L’ABRUZZO DI GASPARI E NATALI : UNO STORICO DUALISMO
Redazione- In due parole possiamo dire così .Ci furono un tempo nel nostro paese: democristiani e “ democristiani “. Fine del discorso. Mi riferisco alla storia del nostro paese e soprattutto alla storia dei partiti politici che nati durante la lotta partigiana fecero politica nel nostro paese fino agli anni settanta e più avanti , fino a quando tangentopoli non spazzò via quegli stessi partiti che come l’araba fenice sono rinati ma diversi molto diversi , dando vita a fenomeni socio politici che hanno ancora bisogno di essere valutati e studiati. Anche se gli effetti e le conseguenze in pratica si sentono prepotentemente in questo tempo di incertezza. Un tempo quello che viviamo in cui probabilmente occorrerebbero punti fermi sia valoriali che procedurali. Insomma un tempo in cui probabilmente e uso volutamente questo avverbio farebbe comodo avere paletti e prospettive che i vecchi partiti, nel bene e nel male , riuscivano a dare
L’occasione per un riesame , solo un riesame di alcune vicende che hanno caratterizzato mezzo secolo di politica italiana,in particolare di quella della nostra regione , viene da un anniversario: quello a dieci anni dalla morte e a cento anni dalla nascita dell’onorevole Remo Gaspari.
Allora facciamo un poco di biografia .
In sintesi : Remo Gaspari (Gissi, 10 luglio 1921 – Gissi, 19 luglio 2011) è stato un politico italiano, dieci volte deputato e sedici Ministro della Repubblica. Esponente della Democrazia Cristiana, è stato membro della corrente Azione Popolare (Grande Centro doroteo) presieduta da Arnaldo Forlani, Antonio Gava e Vincenzo Scotti.
Una celebrazione fino ad arrivare alla emissione da parte di Poste italiane di un francobollo di posta ordinaria che riproduce un ritratto fotografico di Gaspari .
Certo i giudizi sono contrastanti perché il personaggio era capace di suscitare sentimenti contrapposti ma anche di unire in nome dell’Abruzzo, in sostanza in nome dell’interesse di una regione per la quale ha sempre lavorato usando le risorse che i suoi incarichi gli davano, convogliando appunto finanziamenti per la realizzazione di idee e progetti . All’interno di una politica di partito .Per quanto fosse forte la sua influenza all’interno delle correnti del partito democristiano, per quanto la sua leadership si esprimesse anche in modo fortemente personale, la sua azione non mirava mai a depotenziare il partito che restava sempre la guida fondamentale, il recinto di un tracciato , i binari di un senso di marcia.
Piuttosto quello che vinceva era sempre la sua idea di Abruzzo. La sua idea di una regione che ha assunto un determinato volto grazie anche ai suoi contributi di idee e di progettazione. Senza però dimenticare quanti insieme a lui, in accordo con lui ma anche in forte opposizione con lui hanno lavorato allo stesso modo per creare una regione che nei fatti rispondesse all’immagine.
