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INTERCULTURA E PEDAGOGIA SOCIALE- DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO

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…L’uomo è nato libero…

e… dappertutto…

egli è in catene…..

(J.J.Rousseau)

Redazione-A partire dall’Art. 3) della Costituzione Italiana: “ Tutti i cittadini  hanno pari dignità sociale e sono uguali  davanti alla legge  senza distinzione di sesso,  razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”, è utile ricordare questo importante principio che, per la pedagogia sociale risulta l’essenza educativa fondata sul rispetto di tutti.

Non va dimenticato il grande pensiero di J.J. Rousseau che nella frase: “L’uomo è nato libero, ma dappertutto egli è in catene” ne esprime la contrattura che oggi, sempre più il  sociale si trova ad includerne i molti limiti apparentemente visibili.

Va sottolineato il pensiero di J.Rifkin che nella sua opera: ” Il sogno europeo” afferma che:

“Per gli europei la libertà non consiste nell’autonomia ma nell’integrazione. Essere liberi significa avere accesso a una miriade di rapporti con gli altri: quanto più numerose sono le comunità a cui si ha la possibilità di accedere, tanto maggiori sono le opportunità e le scelte a disposizione per vivere una vita piena di senso. Dalle relazioni viene l’inclusività . Dall’inclusività la sicurezza.”

Con la scoperta dell’America, il 1942 si pone come trasferimento di massa e, tra il 1901 e il 1910, gli Italiani che cercano il lavoro oltreoceano raggiungono oltre 6000 unità come flussi migratori.

Si tratta di operare verso il difficile passaggio  da un’identità rigida e monocentrica a un’identita’ plurale, da un pensiero autocentrato e gerarchico a un pensiero flessibile e investigativo, mobile ed erratico, da un’affettività egocentrica e ostile a un’affettività aperta, capace di condividere emozioni e di costruire solidarietà. Per fare questo, è necessario il superamento di una chiusura culturale e la messa a punto di un progetto formativo che veda in primo piano la scuola nella logica di scambio e confronto, verso l’apprendimento della pluralità, l’interazione e il rispetto reciproco.

Vediamo come, il fenomeno migratorio sia finalizzato a chiarire lo stereotipo, il pregiudizio (chiusura a) identità – alterità (confronto), a chiarire come le barriere etniche, linguistiche e culturali, mentali e relazionali si abbattono grazie ai processi di conoscenza. In questo senso, è necessario lavorare per costruire un pensiero nomade e migrante capace di spostare idee diverse e comprendere le differenze. Va elaborata  una nuova idea di cittadinanza per l’elaborazione di un progetto educativo.

Appare evidente che le indicazioni attorno al concetto di accoglienza risultano prioritarie. Ne consegue l’importanza di un’analisi dei curricoli, l’individuazione e la valorizzazione delle risorse, un’apertura interculturale alla lingua, alla musica, alla storia, alla matematica e molto altro ancora. Si profila la necessità di raccordare gli obiettivi, verso la negoziazione, discussione, mediazione e l’educazione interculturale.

Il tridente per l’educazione interculturale è l’identità, la pluralità,la differenza.

Da qui, è possibile articolare il rapporto soggetto-altri-mondo con le reti di relazioni intersoggettive.

L’identità, la pluralità e la differenza, sono i tempi ricorrenti per l’inclusione degli stranieri.

Assistiamo alla globalizzazione del mercato economico e del sistema della produzione. Tale fenomeno segna il passaggio dalla società industriale o fordista a quella postindustriale o postfordista, determinando lo spostamento di alcune fasi della produzione nei Paesi in via di sviluppo; facilità e velocità di spostamento in tutto il Pianeta; rivoluzione telematica.

La particolarità è quella di evitare di rimanere impigliati nella trappola del localismo e della xenofobia.

Altro elemento da superare è il pregiudizio. Vediamo che quest’ultimo, si acquisisce e si struttura dal processo di socializzazione (famiglia). Il pregiudizio appreso in famiglia trova nella scuola ulteriore stabilizzazione.

Per questa ragione, è utile diffondere  conoscenze per la  formazione interculturale:

  1. Promozione e conoscenza articolata ( cultura, valori, ricchezza, umanità)
  2. Formazione cognitiva e affettiva. Capacità di operare scelte autonome anche se divergenti.

