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“L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA | ARMI SI ARMI NO ALL’UCRAINA ?” – DI VALTER MARCONE

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Redazione- L’art. 11 della Costituzione dice : “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

In altre parole ripudia la guerra come strumento di offesa agli altri popoli e come strumento di risoluzione delle controversie internazionali .Ma dice anche che la sovranità del nostro paese può essere limitata dall’adesione a organizzazioni internazionali ,come in questo momento Nato ed Unione europea allo scopo di assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni .

La discussione su questo articolo 11 della Costituzione è stata affrontato nei mesi scorso quando si è trattato di deliberare sull’invio di armi all’esercito ucraino per aiutarlo a contrastare l’invasione russa. E’ tornato proprio in primo piano recentemente dopo la performance di Roberto Benigni al Festival di Sanremo per il 75 anniversario dell’entrata in funzione della costituzione

A favore e contro l’invio delle armi sotto il profilo costituzionale si può dire in estrema sintesi che l’invio delle armi non sia in violazione né del diritto internazionale, in quanto costituirebbe una «forma pienamente ammissibile di assistenza all’esercizio della legittima difesa individuale», né del diritto costituzionale, dal momento che «il concetto di guerra “difensiva” ai fini dell’art. 11 deve essere definito alla luce delle norme del diritto internazionale che regolano l’uso della forza e, in particolare, l’esercizio della legittima difesa».

Afferma l’art 11 della Costituzione italiana “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. “

La formulazione di questo testo così come si legge propone due impegni . Il ripudio della guerra , vale a dire, cioè un “solenne impegno negativo” e un impegno propositivo:promuovere il contributo di organizzazioni internazionali che assicurino la pace e la giustizia fra le Nazioni.

La fornitura di armi all’Ucraina ha registrato in questo anno di conflitto una vera e propria escalation da parte degli Stati Uniti d’America e dei paesi europei.

La Gran Bretagna prevede di raddoppiare il numero di soldati ucraini da addestrare sul proprio territorio nel 2023. Lo ha dichiarato il 23 dicembre il ministro della Difesa britannico Ben Wallace in un discorso al parlamento. Assieme alle nostre forze armate e ai nostri alleati, intendiamo raddoppiare il numero nel 2023. Vorrei esprimere ufficialmente la mia gratitudine a Canada, Danimarca, Finlandia, Svezia, Norvegia, Nuova Zelanda, Lituania, Paesi Bassi e Australia per il loro aiuto nell’addestramento degli ucraini”.

La Francia ha fornito all’Ucraina lanciarazzi e sistemi di difesa aerea e consegnerà altre armi all’inizio del prossimo anno. Lo ha dichiarato il 21 dicembre il presidente francese Emmanuel Macron, come riporta The Kyiv Independent, citando France 24. Macron ha detto che, tra i vari armamenti, la Francia consegnerà all’Ucraina altri semoventi d’artiglieria Caesar

Il valore complessivo degli aiuti militari forniti dai Paesi Bassi all’Ucraina ha raggiunto i 987 milioni di euro. Lo ha riferito il 18 dicembre alla Camera dei rappresentanti (Tweede Kamer) il ministro della Difesa Kajsa Ollongren. Nel conteggio sono inclusi 697 milioni di euro in attrezzature, un pacchetto di aiuti militari da 120 milioni di euro e un contributo di 100 milioni di euro che saranno versati nel Fondo internazionale per l’Ucraina. Inoltre, i Paesi Bassi stanno anche contribuendo con 25 milioni di euro a un fondo Nato per il sostegno militare a Kiev.

“A oggi gli europei hanno investito 44 miliardi di euro per aiutare l’Ucraina . Sono cifre enormi, spese in meno di un anno, in termini di aiuti civili, umanitari, macrofinanziari e soprattutto militari. Siamo stati in grado di eliminare la nostra dipendenza energetica dalla Russia. All’inizio della guerra l’Europa riceveva il 40% del suo gas dalla Russia. Oggi siamo praticamente a zero. Putin credeva di poter fare ricatti con l’energia, ma siamo stati in grado di cercare gas, carbone e petrolio altrove e siamo liberi dalla dipendenza dalla Russia”. Lo ha detto l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell durante una visita a Fez (Marocco).

