” DALLA CIVILTA’ ALLA BARBARIE ” DI VALTER MARCONE
Redazione- Siamo cresciuti nel mito dell’America. L’americanizzazione dell’Italy ha influenzato la nostra cultura, la nostra storia, la nostra economia ,perfino la nostra lingua sono diventate in alcuni momenti una brutta copia di quella americana. Siamo cresciuti all’ombra del piano Marshall e per qualche tempo con i pacchi di alimentari “ dono del popolo americano”in un contesto in cui gli Eca , gli enti comunali di assistenza, assegnavano con una tessera ( simile a quella dell’autarchia fascista ) il “caro pane” . Un sussidio progenitore del moderno welfare. Mentre nei porti italiani attraccavano navi americane cariche di sacchi di farina e a tavola si vedeva il pane bianco. Sono vissuti in America come seconda patria milioni di italiani immigrati .
Poi come ci ricorda Gianni Morandi in una sua celebre canzone abbiamo gridato “ stopo the bombing” ed era già il tempo del Vietnam e abbiamo partecipato ad affollate sfilate contro l’imperialismo americano . Il mito dell’America perdeva il suo fascino e la realtà raccontava un’America giudicata di volta in volta in modo diverso tanto che alcuni la considerano un paese che negli anni ha fatto suo l’assioma «la guerra è pace», e «l’ignoranza è forza»; un paese che ha fatto della violenza uno stile di vita e della guerra un buisness.Altri invece come un paese in cui , specialmente dopo l’elezione di Donald Trump i cui primi atti di governo suscitano allarme, ,la democrazia funziona regolarmente . Un paese in cui il sistema di pesi e contrappesi funziona ancora per cui come dice Federico Rampini : “La metà dei decreti presidenziali sono bloccati dalla magistratura, il federalismo è un anticorpo perché stati importanti come la California e New York remano contro una serie di politiche di questa amministrazione, per esempio l’ambiente”.
Ma che ci ha trascinato, volenti o nolenti, nelle sue guerre e in molte altre avventure .Vedi invasioni di Iraq e Afghanistan . Anche se innegabilmente il suo sostegno nella seconda guerra mondiale, nel dopoguerra e nella guerra fredda , quando il mondo era diviso in due blocchi, ci ha permesso di usare lo scudo della Nato per garantirci una certa sicurezza all’interno dell’Alleanza Atlantica. Un paese controverso , che si domanda da per se stesso qual’è la strada ora da seguire .
“America! America!” era il grido di liberazione e di speranza degli emigranti in cerca di pane e fortuna. E facevano a gara per poter gridare per primi appunto “ America! America” dai bastimenti che si avvicinavano a quella terra avvistando la statua della libertà sul porto di New York . Una statua tra l’altro regalata agli Stati Unidi dall’Europa,”la libertà che illumina il mondo”, inaugurata il 28 ottobre 1886 dal presidente Grover Cleveland davanti a migliaia di spettatori . . Un privilegio. Come quello del marinaio d vedetta su una delle caravelle di Cristoforo Colombo che per primo gridò “Terra! Terra!” .
“America! America! “ è spesso il titolo di libri che si occupano delle esperienze degli emigrati in quella terra; di diari e di tante altre storie che nel corso di un secolo ci hanno raccontato la storia e le storie di un’America che oggi riflette sul suo volto .
Un’America che pur definita già nel 1844 (l’anno della pubblicazione della Questione ebraica ) da Karl Marx «il paese dell’emancipazione politica compiuta» porta nella sua storia questioni irrisolte e contraddizioni come le barriere del censo e della razza per l’edificazione di una democrazia completa; come quella della questione dei pellerossa e in genere delle minoranze ; come quella appunto di una democrazia Herrenvolk, come «democrazia per il popolo dei signori», una forma determinata che si rivela così tenace da sopravvivere per molti decenni anche alla guerra di Secessione e che ha strascichi nel presente.