Un Abruzzo di cui lo stesso Remo Gaspari parla così in una intervista al Centro all’età di 89 anni , del suo sogno,:” che era quello di un Abruzzo sempre più prospero, senza disoccupati e senza emigranti, quello che ho vissuto. E per farlo voglio iniziare dagli anni tra il 1953 e i Settanta”.(…) «Tra il 1953 e gli anni Settanta si decise il nostro destino. Due avvenimenti sono per me il segno della svolta, hanno fatto storia anticipando il processo di modernizzazione». Gaspari traccia nell’aria una immaginaria carta geografica dell’Abruzzo, e spiega: «Qui a nord, al confine con le Marche, da Giulianova in su l’area costiera era una palude putrida per molti chilometri, ufficialmente segnalata a rischio di malaria; i carabinieri che vi prestavano servizio avevano la cosiddetta “indennità di chinino”. Qui a sud lo stesso, era una palude tutta la riva sinistra del fiume Trigno. Io ero deputato, feci due leggi con la dovuta copertura finanziaria per trasformare quegli acquitrini in aree ospitali e in pochi anni fiorirono Alba Adriatica e Martinsicuro a nord e San Salvo a sud». L’onorevole si accalora, ragiona: «E’ stata una metamorfosi affascinante, da palude a nuova frontiera del turismo, un ribaltamento compiuto con audacia. L’inizio di una scuola di pensiero e di azione: uscire dalla depressione si poteva».(…)
«Altro fatto rilevante e irripetibile, che ha reso forte e valido il progetto di creare possibilità di benessere diffuso e posti di lavoro, è stato il clima politico di confronto tra noi e la maggiore forza di opposizione, il Pci, che si è stabilito con l’avvento della Regione. Il dibattito si svolgeva a due livelli, quello ideologico sulla diversità della concezione del mondo e della società che ci trovava sempre contrapposti, e quello pratico dei programmi. Dove la sinistra era sollecitata a scendere dal limbo delle idee astratte, dalle chiacchiere, e a cimentarsi sulle cose da fare qui e subito. La Regione pulsava, lo Statuto è stato votato all’unanimità. E quindi si è aperta una fase collaborativa che ha interessato tutta la popolazione. La forza propulsiva è stata sempre e comunque ciò che andava a beneficio dei cittadini, la soluzione dei problemi della gente. C’era un connubio strettissimo tra la politica e la società civile, la rappresentanza Dc sia a Palazzo dell’Emiciclo sia in Parlamento viveva all’interno della società civile, non c’era soltanto un approccio elettorale, facevamo incontri continui dai quali emergevano le esigenze, le necessità, le priorità. E’ così che abbiamo realizzato piani per la casa, tre università, le autostrade, sei aree industriali, tutto quel che abbiamo fatto insomma. La società civile non chiedeva cose inutili, voleva fatti che producessero ricchezza, noi eravamo lo strumento istituzionale per raggiungerli. E i risultati arrivavano, l’impegno programmatorio e legislativo della Regione era notevole, a Roma l’Abruzzo contava. Nel governo siamo stati anche tre ministri, nell’Agenzia per il Mezzogiorno eravamo quasi maggioranza. Alla Camera e al Senato eravamo autorevolssimi. Persino in Europa avevamo prestigio e considerazione. Lorenzo Natali, aquilano, commissario all’agricoltura, ha finanziato interventi straordinari e ha ricoperto incarichi eccezionali, Bruxelles gli ha affidato la responsabilità dell’ingresso della Spagna e del Portogallo, ha deciso lui».( 1 )
Andrea Pantaleo su Il Corriere Peligno ricostruisce in un lungo articolo la figura e l’opera di Remo Gaspari.
“Remo Gaspari, figura emblematica ed imperitura della Democrazia Cristiana, partito sorto nel 1942 quale proseguo del Partito Popolare, fondato da Don Luigi Sturzo nel gennaio del 1919. La carriera di Gaspari sarà sempre in ascesa con la sua politica lungimirante, la sua fierezza d’essere abruzzese. Il sogno di Remo Gaspari è quello di collocare l’Abruzzo alla pari con le regioni del nord per lavoro, economia, infrastrutture, ammodernamento d’ogni settore.