Dall’inizio dell’invasione russa, gli Stati Uniti hanno fornito all’ Ucraina circa 19,3 miliardi di dollari in aiuti militari , per un totale di 21,9 miliardi di dollari da quando il presidente Joe Biden è entrato in carica. Tradotti in armamenti, si tratta di oltre 104 milioni di munizioni leggere, quasi 2000 sistemi antiaerei da spalla Stinger, un numero imprecisato, perché segreto, di munizioni per i lanciarazzi multipli Himars e molto altro.

Questo massiccio invio di armi ha messo in evidenza però un problema le difficoltà di USA e alleati a sostenere le necessità belliche ucraine di armi e munizioni, più volte indicate dalla testata Analisi Difesa, che stanno mettendo in crisi il sistema militare e industriale occidentale facendo emergere “lacune significative” come ha scritto il 23 dicembre il Washington Post .

Di fatto le forze di Kiev consumano più munizioni di quelle che l’Occidente può produrre e fornire all’Ucraina. “Le scorte di molte armi e munizioni chiave sono quasi esaurite e i tempi di attesa per la nuova produzione di missili si allungano per mesi e, in alcuni casi, anni”, dice l’articolo della testa statunitense spiegando come dei 20 miliardi di dollari in aiuti militari forniti a Kiev quest’anno solo 6 sono stati spesi per nuovi contratti di armi con l’industria mentre il resto proveniva dalle scorte del Pentagono.

Il complesso militare-industriale degli Stati Uniti può fabbricare circa 14.000 munizioni per gli obici da 155 mm, come ha riferito in un recente briefing il segretario dell’US Army Christine Wormuth, mentre le forze ucraine ne consumano circa 6.000 al giorno durante le fasi più intense dei combattimenti. (1)

In occasione del sesto decreto italiano per la fornitura di armi l’Osservatorio indipendente sulle spese militari italiane ha diffuso la stima della relativa spesa italiana alla vigilia del dibattito parlamentare nel novembre 2022.Una cifra complessiva di oltre 450 milioni di euro per l’invio di sistemi d’arma all’Ucraina impegnata nel conflitto armato successivo all’invasione russa dello scorso febbraio.

L’autorizzazione alla “cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina” è stata definita con il D.L n.14 del 2022 (nel quale è stato trasposto il contenuto del decreto legge n. 16 del 2022), convertito con la legge n. 28 del 2022. Nonostante tale autorizzazione, che ha validità temporale fino al 31 dicembre 2022, si riferisca materiali d’armamento già in possesso della Difesa italiana che non verranno pagati dall’Ucraina si è voluto esplicitare -in maniera superflua- che si tratta di un provvedimento in deroga alla legge 185/90 sull’esportazione di armi. Per rendere effettiva la decisione si è dovuto procedere all’adozione di un atto di indirizzo del Parlamento. L’elenco dei mezzi, dei materiali e degli equipaggiamenti militari e le modalità di cessione degli stessi (anche ai fini contabili) sono stati definiti con diversi decreti del ministro della Difesa, adottati di concerto con il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e con il ministro dell’Economia e delle finanze. Al momento risultano definiti cinque decreti interministeriali, con dettagli sugli armamenti scelti secretati, quattro dei quali emessi durante la XVIII legislatura (2 )con l’ultimo invece adottato a nuove elezioni già avvenute e illustrato dal ministro della difesa Guerini al Copasir lo scorso 4 ottobre. L’obbligo di aggiornamento delle Camere previsto dal decreto legge con cadenza almeno trimestrale è stato assolto con alcuni dibattiti periodici, e relativa approvazione di documenti, che però non hanno mai toccato i dettagli sui materiali inviati e sui costi relativi. ( 3)

Francesco Vignarca coordinatore delle campagne della Reta italiana di pace e disarmo in un articolo su altraeconomia .it ,che in parte abbiamo citato, in merito alla spesa sostenuta dall’Italia esamina approfonditamente il meccanismo europeo di compensazione per l’European peace facility (Epf). A quell’articolo rimando il lettore per una migliore comprensione del tema armi si e armi no in favore dell’Ucraina da parte dell’Italia .

