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“LA VERA BELLEZZA “- PROF.SSA GABRIELLA TORITTO

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Redazione- Fiodor Dostoevskij è stato un convinto estimatore della bellezza. A lui si deve in “L’idiota” l’espressione: “La bellezza salverà il mondo”.

Attraverso le storie narrate nei suoi romanzi il romanziere russo ha spiegato che la bellezza ci porta all’amore, condiviso con il dolore. Egli ha visto la bellezza nell’anima dei personaggi più perversi. Ha descritto soggetti immersi nella più profonda e abietta disperazione.

Per lo scrittore e filosofo russo il contrario di “bello” non era “brutto” ma l’utilitarismo, il cinismo, ossia la volontà dell’uomo, il suo intento di usare gli altri suoi simili “sottraendo” loro la dignità.

Il monaco benedettino tedesco Anselm Grun racconta che Dostoevskij andava almeno una volta l’anno a visitare la Madonna Sistina di Raffaello Sanzio e che rimaneva in lunga contemplazione davanti a quella splendida figura. Per Dostoevskij la contemplazione della Madonna di Raffaello costituiva terapia personale. Senza di lei avrebbe disperato degli uomini e di se stesso, davanti alle amare vicissitudini dell’esistenza umana.

La contemplazione della Vergine da parte di Dostoevskij è per noi, uomini post-moderni, tanto più sorprendente se riflettiamo che i suoi romanzi hanno penetrato le zone più oscure e perfino perverse dell’animo umano. Nel romanzo “I fratelli Karamazov” il romanziere ha approfondito il tema della bellezza: un ateo, Ippolit, domanda al principe Mynski “in che modo la bellezza salverebbe il mondo?” Il principe non risponde. Si reca, invece, da un giovane di diciotto anni in agonia e rimane lì, pieno di compassione e di amore finché quello muore.

Il mondo potrà salvarsi finché ci saranno gesti come quelli del principe Mynski, che purtroppo oggi mancano!  Dostoevskij amava ripetere: “Sicuramente non possiamo vivere senza pane, ma anche esistere senza bellezza è impossibile”.

Anche Papa Francesco ha dato speciale importanza alla trasmissione della fede cristiana attraverso la via Pulchritudinis, ossia attraverso la via della bellezza.

I maestri greci ci hanno insegnato che ogni essere umano, per diverso che sia, possiede tre caratteristiche trascendentali: essere unum, verum et bonum, ossia ogni essere vanta un’unità interna che lo lega all’esistenza. Ogni essere è vero poiché ognuno è come di fatto è. Ogni essere è buono poiché adempie il proprio compito assieme agli altri suoi simili, aiutandoli a esistere e a coesistere.

Successivamente Sant’Agostino e San Bonaventura hanno aggiunto una quarta caratteristica trascendentale all’essere: pulchrum, cioè bello. San Francesco, poeta ed esteta d’eccellenza, nel bello delle creature ha visto il Bellissimo.

Qualche anno fa in una nota trasmissione televisiva il critico d’arte Vittorio Sgarbi ebbe a dire che la religione cristiana ha prodotto la più grande bellezza artistica e che anche i miscredenti o i credenti di altre professioni religiose devono esserne contenti poiché nella Natività del Nazareno si celebra e si rinnova la nascita dell’Uomo che ha condotto “una rivoluzione”, per cui “l’uomo non deve odiare l’altro l’uomo”.

E’ sotto gli occhi dell’intera umanità che il Cristianesimo ha prodotto la più grande bellezza artistica di tutti i tempi e c’è da chiedersi come abbiano potuto i grandi artisti concepire e produrre cotanta bellezza, così grandi espressioni artistiche!

La risposta è nella Rivelazione del Verbo fattosi Carne.

Il Cristianesimo predica l’Amore e l’Amore è suprema bellezza. L’amore è Luce: la ‘stella cometa’ inonda di Luce la grotta della Natività. L’Amore è dono: Dio si fa Uomo e si immola sulla Croce per salvare l’umanità.

Il professor Sgarbi sostiene che “nessuna religione ha espresso tanta bellezza come la nostra”: il Cristianesimo. L’affermazione è di un grande critico d’arte che avrebbe potuto appellarsi al retaggio culturale-artistico greco-ellenistico al fine di giustificare la grande rappresentazione iconografica cristiana/cattolica. E non lo fa. Ancora: il critico d’arte, nel suo monologo sul Natale di qualche anno fa, ha sostenuto che il Cristo, fattosi Uomo, ha trasformato “homo homini lupus” in “homo homini deus”, il quale, senza negare la propria identità ed integrità, non arreca male ad alcuno ma accoglie e abbraccia.

Il professor Sgarbi individua proprio nell’umanità la grandezza del Cristianesimo/Cattolicesimo. Diversamente, sia nell’Ebraismo sia nell’Islamismo, Dio è troppo grande per essere rappresentato dall’uomo!

Il Dio incommensurabile del Cristianesimo, l’Onnipotente, l’Onnisciente, l’Onnipresente è il Dio che per Amore si fa Uomo e inonda di nuova Luce, Speranza e Carità le buie cavità dell’animo umano.

È vero che la grande bellezza artistica dell’iconografia cristiana si è sviluppata in ritardo rispetto alla Chiesa delle origini, attingendo all’iconografia pagana. È pur vero, tuttavia, che ha superato di gran lunga quella, avendo come fonte di ispirazione le Verità rivelate nelle Sacre Scritture, che hanno elevato gli animi e lo spirito di quanti si sono cimentati con l’arte. L’elevazione dell’anima comporta la vera grande bellezza. Non la bellezza artefatta, non quella esteticamente corretta, anzi alterata dal bisturi; non la bellezza sfacciatamente esibita, ma una bellezza inondata di Luce e di Amore.

È stata proprio la vera Bellezza a ispirare la “Preghiera di S. Bernardo alla Vergine” nel XXXIII Canto del Paradiso dantesco. È stata tale bellezza a rendere grandi i capolavori di Pier della Francesca, di Giotto, di Caravaggio.

F.to Gabriella Toritto

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