Fra le sue imprese celebri ricordiamo la Valtellina quando il 17 luglio del 1987, un venerdì, piove ininterrottamente con i canali che si ingrossano. Remo Gaspari,all’epoca Ministro della Protezione Civile, sarà protagonista in questa impresa memorabile, lui che è nato e cresciuto in un paese chiamato Gissi,che non si trova né al mare, né in montagna, dovrà prendere decisioni importanti e fondamentali ed ancora una volta riuscirà nell’impresa.” (…)Nel 1958, (dopo aver aderito alla DC nel 1942e aver ricoperto alcune cariche come segretario di sezione ed essere stato eletto deputato ) è ancora eletto deputato con 43.079 voti e, nel 1960, è nominato Sottosegretario alle poste nel terzo Governo Fanfani, mantenendo l’incarico fino al 2 febbraio 1962. Lo stesso anno dal 21 febbraio è Sottosegretario all’industria nel quarto Governo Fanfani carica che manterrà sino al 16 maggio 1963. Lo stesso anno è ancora eletto deputato con 98.130 preferenze e, dal 21 giugno, è Sottosegretario alle Poste per primo Governo Leone, incarico che manterrà sino al 5 novembre dello stesso anno. Dal 4 dicembre è Sottosegretario alle Poste nel primo Governo Moro sino al 26 giugno 1964 e, lo stesso anno, il Congresso della Democrazia Cristiana procede ad eleggerlo Conigliere Nazionale del partito, carica la quale viene lui nuovamente confermata al Congresso tenutosi a Milano nel 1967, ed in tutti i successivi. Dal 22 luglio ha la carica di Sottosegretario all’Interno nel terzo Esecutivo presieduto da Moro, carica che mantiene sino al 5 giugno 1968. Lo stesso anno è ancora eletto deputato con 141.927 e, dal 24 giugno al 19 novembre, ha la carica di Sottosegretario all’Interno nel Governo leone II; dal 12 dicembre Remo Gaspari ha lo stesso incarico nel Governo Rumor I fino al 5 luglio 1969. Nel 1969 è Ministro dei Trasporti nel secondo Governo Rumor, incarico che ha sino al 7 febbraio 1970, anno nel quale, il 6 luglio, è Ministro della Riforma Burocratica nel terzo Esecutivo Colombo sino al 13 gennaio 1972. Nel 1972 è ancora eletto deputato con 136.022 voti e, a partire dal 17 febbraio, è ministro della Riforma Burocratica nel primo Governo Andreotti sino al 26 febbraio 1972; dal 27 febbraio 1972 sino al 12 giugno del 1973 è Ministro della Sanità nel secondo Governo Andreotti. “
Nelle elezioni successive il suo seggio in Parlamento viene sempre riconfermato e assume in altri governi il compito di ministro ancora delle Poste nel primo Governo Spadolini, carica che mantiene sino al 22 agosto 1982, anno nel quale dal 23 agosto al 13 novembre è Ministro delle Poste nel secondo esecutivo Spadolini. L’anno successivo nel 1983 è ancora eletto deputato con 141.252 voti e, dal 4 agosto, ha la carica di Ministro per la Funzione Pubblica nel primo Governo presieduto da Bettino Craxi; in tal momento storico Remo Gaspari è anche Presidente della ULSS n. 15 di Vasto. Nel 1986 dal 1 agosto è ancora Ministro della Funzione Pubblica nel secondo Governo Craxi, incarico che mantiene sino al 16 marzo 1987. Remo Gaspari nel 1987 è ancora eletto deputato con 177.665 preferenze e, dal 17 aprile al 28 luglio, è Ministro della Difesa nel sesto Governo Fanfani; il 29 luglio è nominato Ministro della Protezione Civile nel primo Governo presieduto da Goria, carica che mantiene sino al 1 aprile 1988, anno nel quale dal 13 aprile assume l’incarico di Ministro per il Mezzogiorno nel primo Esecutivo De Mita sino al 22 luglio 1989.Nel 1989 è ancora Ministro della Funzione Pubblica nel sesto Governo Andreotti sino al 12 aprile 1991, anno nel quale è Ministro della Funzione Pubblica nel settimo Governo Andreotti. Nel 1992 è ancora eletto deputato con 88.500 voti; il 28 giugno lascia l’incarico di Ministro della Funzione Pubblica. “
Dice Paola Di Brino che firma una lunga intervista a Remo Gaspari su Abruzzo Italia.it registrata nel maggio del 2008 in un momento in cui soggiornava a Gissi avendo scelto di vivere a Roma specialmente dopo la morte della moglie : “Non ha mai digerito gli appellativi “Duca degli Abruzzi” e “Colosso di Gissi”. Lui preferisce essere chiamato semplicemente “zio Remo” perché “rappresenta il mio modo umano di trattare con le persone”.
