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LA SETTIMA ESTINZIONE

Tra cinema e realtà qualcosa può esserci di vero e occorre pensarci seriamente

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Redazione- La fantascienza e il cinema  ci hanno abituati negli ultimi anni al racconto di storie  in cui  l’estinzione del genere umano  viene spettacolarmente  rappresentato. Qualche volta  queste storie parlano anche del giorno dopo,l’after day , il giorno successivo  a  catastrofi  che hanno ridotto il genere umano a pochi sparuti gruppi di sopravvissuti  e ad ambienti  completamente trasformati e inabitabili . Quasi tutti questi racconti  cercano di  ipotizzare quello che sarebbe necessario fare  o tentare di fare per ricominciare.

Spesso sono  scenari da fine di mondo che il cinema riesce a rappresentare , per esempio con i film sulle epidemie  distruttive . Il cinema, come faceva il teatro nelle società classiche, serve ad esorcizzare le paure: mette in scena l’orrore, per farcelo vivere senza che i suoi effetti siano reali e permanenti. Ma quando l’orrore esce dalla scena ed entra nel mondo, tutti i confini possono saltare. Anche quelli tra realistico e reale, credibile e verificato, possibile e accaduto. La fantasia sembra un ricordo di qualcosa che è già successo in passato.

Sempre dunque parlando di cinema  va detto che gli anni del “cinema dell’apocalisse” restano  indubbiamente  gli anni Settanta. In quei film  catastrofi di ogni tipo e natura hanno richiamato gli spettatori nelle sale cinematografiche  proponendo un immaginario ibrido, retaggio di B-movie ipertrofizzati dall’industria hollywoodiana. Un mondo  .spesso micro nel vero senso della parola popolato da characters buoni-buoni/cattivi-cattivi,vigliacchi ed eroi, da belle troppo belle e bestie troppo bestie per passare per veri. Tanto che  i contenuti delle pellicole sembravano frutto di una visione ontologica stereotipata, didascalica, manichea, eppure, malgrado tutto , affascinante. Con pochi e spesso nemmeno buoni significati sottesi. Ai quali vale la pena richiamarsi nella sola prospettiva della memoria storica. Un po’ come si fa con le camice a fiori e i pantaloni a zampa di  quei tempi anche se in tutt’altro settore .

Tra i film di questi anni e  gli altri degli anni precedenti e successivi occorre richiamare un film  che per le sue implicazioni con il presente risulta particolarmente significativo . Mi riferisco a film “Contagion”, che descrive una pandemia globale passata dagli animali agli esseri umani e diffusa inavvertitamente da un capo all’altro del pianeta.

A fianco del cinema ,va anche  ricordato , ci sono poi i romanzieri  di ogni tempo che hanno spesso sentito il fascino oscuro delle epidemie più o meno apocalittiche, da “La peste” di Albert Camus a “L’ultimo degli uomini” di Margaret Atwood.  Fascino sentito e coltivato   fin dagli albori  delle storie raccontate   a partire appunto  dall’Iliade di Omero. Nella quale, quando i greci non manifestano sufficiente rispetto a uno dei sacerdoti di Apollo, gli dei reagiscono scagliando nel loro campo frecce contagiose: il morbo dura nove giorni, svanendo solo dopo che gli achei fanno sacrifici ad Apollo. Storie che popolano l’immaginario  collettivo  per secoli.  Infatti  ancora , sette secoli dopo il racconto  dell’Iliade , la peste colpì la città-stato di Atene, uccidendo un quarto della popolazione e favorendone la sconfitta militare per mano della sua rivale Sparta. Lo storico Tucidide ebbe una semplice spiegazione per l’epidemia: Apollo, a cui gli spartani avevano rivolto le loro suppliche per una vittoria. La verità fu probabilmente assai più semplice: chiusi nella città assediata e invasa di profughi, gli ateniesi erano un bersaglio ideale per l’infezione, rispetto agli spartani accampati all’aria aperta nella campagna circostante.

Anche le teorie della cospirazione  in merito ad eventi catastrofici hanno una lunga storia e periodicamente tornano all’attenzione del pubblico , specialmente nei periodi più acuti di qualche crisi  pandemica come per esempio nel  caso dell’ultimo e recente contagio da corona virus . .

