UNA BELLA PAROLA : “NONNULLA”
Redazione- Ora è tempo di dire basta ai ma e ai se . Scrivo da convinto assertore della utilità e della necessità ,insieme a tutta un’altra serie di misure di prevenzione da adottare comunque , dei vaccini in generale e in particolare per combattere questa pandemia da Sars Cov 2 ; un coronavirus che sviluppa la malattia Covid 19 che può diventare mortale per gli ultra sessantenni a causa di patologie pregresse e per le persone fragili. Convinto del rapporto rischio benefici che fa pendere la bilancia a favore dei benefici del vaccino.
Scrivo da convinto sostenitore del valore della scienza e da modesto divulgatore anche su queste pagine. E sostengo una scienza , quella galileiana, che con l’espressione “sensate esperienze”, che significa letteralmente “esperienze dei sensi”, ha voluto “evidenziare il momento osservativo-induttivo della scienza”. .Perchè “ la scienza galileiana attraverso un’attenta ricognizione dei fatti e dei casi particolari, induce, sulla base dell’osservazione, una legge generale. Ciò è noto come metodo scientifico sperimentale. Con l’espressione “necessarie dimostrazioni” Galilei ha voluto evidenziare il momento ipotetico-deduttivo della scienza. Esse sono i ragionamenti logici, condotti su base matematica, attraverso cui il ricercatore, partendo da un’intuizione di base, formula in teoria le sue ipotesi.” (1)
Una scienza che, secondo l’’esperienza di cui parla Galilei, non è l’esperienza immediata, ma il frutto di un’elaborazione teorico-matematica dei dati, che si conclude con la verifica, che ha permesso di arrivare alla produzione di un vaccino, anzi di più di un vaccino, per combattere la pandemia da coronavirus.
Scrivo quindi da persona già vaccinata con la prima dose di Astra Zenica, in attesa della seconda dose naturalmente di Astra Zenica . Scrivo quindi senza alcun pregiudizio nei confronti dei vaccini. Ma scrivo anche per sottolineare ( per spirito di verità) il dibattito sviluppato in questi mesi sull’uso o meno di alcuni dei vaccini disponibili per alcune categorie di “vaccinandi”. Soprattutto alla luce delle tensioni determinate da una campagna informativa poco attenta, da una assenza di vincoli tassativi per le regioni determinati dalle decisioni e scelte degli enti autorizza tori ( spesso fonte di disposizioni contraddittorie ) , della fretta di procedere a milioni di vaccinazioni ( si veda la campagna diretta dal gen. Figliuolo ) che guardano, nella compulsione di raggiungere l’obiettivo dell’immunità di gregge entro settembre 2021 , soltanto ai numeri delle inoculazioni quotidiane senza tener nel giusto conto a chi e come tali inoculazioni vengono fatte .
Riferisco una esperienza personale. Al momento in cui mi sono presentato nell’hub della Asl aquilana per ricevere il vaccino presentando la documentazione all’accettazione nella quale avevo riportato diligentemente tutte le patologie e i farmaci conseguenti che assumo,ho constatato che l’addetto all’accettazione ha letto solo il mio nome, lo ha controllato su una lista di prenotazioni e immediatamente ha scritto in un apposito spazio “Astra Zenica”. Già da questo comportamento mi sarei dovuto rifiutare ; anzi per il modo spicciolo di decidere sul tipo di vaccino ( è chiaramente una mia sensazione ma è, in questo caso, quello che conta, andarmene proprio.. Ho continuato il percorso e il medico dopo un breve e forse sufficiente colloquio dal suo punto di vista mi ha invitato a firmare la liberatoria. In quel momento era quello che contava. Il sospetto rimane che avevano solo Astra Zenica e Astra Zenica mi “ sono fatto inoculare” Il resto per il sistema non conta. Magari per me e per molti altri , si
Torno al filo del discorso . Un dibattito e delle decisioni dunque che fanno sorgere una serie di domande e che sono la spia di una “scelta” ( operata coscientemente o scaturita direttamente dai fatti a cui si assiste ) che anch’essa sotto forma di quesito può essere così rappresentata:conta più la ripresa e la riapertura ,quindi conta più l’aspetto economico che non la salvaguardia della vita e della salute? Stando almeno alle risultanze di un altro dibattito quello che ha visto da ultimo “accapigliarsi” le forze politiche sulle condizioni delle riaperture . Tutto questo di fronte alla morte di alcune persone dopo essere state sottoposte a vaccinazioni , persone soprattutto giovani, e infine della confusione ingenerata dalle opinioni dei politici e dagli atteggiamenti degli addetti ai lavori a cominciare dagli enti regolatori l’europeo Ema ,l’italiano Aifa ,dei virologi, per finire con le idee di tutti quelli che si sono sentiti in dovere di esprimersi in qualche modo . .