In quell’intervista Gaspari apre ai ricordi della sua vita pensando appunto al padre : “Io sono figlio di un povero sarto, Achille, che alla fine del 1800 andò a New York e divenne il re della moda americana”, racconta con una punta d’orgoglio. “I suoi abiti venivano indossati da Gary Cooper, Clark Gable, Tyron Power e altre grandi star del cinema. Disegnava i modelli e li vendeva. Lui”, sottolinea, “ era un anarchico. Rinunciò a legarsi ai cugini che avevano catene di boutique in America perché voleva tornare al più presto in Italia. Costruì questa casa nel 1904. Mandò i soldi e la fece realizzare su progetto americano. A quei tempi, qui nessuno aveva il gabinetto. Mio padre ne fece realizzare cinque, uno perfino in cantina. Tornò definitivamente a Gissi nel 1921, l’anno in cui sono venuto al mondo, ultimo di tre figli maschi. Quando sono nato, mio padre era un uomo ricco. Portò il cinematografo in paese e fondò il primo asilo. Ma io ero sempre il figlio di un sarto e sono andato avanti da solo. Ho fatto carriera per meriti”. Poi fa un lungo salto nel tempo e, col piglio del politico, si tuffa nell’Abruzzo di oggi. “Che sta andando alla deriva”, analizza scuotendo la testa.”
Alla domanda Secondo lei, in Abruzzo le cose funzionavano meglio ieri oppure oggi? Risponde : “I dati rilevano che dal 1980 al 1992 l’Abruzzo aveva il reddito pro-capite più alto d’Italia. Oggi abbiamo trentamila posti di lavoro in meno. Non c’è la possibilità di fare un confronto. Il dramma dell’Abruzzo dipende dalle politiche sbagliate che oggi producono solo danni. Secondo me bisogna mandare tutti a casa. E se quelli che verranno dopo dovessero essere uguali, allora vuol dire che il destino dell’Abruzzo è segnato. Da quando ho sgombrato il campo su richiesta degli abruzzesi che volevano il cambiamento, i miei successori non hanno fatto nulla. Basti pensare che non sono state ancora completate le circonvallazioni per cui erano stati programmati 4mila miliardi delle vecchie lire. Come quelle di Giulianova, Roseto, Vasto e San Salvo. E’ tutto fermo. Sono passati 15 anni e non c’è una sola opera nuova realizzata. Le amministrazioni comunali più attive spendono tutti i soldi per abbellire le strade, per fare i giardini, le aiuole. Ma non si preoccupano di creare posti di lavoro. Ai miei tempi, quando giravo per i comuni, la gente mi chiedeva il lavoro, non le aiuole. Ecco perché dovevo fare tremila, quattromila posti di lavoro all’anno sennò venivo assalito. Oggi è tutto fermo, l’economia è in crisi. Abbiamo toccato il fondo. L’unico rimedio è quello di dire basta al clientelismo, basta alla politica mangereccia. Non è possibile che chi fa politica lo fa perché non è capace di svolgere la professione. Questa è una cosa vergognosa”.
Com’è per Gaspari un bravo politico ? Dall’alto della sua esperienza, che requisiti deve avere un bravo politico? “Un bravo politico deve, prima di tutto, essere aperto alla critica. Io odiavo chi mi osannava, mi faceva schifo. Mentre mi piaceva chi mi criticava. E poi bisogna andare al sodo, guardare ai fatti. Nulla si ottiene se non al prezzo di grandi sacrifici. Per avere l’insediamento Fiat in Val di Sangro, che era definita la valle della morte a causa della massiccia emigrazione, io ci ho lavorato nove anni, con grande tenacia. E ancora oggi sorgono spontaneamente aziende dell’indotto grazie soprattutto a operatori abruzzesi che, da operai, diventano imprenditori”.