Non va sottovalutata l’ identità personale, che  nasce e si struttura a partire dalla propria identità biologica:

Il concetto di identità, rimanda verso quello di alterità.

E’ il rapporto con gli altri che ci consente di riconoscere e attestare la nostra unicita’ e singolarità.

L’identità creativa si apre al confronto e allo scambio con gli altri.

La disponibilità a confrontarsi con la differenza comporta la capacità di problematizzare la propria posizione e di relativizzare il proprio pensiero sia attraverso forme

di lettura cognitiva, etica, estetica che verso l’interazione, lo scambio e la comunicazione (identità/alterità).

Mentre l’identità personale si fonda sulla rete di relazione intersoggettiva, l’alterità vede il rapporto con gli altri come riconoscimento della propria unicità e singolarità.

L’identità plurale, si presenta come Io molteplice impregnato di un itinerario formativo basato su quella identità costruita come processo aperto e continuo verso l’Altro, in un linguaggio pluridimensionale, plurilinguistico e pluriculturale finalizzati all’elaborazione di un’idea interculturale.

Va ricordato come la multicultura veda più culture tra le culture, la compresenza su uno stesso territorio di popoli diversi per etnia, lingua, cultura tra  le diverse popolazioni  viste come insiemi tra loro senza che questo significhi e comporti necessariamente confronto, incontro, scambio.

Viceversa, l’intercultura  rimanda a un progetto, ovvero presuppone l’idea e l’impegno a ricercare forme, strumenti, occasioni per sviluppare un confronto e un dialogo costruttivo e creativo.

Si tratta di un concetto più dinamico rispetto al concetto di multi cultura poiché promuovere situazioni di analisi e comparazione di idee, valori, culture differenti alla ricerca di intese e punti di incontro.

Il prefisso “inter”, indica la reciprocita’ interculturale (Scambio-Confronto-accoglienza).

La transculturalità, invece, è capace di attraversare e oltrepassare i confini delle singole culture.

Il progetto pedagogico deve corredarsi di quel necessario passaggio da una società multiculturale a una società interculturale. Per mettere in pratica questo aspetto va superata  la fragilità dell’identità che rende difficile il confronto, la relazione, la comunicazione, va rafforzata la propria identità con la pratica

del confronto per cogliere divergenze e connessioni, lo sviluppo del rispetto della differenza – competenze, abilità.

L’educazione interculturale, educa alla differenza e al confronto con grande capacità di decentramento per uscire dal proprio modo di guardare e interpretare il mondo (comprensione, ascolto). Si correda di un’intensa formazione di pensiero interculturale, dialogico e relazionale, passando per l’empatia, l’autodeterminazione e il processo di particolarizzazione. Come scrive Gregory Bateson: “ nel mondo degli esseri viventi non esistono cose, ma solo relazioni. L’ascolto dell’Altro non è solo trasporto emotivo ma deve essere alimentato dal CONFRONTO-INCONTRO di molteplici SAPERI” deve essere motivo di riflessione profonda e multidisciplinare attrono a tutti i nuovi diritti di cittadinanza.

l’intercultura implica un pensiero plurale. Educare a pensare in maniera complessa, cioè sviluppare una conoscenza  della conoscenza e  contrastando gli alfabeti antropologici.

La cittadinanza nelle  società multiculturali richiede un approccio profondamente diverso che valorizzi le differenze senza dimenticare l’appartenenza. Si tratta di elaborare una nuova cittadinanza sociale e politica che valorizzi la storia dei popoli piuttosto che le cesure costruendo la logica degli scambi.

Essere cittadini nel mondo, significa creare reti comunicative

valorizzando le autonomie territoriali da  collegate tra loro in forma trasversale attraverso reti di collaborazione e progetti condivisi. Per fare ciò, non è sufficiente abitare in uno stesso territorio e parlare la stessa lingua ma è necessaria ricchezza morale ed originalità (valori,vestiario, alimentazione, ornamenti ecc.) imparando ad ascoltare gli altri e a  garantire la pace per assicurare il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e della sua dignità. Occorrono interveti di tipo formativo, progetti di educazione alla pace e all’educazione del conflitto per riuscire a gestirli. Per raggiungere questi importanti obiettivi, la scuola rappresenta lo spazio interculturale, sia come diritto fondamentale che come istruzione di diritto. Qui è possibile fronteggiare situazioni di handicap e di svantaggio, progetti dì integrazione e progetti formativi per poter attraversare l’incontro con l’alterità e camminare oltre la tolleranza, culture di apertura tra scambio, confronto e solidarietà.