Anche se i principi fissati dai padri fondatori affermati dalla lotta per l’indipendenza e rinvigoriti nelle formulazioni della costituzione stanno lì a dimostrare una volontà tenace di superare le contraddizioni che vengono da lontano . Fin dalla rivoluzione del 1776 che secondo D. Losurdo autore di “ Controstoria del liberalismo “ Laterza, Roma-Bari 2005, pp. 297-303, 316-317 nascono dal fatto che , nella ricostruzione storica del pensiero liberale europeo e della democrazia americana si tende a dimenticare che, per molto tempo, concetti come libertà naturali o diritti inviolabili venivano applicati solo alla comunità dei signori. In Inghilterra, essa a lungo comprese solo gli aristocratici, i proprietari terrieri e i ricchi borghesi, ma escluse i cattolici irlandesi e i poveri. Negli Stati Uniti, libertà e diritti (compreso il suffragio) furono precocemente estesi a tutti i bianchi; in realtà,mentre cadevano o si attenuavano le barriere di censo e quelle religiose, si facevano più rigide quelle di tipo razziale.
Una democrazia di contraddizione che oggi ritroviamo per esempio nella distribuzione della ricchezza che non è il solo elemento per stabilire il benessere di un popolo e di una nazione ma che lo diventa quando molti di tutti gli altri elementi che contano sono deficitarii o peggio sono prerogative di pochi.Una democrazia contraddittoria che è il vero volto dell’America di oggi ,alla quale guarda l’Europa e che probabilmente pone l’esigenza di ridefinizione.
Una ridefinzione a modo suo come quella proposta da Donald Trump, neo Presidente degli Stati Uniti d’America, che nei suoi primi cento giorni di governo sta smontando ogni rapporto che non sia a due,sta cancellando molte regole, specialmente quelle riferite al diritto internazionale , sta usando la politica dei dazi come clava e manganello, sta esprimendo giudizi di merito come l’affermazione che l’Europa è nata per buggerare l’America. Insomma sta ridefinendo la Storia secondo il detto latino “Cicero pro domo sua” e secondo il “Dividi ed impera” privilegiando appunto il rapporto a due .
Perchè la Storia per Donald Trump e una questione di affari. Che però a guardarla bene è sempre la stessa Storia che si ripete in questo nostro mondo ,per esempio, quella del caucciù,l’albero che ha cambiato il mondo, permettendo l’industrializzazione (insieme con energia e acciaio). Una pianta che fornisce più del 90% di tutta la gomma naturale. Una risorsa naturale che gli indigeni dell’Amazzonia conoscevano da millenni e che di quella risorsa furono depredati. Come lo furono i popoli dell’America Latina da parte dei conquistadores spagnoli o i congolesi , un paese divenuto con tutte le sue risorse un “dominio personale” del re Leopoldo II. Una storia ricordata in un famoso discorso di Patrice Lumumba davanti al nipote di Leopoldo, re Baldovino ,durante la visita di quest’ultimo del 30 giugno 1960 , a Léopoldville, l’attuale Kinshasa, per proclamare l’indipendenza del Congo. Un discorso che costò la vita a Lumumba pochi mesi dopo, durante una guerra civile dalle cause multiple, ma in cui il Belgio ebbe la sua parte di responsabilità.
Una Storia in cui il colonalismo racconta affari predatori in paesi in cui la legge era quella del più forte . Affari in ogni campo compreso il commercio di esseri umani con la schiavitù che in verità era sempre esistita.Una Storia dunque da riscrivere , per Trump, secondo la legge del più forte , ovvero in termini di aggressione di fatto e a parole di chi pensa e agisce come se si vivesse in post democrazia.
Un modo dunque di porsi che fa tornare indietro l’orologio della storia almeno all’Ottocento quando le questioni tra Stati venivano gestite , soprattutto nelle conferenze e nei congressi di pace da poche persone, pochi diplomatici plenipotenziari che decidevano il destino dei popoli in un’ottica affaristica . A cominciare, per non tornare troppo indietro nel tempo e per parlare di cose che ci hanno riguardato da vicino, con il Congresso di Vienna e finire in questo esempio con gli accordi della Conferenza di Jalta , alla fine della seconda guerra mondiale. in cui tre potenze decisero la spartizione del continente europeo e del mondo intero in sfere d’influenza.