“Dovremmo accettare, sostanzialmente, che difendiamo il paese aggressore, non intervenendo. Dovremmo lasciare che gli ucraini perdano il loro Paese e che accettino pacificamente la schiavitù? È un terreno scivoloso che ci porta a giustificare tutti gli autocrati, tutti coloro che hanno aggredito paesi inermi, a cominciare da Hitler e Mussolini».Queste sono le parole di Mario Draghi in risposta a Vittorio Sgarbi durante la discussione alla Camera sulla decisione del governo di inviare armi all’Ucraina che ha visto l’approvazione l’emanazione di più decreti.

Il primo decreto interministeriale .Nella Gazzetta Ufficiale dello scorso 3 marzo è stato pubblicato il DM 2 marzo 2022 , recante “Autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle Autorità governative dell’Ucraina ai sensi dell’articolo 1 del decreto legge 28 febbraio 2022, n. 16”.

Ai sensi dell’articolo 1 i mezzi, i materiali e l’equipaggiamento sono ceduti a titolo non oneroso per la parte ricevente. Il medesimo decreto definisce come “elaborato” dallo Stato maggiore della difesa” il documento (ovvero l’allegato) che individua i mezzi, i materiali e gli equipaggiamenti militari oggetto della cessione in esame. Ai sensi dell’articolo 3 lo Stato maggiore della difesa è autorizzato ad adottare le procedure più rapide per assicurare la tempestiva consegna dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti.

In relazione ai contenuti di tale decreto, nel corso della seduta delle Commissioni affari esteri e difesa della Camera del 9 marzo 2022 il Governo ha fatto presente che il Ministro della Difesa ha fornito al Copasir “informazioni esaustive sulla tipologia, la quantità e i costi dei materiali

ceduti”.( 4 )

Il secondo decreto interministeriale Successivamente è stato adottato il DM 22 aprile 2022 , (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 aprile), recante “Autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle Autorità governative dell’Ucraina ai sensi dell’articolo 2-bis del decreto legge 25 febbraio 2022, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 aprile 2022, n. 28”.

Analogamente al primo decreto anche in quello adottato il 22 aprile 2022 l’allegato contenente il dettaglio delle forniture, a titolo gratuito,è stato considerato “documento classificato”.

Al riguardo, il 28 aprile 2022 ha avuto luogo l’audizione del ministro della Difesa Lorenzo Guerini presso il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir).

Il terzo decreto interministeriale. Nella Gazzetta Ufficiale del 13 maggio 2022 è stato pubblicato Il DM 10 maggio 2022 recante “Autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle Autorità governative dell’Ucraina ai sensi dell’articolo 2-bis del decreto legge 25 febbraio 2022, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 aprile 2022, n. 28”. Anche in questo caso, l’allegato contenente l’elenco delle forniture, a titolo gratuito, è stato classificato come riservato. Lunedì 16 maggio il Ministro Guerini ha riferito al Copasir nel merito di questo decreto.

Al termine dell’audizione il presidented el Copasir, in un comunicato stampa , ha fatto presente che nel corso dell’audizione il ministro Guerini, “ha aggiornato il Comitato in merito al conflitto in corso tra Russia e Ucraina. Si sono inoltre condivisi i contenuti del terzo decreto interministeriale che autorizza la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle Autorità governative dell’Ucraina, riscontrando l’aderenza del decreto medesimo alle indicazioni e agli indirizzi dettati dal Parlamento”.

Il quarto decreto interministeriale . Nella Gazzetta Ufficiale del 29 luglio 2022 è stato pubblicato il D.M. 26 luglio 2022 recante “Autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle Autorità governative dell’Ucraina ai sensi dell’articolo 2-bis del decreto legge 25 febbraio 2022, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 aprile 2022, n. 28”.Anche in questo caso, l’allegato contenente l’elenco delle forniture, a titolo gratuito,è stato classificato come riservato.

