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COS’E’ E COME NASCE IL COUNSELING- DOTT.SSA FLAVIA TRABALZINI

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Redazione- Oggi, in Italia, la professione di counselor (o counsellor, all’inglese) risulta ancora qualcosa di difficile comprensione.

Il counseling nasce nel 1950 come metodologia di orientamento vocazionale per assistere i giovani alla scelta e alla presa di decisione scolastica e professionale.

Successivamente, negli anni 1950, nasce il counseling di consultazione terapeutica ideato da Carl Rogers mediante le sue ricerche sulle attitudini relazionali, sulle tematiche relative alla consapevolezza, alla fenomenologia esistenziale e ai processi di autorealizzazione.

Affonda le sue radici nella psicologia, nella psicoanalisi e più recentemente nel movimento umanistico; quest’ultimo ha generato molteplici modelli teorici di counseling, fra cui l’approccio centrato sulla persona di Carl Rogers, l’analisi transazionale di Eric Berne e la terapia della gestalt di Fritz Perls.

Se si cerca sul Vocabolario della Lingua Italiana (1986) dell’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani al termine counseling si troveranno associati i seguenti termini: consigliare, consultarsi.

Parlare di counseling come il dare consiglio è improprio, in quanto sarebbe troppo riduttivo e soprattutto implicherebbe una relazione di tipo verticale, mentre invece uno degli obiettivi principe è quello di stabilire una relazione il meno possibile direttiva, uno stare insieme, dove il cliente, non paziente, è al centro del processo di crescita.

Nei vari testi che parlano di come si esplica l’azione di counseling, due parole sono ricorrenti: aiuto e relazione, infatti si dice spesso che il counselor è un agevolatore nella relazione di aiuto.

La definizione che preferisco e che credo integri  le varie informazioni è la seguente: «Fare counseling vuol dire stare con l’altro (che si è rivolto a noi counselors con una richiesta di aiuto), in una relazione significativa, con l’obiettivo di promuovere in esso l’autorealizzazione, lavorando sulle proprie potenzialità residue, intendendo con quest’ultime quelle risorse sconosciute al cliente, in quanto non consapevoli, alle quali può attingere come sostegno nel percorso di crescita, lavorando qui e ora».

IL counseling concentra la propria attenzione più sul presente che sul passato, propone strategie di ascolto, comprensione e integrazione del sintomo.

Per capire meglio cosa significa fare counseling si può confrontare tale attività con quella di psicoterapia. Con la psicoterapia ci si può impegnare a lavorare su conflitti remoti per una ristrutturazione profonda della personalità e una durata indefinita a priori. Il counseling, invece, lavora sul presente, su un principio di realtà e su disagi momentanei; riguarda la salutogenesi, attiva le risorse del cliente in una prospettiva futura e di integrazione anche con il sociale, perseguendo obiettivi ecologicamente sani.

Il counseling può essere sia nella realtà americana che europea, un modo per aiutare le persone ad esplorare le loro relazioni, lo stile di vita, le loro scelte, come la carriera o la famiglia e i rispettivi compiti che ne derivano.

 E’ divenuto un metodo molto importante ed efficiente nella promozione

della salute spirituale mentale e fisica.

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