Due tipi di decisione quelle di Vienna e quelle di Jalta prese da pochi politici e regnanti che per decenni rispettivamente hanno regolato il mondo, producendo per esempio ,per le decisioni di Jalta, quel regime di guerra fredda che ha rappresentato uno statu quo , appunto, per decenni,almeno fino alla caduta del muro di Berlino .
Un modo di comporre le controverse che negli ultimi decenni è stato affidato al diritto internazionale e alle convenzioni la cui storia e difesa è stata tracciata recentemente dallo stesso Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, in una lezione magistrale all’Università di Marsiglia accettando il conferimento da parte della stessa università di una laurea honoris causa.
Riscrivere la Storia . I primi atti della nuova amministrazione americana di Danald Trump negano , smontano, confondono, impoveriscono, umiliano, proprio quelle convenzioni internazionali e tutta la diplomazia che lavora per renderle vitali ed efficaci e soprattutto capaci di determinare in positivo una geopolitica in cui il rispetto delle regole è la qualità fondamentale di ogni trattativa. Donald Trump ha dimostrato con i suoi provvedimenti di voler cancellare ogni regola esistente, di stabilire nuove regole anche se va detto ben chiaro che egli parla comunque e forse principalmente al suo elettorato e quindi poi si vedrà nei fatti concreti gli effetti delle sue affermazioni . Nelle sue proposizioni infatti esalta e moltiplica in favore del consenso dei suoi sostenitori quello che in campagna elettorale ha promesso con una pericolosità che fa riflettere e preoccupare .Perché probabilmente a pagare il prezzo delle sue intemperanze da “come si sveglia al mattino” saranno le classi più povere in molti paesi e anche nel suo . Sarà il PIL dell’economia mondiale che perderà qualche punto sempre a scapito dei più poveri . Soprattutto sarà proprio la democrazia quella che sembrava essere la stella polare,almeno apparentemente , a pagare un prezzo alto. Senza pensare che probabilmente alcune sue decisioni andranno a favorire proprio gli avversari che egli intende combattere. In primo luogo la Cina che insperatamente potrebbe prendere il posto degli Stati Uniti in tutti quei constesti di assistenza e cooperazione con le popolazioni da cui Trump ha ritirato il suo paese . Come pure nel tentativo di staccare la Russia dall’inluenza cinese egli sta restituendo a Putin una visibilità internazionale che l’uomo di Mosca potrà sicuramente usare per rafforzare le sue mire .
Naturalmente Donald Trump fa fede anche ad un canone al quale è stato indottrinato dal suo ideologo: “in ogni situazione attacca prima di ogni cosa ; non dire mai la verità se la verità non ti serve e guarda sempre agli affari”.
E’ proprio in questi termini affaristici che ha guardato in due scenari caldi e più controversi quando si è posto il compito come “salvato da Dio” di fare “nuovamente grande l’America “e di riordinare il mondo secondo nuovi interessi che in parte sono anche i suoi personali e del suo gruppo di “oligarchi” : la fine di due conflitti , quello tra israelo-palestinese e quello tra Russia e Ucraina con proposte in grado di “scompaginare ogni cosa in un grande disordine sotto il cielo” .
