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IL CORPO E LA SESSUALITA’ NEL PROCESSSO DI IDENTIFICAZIONE DI GENERE-DOTT.SSA MARTA TRAVAGLINI

21.225

Redazione- Come contribuiscono corpo e sessualità alla costruzione di identità di genere?Dal punto di vista della biologia e dell’anatomia, i corpi assumono connotazioni molto diverse tra loro. La sessualità, sulla base dei corpi e delle loro componenti chimiche-fisiologiche, risponde in relazione ad esse. Nello sviluppo dell’endocrinologia, alla dicotomia anatomica si è affiancata infatti l’idea che gli ormoni, sostanze chimiche presenti in quantità diversa nel corpo maschile e in quello femminile, siano cruciali nella creazione di identità sessuale e di genere. Una visione, pertanto, basata sulla classica dicotomia che inquadra nei sessi la dualità maschio-femmina. La prospettiva endocrinologica però, non è sufficiente ad esaminare la complessa interiorizzazione identitaria. Possono esclusivamente dei livelli ormonali influenzare tutta la costruzione dell’identità sessuale e di genere?

La distinzione fra sesso e genere ci introduce nel cuore della controversia: il sistema binario dei sessi è frutto di una necessità naturale o di una costruzione sociale? La risposta della teoria del genere è che la pretesa naturalezza delle differenze tra l’uomo e la donna e il sistema tradizionale dei sessi siano un prodotto esclusivo della cultura. La rigida dicotomia dei ruoli nella società e nella famiglia, così come i modelli comportamentali del maschio e della femmina e i rispettivi, cosiddetti, tipici profili psicologici non sarebbero altro che la risposta ad un sistema di attese sociali e di distribuzione del potere. Tutto questo, insomma, è frutto di costruzione.

Gli studi antropologici di Margaret Mead su alcune società primitive – studi attualmente molto criticati – pretendevano di mettere in luce, sin dagli anni ‘30, che le culture ritenute più primitive si presentano, in effetti, più libere e molto meno repressive della cultura occidentale, specie nella sua versione borghese.[1] I modelli proposti dalle società occidentali, cioè, sembrerebbero influire in maniera più incisiva rispetto alle culture primitive, nell’inscrizione in un genere.

Simone de Beauvoir ha approfondito la tesi dell’origine culturale

delle differenze esistenti tra uomini e donne, con lo scopo preciso di

mostrare la parità della donna, contro la mentalità del suo tempo, fortemente impregnata di pregiudizi maschilisti.

Una società – ella scrive – non è una specie: in essa la specie si realizza come esistenza, si trascende verso il mondo e verso l’avvenire. I suoi

costumi non si inferiscono dalla biologia: gli individui non sono mai

abbandonati alla loro natura, obbediscono a quella seconda natura che è l’abitudine, nella quale si riflettono desideri e timori che rivelano il loro atteggiamento ontologico. Il soggetto non prende coscienza di sé stesso e non si realizza in quanto corpo, ma in quanto corpo sottoposto a leggi e tabù: prende coscienza in nome di certi valori.

Ancora una volta non è la fisiologia che può stabilire dei valori, piuttosto i dati biologici assumono quei valori che l’esistenza dà ad essi (…). Così noi dovremo chiarire i dati della biologia alla luce di un contesto ontologico, economico, sociale, psicologico[2].

Interpretare quindi la costruzione del genere come costrutto sociale, sembra essere una delle strade principali da percorrere per evidenziare come vengono considerati ed inseriti nella società i ruoli di genere.