Ritengo che i vaccini siano efficaci in questo momento per abbassare la curva dei contagi e per aprire una prospettiva diversa. Efficaci perché rappresentano uno degli strumenti più consoni alla situazione attuale. Non solo però i soli strumenti anche in considerazione che nulla si sa ancora sulla durata temporanea della loro protezione .Perchè , come affermano già alcuni virologi tra cui Andrea Crisanti che ne ha fatto oggetto di un libro insieme a Michele Mezza dal titolo “Caccia al virus “(2) , la possibilità di contagio e di sviluppo della malattia perdurerà a lungo ( a tenere conto delle varianti ), una possibilità con la quale bisognerà convivere a lungo e per la quale bisogna “attrezzarsi” al meglio .
In molti sono a riconoscere e a documentare l’efficacia dei vaccini Tra questi l’IRCCS Humanitas che scrive : “Sono tre i vaccini disponibili al momento in Italia per prevenire COVID-19, la malattia causata dal virus SARS-CoV-2: il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty), noto come Pfizer-BioNTech; Il vaccino COVID-19 Vaccine Moderna mRNA -1273 e il vaccino Vaxzevria (ex COVID-19 Vaccine AstraZeneca).( Va aggiunto anche il vaccino Jonson& Jonson ultimo ad essere autorizzato e che ha la caratteristica di produrre immunità con una sola dose ndr).
Tutti e tre i vaccini sono stati autorizzati da EMA (European Medicines Agency – Agenzia Europea per i Medicinali) e AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) in seguito a tutte le regolari e consuete fasi di verifica in merito all’efficacia e alla sicurezza. I tre vaccini sono dunque efficaci e sicuri e possono offrire un contributo fondamentale alla riduzione della circolazione del virus: l’obiettivo infatti è vaccinare quante più persone possibili al fine di raggiungere l’immunità di comunità (o immunità di gregge). Il suo raggiungimento, infatti, consentirebbe una sempre minor circolazione del virus; una buona percentuale di vaccinati permette comunque di ridurre il valore dell’indice RT: l’indicatore del numero di persone che vengono contagiate in media da una sola persona infetta in un determinato arco di tempo.”
Dicevo ritengo i vaccini efficaci ma anche sicuri in base alle sperimentazioni effettuate ma soprattutto “ a condizione” che siano rispettate le risultanze di quelle sperimentazioni e le indicazioni che ne discendono . Sicuri a quelle condizioni e rispetto anche alla rimodulazione delle indicazioni sulla base delle evidenze scientifiche prodotte da studi che ci susseguono avendo più tempo a disposizione per concretizzare le loro riflessioni ed esporre i risultati ..
Queste condizioni , è questo il tema della mia riflessione e delle testimonianze che sono andato leggendo sul web , nei social, sulla carta stampata e ho ascoltato nei programmi tv , sembrano essere considerate un NONNULLA .