Ne da un giudizio negativo il sociologo Dario Leone del Comitato Centrale del Partito Comunista su queste pagine di Anankenews scrivendo in estrema sintesi : “A cento anni dalla nascita dell’ex Ministro democristiano Remo Gaspari, l’Abruzzo inaugura una serie di cerimonie per ricordare colui che ha costruito lo sviluppo industriale della regione. È questa la chiave di lettura che ha spinto alcuni Comuni come Vasto, prima a insignirlo della cittadinanza onoraria e poi a celebrarlo al pari di un Santo Patrono. Il mainstream del territorio sembra radicalmente uniformato su un assordante quanto vacuo pensiero unico. Se di sviluppo si è trattato, questo è stato appannaggio dei democristiani e di coloro che pur appartenendo ad altre formazioni politiche, sono stati “culturalmente violentati” e costretti a cambiare casacca, pur di garantirsi quello che la costituzione repubblicana individua come il diritto sociale più importante: il lavoro. Remo Gaspari, ha utilizzato uno sviluppo che sarebbe comunque stato inevitabile, per costruire una delle più potenti macchine elettorali dell’Italia, usando le violente armi del ricatto sul futuro e sull’esistenza delle persone. Ciò ci porta inevitabilmente al tipo di architettura culturale che si è maturata: il concetto del lavoro non come diritto ma come libera elargizione del potere. Un favore da ricambiare rispetto al quale mostrare gratitudine per il resto della propria vita.”
Dario Leone che continua così: “All’Abruzzo dalla schiena piegata, voglio contrapporre un altro Abruzzo, quello fiero, dignitoso, che ha saputo sfidare il potere democristiano pagando dei prezzi cari ma salvaguardando la cosa più importante che un uomo abbia: la dignità. Voglio ricordare Tonino Rapposelli, il primo segretario regionale della CGIL abruzzese, protagonista di tutte le battaglie sindacali e politiche della nostra terra, che ha accompagnato i lavoratori dalla povertà ad una condizione di progresso culturale e di benessere dignitoso, senza che nessuno fosse costretto a inginocchiarsi a vita indipendentemente dalla propria appartenenza politica. È davvero inquietante che la sedicente Sinistra nostrana prima con Luciano Lapenna, poi con Francesco Menna, tributi iniziative istituzionali a chi ha fatto del più grande diritto sociale, una bieca merce di scambio, a chi ha impedito di entrare nel mondo del lavoro coloro che la pensavano diversamente, ma soprattutto che ha favorito nella pubblica amministrazione, l’ingresso incapaci, di medici incompetenti rei di disastrose prestazioni professionali, di impiegati nullafacenti, di dirigenti fallimentari, di pennivendoli fregiati della medaglia di “giornalisti” completamente estranei ai propri precetti deontologici lasciando fuori dal mercato del lavoro i competenti e i meritevoli costretti a emigrare verso altre regioni”
Di diverso avviso è Gianni Melilla , 66 anni, ex sindacalista e deputato che dice all’Ansa : “”Sul piano politico lo chiamerei clientelismo diffuso e pervasivo mentre sul piano economico e della politica economica della Dc, un keinesiano casereccio”.Non è tenero nella definizione del lungo periodo di epopea dell’ex ministro Dc Remo Gaspari, il cosiddetto gasparismo, l’ex parlamentare del Pds e consigliere regionale dei Ds Gianni Melilla, poi Sel oggi indipendente di sinistra. Lo storico segretario della Cgil regionale, 66 anni, rilegge quella pagina di storia in concomitanza con le celebrazioni del leader abruzzese della Dc, a 10 anni dalla morte e a 100 anni dalla nascita.
Nella analisi di quel periodo, Melilla però riconosce anche gli effetti benefici dell’azione di Gaspari “sempre a disposizione con l’unico obiettivo di fare il bene della sua terra”: la sua opinione diventa positiva, anche per bocciare l’attuale politica segnata “da partiti personalistici e populisti”.
“Ho 66 anni, ma sono un grande nostalgico della Repubblica dei Partiti – spiega all’ANSA -, quindi sono un testimone di parte. La democrazia italiana sarà ricostruita dai partiti quando finirà la ubriacatura populista e sovranista e quando spariranno dai simboli i nomi Berlusconi, Prodi, Renzi, Salvini, Meloni. Il simbolo deve durare un tempo politico di anni non di un mandato. Gaspari apparteneva a un grande mondo antico in cui democristiani, comunisti e socialisti lottavano rudemente e radicalmente tra di loro, ma avevano una visione dello sviluppo del Paese e da sponde diverse e con metodi diversi lavoravano per gli interessi dei cittadini. Gaspari ha contribuito in maniera importante allo sviluppo dell’Abruzzo”.