In un interessante prospettiva in merito è quella relativa alla teoria degli scripts. Il temine script, o copione, fa riferimento alla sceneggiatura teatrale e cinematografica, in cui l’azione è già nota prima di essere messa in scena. Gli individui imparano dalle esperienze passate ad utilizzare le loro aspettative per costruire script che rendono le cose più facili da fare sul piano cognitivo. Gli script sono registrati nella nostra memoria procedurale e sono inconsci. Si apprendono con l’esperienza e si consolidano con la ripetizione. Un copione (o script) comprende una serie di azioni standardizzate compiute sia da soli che nei contesti relazionali. Applicando questa teoria alla costruzione del genere, non è difficile capire perché l’uomo e la donna apprendano, elaborino e mettano in atto comportamenti già di per sé ripetuti e precedentemente interiorizzati dalla società di appartenenza, considerati ‘’normali’’ e socialmente accettabili. Il genere interviene a tutti i livelli: ad esempio, uomini e donne apprendono in adolescenza la tempistica di entrata nella sessualità attiva, le forme del comportamento socio-sessuale, la frequenza della masturbazione, il numero di partner, ecc. Questo apprendimento risulta essere fortemente differenziato per genere.

All’interno dei gruppi maschili – scrivono J. H. Gagnon e W. Simon[3]– sia attua un’affermazione pubblica, una promozione e una regolazione dell’orgasmo, della masturbazione e delle esperienze eterosessuali, e in questi contesti, molte ragazze servono da mediatrici dello statuto sociale tra ragazzi. Al contrario, le ragazze vivono in un mondo dominato da ragazze, ma votati all’eterosessualità futura, al romanticismo, all’attaccamento, e in certi casi a forme leggere di masochismo. I copioni eterosessuali[4] hanno un carattere dominante durante tutta la socializzazione e l’età adulta. Essi tendono a vedere gli uomini come soggetti sempre pronti a fare sesso e chi tra gli uomini rifiuti un atteggiamento predatorio è visto come un perdente o al limite come un non uomo. Le donne, d’altro canto, sono invitate a controllare il desiderio a meno che non siano in una relazione di coppia. Sono gli uomini quindi a sentire spesso, di dove dare inizio all’attività sessuale, mentre le donne tendono ad assumere un ruolo di prede.

La maschilità infatti, è ancora prodotta e riprodotta attraverso questi ed altri repertori di performance e significati che sono condivisi all’interno di una comunità.

Vediamo quindi come il corpo e la sessualità, giochino un ruolo fondamentale nella costruzione del genere. La teoria dei copioni (o scripts) ci aiuta a capire come l’individuo metta in atto comportamenti, atteggiamenti o riproduca stili di vita e modi di pensare, in base a ciò che in quella data società ci si aspetti che il ‘maschio’ o la ‘’femmina’’ facciano. La riproduzione dei ruoli di genere viene pertanto riprodotta attraverso un rituale. Come un rito, essi ripetono gli stessi circuiti di genere più conformi alla dimensione culturale e sociale in cui sono inseriti.

Per riprendere Pierre Bourdieu: ‘’Il mondo sociale costruisce il corpo come realtà sessuata e come depositario di principi di visione e di divisione sessuanti. Questo programma sociale di percezione incorporato si applica a tutte le cose del mondo, e in primo luogo al corpo stesso, nella sua realtà biologica: è attraverso di esso che si costruisce la differenza tra i sessi. La differenza tra i sessi, cioè tra il corpo maschile e quello femminile, e, in modo particolare, la differenza anatomica tra gli organi sessuali può così apparire come la giustificazione naturale della differenza socialmente costruita tra i generi’’.[5]  Il sociologo spiega così come, essenzialmente, la costruzione sociale rimandi ad una giustificazione naturale nella divisione di genere basata sulla differenza di corpi e quindi tra i sessi.

Esiste, pertanto, una costruzione di genere naturale o oggettiva?

Secondo alcuni concetti di filosofia gnostica[6] Alessandrina di matrice ermetica, la prima vera divisione, la scissione della monade in diade creatrice, si manifestò con la divisione del maschile e del femminile.

‘’Nell’atto del creare, il genere deve necessariamente manifestarsi su tutti i piani: materiale, minerale, vegetale, animale, umano, mentale e spirituale. Non ci sarebbe creazione se non ci fossero questi due principi: esistesse solo il maschile ci sarebbe la stasi, in caso contrario vi sarebbe il caos.’’[7]

Anche se dall’epoca ellenica siano passati svariati secoli e le società si siano completamente modificate e rimodellate, in effetti, nel decifrare la realtà, l’essere umano circoscrive ancora la sua percezione dell’altro e del sé in un’ottica duale: bello/brutto, bene/male, amore/odio, uomo/donna, ecc. Pertanto, non è difficile capire perché questo si rifletta nella visione e nella costruzione di genere.