Ed ecco perché ho esordito in questo scritto con una specie di allarme che ripeto : è tempo di dire basta ai “ma” e ai “se”
Soprattutto di fronte alla morte di una giovane Camilla Capena che aveva creduto ai vaccini tanto da partecipare ad un open day che le regioni sono state lasciate libere di organizzare sempre in nome di quella pretesa accelerazione di cui abbiamo accennato e che depone a favore di una scelta che certamente non privilegia la salute e la vita delle persone. Una giovane che dopo alcuni giorni aveva accusato malesseri ed era ricorsa alle cure dei medici con esito negativo . Con la conclusione che sarà ancora una volta, in questo paese, un magistrato a dover trovare responsabilità e a svolgere un lavoro di supplenza che le istituzioni ,dobbiamo pensare, non sono in grado di svolgere . Anche perché a differenza dei mezzi di comunicazione i legali della famiglia della giovane affermano che non aveva alcuna malattia pregressa. Ma questo è un fronte delicatissimo sul quale si stanno esercitando appunto dichiarazioni e controdichiarazioni .
Partiamo dall’emozione di questo episodio . Scrive a proposito Giusi Pitari sul suo profilo fb : “
Quando ho ricevuto la seconda dose di Astrazeneca, con grande piacere ho visto molti medici pensionati che preparavano adeguatamente i vaccinandi indicando anche i possibili effetti collaterali. Dunque anche la famosa trombosi.
Questa dà dei sintomi inequivocabili a seconda del distretto colpito. Se è il cervello si ha mal di testa e alterazioni della vista, tra cui anche diplopia. Se colpisce i polmoni, dolori toraci e difficoltà respiratorie. Se colpisce l’addome, forti dolori addominali e perdite di sangue con le feci. Se colpisce gli arti dolore e anche addormentamento di braccia o gambe. «Deve andare immediatamente al pronto soccorso, se si interviene subito si guarisce» mi ha detto quel medico.
Ora io mi chiedo come mai i medici che hanno visto Camilla Capena, per ben due volte, la prima con mal di testa e fastidi alla vista e la seconda con arti addormentati l’hanno rimandata a casa sapendo che aveva fatto Astrazeneca. E sapendo che soffriva di piastrinopenia autoimmune familiare perché ha avuto un vaccino a vettore virale? Quanto capillare è l’informazione ai medici?
IO LO SAPEVO COMUNQUE, e non sono medico”
In un post successivo la stessa Pitari continuando afferma : “ Di fronte al decesso di una ragazza di 18 anni a seguito della somministrazione del vaccino non si può non rimanere addolorati ed esterrefatti.
Non si può parlare solo in termini numerici o statistici o di costi/benefici. E ve lo dice una persona che è pro-vaccini al 100%.
Ma oltre a stringerci attorno a questo episodio, bisognerebbe riflettere sul come viene portata avanti la campagna vaccinale in Italia. Dove, pare, l’importante è portare a casa ogni sera un numero di iniezioni sempre più alto, aprendo a tutti l’uso di tutti i vaccini.
E questa volta è tanto più grave l’episodio, perché non bisogna parlare solo ed esclusivamente di numeri per uscire fuori dalla pandemia, ma anche di metodologie serie e verificate. Dunque, i vaccini hanno mostrato effetti collaterali diversi, per questo ci vuole attenzione. Ma ci vuole tanta più attenzione anche rispetto all’età dei vaccinandi perché, per esempio, per autorizzare Pfizer agli adolescenti è stata effettuata una sperimentazione ad hoc e, se ricordate bene all’inizio Il vaccino Astrazeneca non era stato indicato per gli over 60 perché non c’erano dati sufficienti di sperimentazione per quella fascia d’età.
Allora mi/vi chiedo: quali e quanti sono i dati della sperimentazione di Astrazeneca sugli under 20 anni? Direte che era stato approvato. Questo è certo. Ma sono stati rivisti i dati alla luce di quanto accaduto durante la vaccinazione di massa? I medici curanti sono stati in grado di poter valutare quale vaccino fosse indicato per quella fascia d’età?