Su quest’ultimo decreto il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, è stato convocato al Copasir – il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica – per presentare i dettagli del quinto decreto interministeriale sull’invio di armamenti in Ucraina. Il decreto, che potrebbe essere firmato già in settimana, è coordinato tra i ministeri della Difesa (Guerini), dell’Economia (Daniele Franco) e degli Esteri (Luigi Di Maio).(5)

Nel corso dell’audizione, come ha spiegato il presidente del Copasir, Adolfo Urso, “il ministro ha aggiornato il Comitato in merito al conflitto in corso tra Russia e Ucraina rispetto anche alle sue molteplici recenti implicazioni nello scenario geopolitico”. In più, come atteso, “nel corso dell’audizione si sono condivisi in modo esaustivo i contenuti del quinto Decreto interministeriale che autorizzerà la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle Autorità governative dell’Ucraina, riscontrando l’aderenza del decreto medesimo alle indicazioni e agli indirizzi dettati dal Parlamento”. Il Copasir, quindi, ha riscontrato che il decreto corrisponde alle indicazioni date dal Parlamento sul tema. Non è possibile, infatti, conoscere la lista esatta di ciò che verrà inviato, perché l’Italia mantiene il segreto sulle consegne di armi all’Ucraina. Il decreto sarà pubblicato, ma la lista di armamenti dati all’Ucraina è un documento classificato e non sarà resa pubblica. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, che il ministero della Difesa non ha confermato, tra le attrezzature già inviate ci sarebbero mitragliatrici pesanti, missili terra-aria Stinger, varie armi anti-carro tra cui i razzi Panzerfaust, e ancora munizioni e mezzi blindati.

In definitiva però lo scenario è questo anche se un poco preoccupante : armi di livello, residui di magazzino, mezzi in «naftalina», equipaggiamenti moderni e a altri vecchi ceduti per averne di nuovi , triangolazioni più o meno segrete. Sono questi i canali attraverso i quali l’Occidente sta aiutando l’Ucraina nella sua lotta all’invasore. Senza contare il tena della infiltrazione della criminalità organizzata in questo settore perchè si ricorderà che l’Ucraina da tempo è il “paese di Bengodi” delle armi. Se ne trovano di tutti i tipi a disposizione di un commercio illegale molto redditizio per la criminalità.

Sull’altra sponda .A guardare il bilancio pubblico russo, lo spazio per il sostegno economico si sta riducendo ma c’è ancora. Grazie alla tassa sugli extraprofitti di Gazprom, l’avanzo di bilancio della Russia è più che quadruplicato a novembre. L’anno dovrebbe chiudersi con un deficit di bilancio del 2%, che però sarà facilmente coperto dal fondo sovrano nazionale cresciuto di 50 miliardi di dollari dall’inizio della guerra grazie alle esportazioni di petrolio e gas.

Anche se per assurdo il più grande fornitore di armi all’Ucraina è la Russia. Il Wall Street Journal riporta il parere di alcuni analisti di intelligence sulle centinaia di carri armati, obici e veicoli blindati caduti nelle mani di Kiev durante la guerra . La rapida avanzata dell’Ucraina nella regione di Kharkiv (nord-est) ha permesso agli uomini di Zelensky di appropriarsi di un’enorme quantità di armi pesanti russe. A queste si aggiungono le armi prese durante la ritirata della Russia dalla Capitale e da altre parti dell’Ucraina settentrionale lo scorso aprile. In termini numerici, secondo gli analisti, Mosca ha quindi superato di gran lunga gli Usa e gli altri alleati nella fornitura di armi, anche se quelle inviate dall’Occidente sono «più avanzate e precise» di quelle russe, commenta il Wsj. Secondo queste stime finora l’Ucraina ha catturato almeno 460 carri armati russi, 92 obici, 448 veicoli da combattimento di fanteria, 195 veicoli da combattimento blindati e 44 sistemi missilistici a lancio multiplo. (6)E comunque gli arsenali russi hanno ancora ingenti quantità di armi risalenti alla seconda guerra mondiale. Probabilmente nell’offensiva della primavera , insieme ai 500 mila uomini che si stanno radunando e addestrando tutte queste armi e questi uomini , se non intervengono fatti nuovi , per esempio una inizio di trattative e un cessate il fuoco ,saranno “gettate” sullo scenario di guerra. Una guerra che è diventata sempre più tradizionale, addirittura di trincea dove gli eserciti si frinteggiano ela conquista di pochi metri di territorio costa numerose vite umane .

Ma il nostro tema è quanto costituzionale sia l’invio di armi all’Ucraina da parte di un paese l’Italia che nella sua costituzione “ ripudia la guerra “.

