” ERA IL TEMPO “-DI VALTER MARCONE
Redazione- Era il tempo in cui durante l’inverno i lupi arrivavano alla Fontana luminosa , per il corso di L’Aquila passeggiavano gli attori del Living Tehatre con le loro famiglie e i matti facevano colazione al bar del Grand Hotel e du Parc.
A quel tempo vivevo ancora a Sulmona e insieme al mio amico Arpino Geresolimo riflettevamo sulle problematiche che la Legge 180 aveva messe all’attenzione del nostro paese. Lui aveva contatti con i gruppi del territorio che avevano lavorato a quella legge e frequenti incontri con alcuni psichiatri e infermieri. Memorabile però fu l’incontro con Basaglia a Chieti in una affollato dibattito dal quale dovemmo andare via prima della conclusione perché altrimenti avremmo perso l’ultimo treno della Pescara Roma per tornare a Sulmona. Quella volta , già lavoravo come educatore al carcere minorile di L’Aquila pur vivendo a Sulmona ( facevo il pendolare ),Basaglia parlò a lungo dell’apertura del manicomio e di come quella realtà diventava ogni giorno un’altra cosa. Tutto in perfetta confusione. E alla mia timida obiezione di come aprire per esempio il carcere mi disse che era possibile a patto di saper accettare la confusione, di saper valorizzare le forme di partecipazione della comunità esterna ai programmi interni del carcere specialmente trattandosi di un carcere per minori.
Fu un incontro che ho sempre tenuto nella mente per i successivi trenta anni. L’Istiitutopenale per minorenni “ Luigi Ferrari” in cui lavoravo e che poi ho diretto ebbe quella caratteristica : una apertura , una osmosi con la società cittadina attraverso per esempio l’ammissione all’esterno di tutti i ragazzi in posizione giuridica che consentiva questa possibilità e la partecipazione alle attività interne della comunità cittadina attraverso l’apporto del volontariato.
Mi sono ricordato di questo episodio ritrovando tra le carte ingiallite dal tempo e dallo scatolone dove ne tengo molte altre a causa del terremoto un ritaglio di un articolo deIl Messaggero del 11 ottobre 1998 nel quale Giancarlo Di Risio con il tutolo “L’Aquila la riforma ha avuto successo. Gli ex pazienti psichiatrici prendono il caffè al Grand Hotel. “ scrive : “ Fanno colazione al bar del Grand Hotel ( a quattro stelle), entrano nei negozi del centro cittadino, si aggirano con disinvoltura per i mercati rionali. Se riesci in qualche modo ad individuarli , è soltanto per l’aria confidenziale e scanzonata con cui ti salutano , come se ti conoscessero da diverso tempo , perché per il resto non riusciresti a distinguerli dagli altri passanti. Sono gli ex ospiti dell’ospedale psichiatrico di Santa Maria di Collemaggio che grazie alla legge Basaglia del 1980, hanno lasciato il manicomio , e ora abitano nelle case famiglia. Sì, si può dire davvero che da allora i matti di strada ne hanno fatta parecchia , in particolare a L’Aquila ,una delle prime città ad applicare con successo la legge Basaglia.
!Il nostro programma di chiusura del manicomio – spiega Vittorio Sconci primario dell’ex ospedale psichiatrico aquilano – è stato attuato in tre fasi. Prima l’umanizzazione del manicomio , poi la creazione di un rapporto sempre più stretto tra malati e città con manifestazioni dentro l’ospedale , infine l’apertura delle case famiglia all’esterno. Devo dire che il lavoro è stato duro , ma che alla fine abbiamo avuto successo”.
Oggi le case famiglia fuori dell’ospedale sono otto , gestite direttamente dai malati e a costo zero per le ASL. L’ospedale ospita ancora 90 pazienti , ma tra poco anche loro si trasferiranno all’esterno in case famiglia. Si può dire che a L’Aquila più che altrove , la legge Basaglia ha funzionato bene. I matti hanno familiarizzato con la città . Si vedono dappertutto : uomini , donne , giovani e meno giovani. Si alzano di buon’ora e la prima tappa è proprio al bar del Grand Hotel nei pressi della Villa Comunale. C’è chi chiede un cappuccino , chi vuole anche un cornetto , chi preferisce una bomba e un latte macchiato, chi si accontenta soltanto di un caffè. E per tutti c’è lo sconto. Pio troiani , il direttore dell’albergo , ha dato direttive precise al personale : porte aperte sempre e a tutti.”