A me pare che oramai, da tempo, siamo al mercato dei vaccini: passi al centro vaccinale e se c’è una dose qualsiasi te la fai. Non credo che nelle altre nazioni sia così.
Non bisogna portare a casa solo numeri, caro Figliuolo. Non possono decidere autonomamente le Regioni lasciando il tutto al “come viene viene”. Serietà e metodologie correte e verificate. Punto.
E i medici dovrebbero farsi sentire.”
Dunque mi sembrano determinanti questi argomenti quando dobbiamo affrontare un tema importantissimo, per quello che attiene questa riflessione, che dimostra come a volte tra il “ dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Saggezza popolare che delinea nettamente un problema serio e determinante non solo dal punto di vista della efficacia di quello che si fa ma anche dal punto di vista dell’etica relativa a quello che si fa . Purtroppo il nostro paese è il paese in cui non mancano idee e progetti che però, quasi sempre, trovano immense difficoltà nel tradursi in realtà operative .
La terza versione del Piano vaccinale curato da Ministero della Salute, Commissario straordinario, Iss, Agenas e Aifa contiene importanti aggiornamenti che fanno convergere il Piano verso un sistema basato sulle fasce di età. Questo sistema che doveva essere la bussola di tutta l’operazione vaccini , durante la campagna attuativa ,ha subito cambiamenti, a volte stravolgimenti . Alcune iniziative fuori da queste linee indicative sono sembrate un “ nonnulla” , che ha determinato in molti casi sbandamenti paurosi Tutto in funzione dell’obiettivo accelerare visto che nel trimestre successivo al varo del Piano vaccinale erano attese circa 50 mln di dosi.
Ricordiamo brevemente i termini di quel piano che diceva . “Nello specifico continueranno prioritariamente le vaccinazioni per gli over 80, il personale della scuola e le Forze dell’Ordine per cui già da settimane sono iniziate le immunizzazioni. Ma a questo punto il piano rispetto alla precedente versione cambia. Vengono infatti identificate 5 nuove categorie prioritarie in base all’età e alla presenza di condizioni patologiche.
– Categoria 1. Elevata fragilità (persone estremamente vulnerabili; disabilità grave);
– Categoria 2. Persone di età compresa tra 70 e 79 anni;
– Categoria 3. Persone di età compresa tra i 60 e i 69 anni;
– Categoria 4. Persone con comorbidità di età <60 anni, senza quella connotazione di gravità riportata per le persone estremamente vulnerabili;
– Categoria 5. Resto della popolazione di età <60 anni.
Sono inoltre considerate prioritarie le seguenti categorie, a prescindere dall’ età e dalle condizioni patologiche, quali:
– Personale docente e non docente, scolastico e universitario, Forze armate, di Polizia e del soccorso pubblico, servizi penitenziari e altre comunità residenziali.
Sarà inoltre possibile, qualora le dosi di vaccino disponibili lo permettano, vaccinare all’interno dei posti di lavoro, a prescindere dall’età, fatto salvo che la vaccinazione venga realizzata in sede, da parte di sanitari ivi disponibili, al fine di realizzare un notevole guadagno in termini di tempestività, efficacia e livello di adesione “.
Queste indicazioni che ho voluto riassumere sembrano anch’esse essere un “nonnulla” quando vengono tradotte nelle cinquecentomila punture al giorno che si “devono” effettuare per rispettare una tabella di marcia che “ deve “ portare dunque a salvare alcuni comparti della vita economica come il turismo nella incipiente estate, come la ristorazione per la bella stagione, come la ripresa e la ripartenza. Settori e argomenti certamente importanti ma che devono stare almeno alla pari con il diritto e il dovere della salvaguardia della salute, Una salvaguardia intesa dunque anche come scelta di un vaccino o di un altro ( senza dimenticarsi che ne abbiamo “ alcuni “ a disposizione ) commisurandolo alle esigenze delle persone , alle loro condizioni salute e al rispetto di quei rischi benefici che fondano un oculato e ragionato uso proprio dei vaccini .