Il dibattito che animava le sedute dell’assemblea costituente attorno all’art.11 Cost. partiva da un trade union che vedeva i padri costituenti d’accordo: quello di mettere in evidenza nel testo costituzionale il principio pacifista . Il ventennio fascista che aveva portato lentamente alla guerra per una sconsiderata e cinica decisione , presa dal duce dopo che la guerra era da tempo iniziata, per lucrare i benefici al tavolo della vittoria aveva lasciato ferite aperte. La certificazione nero su bianco nel testo costituzionale di un obiettivo pacifista rappresentò un punto fermo per condividere quella che era diventata una esigenza, una aspirazione ed un mnito. Prima di tutto viene la pace .

Dagli atti dell’ Assemblea costituzionale nel leggere i verbali si avverte la preoccupazione per alcuni aspetti terminologici nella formulazione del testo dell’art. 11. Anche se minoritari stanno a indicare un certo clima di quegli anni . Per riprendere le parole dell’on. Amerigo Crispo (Unione democratica nazionale), a questo proposito emblematiche, si puà dire che “(…) l’Italia rinunzia alla guerra non riproduce esattamente il concetto di ripugnanza morale per una guerra di conquista o di offesa alla libertà degli altri popoli (…) “ ( 7 )

Così, in ossequio al reale “spirito democratico”, si è preferita la formula finale di “ripudio”, a discapito di quella inizialmente approvata di “rinunzia alla guerra”, che è stata fatta notare di rientrare nell’ambito potestativo del possesso di una facoltà o di un diritto, che uno stato democratico non dispone. «Anche per un’altra ragione penso che occorra sostituire questa espressione: perché, badate, il termine «rinuncia» richiama subito l’idea di un diritto o di una facoltà. Si rinuncia, difatti, ad una facoltà o si rinuncia ad un diritto. E mi sembra inconcepibile che si possa dire che lo Stato democratico abbia il diritto di intraprendere una guerra di conquista», così A. Crispo, ( 8)

Ma affermato dunque il ripudio l’art. 11 continua richiamando il ruolo complesso e difficile delle organizzazioni sovranazionali a cui l’Italia aderisce che devono contribuire a risolvere le controversie non con la guerra ma con altri strumenti . Un’adesione che ammette anche una certa perdita di sovranità e che fa sorgere una domanda Può mai la Costituzione cedere il passo a delibere di organi sovranazionali, e questo aspetto rappresentare una sorta di patente di legittimità alla decisione italiana di inviare materiali militari al popolo ucraino”?

L’art.11 Cost., oggetto di queste analisi, pur affermando chiaramente il ripudio della guerra come principio richiede una lettura in combinato disposto con gli artt.10 e 117 Costituzione . Questi, conferiscono uno status costituzionale a quelle organizzazioni internazionali che sono state erette allo scopo di raggiungere un obiettivo di mantenimento della pace, di cui ci parla il secondo comma dello stesso art.11 Cost. Pertanto, nonostante la decisione sia stata criticata da buona parte degli italiani, e contesa nelle sedi di governo, dal punto di vista della sua legittimità deve ritenersi assolutamente in linea con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e con i trattati internazionali a cui l’Italia ha aderito. È infatti il processo limitativo di porzioni di sovranità che il nostro Paese ha messo in moto nelle tappe evolutive della sua forma di stato, ad assumere un valore dirimente rispetto al vaglio di legittimità in discorso, e a dovergli conferire un esito positivo. ( 9 )