Fin qui il racconto di Giancarlo di Risio di un’ordinaria mattina di follia al bar. Ed è così che questo rapporto tra i matti e la città è continuato fino ad oggi con numerose iniziative, con un incontro e un abbraccio veramente sincero.
E’ continuato con le iniziative dell’Associazione “ 180 Amici” che si è occupato dopo la chiusura del manicomio di Collemaggio “della tutela della salute mentale e opera a favore della solidarietà, del riconoscimento dei diritti e dei bisogni delle persone con disagio mentale e delle loro famiglie. Attraverso interventi di assistenza sociale e socio-sanitaria, il coinvolgimento dei cittadini e delle reti primarie e secondarie, si favorisce la tutela e la promozione della salute mentale comunitaria, anche per contrastare lo stigma e il pregiudizio nei confronti del malessere mentale. Con le nostre attività e iniziative cerchiamo di favorire la conoscenza, il confronto e lo scambio di esperienze tra i familiari, gli utenti dei servizi di salute mentale e la cittadinanza.”
L’Associazione è nata “ nel 2010 partendo da un gruppo di cittadini utenti, familiari e operatori attenti alla salute mentale: la salute mentale è un problema di tutti, non solo degli utenti e dei loro familiari, e, in prospettiva, potrebbe riguardare direttamente ognuno di noi. “
Si chiama “ 180 amici “ perchè sostiene “la necessità di una completa applicazione della Legge 180, la cosiddetta Legge Basaglia , che nel 1978 ha avviato il processo di chiusura dei manicomi e iniziato a portare la salute mentale sul territorio. Anche con interventi e progetti di di ricostruzione sociale e ad interventi in emergenza e post-emergenza.
In realtè l’Associazione è operativa “ è operativa a L’Aquila dal 2005 come sezione operativa della sede nazionale di Roma. Dal 2005 ha svolto attività sul territorio dell’Aquila con l’attivazione del gruppo di auto-aiuto “Il Dialogo“. Nello stesso anno Ha organizzato il convegno sull’auto-aiuto sulla salute mentale ed è entrata nella Consulta Salute Mentale della Provincia fin dal 2006 . Dal 2005 al 2009 ha partecipato come associazione uditrice al Consiglio Dipartimentale del Dipartimento di Salute Mentale dell’Aquila. L’Associazione nel 2005 è stata promotrice del progetto “Albergo in via dei Matti” in collaborazione con l’Associazione “Le Mat”, che ha curato i corsi di formazione turistico-albeghiera. Si è costituita con sede legale a L’Aquila il 22 gennaio 2010 , mantenendo lo stesso logo .”
“Dopo il sisma che il 6 aprile 2009 ha colpito la nostra città, i volontari dell’Associazione hanno collaborato con i servizi territoriali nel lavoro all’interno dei Campi e nel Coordinamento Psico-sociale dei vari COM. Era presente il 9 aprile 2009 all’interno della tendopoli “Il Globo” accogliendo volontari giovani e garantendo loro copertura assicurativa tramite la sede associativa nazionale . Ha effettuato il censimento dei pazienti in carico al Dipartimento di Salute Mentale di L’Aquila, dispersi nei numerosi campi allestiti dalla Protezione Civile Nazionale, collaborando con gli operatori dei Servizi e dell’Organizzazione Gruppo Umana Solidarietà, ospitando i loro volontari nella tenda della “180 amici.” e attivandosi all’interno del campo con numerose attività di socializzazione attraverso laboratori artistici e iniziative finalizzati al coinvolgimento ed alla partecipazione attiva dei cittadini.” (1)
E proprio pensando a questa attività dell’Associazione mi sono ricordato di una iniziativa che ho preso personalmente conducendo un laboratorio di scrittura creativa nel Centro diurno del Cim che a quel tempo, era il 2014, aveva la sede a Bagno. Un laboratorio con i giovani che frequentavano quel centro dalle 8 del mattino alle 16 del pomeriggio tenuto settimalmante nel pomeriggio del giovedì per almeno due anni .