Un “ nonnulla “ sul quale più volte il governo è dovuto intervenire richiamando per esempio le Regioni ad una maggiore attenzione non solo a quelle regole ma anche alla implementazione delle indicazioni contenute nelle circolari del Ministero della Sanità.
Un altro “nonnulla” che persino gli enti regolatori e alle volte lo stesso Cts del Ministero della sanità sembrano tenere in poco conto è rappresentato appunto dal valore della singola persona, dai suoi diritti in fatto di salute , dalla necessità di evitare giravolte per non creare disorientamento, nella cautela che occorre comunque mettere in atto sia teoricamente che praticamente quando si tratta di proporre rimedi che potrebbero essere peggiori dei mali.
Tanto che la professoressa Antonella Viola,virologa, ha dovuto affermare in una puntata di Otto e mezzo trasmessa su La7 dopo la morte della giovane Camilla Canepa : “ “Oggi per me è una giornata un po’ difficile – le parole della Viola quasi rotta dalle lacrime e con la voce tremante – sono mesi che dico che questo vaccino non è adatto alle donne giovani, lo vivo come un fallimento personale dopo articoli su giornali e appelli nelle televisioni. Si è fatto un errore, l’Ema non avrebbe dovuto dire che è consigliabile per gli over60, ma che bisognava usarlo solo per quella fascia. E anche l’Aifa doveva intervenire. C’è stata una linea troppo morbida, c’era fretta e c’era l’ansia di dire ‘Stiamo andando bene e stiamo correndo’. Si è trascurato il fattore determinante che non siamo tutti uguali e che i vaccini non sono tutti uguali. Sapevamo che nelle giovani donne i rischi superano i benefici. Gli open day hanno solo lo scopo di far alzare il numero di vaccinati nelle regioni, è un atteggiamento sbagliato e ora qualcuno ne ha pagato le conseguenze”.
Con l’aggiunta di quanto dice Andrea Crisanti microbiologo con un’esperienza di lavoro in Gran Bretagna : “Abbiamo discusso a lungo sul problema di AstraZeneca, abbiamo discusso del fatto che andava dato sopra i 60 anni perché, sebbene sicuro ed efficace, c’erano alternative e non valeva la pena correre rischi. Poi si sapeva anche la frequenza di questa complicazione: la frequenza è 1 su 6-700mila? E sicuramente avranno vaccinato 6-700mila ragazzi”.
Ci si potrebbe anche domandare perché comunque ha fatto più rumore la morte di Camilla se confermata a causa del vaccino Astrha Zenica che non le morti a causa del vaccino Bion Tech Pfizer. A leggere il quinto rapporto dell’AIFA ( dati dicembre 2020 –maggio 2021 ) le morti a causa o dopo la somministrazione di Pfizer sono state 213 mentre per Astrha Zenica 53 di poco inferiore a quelle di Moderna che sono state 58.
L’Agenzia Italiana del Farmaco ha pubblicato il quinto Rapporto di Farmacovigilanza sui Vaccini Covid .I dati raccolti e analizzati riguardano le segnalazioni di sospetta reazione avversa registrate nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza tra il 27 dicembre 2020 e il 26 maggio 2021 per i quattro vaccini in uso nella campagna vaccinale in corso.
Nel periodo considerato sono pervenute 66.258 segnalazioni su un totale di 32.429.611 dosi somministrate (tasso di segnalazione di 204 ogni 100.000 dosi), di cui circa il 90% sono riferite a eventi non gravi, come dolore in sede di iniezione, febbre, astenia/stanchezza, dolori muscolari. Come riportato nei precedenti Rapporti, gli eventi segnalati insorgono prevalentemente lo stesso giorno della vaccinazione o il giorno successivo (83% dei casi). Le segnalazioni gravi corrispondono al 10,4% del totale, con un tasso di 21 eventi gravi ogni 100.000 dosi somministrate, indipendentemente dal tipo di vaccino, dalla dose (prima o seconda) e dal possibile ruolo causale della vaccinazione.