Tutto chiaro dunque. E invece no. Il dibattito attorno alla cessione di armi a Kiev è diventato divisivo e vede posizioni differenti, posizioni sfumate e articolate, posizioni nettamente favorevoli e contrarie. E’ il dibattito che si è sviluppati attorno al tena del pacifismo e che ha visto manifestazioni nello stesso giorno su due piazze diverse Roma e Milano e allo stesso tempo ha rivelato l’esistenza di due o più pacifismi. Esiste anzitutto un pacifismo assoluto, dogmaticamente contrario all’uso della forza. È una corrente di origine morale e religiosa che è stata fortemente alimentata dalle guerre e dalle tragedie del Novecento. Per coloro che credono in questa «religione della pace» nulla, nemmeno il rischio della vita, può giustificare il ricorso alle armi. Esiste poi un pacifismo «relativo» che non esclude, in alcune circostanze, l’uso della forza. Esiste poi un terzo pacifismo che si potrebbe definire opportunistico e strumentale. Uno dei suoi principali atti di nascita fu l’appello di Stoccolma e la creazione del Consiglio mondiale della pace nel 1949 per iniziativa di uno scienziato comunista, Frédéric Joliot-Curie. Il Consiglio esiste tuttora e non smette di organizzare incontri, convegni e manifestazioni per il disarmo, la pace, l’abolizione delle armi nucleari. Ma verso la fine degli anni Quaranta, nella fase più aspra e critica della guerra fredda, fu usato dall’Urss e dai partiti comunisti europei per denunciare la politica «militarista» degli Stati Uniti, il Patto Atlantico, il riarmo della Germania.

“L’unica prospettiva reale e credibile per superare questo conflitto è imporre una svolta diplomatica […] È la storia che lo insegna”. Questa la linea ufficiale del Movimento 5 Stelle ribadita dall’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte in una conferenza stampa lo scorso 27 gennaio. Quali sarebbero, però, i capisaldi su cui impostare questa svolta? Questi sarebbero compatibili con l’accertamento della verità giudiziaria per i gravi atti denunciati in Ucraina?

La tesi dei pacifisti è che i conflitti vanno affrontati con gli strumenti della politica: l’obiettivo è costruire un ordine internazionale fondato sulla sicurezza comune – io non sono ‘al sicuro’ se il mio vicino o avversario non si sente ugualmente ‘sicuro’ – e sul disarmo, rovesciando la corsa alle armi nucleari, convenzionali e al cyber-warfare. Dalla guerra in Ucraina si esce soltanto con il cessate il fuoco, il negoziato, un accordo internazionale che crei le condizioni per una sicurezza collettiva, per la ricostruzione economica e sociale. Per contribuire alla pace l’Europa non deve trasformarsi in una superpotenza militare, ma favorire un’Ucraina neutrale, aprire la strada al disarmo e alla rimozione delle armi nucleari dal continente, proporre un’integrazione economica – all’est e nel Mediterraneo – che non sia soltanto l’annessione dei mercati.

Secondo il sondaggio Demos, del maggio del 2022 ,tre italiani su quattro ritengono che la contrarietà alla guerra non abbia colore. E che il negoziato sia la strada preferita non solo per questioni di principio .Un auspicio che si possa fermare l’escalation del conflitto , forse alimentato dall’invio delle armi come affermano alcuni, o forse necessario per poter accedere al tavolo di pace in una posizione di forza come indicano altri . Un auspicio che ad un anno dall’inizio della guerra risuona forte e chiaro malgrado le ragioni dei molti protagonisti in campo che non riescono a ipotizzare una road map di pace dando così vita ad una guerra sanguinosa per entrambi i fronti, distruttiva dei beni di un paese e comunque sofferta e pagata in primo piano da popolazioni inermi che ne stanno pagando il prezzo più alto. Da tempo e da molti viene invocata una iniziativa europea che superando le posizioni degli Stati Uniti d’America, delle parti contendenti, della Cina che da ultimo ha avanzato un cosiddetto piano di pace, possa interporsi in questo scenario e proporre una road map che partendo da una riduzione dell’intensità dei combattimenti, produca un cessate il fuoco per avviare un tavolo di trattative che tenga conto delle esigenze territoriali, della amministrazione di una giustizia risarcitoria e che quindi ponga fine ad un assurdo conflitto quale è quello tra Russia e Ucraina .

( 1)https://www.analisidifesa.it/2022/12/le-ultime-notizie-sulle-forniture-di-armi-straniere-ai-belligeranti-in-ucraina/

(2 )L’articolo 29-bis, del decreto legge n. 21 del 2022 ha novellato l’articolo 2-bis del decreto legge n. 14 del 2022 (Disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina) al fine di specificare che le somme in entrata derivanti dai decreti ministeriali che definiscono l’elenco dei mezzi, dei materiali e degli equipaggiamenti militari oggetto di cessione alle autorità governative dell’Ucraina e le modalità di realizzazione della stessa (cfr. precedente paragrafo di questo tema), devono essere riassegnate integralmente sui pertinenti capitoli dello stato di previsione del Ministero della difesa.