Andando in ordine. Primo : la sua proposta di fare di Gaza un resort internazionale di svago e turismo. Una proposta lanciata con un video in cui si vedono statue d’oro, danzatrici con la barba, (non si capisce bene il perché,) mentre Elon Musk lancia dollari dal cielo su quel cimitero a cielo aperto che è la Striscia di Gaza. Una Las Vegas dell’ozio e dell’opulenza, un posto dove dimenticare il mondo e godere. Un video realizzato con l’intelligenza artificiale che gli ha offerto “sogni artificiali” che sembrano incubi. Che incubano immagini e visioni oscene nel senso di “fuori della scena”, presenze del male facendole diventare odalische barbute , nevicata di dollari , abbuffate in un clima che sembra quello del” Trionfo della morte” come quello di Bonamico Buffalmacco, uno dei tre affreschi del Campo Santo di Pisa del 1336- 41 che non commento perché ognuno può andare a vederlo e e farsene un’idea. Voglio invece commentare se pure brevemente il rraffronto di quel video di Trump con un’opera: un affresco scoperto proprio qualche giorno fa a Pompei nella cosiddetta Casa del Tiaso che ci mostra scene di iniziazione e cortei bacchici in cui viene esaltato il mito di Dioniso. Una megalografia che decora una sala per banchetti : baccanti danzanti e cacciatrici , satiri che suonano il flauto. Un opera del I secolo a.C in cui, va sottolineato , “l’iniziazione prometteva una nuova vita”. Come quella che promette Donald Trump nel suo video per Gaza. Due proposte per immagini con una distanza tra loro, veramente siderale sotto tutti i punti di vista e non solo del tempo . Una differenza che dimostra come “noi stiamo andando in un cammino a ritroso dalla civiltà alla barbarie “. E lungo sarebbe definire e discutere su civiltà e su barbarie. Basti solo ricordare emblematicamente che il poeta latino Ovidio , esiliato a Tomi , nell’odierna Romania ,nelle sue Elegie mentre ci parla di una terra selvaggia, isolata, caratterizzata da terreni incolti e praterie brulle, ci ricorda che quei popoli che l’abitavano erano civilissimi e che i barbari eravamo noi .
Resta un dato di fatto. Il video su Gaza afferma anche una estetica predatoria se non bastasse quella quasi “naturale” di molti atti , decisioni e proposizioni dell’amministrazione appena insediatasi alla Casa Bianca. Anche perchè Donal Trump sembra avere una “coazione a ripetere “ nel prendere simboli come fece nel 1990 per l’inaugurazione del Casino Taj Mahal ad Atlantic City e usarli in termini di “illusione commerciale”, come ha fatto con il video su Gaza.Qui si vedono chiaramente simboli dell’impero romano, seppur trasformati e aggiornati in un moderno tripudio appunto dell’imperialismo . La sua estetica predatoria è stata poi assecondata e condivisa dall’intelligenza artificiale che spregevolmente ( dimostrando in questo caso anche di che cosa è capace l’AI in negativo ) ha obbedito ad un comando di cui possiamo presumere la modalità di richiesta .Un’illusione commerciale con dispregio di quello che Gaza rappresenta: una delle più grandi tragedie umane contemporanee . Orribile mistificazione nella quale scene di distrazione si trasformano in un paradiso: negozi affollati tra grattacieli rilucenti. Un modo di invadere e sottomettere l’intelligenza ,quella vera non artificiale, scavalcando una tragedia che ha prodotto migliaia di morti e proiettando il tutto in un futuro senza memoria e senza pietà. In tutto questo scompare la “pietas” latina; addirittura quella pietà esemplare dei vincitori sui vinti come l’Achille omerico che piange con Priamo dopo avergli ucciso il figlio Ettore o Scipione l’Africano che piange sulle rovine di Cartagine ritenendole un monito per la rovina della sua Roma. Il passato non si cancella come vuole fare Donald Trump. Un passato che ci offre la sua civiltà e ci dice per bocca di Erasmo da Rotterdam che lo ha scritto nel suo “Elogio della follia “ che la “ stoltezza non comune da sola in questo mondo trova sempre altri stolti pronti ad applaudirla”. Ed è l’applauso del suo elettorato e del mondo intero che Donal Trump cerca quando trasforma ogni cosa in un grande show , the master show ,un grande spettacolo televisivo.
Ed è proprio in questi termini di grande spettacolo televisivo l’incontro con Zelensky , il secondo tema di questa riflessione. Un incontro nello studio ovale della Casa Bianca davanti alle telecamere di tutto il mondo in cui il presidente dell’Ucraina è arrivato per firmare gli accordi sullo sfruttamento delle terre rare da parte degli Usa di cui l’Ucraina ha almeno il 5% delle risorse mondiali . Un accordo, secondo le bozze circolate, che prevede l’apertura di un fondo a cui Kiev contribuirà al 50% per lo sfruttamento di litio, grafite, cobalto, titanio ma anche gas e petrolio. Il fondo servirà anche per successivi investimenti in Ucraina con l’impegno degli Stati Uniti di sostenere lo sviluppo economico del Paese in futuro.