La maggior parte delle segnalazioni sono relative al vaccino Pfizer (Comirnaty) (71,8%), finora il più utilizzato nella campagna vaccinale (68,7% delle dosi somministrate) e solo in minor misura al vaccino Astrazeneca (Vaxzevria) (24% delle segnalazioni e 20,8% delle dosi somministrate), al vaccino Moderna (3,9% delle segnalazioni e 9% delle dosi somministrare), e al vaccino Johnson & Johnson (Janssen) (0,3% delle segnalazioni e 1,5% delle dosi somministrate).
In Italia, al 26 maggio 2021, sono state inserite 328 segnalazioni con esito “decesso” con un tasso di segnalazione di 1 su 100.000 dosi somministrate, indipendentemente dal nesso di causalità. In base alla tipologia di vaccino, 213 decessi sono stati segnalati dopo Comirnaty, 58 dopo Covid-19 Vaccino Moderna, 53 dopo Vaxzevria e 4 dopo COVID-19 Vaccino Janssen. (3)
Ha fatto sicuramente più rumore a causa del disorientamento delle persone che hanno visto cambiare per ben quattro volte l’orientamento per la somministrazione di Astra Zenica fino all’ultima compresa, in cui dopo la morte di Camilla, si torna a preferire la somministrazione per questo vaccino solo per chi ha una età superiore a sessanta anni.
Una disorientamento a causa anche della poca chiarezza con la quale sono state fornite le notizie sui vaccini. Bastava per esempio dire fin dallo’inizio che non essendoci studi esaustivi sui vaccini, che pure per la velocità con la quale sono stati prodotti eguagliano e sono paragonabili allo sforzo tecnico per lo sbarco sulla luna, ci sarebbero stati adeguamenti man mano che si accumulavano informazioni e studi .
Il virologo Andrea Crisanti fa un punto della situazione : “’Mi chiedo: come è possibile che sia stata presa l’iniziativa di dare questo vaccino in questa fascia d’età, al di là delle raccomandazioni esistenti? Il Cts era stato informato? Doveva essere consultato prima, non dopo. Io sono stupito dal fatto che l’iniziativa di organizzare Astraday per i 18enni sia stata presa senza il consiglio di una competenza scientifica. Consideriamo che tra 10 e 19 anni d’età ci sono stati 6 morti Covid di sesso femminile in Italia. Ora abbiamo un decesso dopo vaccinazione con vaccino a vettore adenovirale. Il gioco non vale la candela’. (…)’È inutile nascondersi dietro al fatto che in Italia per il vaccino in questione è stato indicato un uso preferenziale sopra i 60 anni. Preferenziale, quando si hanno tanti vaccini a disposizione, equivale a obbligatorio, non prendiamoci in giro. Non ci sono dubbi al riguardo. Se hai alternative, non lo dai. I vax day andavano fatti con altri vaccini. Si pone ora il problema del richiamo per i ragazzi che hanno ricevuto la prima dose di vaccino AstraZeneca. Io aspetterei. Per quanto riguarda la seconda dose con un vaccino diverso – sottolinea Crisanti alla Adnkronos – continuo a ripetere che senza dati non si vaccina. Da un punto di vista immunologico non ci sarebbero controindicazioni a fare la seconda dose con un vaccino diverso, ma visto che non ci sono dati rimango dell’idea che dobbiamo averli in mano prima di procedere. E’ questione di non fare gli apprendisti stregoni. Questa non è la repubblica delle banane, chi si prende la responsabilità di fare il richiamo con un vaccino diverso senza abbastanza dati? Bisogna essere coerenti col metodo. Adesso quindi per i ragazzi vaccinati con la prima dose AstraZeneca – rimarca – aspetterei col richiamo e li richiamerei verso ottobre-novembre. Aspetterei di avere il dato che conferma che non ci sono pericoli nel fare una seconda dose con vaccino diverso’. (4 )