Al riguardo, si segnala che nel corso dell’esame del Dl 21 del 2022 è stato approvato l’ordine del giorno 9/3609/81 con il quale si impegna il Governo a valutare, attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento, l’opportunità di precisare la natura delle somme in entrata indicate nell’articolo 29-bis.

Disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina
https://temi.camera.it/dossier/OCD18-16289/disposizioni-urgenti-sulla-crisi-ucraina.html
Disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina
https://temi.camera.it/dossier/OCD18-16323/disposizioni-urgenti-sulla-crisi-ucraina.html
Il conflitto russo-ucraino. Cronologia degli avvenimenti, analisi e documenti
https://temi.camera.it/dossier/OCD18-16756/il-conflitto-russo-ucraino-cronologia-degli-avvenimenti-analisi-e-documenti-1.html

(3)https://altreconomia.it/armi-allucraina-per-litalia-un-costo-di-450-milioni-di-euro-lanalisi-dellosservatorio-milex/

( 4)Il decreto del governo Draghi si basa sugli articoli 3 e 4 del Trattato nordatlantico che consente agli Stati di resistere a un attacco armato agendo insieme “ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata”. Il riconoscimento di questi due articoli come perno della politica estera italiana è da molti, a ragion veduta, percepito in contrasto con la Costituzione e con la legge vigente. La norma che regola la cessione di armi è, in effetti, la n 185 del 9 luglio 1990 , la quale recita, al comma 5 dell’articolo 1:

L’esportazione ed il transito di materiali di armamento, nonché la cessione delle relative licenze di produzione, sono vietati quando siano in contrasto con la Costituzione, con gli impegni internazionali dell’Italia e con i fondamentali interessi della sicurezza dello Stato, della lotta contro il terrorismo e del mantenimento di buone relazioni con altri Paesi, nonché quando manchino adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali.

L’ambiguità del passaggio appena citato, il quale vieta la cessione di armi nei casi – come quello ucraino – in cui metta in pericolo la sicurezza dello Stato e sia in contrasto con la Costituzione (la quale ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie) è risolta con la prevalenza del richiamo, all’opposto, agli “impegni internazionali”, evidenziato nel comma successivo:

L’esportazione ed il transito di materiali di armamento sono altresì vietati: a) verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere.

È in virtù di questo passaggio che oggi possono essere in partenza dall’Italia verso l’Ucraina già 1.350 soldati appartenenti ai corpi speciali (lagunari, paracadutisti, alpini, incursori del Comsubin) a potenziamento delle forze già presenti in Romania e Mediterraneo orientale, che può essere effettuata la proroga per tutto il 2022 della presenza avanzata e rafforzata in Lettonia (enhanced Forward Presence) di 250 militari e 139 mezzi terrestri e che può essere attivato un dispositivo per la sorveglianza navale e l’attività di raccolta dati nel Mediterraneo orientale e nel Mar Nero, attraverso l’impiego di un numero massimo di 235 unità di personale .

https://www.lordinenuovo.it/2022/03/14/forniture-militari-italiane-fra-dubbi-di-legittimita-e-business-delle-armi/

( 5 )https://www.fanpage.it/politica/il-ministro-guerini-presenta-al-copasir-il-quinto-decreto-sullinvio-di-armi-in-ucraina/
https://www.fanpage.it/

( 6)https://www.open.online/2022/10/06/russia-ucraina-armi-fornitura/

KUPYANSK, Ukraine—Captured and abandoned Russian tanks, howitzers and fighting vehicles—quickly scrubbed of their Z tactical markers and repainted with Ukrainian crosses—are being turned against their former owners as Ukraine’s military advances in the eastern part of the country.

https://www.wsj.com/articles/ukraines-new-offensive-is-fueled-by-captured-russian-weapons-11664965264

(7)Atti Ass. Cost., 13 marzo 1947, dalla discussione generale delle «Disposizioni generali» del progetto di Costituzione della Repubblica Italiana.

(8) Atti Ass. Cost., 13 marzo 1947, dalla discussione generale delle «Disposizioni generali» del progetto di Costituzione della Repubblica Italiana.

( 9 )Sidiblog.org

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