Continua il resoconto dell’Ansa:” Melilla ricorda che in Abruzzo la Dc, che con Gaspari raccoglie l’eredità di Spataro, era organizzata sulla base di grandi leadership regionali. “Gaspari – spiega – diventa leader in una terra povera falcidiata dalla emigrazione di centinaia di migliaia di persone nel dopoguerra fuggite via dalla miseria. L’Abruzzo ebbe con la Dc una risalita dal punto di vista economico con il metodo keinesiano: uno sviluppo basato sulla spesa pubblica con grandi investimenti in infrastrutture e industrializzazione – spiega ancora -. Il boom economico veniva dalla riforma agraria, dalle infrastrutture e dalla industrializzazione, Gaspari ebbe la capacità di favorire lo sviluppo. Anche i suoi ministeri, Mezzogiorno e Poste erano di spesa, quindi riuscì a convogliare in Abruzzo importanti investimenti. Questo meccanismo keinesiano durò fino agli anni ’70. I risultati più positivi sono quelli sul campo dell’industria pubblica, colloquiando con i sindacati Cgil, Cisl ed Uil con i quali la Dc ha sempre avuto un buon rapporto”.
Melilla che incontrò Gaspari dopo la sua elezioni nel ’92 nelle file del Pds, poco prima la distruzione della Dc sotto i colpi di Tangentopoli, sottolinea un altro aspetto: “Gaspari aveva un grande seguito personale ma non mai hai pensato di depotenziare il partito che continuava ad essere una guida. Era un uomo sempre disponibile verso gli altri”. Melilla evidenzia anche la onestà dell’indimenicato uomo politico: “mi ha colpito molto all’epoca il fatto che Gaspari è stato rigirato come un calzino, ma non è stato trovato niente di poco trasparente o illegale: ha fatto clientelismo ma non ha rubato, ha mantenuto sempre un profilo molto alto. Pure da pensionato della politica ha continuato ad interessarsi mantenendo aperta la segreteria a sue spese, anche questo fa la differenza, assoluta, rispetto alla classe dirigente attuale”. ( 2)
Parlando di Remo Gaspari noi parliamo dell’Abruzzo collinare e marino che arriva al massimo a Sulmona. Che l’Abruzzo di Centro per il quale si è speso per esempio il democristiano Giuseppe Bolino . Poi parliamo di un Abruzzo montano e aquilano per il quale ha lavorato tanto l’onorevole Lorenzo Natali.
Tanto che ci fu un tempo in cui palpabile fu la rivalità dei due onorevoli fino a definire appunto un Abruzzo gaspariano e un Abruzzo nataliano .
Dice una biografia di Lorenzo Natale presa dal web e che riporta passi di una pubblicazione dell’Istituto Affari internazionali :”Lorenzo Natali Pierucci Bondicchi (Firenze, 2 ottobre 1922 – Roma, 29 agosto 1989) è stato un politico e partigiano italiano. È stato esponente della corrente fanfaniana della Democrazia Cristiana, fu più volte ministro e commissario europeo. Durante la seconda guerra mondiale Natali fu responsabile dei gruppi giovanili cattolici aquilani. Aderì come volontario al Corpo Italiano di Liberazione e partecipò alla lotta contro i nazifascisti dal 16 giugno al 17 luglio 1944 nelle file del 4º reggimento XXXIII Bersaglieri. Il 17 luglio fu ferito in battaglia sul fiume Musone nelle Marche, e il 27 aprile 1945 ricevette la Croce al Valor Militare. Nel dopoguerra fu segretario provinciale della Democrazia Cristiana e assessore al Comune dell’Aquila[1]. Si candidò alle elezioni politiche del 1948, ma fu il primo dei non elett i. Dopo la morte di Alfredo Proia, il 26 ottobre 1950 Natali subentrò come membro della Camera dei Deputati, ad appena 28 anni. Fu continuamente rieletto nelle legislature successive e fu deputato ininterrottamente fino alle dimissioni l’11 gennaio 1977, seguite alla sua nomina a commissario europeo.