Un incontro che inizia con i convenevoli, richiama l’attenzione sul percorso di pace che Trump intende proporre a Putin. Un Trump che si adira quando Zelensky tenta di convincerlo, mostrando delle foto, degli orrori commessi dall’esercito dell’invasore , di quel Putin che è quasi sicuro non terrà fede ai suoi impegni . Un Zelensky che anche grazie all’uso di un inglese stentato viene messo in difficoltà in un incontro che diventa uno show televisivo, un match davanti le telecamere e alla presenza di giornalisti che rivolgono domande , in cui viene trattato come un poveraccio anche grazie al suo abbigliamento e soprattutto “ irriso perchè perdente”. L’inglese di Zelensky non lo aiuta ( non si riesce a capire perchè non abbia usato la sua lingua e quindi moderato il tutto con la traduzione che impone dei tempi meno frenetici del colloquio) , il Presidente ucraino si innervosisce ed è solo contro tutti . Un uomo che porta alla Casa Bianca le ragioni di cento cinquanta mila morti e dieci milioni di sfollati, per ottenere una pace giusta si vede aggredire in una imboscata . Una insolenza reale che dimostra come Donald Trump non vuole la pace ma la “ resa” e se Zelensky si oppone a quella resa egli lo scansa con un calcio come si scansa dal sentiero una lattina di birra . Un modo di disarmare Zlensky in mondo visione dopo aver attentato alla sua integrità politica nei post del social di proprietà del Presidente Trump in cui Zelensky viene definito un dittatore senza legittimazione per l’assenza di elezioni a mandato scaduto. Un’aggressione con la quale Trump e il suo vice hanno tentato di cambiare la storia in modo eclatante proseguendo su due fronti : la trattativa con Vladimir Putin da una parte e la sostituzione di un “deligittimato” Zelensky dall’altra dopo i tentativi in sede Onu di cancellare nel documento proposto dall’Europa ed altre nazioni una realtà scomoda : la definizione di invasore per Vladimir Putin.
Un momento di grande televisione lo ha definito poi Trump ,un momento sul quale noi possiamo porci una domanda : è stato solo un brutto spettacolo quella lite “in inglese “ in mondo visione nello studio ovale della Casa Bianca o con quella lite è cambiata la storia.
Se lo chiedono in Europa e nella stessa America dove qualcuno avanza l’idea che Donald Trump, proprio per il rifiuto di Zelensky di acconsentire ai metodi con i quali intende promuovere la pace tra Russsia e Ucraina, faccia intendere di volersi chiamare fuori da tutto ,compreso soprattutto l’aiuto militare:cancellare la consegna di missili, munizioni e veicoli militari per miliardi di dollari, già decisa (e pagata) sotto la precedente amministrazione, congelando appunto 3,8 miliardi di aiuti in armamenti già autorizzati da prelevare dalle scorte degli Stati Uniti rimandando all’Europa il peso di tale aiuto . In un contesto in cui le forniture militari Usa sono insostituibili malgrado l’Europa possa garantire più aiuti ovvero quasi 138 miliardi di dollari contro i 119 degli Usa.
Una Europa che assente in questi anni da ogni iniziativa di promozione di un qualche dialogo con Putin ma solo protagonista di sanzioni e aiuti militari all’Ucraina sotto il vessillo di “ vincere e vinceremo” tenta di correre ai ripari. Tentando un incontro con Donald Trump e proponendo a Zelensky di tornare alla Casa Bianca con il cappello in mano per firmare quell’accordo sulle terre rare che è il preludio di non si sa che cosa e che comunque viene ritenuto da Trump un rimborso dei dollari impiegati a sostegno dell’Ucraina nella guerra di difesa da Putin. Un ritorno alla Casa Bianca che poi non sarebbe un’eccezione quando si pensi che lo stesso Bettino Craxi dopo lo strappo di Sigonella andò quasi il giorno dopo a confrontarsi con l’amministrazione americana.