Al tena della conoscenza della malattia mentale ha contribuito anche l’Istituto Cinematografico Italiano “ La Lanterna Magica” che aveva una sede nell’ex complesso proprio dell’ospedale psichiatrico S. Maria di Collemaggio che negli anni ha realizzato alcune edizioni della rassegna Cinema e Psichiatria. Un rassegna che ha affrontato il tema della salute mentale attraverso le storie raccontate sullo schermo come per esempio quelle della ottava edizione in collaborazione con la Regione ,la Provincia, il Comune di L’Aquila, il Ministero dei beni culturali , la ASL. Dal titolo accattivante “Sorridere, riflettere e voglia di domani” .L’edizione del dopo terremoto che non si è potuta tenere nello storico Cinema Massimo ma nell’auditorium “E. Sericchi” del complesso Strinella 88. dal 3 al 24 novembre 2010 con le seguenti proiezioni :
3 novembre auditorium Sericchi :ore 17 Guardie ladri di Steno e Mario Monicelli (Italia 1951)
5 novembre auditorium Sericchi : ore 10 Pa-ra-da di M. Pontecorvo (Italia 2008)
10 novembre auditorium Sericchi : ore 17 Senza pelle di A. D’Alatri (Italia 1994)
12 novembre Avezzano Castello Orsini ore 10 Pa-ra-da ore 17 Spider di DE. Cronemberg (Canada 2008)
17 novembre auditorium Sericchi ore 17 Il papà di Giovanna di P. Avati (Italia 2008)
19 novembre auditorium Sericchi ore 10 Il bambino con il pigiama a righe di M. Herman (Usa 2008)
24 novembre auditorium Sericci ore 17 Invictus di C. Eastwood (USA 2009)
Le proiezioni saranno introdotte dal critico Per cesare Stagni dell’Istituto Cinematografico dell’Aquila “La lanterna magica e dal dott. Sabatino Paola del Dipartimento di salute mentale di L’Aquila .
Al termine delle proiezioni seguiva commento e dibattito a cura di Anna Maria Allegro, Rosaria Caparzo, Carla Cirelloi, Alessandra Cottone, Mirella Del Principe, Noemi Daddezio, Stefano De
Cataldo , Maddalena Diffusine, Rosa Elia, Angelo Gallese ,Maria Gallese , Maria Pia Legge, Valter Marola, Sabatino Papola, Gabriele Rossano Ritrovato, Maria Emilia Rotunno , Salvatore Russo, Vittorio Sconci , Massimo Tardio .
Ora il cinema ci racconta la follia in modo affascinante perchè ci mostra nella finzione scene veramente coinvolgenti ,almeno in quelle che sono le narrazioni per così dire per interposta persona quali gli attori, sceneggiatori e regista. Diverso è il discorso del documentario che dal vero racconta le vite dei reclusi in manicomio o le mostre fotografiche che con le immagini ferme narrano di quei luoghi proprio la materialità, la corporalità che spesso tolgono il respiro a chi le guarda perchè nella loro fissità strangolano il pensiero.
C’è poi un modo di raccontare la follia con la penna , una follia che esce fuori dalla pagina scritta , fatta di inchiostro che diventa emozione e commozione ma anche ardire e dolore, insomma un mondo che vorrebbe rimanere chiuso nella pagina scritta ma che invece a volte ti aggredisce con prepotenza.
La follia è un tema presente in molti romanzi e opere letterarie, tra cui Orlando furioso, Don Chisciotte della Mancia, La campana di vetro, Enrico IV, Veronika decide di morire ma penso soprattutto a Poe che ha anticipato nella definizione e rappresentazione di alcuni personaggi dei suoi racconti lo stesso Freud, raccontando proprio i meccanismi dell’inconscio popolato da incubi e fantasmi e caratterizzato da sublimazione, regressione e spaesamento; insomma una bella collezione di nevrotici, paranoici e psicopatici.