Legato a Giorgio La Pira, Natali era un esponente della corrente fanfaniana della Democrazia Cristiana[ Fu a lungo l’avversario principale di Remo Gaspari, altro importante politico abruzzese, esponente della corrente dorotea. I due arrivarono addirittura a far costruire due autostrade distinte tra l’Abruzzo e Roma: la Roma-L’Aquila per collegare la capitale con il collegio di Natali e la Torano-Pescara per favorire la zona di influenza di Gaspari.
Nel 1955 Natali fu nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri per la stampa e l’informazione nell’ambito del governo Segni . In tale veste partecipò alla firma dei Trattati di Roma il 25 marzo 1957. Successivamente ricoprì le cariche di sottosegretario al ministero delle finanze (governo Zoli e governo Fanfani II) e al ministero del tesoro (governo Tambroni, governo Fanfani III, governo Fanfani IV, governo Leone I e governo Moro I).Nel 1966 fu nominato per la prima volta ministro ed entrò a far parte del governo Moro III come Ministro della marina mercantile. In seguito fu Ministro dei lavori pubblici nei governi Leone II e Rumor II, ministro del turismo e dello spettacolo nel governo Rumor I e ministro dell’agricoltura nei governi Rumor III, Colombo, Andreotti I e II.
Nel 1976 Natali fu indicato dal governo italiano come membro della commissione delle Comunità europee. Entrò in carica nel gennaio 1977 come vicepresidente della commissione e commissario per l’energia, l’ambiente e l’allargamento nell’ambito della Commissione Jenkins. Tra il 1981 e il 1985 fu vicepresidente e commissario per le politiche mediterranee, l’allargamento e l’informazione nella Commissione Thorn e dal 1985 al 1988 fu vicepresidente vicario e commissario per la cooperazione e lo sviluppo e l’allargamento nell’ambito della Commissione Delors .(3 )
Il 10 luglio 2021 all’assemblea del Consiglio regionale d’Abruzzo riunitasi per ricordare Remo Gaspari ,Gianni Letta ha tenuto a sottolineare come il dualismo tra Gaspari e Lorenzo Natali (indimenticabile vice commissario della Commissione Europea) fu il volano della crescita della regione divenuta, grazie all’impegno dei due politici della Democrazia Cristiana, l’autentica cerniera tra nord e sud dell’Italia
Fu Remo Gaspari a raccogliere nella storia della democrazia cristiana abruzzese l’eredità di Giuseppe Spataro. Quella leadership negli anni Cinquanta aveva però posto il problema della scarsa rappresentanza delle aree interne montane tanto da determinare il sorgere di un’altra preminenza politica quella di Lorenzo Natali inaugurando così un dualismo appunto tra Gaspari e Natali che si risolveva appunto in un dualismo tra Abruzzo interno e Abruzzo costiero. Certo della loro partecipazione ai governi la regione ne benficiò moltissimo. Negli anni Sessanta , la presenza di entrambi ai vari governi portò risultati importanti come quello della costruzione dell’A24 che collegava l’Aquila a Roma e che quindi trasversalmente collegava i due mari rompendo l’isolamento della regione Abruzzo .
Il dualismo tra Gaspari e Natali non ha solo risvolti elettoralistici. E’ in realtà anche un modo di intendere lo sviluppo della regione , di contribuire a limitare il suo isolamento superando gli squilibri esistenti tra l’Abruzzo appenninico e l’Abruzzo costiero .