L’obiettivo generale deve essere:l’accoglienza, il dialogo, la comprensione delle uguaglianze delle diversità. Gli obiettivi specifici, devono rimandare all’assenza di pregiudizio nei confronti di tutte le forme  di codici verbali e non verbali, di disagio scolastico, di  difficoltà di apprendimento – incomprensione , di adeguamento  alle regole – accoglienza, di laboratori di didattica interculturale ( esercizi di ascolto) dialogo, conoscenza, valori, di spazi per la relazione  (Apprendimento cooperativo – Spazi Scolastici), di scambi autoctoni  (facilitare l’inserimento, l’integrazione attraverso il dialogo plurale. Ad es. con festoni di Benvenuto – Manifesti – Opuscoli – Musica – Storie ecc.).

Altro elemento da considerare à una Bibliotega Multiculturale che raccolga documenti e vari generi di prodotti, usi, costumi ecc.

Ipotizzare altri spazi, oltre la biblioteca. Ad esempio piante, animali e vestiario della loro terra.

Per una sicura riuscita di un intervento educativo va sempre studiata la documentazione, conoscere le tecniche di conduzione del colloquio e dei suoi ritmi da adeguare al contesto e alle specifiche culturali sono indispensabili per una effettiva inclusione.

Non vanno fatte valutazioni troppo positive o troppo negative che possono provocare barriere comunicative  tra le parti.

Può essere utile la tecnica della “riformulazione” e il prestare  attenzione alla gestualità, la mimica, la distanza prossemica per veicolare quelle abilità sociali di apprendimento cooperativo ( con lavori di gruppo, collaborazione, aiuto reciproco).

Risulta essenziale quel feed-back necessario per lavorare con la famiglia e costruire una vera sinergia interculturale.

Franca Pinto Minerva, nella sua opera “Intercultura” oltre a questi concetti fondamentali, pone attenzione ai curriculi interculturali. Egli sostiene che il primo problema da affrontare è la lingua. Il secondo problema riguarda la comprensione e la conoscenza reciproca, mentre il terzo problema è quello dell’alfabetizzazione parziale del bambino straniero. In questo senso, in estrema analisi, va potenziata la comunicazione interculturale posta come possibilità di limitare la

Dispersione Scolastica, ripetenze e abbandoni, utilizzando strumenti metodologici e sussidi per l’approccio interdisciplinare. Come messo in risalto, per realizzare intercultura, lo strumento privilegiato è rappresentato dalla lingua. Per questa ragione, l’educazione diventa plurilinguistica tra autoctoni ed alloctoni e i vari codici comunicativi.

Le storie raccontate attraverso il linguaggio orale  trasporta in territori lontani. Nel primo ciclo, l’uso dell’attività ludica  è la strategia per apprendere, la pratica di giochi delle varie culture risultano educative,  le fiabe e le filastrocche, ninne nanne, canzoncine favoriscono intercultura a partire da questa fondamentale fascia di età.

Gli obiettivi fondamentali, sono quelli dell’ascoltare e dell’ascoltarsi, leggere e scrivere le emozioni con quella conoscenza della diretta  comprensione di realtà e storie diverse. Confronto e arricchimento tendono ad incrementare esercizi di narrazione, alla  raccolta di  racconti e testimonianze. Uno dei temi più ricorrenti è quello del mare. I saperi disciplinari, possono essere trasformati in confronto-incontro (storia, lingua, geografia, religione ecc.). Risultano utili i registri linguistici, l’attenzione ai codici non verbali (gesto-suono-immagini). Va rafforzato il senso della propria identitaculturale attraverso un’esperienza dell’alterita’ che si fonda sulla consapevolezza dell’esistenza di molti modi di esprimersi e comunicare. La fase di accoglienza deve includere il materiale

di sostegno visivo, lavori di gruppo, argomenti familiari (scuola,famiglia,amicizia), videocassette, dizionari bilingue, valorizzazione dei progressi.

In questo processo, risulta di fondamentale importanza la figura del mediatore Linguistico Interculturale, poiché può offrire il supporto della lingua nativa e facilitare la graduale integrazione. Risulta importante anche il coinvolgimento  della famiglia alla vita scolastica dei propri figli e a percorsi di sostegno alla genitorialità interculturale.