Questo spiega per esempio perché quando si parla di ermafroditismo o di transessualità, l’essere umano faccia fatica ad inscriverli in una forma precisa e circoscritta di identità di genere. Esso, osservandoli, percepisce un senso di frammentazione identitaria, basandosi appunto su un sistema di percezione duale che intende il genere come il naturale prolungamento culturale e sociale del corpo e della sessualità.

In questo senso, potremmo affermare che l’essere umano abbia un bisogno viscerale ed ancestrale di definire i confini del corpo, della sessualità e del genere, inscrivendoli in forme in parte imposte socialmente, in parte frutto di una concezione naturalistica e duale.

Pertanto, possiamo dedurre che la fisicità e la sessualità, insieme alla percezione duale, costituiscano una parte di fondamentale importanza nel processo di costruzione del genere. L’essere umano può essere enormemente influenzato dalle etichette che ogni società costruisce intorno al genere ma che esso, difficilmente tenderà a rifiutare essendo quasi naturalmente predisposto per accettarle e giustificarle.

La paura di non essere collocati in un genere ‘’corretto’’ o socialmente accettato, fa sì che l’individuo rimetta in atto le classiche aspettative che ogni società crea e predetermina nei ruoli di genere.

Un esempio in contrasto con questa prospettiva però, è il fenomeno dell’emancipazione femminile, nato dalle lotte femministe degli anni 60’ e 70’. In questo caso assistiamo al ribaltamento del ruolo di genere femminile ‘’corretto’’ o socialmente legittimato. Le donne, cioè, rifiutano di assumere determinati comportamenti, atteggiamenti e stili di vita che venivano ad esse imposti dalla società in cambio di una riscrittura completa del genere femminile che mirava alla parità dei sessi.

In questo caso, possiamo affermare che sia avvenuta una vera e propria rivoluzione del genere. Si raggiunsero infatti diversi obbiettivi nella reinterpretazione del genere femminile.

L’aspetto che mi preme sottolineare è come, anche in questo caso, nelle manifestazioni femministe le donne attraverso la riappropriazione del corpo (per esempio nelle lotte per il diritto all’aborto) e la sessualità che voleva essere intesa come libera e non coercitiva-borghese, crearono una nuova idea di genere femminile.

Quest’ulteriore esempio risulta calzante a dimostrazione di quanto corpo e sessualità, collaborino alla definizione di genere.

[1] Margaret Mead; ‘’Sesso e temperamento in tre società primitive.’’ Il Saggiatore, 2009.

[2] Simone de Beauvoir; ‘’Il secondo sesso’’, Il Saggiatore, 2008. Pag. 62-63

[3] La teoria dei ‘’sexual script’’ venne elaborata alla fine degli anni Sessanta del XX secolo dai sociologi John H. Gagnon e William Simon. La teoria dei copioni sessuali è una critica alla teoria positivista e funzionalista che permette di contestare in termini sociologici gli approcci biologici, naturalizzanti ed essenzialisti, relativi alla sessualità umana. (O. Affuso E. Giap Parini. Amor sacro e amor profano. Di alcune forme ed esperienze dell’amore contemporaneo. Luigi Pellegrini Editore, 2018).

[4] Ibidem 54

[5] Pierre Bourdieu, ‘’Il dominio maschile’’, Feltrinelli, 2019; pag. 18

[6] Lo gnosticismo è stato un movimento filosofico, religioso ed esoterico, a carattere iniziatico, molto articolato e complesso, presente nel mondo ellenistico greco-romano,[4] la cui massima diffusione si ebbe tra il II e il IV secolo d.C. Il termine gnosticismo deriva dalla parola greca gnósis (γνῶσις), cioè «conoscenza», che era l’obiettivo che esso si poneva.

[7] Il Pimandro, Atanòr editore, 1998

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