C’è una domanda  però che  tutte queste storie, raccontate  sia dal cinema che dalla letteratura, ci pongono    : anche se i film si possono vedere e i romanzi   si possono leggere, (che si tratti  di Contagion , del poema omerico o del fantascientifico “Wuhan-400” inventato da Koontz, )  è possibile ,senza bisogno di credere alle presunte profezie che a volte sembrano indicare , ricercare elementi  significativi  di nelle realtà del nostro pianeta che viviamo ogni giorno ? Elementi che scaturiti dalla fantasia  di sceneggiatori  e romanzieri  si ritrovano nella realtà quotidiana del nostro passato e del nostro presente  sulla terra.

Una delle domande più interessanti  che ci possiamo fare , rispetto alle ipotesi catastrofiche  è per esempio : quante volte il pianeta terra  ha dovuto ricominciare. Quante estinzioni si contano nella sua storia  ?

Gli astrofisici si esercitano ad avanzare ipotesi  sulla esistenza della vita in presunti pianeti gemelli della Terra  disseminati nella Via Lattea. Attraverso complesse misurazioni sulla cui attendibilità ci possiamo fidare  essi rappresentano uno scenario vivace  e alternativo una volta che si dovesse  abbandonare la Terra perché ormai  divenuto un ambiente invivibile  a causa di qualche  cataclisma  con o senza responsabilità dell’uomo. Il problema è che questa alternativa seppure   ipotizzabile è in pratica improponibile  sicuramente allo stato attuale delle conoscenze tecniche  relative, per esempio ai mezzi trasporto. Raggiungere qualsiasi pianeta  nel tempo  che siamo abituati a contare in giorni mesi ed anni  è praticamente impossibile ad esclusione  , in questo momento della Luna e forse di Marte. Infatti forse è possibile , come alcune missioni hanno in progetti di fare, esplorare Marte e le sue Lune . Su questo pianeta sono giunti, per il momento,  veicoli  attrezzati  per le rilevazioni di alcune condizioni  a dimostrazione che in questo caso  l’uomo è forse capace di costruire  un vettore capace di trasportare un abitacolo per  l’uomo. Si parla sempre più frequentemente di costruire una base lunare da cui partire destinazione Marte . Certo si tratterebbe di  esplorare e colonizzare  un pianeta  del sistema solare  . Cosa che si è fatto e si sta facendo con la Luna a tener conto delle bandierine dei vari stati  della terra  già poste sul terreno di questo satellite  per sancire  il diritto di sfruttarne  la parte corrispettiva del territorio.  Una colonizzazione, per Marte, che spero avvenga in modo diverso  da tutte quelle effettuate sul pianeta Terra . Dove, tutto sommato, chi ha pagato il prezzo più alto ,sono stati i padroni di casa  intesi come abitanti originari, aborigeni , sistema ecologico e via dicendo.  Certo non abbiamo ancora visto alcun “marziano” ,ma pur presenti potremmo non vederli mai  incapaci come siamo di non vedere molte cose . Pensiamo  per esempio alla presenza di micro batteri e virus che disconosciamo . Certo se fossi in un marziano, perdonate il pessimismo, farei di tutto per non farmi vedere  e sentire dall’uomo.