Il progetto di fiabe e filastrocche dei bambini nel mondo può essere patrimonio di grandi esperienze comuni. Mettere insieme questi racconti per condividere e conoscere esperienze comuni si propongono come finalità formative tese a riconoscere e sviluppare il senso di appartenenza, interiorizzazione di idee, confronto e scambio. Costruzioni di retinterculturali, capaci di superare i confini e le distanze sono il risultato di re inventive produttive. Si tratta di conoscere e comprendere il significato delle parole. Memorizzare filastrocche, stabilire relazioni. Individuare analogie (ninne nanne in tutto il mondo). Scoprire le differenze. Sollecitare riflessioni. Stimolare la creatività.

Tra le attività didattiche da proporre, è utile attingere dalle biografie personali dei bambini. Ricercare in biblioteca. Decodiificare e comporre codici linguistici differenti. Comparare senza discriminare sistemi valoriali appartenenti a differenti culture.

I sussidi e i materiali, come libri, audio, fotografie, internet, sono strategie d’integrazione preziose. Gli strumenti di verifica possono annoverarsi attraverso lo scambio informazioni scuola-famiglia.

I vari curricula, possono certamente offrire sistemi d’inclusione innovativi ed interdisciplinari.

Il curriculo di matematica, si propone non più come studio disciplinare  poiché non è oggi limitato allo studio della geometria e dell’aritmetica, ma si arricchisce della logica, probabilita’, statistica ed informatica.

Il pensiero matematico esplica la sua dimensione interculturale perché può stimolare curiosità e interesse, attivare confronto, stimolare il ragionamento, far rispettare le regole, collocazione nel tempo e nello spazio degli eventi-problemi, apprendimento cooperativo, stimolazione di collaborazione e aiuto reciproco (confronto tra le ipotesi).

L’obiettivo interculturale della matematica in situazione di gioco ( ad es. fare la spesa) trasforma la matematica in pratica sociale.

Anche nel gioco è importante la matematica. Nell’attività ludica il bambino deve organizzare una sua strategia, fare ipotesi, cercare soluzioni.

Sono interessanti i vari giochi culturali per stimolare codici di confronto.

Il curriculo della musica, si presenta molto importante, poiché  suoni e ritmi superano i confini geografici, abbattono etnie, lingue, religioni. Avviene una condivisione emotiva e comunicativa. Ad es. il Jazz viene associato al fenomeno migratorio dalla foce del Mississipi a New York, poi in America ed in Europa l’ istanza universale del ritmo.

E’ di fondamentale importanza la sensibilità al suono. Suoni prodotti con la voce e con il corpo offrono un linguaggio pluridimensionale, insieme ad oggetti musicali tipici, ascolto di brani. Analisi e storicità della musica.

Il curriculo storico-geografico-sociale, si offre come occasione multiculturale di prezioso confronto, dialogo, liberi da stereotipi e pregiudizi.

L’educazione interculturale, in questo senso, è finalizzata alla costruzione di un pensiero flessibile in quella che rappresenta la formazione del cittadino nel mondo.

La prospettiva interculturale vuole superare atteggiamenti di chiusura che portano a separare i popoli.

La storia, propone la storia dell’umanità e gli eventi. La geografia, si offre come salvaguardia dell’ambiente globale. Interconnessioni che lega il destino delle genti in qualunque territorio siano collocati: ripensamento tra uomo e ambiente; disponibilità all’ascolto e al rispetto della natura; conoscere e confrontare; studiare un territorio significa studiare la storia, la lingua e la cultura dei popoli che l’hanno abitata.

Gli Studi Sociali  espandono i loro saperi verso l’ educazione alla cittadinanza in una prospettiva mondiale., sia con la formazione di personalità equilibrate che con  attività di manipolazione.

Essi offrono un’ottima  pratica per la costruzione di un’identità cosmopolitana.

Leggi, carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, sono esempi di  libertà, solidarietà, rispetto.

Vale ricordare il pensiero di Edgar Morin, quando dice che:

“Il mondo diviene sempre più un tutto, ma nello stesso tempo diviene sempre più diviso.

Tutti gli uomini, indipendentemente dalla lingua parlata,

abitano e condividono la stessa terra”.

La religione contrassegna le nostre diverse appartenenze.