Corre ai ripari l’Europa per esempio in tema di sicurezza e di difesa comune con 144 miliardi già disponibili per affrontare questa priorità , attingendo in aggiunta ai fondi per lo sviluppo con un percorso che però va detto sembra improvvisato , ,penalizzante per altre priorità e soprattutto sottomesso a decisioni che non riescono a trovare consensi unanimi e che ripropongono per l’ennesima volta la necessità appunto di cancellare quella “unanimità statutaria” stabilita negli anni Novanta dello scorso secolo e che in una unione a ventisette rischia di creare l’immobilità e procedere almeno per decisioni a maggioranza. Ovvero individuare delle priorità e procedere speditamente con chi ci sta .
Così stando le cose che succederà dunque in queste settimane ?
Zelensky probabilmente ha peccato di poco realismo. Pensava che alla Casa Bianca ci fosse ancora Joe Biden e per buona parte dell’incontro ha tentato di far presenti le ragioni per arrivare ad una pace giusta ; ragioni ritenute “ condizioni” da parte di Donald Trump e del suo vice che andavano contro gli obiettivi strategici dell’amministrazione americana determinata a chiudere la “ partita “ con Putin per separare la Russia dalla Cina. Con l’impellente necessità di trovare un accordo sull’Ucraina. C’è chi continua a dire che sia stato lo sprovveduto Zelensky ma anche il poco riguardoso Zelensky a scatenare quel putiferio di un reality show senza autore e senza canovaccio. Ma in quella sede e in quel momento ognuno parlava la sua lingua. Ma c’è anche chi , come l’Europa esprime consenso al comportamento di Zelensky mentre altri paesi del mondo no. Anche se oggi le alleanze valgono poco: esistono allineamenti provvisori in un contesto in cui gli americani sono ormai in un post – imperialismo che suggerisce loro di mettersi d’accordo solo con i paesi che contano Russia e Cina . Con il risultato che probabilmente tra poco il mondo sarà spartito e governato dalla triade America Russia Cina perché ognuno di questi paesi ha timore di contrastare gli altri.
Una cosa è certa . A Donald Trump probabilmente non interessa tanto la pace tra Russia e Ucraina. Interessa semmai recuperare le somme impiegate in questa guerra . Ma soprattutto interessa portare nella sua orbita Vladimir Putin e quindi la Russia sottraendola al vassallaggio con la Cina che rimane al momento il principale avversario . Nell’incontro con Zelensky. Trump “ha parlato a Putin” dimostrandogli con i toni e la gestualità usati che la geopolitica del mondo passa per le sue mani e comunica anche all’Europa che “ le decisioni le prende Washington “. Naturalmente con un incontro sul set dello studio ovale trasformato in show che tende a scardinare le regole diplomatiche e a dimostrare la potenza di un’America risorta tanto che lo speaker della Camera Mike Johnson ha definito quanto accaduto un esempio di “America First”.
Il momento della verità si avvicina, per l’Ucraina, ma anche per una parte dell’ordine internazionale che Trump vorrebbe costruire, basato su un’unica potenza, gli Stati Uniti. Un momento nel quale nemmeno lo stesso Putin può essere soddisfatto di quello che è accaduto tra Zelensky e Trump. Putin che ha l’obiettivo in questa trattiva per la pace di cedere meno territori possibili guarda alla possibilità di rompere il suo isolamento internazionale ,allentare le sanzioni e riprendere a fare affari con gli Stati Uniti d’America attraverso rapporti economici sull’energia , sugli investimenti. Non a caso la delegazione russa sulle trattative di pace ha aperto prima di ogni altra cosa agli accordi economici. Se Trump dovesse togliere il suo sostegno all’Ucraina e chiamarsi fuori da questo gico anche le strategie putiniane ne risentirebbero.
Il momento della verità si avvicina : Zelensky tornerà alla Casa Bianca? L’Europa riuscirà a trovare un’accordo sulla prorità della difesa comune? Alle trattative di pace parteciperanno anche Ucraina ed Europa? I prossimi giorni ci diranno questa verità ? Forse .