Ci siamo fatti una domanda  alla quale abbiamo tentato di dare una risposta anche se in modo inconsueto. In caso di catastrofe  che renda la terra inabitabile potremmo fuggire in un altro pianeta  che offra le stesse condizioni della Terra di cui gli astrofisici si sforzano di dimostrare l’esistenza. In realtà la risposta alla nostra domanda ci viene,in modo più semplice  e realistico,  dal paleontologo  Richard Leakey  ( Nairobi, Kenia 19 dicembre 1944)  che con Roger Lewin  già nel 1995,nel libro  “ La sesta estinzione” ,tradotto da Isabella C. Blum  e pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri nel 1998,  lanciava l’allarme per la scomparsa premonitrice ( anche per quella dell’uomo) di troppe specie . Richard Leakey ancora oggi continua il suo ammonimento  affermando che mettere sotto  pressione gli altri esseri viventi  provocherà  il passaggio di nuovi patogeni  dalla fauna all’uomo.  Ed è quello che  ci è accaduto con il Covid 19 anche se in forma contenuta e controllabile malgrado le vittime che pure sono state  e sono tantissime. Un giorno  non so se vicino o lontano questo  accadimento potrebbe ripetersi  in forma  incontrollabile e  totalmente letale  in modo da determinare una estinzione . Una esperienza che dovrebbe insegnarci , per il momento, se riusciamo a capirlo ,che è facile  intraprendere la china  di una estinzione irreversibili se ne prepariamo le condizioni . E le condizioni con quello che ci  appressiamo a considerare ci sono forse tutte. Certo come dice Bernard-Henri Lévy , il filosofo francese che ha riflettuto su questa pandemia da Covid 19 in  un breve saggio “ Il virus che rende folli”, in uscita anche in Italia per La Nave di Teseo. Per lui l’epidemia di Covid-19 è stata “la Prima Paura mondiale”: «e vorrei che fosse l’ultima»  ma soprattutto per lui il virus non insegna nulla perché non è compito de virus insegnare, il compito del virus è sopravvivere . Sta all’uomo capire gli elementi e le condizioni che determinano il manifestarsi

Condizioni dunque molteplici. A cominciare dall’uso di pesticidi  e l’abuso di  antibiotici  che spingono ad un forzatura :  induce microrganismi  patogeni a  sfruttare la loro variabilità naturale e a cambiare. Questo insieme  con la modificazione  ( per non dire la “devastazione “)  degli ecosistemi  crea un nesso ecologico  tra pandemia e i fenomeni  che abbiamo ricordato . Abbiamo dimenticato che noi uomini dipendiamo dalle stesse leggi da cui dipendono  tutti gli altri esseri viventi. Sconvolgere quelle leggi significa far soccombere tutti . Le nostre esigenze  sono le stesse  della stragrande maggioranza  degli altri esseri  che popolano il pianeta Terra : acqua pulita,dieta adeguata , vita sociale  ( per quest’ultima pensiamo alle formiche , alle api , alle scimmie ). Di queste basi ci siamo dimenticati , eppure sono semplici  perché offrono la “ bellezza della vita”. Noi siamo parte di quella “ vita”  che è frutto  dell’evoluzione, che è guidata  dai cambiamenti del clima e dell’alimentazione.

Ma come uomini stiamo diventando un problema  e il destino “positivo”  è quello di una ulteriore evoluzione  ( che non so come potrebbe essere ) e in”  negativo”, anche come alternativa, l’estinzione . Siamo comunque noi che stiamo causando l’estinzione  di molte specie animali  distruggendo la biodiversità. E saremo noi sicuramente a causare la nostra estinzione  Perché non vogliamo accettare la responsabilità delle nostre azioni mentre ci inchiniamo  alla tradizione  che a volte è priva di qualsiasi  buon senso. Saremo dunque noi  la causa del mutamento  di  molti virus esistenti fino a quanto  potrebbe presentarsene uno veramente incontrastabile. Ecco allora  la “ settima  estinzione “.

Richard Leaky di cui abbiamo ricordato gli ammonimenti  in una intervista a Telmo Pievani  del 21 giugno 2020 ,per esempio fa la catastrofica  ipotesi di un  patogeno  che imparasse a legarsi  alla plastica , aprendo scenari  come quelli che vedrebbero  i pesci che mangiano  particelle di plastica nell’acqua del mare ,diventare veicolo  attraverso l’alimentazione umana di questo genere di cibo  di  morte.

