” di Pascarella. Continuando l’attività di poeta sulla rivista di Gandolin, Pascarella pubblica il trittico di sonetti “In Ciociaria” nonché ulteriori prose spagnole al 10 agosto, 25 ottobre, 24 novembre, 6 e 21 dicembre.

Fra le pubblicazioni dei reportage del 28 maggio e del 26 giugno 1882 dalla Sardegna sul periodico “Capitan Fracassa” trascorre l’intervallo di un mese, mese in cui tutti i giornali d’Italia sono impegnati a commentare la morte del grande eroe Giuseppe Garibaldi, avvenuta il 6 giugno.

La morte dell’eroe dei “due mondi”, i tanti articoli a lui dedicati e il lutto nazionale potrebbero essere fra i motivi per cui le pubblicazioni dei “clerici vagantes” vengono interrotte. In verità di motivi ve ne sono altri, ad esempio gli screzi fra d’Annunzio e Scarfoglio, iniziati già al rientro a Roma dalla Sardegna e sfociati in un duello; l’incalzare degli eventi nel vissuto personale, artistico-evolutivo degli scrittori; lo scandalo legato al geniale e ardito editore Sommaruga, scandalo che sconvolge la capitale e i circoli culturali allora più frequentati. Inoltre molte sono le opere annunciate dai giornali, sui frontespizi, sulle copertine ma che d’Annunzio non scrive. Ferdinando Pasini dà la seguente motivazione sulle mancate opere di  d’Annunzio: “Di tutte le spiegazioni finora esibite e che si potrebbero esibire, la più persuasiva è questa: che la sua evoluzione spirituale abbia percorso di tanto le sua evoluzione artistica da affievolire in lui il calore dell’ispirazione iniziale e da fargli venir meno la voglia di condurre a termine certe opere, di eseguire del tutto certi piani, ai quali non aderiva ormai più con tutte le forze dell’anima e ch’erano ormai fuori dalla sua più intima personalità.”

Altra motivazione ce la fornisce Matilde Serao, moglie di Scarfoglio, la quale, in merito ad Angelo Sommaruga, racconta che spesso sono gli stessi editori ad annunciare roboanti anticipazioni su titoli di opere, poi mai pubblicate o scritte.

F.to Gabriella Toritto

(continua)

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