Lo storico Costantino Felice parla di un miracolo economico abruzzese .” «Il dato di fatto è che l’Abruzzo costituisce un caso riuscito di modello di sviluppo, il cosiddetto miracolo. Ma il motore principale di quel processo straordinario, il pilastro e l’elemento distintivo, è un grande protagonismo di massa che ha determinato le scelte che si sono fatte». E spiega: «All’anticamera del boom economico l’Abruzzo arriva in una condizione di notevole fermento, culturale, politico. Con l’autunno caldo si erano sviluppati dei movimenti naturali nelle fabbriche, nelle scuole. E’ questo tipo di società civile, motivata e attenta alle questioni sociali, che nelle sue diverse connotazioni rappresenta ciò che io chiamo un grande protagonismo di massa». Insieme appunto ad una classe politica : “che è l’altro pilastro di questo processo. Io sono di questo avviso: la Democrazia cristiana in Abruzzo era un grande partito, e così anche la più rappresentativa forza di opposizione, il Partito comunista. L’errore più ricorrente che si fa nell’analisi politica di quegli anni è che la Dc abruzzese si identifica con Remo Gaspari. Invece, la Balena bianca qui era un partito assai articolato con una dialettica interna forte e vivace. La più vistosa quella tra Gaspari e Lorenzo Natali, aquilano di origini toscane, uno stile notevole che nel 1976 fu mandato a Bruxelles quale responsabile dell’agricoltura nella Commissione europea. Tra loro c’era tutta una competizione che riguardava l’Abruzzo costiero e le zone interne, con ripercussioni a vari livelli, nelle scelte industriali e in quelle autostradali, le famose bretelle dell’A25, una verso Pescara e l’altra verso L’Aquila e poi Teramo.”
Quella competizione,continua col dire Costantino Felice non è stato un ostacolo al processo di crescita del territorio regionale, ne costituiva viceversa un fattore positivo, efficace perché faceva forza sulla soddisfazione di interessi collettivi e non di convenienze particolari». «E non esisteva soltanto la diarchia Gaspari-Natali, c’erano altri uomini di pensiero e di azione di spicco nella Dc, che non era il partito di un capo solo al comando, esprimeva una leadership diffusa e molto consapevole. Uomini come Ugo Crescenzi, di uno spessore culturale non comune e fine politico, Emilio Mattucci, Antonio Tancredi, Gaetano Novello, il sulmonese Giuseppe Bolino, allievo di Giuseppe Capograssi, che ha guidato il processo di costruzione della Regione, la elaborazione dello Statuto. Sono tutti personaggi con un solido bagaglio di studi, la loro scuola di pensiero è la dottrina sociale della Chiesa che li porta vicini alla gente, a dialogare con i movimenti della società civile, e allo stesso tempo sanno delineare delle prospettive di crescita e di sviluppo.
Tutto questo faceva della Dc abruzzese un grande partito di massa, che dava fiducia e conquistava voti da maggioranze assolute, di vedute aperte che lo portavano al confronto operativo con l’opposizione, il Pci che fu l’altra faccia della medaglia. Aveva un gruppo dirigente autorevole, fatto di gente che veniva dalla Resistenza, che si era formata nelle lotte contadine e per le centrali idroelettriche, come Attilio Esposto, Luigi Sandirocco, Federico Brini, Giuliana Valente, Arnaldo Di Giovanni, Giorgio Massarotti, Tonino Corneli, erano uomini e donne di notevole elevatura, avevano guidato movimenti di massa. Con la Dc si scontravano però dialogavano, non concepivano l’arida contrapposizione ideologica. Collaborarono nelle scelte di fondo che sul piano istituzionale portarono a delle soluzioni avanzate dando un’identità forte alla Regione Abruzzo. Lo Statuto votato all’unanimità, la Carta fondamentale, è d’avanguardia perché non solo disegna l’ordinamento istituzionale ma traccia le linee dello sviluppo economico e civile, si propone di superare gli squilibri, le contraddizioni del territorio. (4 )
(1) Sandro MarinacciL’Abruzzo 40 anni fa, i ruggenti ’70 ww.ilcentro.it/abruzzo/l-abruzzo-40-anni-fa-i-ruggenti-70-1.460464
( 3 ) Lorenzo Natali in Europa: ricordi e testimonianze, a cura di Giampiero Gramaglia (Roma: Istituto Affari Internazionali, 2010).
( 4) https://www.ilcentro.it/abruzzo/le-larghe-intese-nacquero-qui-1.458910