Due milioni di anni di storia raccontano le origini  dell’universo ,la biodiversità e i cambiamenti avvenuti nel corso dei millenni.  Il futuro dipenderà da come sapremo  tener conto di questa storia  quando andiamo ad interagire con il nostro pianeta. Solo così saremo in grado di affrontare il sovrappopolamento ,le pandemie , i cambiamenti climatici. Ed evitare di esserne la causa immediata e remota . La strada per la “ settima estinzione”,quella dell’uomo passa attraverso l’estinzione degli animali .Per esempio dal 1500 ad oggi  si sono estinti  190 specie di uccelli. Un esempio per tutti: la colomba migratrice  viveva nel Canada e negli Stati Uniti  d’America . Contava a metà Ottocento  una popolazione di tre miliardi di  individui. Oggi  si può vedere solo nei musei .E passa attraverso segnali che vanno sempre più concretizzandosi. La nostra epoca geologica definita “antropocene”,  perché  l’ambiente terrestre, nell’insieme delle sue caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche, viene fortemente condizionato su scala sia locale sia globale dagli effetti dell’azione umana, con particolare riferimento all’aumento delle concentrazioni di CO2 e CH4 nell’atmosfera,  è un’epoca che ha già modificato in modo così importante il nostro pianeta da averlo fatto entrare probabilmente in una nuova era geologica. A confermarlo è stato un gruppo di scienziati riunito lo scorso 29 agosto 2016 a Città del Capo, in Sudafrica, in occasione dell’ultimo Congresso geologico internazionale.

La parola Antropocene è stata coniata dal chimico e premio Nobel olandese Paul Crutzen. Con essa si indica, letteralmente, “l’era dell’uomo”, ovvero una fase caratterizzata dall’impronta dell’essere umano sull’ecosistema globale. Tenendo conto dei cambiamenti climatici, dell’erosione del suolo, del riscaldamento degli oceani o ancora dell’estinzione di numerose specie, il “peso” delle attività antropiche sembra evidente.

Dobbiamo allora  fare di tutto ,in un’era in cui l’uomo sembra dominare la natura mettere in atto tutte quelle azioni che servono a rispettare e difendere la natura . E mettere riparo ai guasti e ai danni già combinati  che delineano uno scenario catastrofico  a causa di : “2.421 ordigni nucleari esplosi dalla metà del ‘900 a oggi che hanno riversato una grande quantità di isotopi nel nostro ecosistema, atomi creati dall’uomo che non sarebbero mai esistiti naturalmente. Senza contare che nei nostri cieli l’anidride carbonica e il metano hanno raggiunto la più alta concentrazione degli ultimi 65 milioni di anni, mentre acciaio, plastica e calcestruzzo segneranno gli strati geologici del presente e del futuro per molto tempo. Secondo chimici e studiosi di scienze della terra abbiamo scombinato il ciclo del carbonio, il ciclo del fosforo e quello dell’azoto, che infatti ha raggiunto la più alta quantità mai registrata nel suolo della Terra negli ultimi 2,5 miliardi di anni. Come se non bastasse, ora negli oceani, nel sottosuolo e persino nell’atmosfera ci sono particelle di calcestruzzo, alluminio e plastica. Centinaia di milioni, se non miliardi, di tonnellate di materiali artificiali che contaminano l’ecosistema terrestre.”(1)

Senza dimenticare l’assoluta necessità di controllare l’uso inappropriato  e l’abuso di antibiotici, sia in ambito umano che veterinario,  che è una  tra le principali cause dell’antibiotico-resistenza e del suo aumento, tanto da  rappresentare sicuramente una delle emergenze sanitarie del terzo millennio, forse anche più di infezioni virali e conseguenti pandemie   (2)

(1)https://www.am.pictet/it/blog/articoli/sviluppo-sostenibile/antropocene-benvenuti-nell-era-dell-umanita-che-domina-la-natura

(2) Secondo dati dell’agenzia italiana del farmaco (AIFA), l’Italia si pone tra i Paesi Europei con maggior consumo di antibiotici, addirittura doppio rispetto a Germania e Regno Unito, con un aumento del consumo del 18% tra gli anni 2000 e 2007 . Come diretta conseguenza dell’abuso e della scorretta assunzione di antibiotici, l’Italia risulta inoltre tra i Paesi Europei con il più alto tasso di antibiotico-resistenza. Sembra chiaramente uno scenario catastrofico, ma siamo ancora in tempo a cambiare, o meglio rallentare, le cose. (Istituto Superiore di Sanità – Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate: Giornata europea degli antibiotici: uso responsabile per il controllo dell’antibiotico-resistenza (2009) Rapporto ISTISAN 09/32 – A cura di Annalisa Pantosti e Maria Del Grosso.)

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