Un elenco lungo di opere letterarie tra le quali vale la pena di ricordare Follia di Patrick McGrath, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks, Doppio sogno di Artur Schnitzler, Il sosia di Fedor Michajlovic Dostoevskij, Il ballo delle pazze di Victoria Mas, Il bazar dei brutti sogni di Stephen King, L’inventore di sogni di Ian McEwan.
Ma anche Wieland di Chatles Brockden Brown un romanzo delle origini della letteratura americana che parla di un delitto seguito da un suicidio pubblicato nel 1798.La tappezzeria gialla di Charlotte Perkins Gilman, femminista, filosofa, socialista e attivista, che scrive e racconta la sua esperienza personale di quella che nel XIX secolo si chiamava “la cura del riposo”. Era un trattamento prescritto alle donne considerate isteriche ed era stato inventato da Silas Weir Mitchell, un celebre neurologo di Filadelfia. La Campana di vetro di Sylvia Plath in cui l’autrice ci mette di fronte alla crisi mentale di una giovane donna che si astrae dal suo ambiente familiare e scivola più che sprofondare nella follia, diventando sempre più sola e soggetta a percezioni distorte . Volti nell’acqua della scrittrice neozelandese Janet Frame, che parla di segregazione manicomiale ed elettroshock. Il grande mare dei Sargassi, in cui l’autrice prende il capolavoro gotico di Charlotte Brontë, Jane Eyre, e racconta la storia non di Jane, ma della defunta moglie di Rochester, Bertha, rinchiusa nel solaio della sua grande casa.
Era il tempo. Un tempo ormai passato che a volte riaffora nella memoria per parlare ancora di come si possa costruire un mondo per il futuro e di come poi ci si ritrovi in quel futuro con gli stessi problemi di allora ; in questo caso a tenere desta l’attenzione su un problema che non ha soluzioni definitive e per sempre ma ha bisogno di una cura costante . Perchè se è vero che la riforma della psichiatria ha fortunatamente restituito dignità e diritti alle persone, consentendo loro di ricevere un’assistenza orientata all’integrazione nella società, questa assistenza deve garantire una cura;una vera riabilitazione; un reale ed effettivo reinserimento sociale e lavorativo. Cose che possono essere realizzate solo attraverso una presa in carico del reale peso del fenomeno e quindi della messa a disposizione di risorse : strutture, operatori, iniziative, attività, finanziamenti.
Nel 2024, oltre 16 milioni di italiani lamentano disturbi psicologici di media e grave entità, con un incremento del 6% rispetto al 2022. Ansia e depressione si confermano tra le problematiche più diffuse, colpendo in particolare donne e giovani (ANSA, 2024). Questi sono i dati che emergono dall’ultima analisi di Unicusano sulla salute mentale degli italiani (svolta in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale), la quale ha evidenziato come il disagio psicologico, innescato o acutizzato dalla pandemia, abbia raggiunto livelli allarmanti, soprattutto tra le nuove generazioni. (2)
Un contesto che preoccupa soprattutto in rapporto alla disparità tra necessità di cure e disponibilità effettiva dei servizi nel territorio che riduce ad un terzo il numero effettivamente assistito tra coloro che hanno bisogno di cure e assistenza . Tanto che è particolarmente vero nei confronti dei giovani a causa dei tagli imposti al bonus psicologo nato con il governo Draghi con una diminuzione dai 25 milioni di euro stanziati nel 2022 ai 10 milioni nel 2024 dimostrando che in Italia la salute mentale non sembra ancora essere una priorità: delle 400 mila richieste presentate per questo bonus ne sono state accolte 16 mila . Un numero certamente esiguo rispesto a un bisogno il cui soddisfacimento diventa vitale per il quale serve un cambiamento sistemico che equipari la salute mentale a quella fisica .
Un futuro che è dunque divenuto presente in cui la salute mentale ha ancora maggior bisogno di attenzione alla pari di quella avuta per la chiusura dei manicomi ,senza abbassare la guardia perchè in questo presente si costruisce un altro e diverso futuro che non è un destino ma una concreta affermazione di responsabilità per gli organi dello stato e di libertà, dignità e diritti dei pazienti . E non solo per la salute mentale.
(1) https://180amiciaq.wordpress.com/curriculum-vitae-associazione/
(2)https://www.stateofmind.it/2025/02/salute-mentale-italia/