Si vivono testimonianze di intolleranza, ma anche difesa dei valori. Non vanno negati i propri credi ed altre fedi. La conoscenza delle altre religioni per costruire una visione più ricca e problematica dei modi diversificati risultano di crescita. Risulta utile la lettura di testi religiosi e l’interpretazione delle feste.

Vanno accolte le pluralità di fedi con le diverse modalità di preghiera tra confronto e arricchimento. Possono essere importanti la visione di film per  favorire la comunicazione e per una maggiore conoscenza reciproca.

Come diceva Maria Montessori (1936/37) durante una conferenza sulla pace: “l’educazione è l’arma della pace”, ed aggiungeva:

“Insegnare la comprensione fra gli uomini quale condizione  e garanzia della solidarietà intellettuale e morale dell’umanità”.

L’educazione, dunque, ha un ruolo centrale nella formazione di una cittadinanza planetaria.

La comprensione va costruita su 2 livelli:

  1. conoscenza e spiegazione oggettiva
  2. livello umano intersoggettivo che coinvolge mente, cuore, ragione e emozione.

La possibilità di comprensione umana, passa sempre attraverso una scuola che insegna i diritti inalienabili di ciascun uomo e vedere rispettata la propria diversità.

Le numerose normative vigenti, sottolineano tali diritti. Si ricorda la Circolare Ministeriale 207/86 che propone la scolarizzazione dei bambini stranieri ( Zingari e Nomadi). La Legge 301/89, con la quale si avvia nella pubblica istruzione un progetto d’integrazione e scolarizzazione dei bambini immigrati nella scuola dell’obbligo con richiamo all’uguaglianza e opportunità educativa.

Protocolli d’intesa tra provveditorato e strutture del territorio. Inserimento degli alunni stranieri nella scuola dell’obbligo.

La Legge Martelli N. 39/90 che regola  le norme urgenti in materia di Asilo Politico. Ingresso e soggiorno dei cittadini extracomunitari. Regolarizzazione degli stranieri presenti nello Stato.

La Legge N. 205/90 che sottolinea l’educazione interculturale dando indicazioni  di carattere pedagogico-didattico con iniziative contro il razzismo , la xenofobia, l’antisemitismo.

Le normative si fondano sui concetti di unita’ e diversita’: società multiculturale che fanno riferimento a principi universali ispirati alla logica del dialogo interculturale e della convivenza democratica.

Successivi documenti ministeriali approfondiscono la tematica dell’intercultura con programmi scolastici e l’educazione interculturale assume valore, interazione, reciproco adattamento che procede verso una  cultura di rete capace di valorizzare le risorse formative del territorio. La scuola assume in tale dimensione un ruolo trainante di chiarificazione, riflessione, realizzazione.

Vanno ricordate altre normative che regolano i principi fondamentali del diritto, come la legge numero 40/98 (Disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), la legge 482/99 che detta le norme in materia delle minoranze linguistiche.

Infine, ma non per importanza, la normativa UNESCO del 1960 per la lotta contro la discriminazione  e la carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea del 2000.

Il Rapporto all’UNESCO della Commissione Internazionale sull’Educazione  per il XXI secolo, dice che:

“Di fronte alle molte sfide che ci riserva il futuro, l’educazione ci appare come un mezzo prezioso e indispensabile che potrà consentirci di raggiungere i nostri ideali di pace, libertà e giustizia sociale. Nel concludere i suoi lavori, la Commissione si dichiara convinta che l’educazione dovrà svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo personale e sociale. La Commissione non vede l’educazione come un rimedio miracoloso o una formula magica … ma come uno dei mezzi principali a disposizione per promuovere una forma più profonda e più armoniosa dello sviluppo umano e quindi per ridurre la povertà, l’esclusione, l’ignoranza e la guerra.”

Per poter sostenere una pedagogia dell’intercultura, oltre all’osservazione delle numerose norme dettate, è necessaria la coesione con le reti interne ed esterni del territorio con una buona visione sistemica.

Bibliografia

Franca Pinto Minerva Roma, “L’INTERCULTURA” , Ed. Laterza, 2005

Citazioni

J.J. Rousseau, J.Rifkin, Gregory Bateson, Edgar Morin, Maria Montessori

Normative

La Costituzione; la Legge Martelli N. 39/90 ; la Legge N. 205/90; la Legge 40/98, la legge 482/99 Normativa UNESCO del 1960, Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea del 2000.

Rapporto all’UNESCO della Commissione Internazionale sull’Educazione  per il XXI secolo.

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