Open day dunque sotto osservazione ma anche un altro problema che si può riassumere così. La strategia vaccinale del governo rappresentata dal commissario ad acta generale Figliuolo prevede una copertura vaccinale del 70% per il mese di settembre. Ora a giugno 2021 mancano all’appello tre milioni di under sessanta che non hanno , forse per paura, deliberatamente fatto espressione di volontà, prenotandosi , per essere vaccinati. E manca tutta la fetta di popolazione giovanile . Queste due frange sono necessarie per cogliere l’obiettivo di settembre. Ora al posto di convincere gli ultra sessantenni con l’unica motivazione razionale che è quella che i benefici del vaccino sono di gran lunga superiore ai rischi (compresa la paura) perché infettati a quell’età si rischiano conseguenze mortali, si è spinto l’acceleratore sulla vaccinazione giovani con il miraggio fatto loro balenare davanti di recuperare una certa normalità . Giovani che per la mutata situazione epidemiologica presentano rischi di ammalarsi quasi vicino allo zero e che si sono assoggettati ai rischi della vaccinazione .
Ora si piange sul latte versato . E di fronte alla decisione di non effettuare il secondo richiamo con lo stesso vaccini per quanti hanno ricevuto Astra Zenica proponendo un altro vaccino si rischia di ripercorrere strade già note . Teoricamente , ma solo teoricamente, perché non esiste il benchè minimo studio in tal senso. Esistono sperimentazioni in corso, esistono opinioni dei virologi . Come per esempio quella del coordinatore del Cts, Franco Locatelli, che afferma che ci sono “tutti i presupposti per ipotizzare che combinare due tipologie di siero non porti alcuno svantaggio ma anzi qualche vantaggio” Ma anche qui sarebbe il caso di attendere i risultati delle sperimentazioni in corso . Cosa che probabilmente avverrà nei fatti . La prudenza probabilmente consiglierà chi ha ricevuto la prima dose con Astra Zenica e dovrebbe fare la seconda con un altro vaccino di appurare, attraverso un esame del sangue , la risposta immunitaria e quindi di aspettare . Il ricorso ad esami del genere , oggi disponibili nei laboratori privati ma a pagamento, rischia di creare un eldorado per questi laboratori. Che attuando metodologie diverse rischiano di dare risultati difficilmente interpretabili anche dal più bravo dei medici . Una ipotesi che richiederebbe dunque , anche in questo caso, come per i tamponi, un intervento efficace delle ASL per scongiurare di trasformarci in un paese di bengodi e per offrire un servizio utile.
Dunque una campagna vaccinale in fibrillazione perché tutto si può accettare tranne che rallenti, secondo la logica dell’attuale governo, in cui la vaccinazione eterologa intesa come somministrazione di due dosi di vaccino differenti è un ulteriore elemento di confusione e di apprensione per il comune cittadino . Una grande confusione , anche difficile da raccontare stando alle pagine dei giornali , alle dichiarazioni Ema e Aifa che ogni settimana danno delle disposizioni a volte contraddicendo quelle della settimana precedente. Con le regioni che a volte le anticipano e a volte fanno di testa loro con ulteriori decisoni. Una vaccinazione eterologa che viene definita sicura e anzi potenzialmente più efficace sulla base del nulla o quasi. Non ci sono studi , ricerche e sperimentazioni in tal senso .Il “mix and match” è stato testato al momento solo da uno studio in Spagna e due in Germania. Forse troppo poco per dire che è sicuro ed efficace. ma tant’è .E’ ancora una volta la spia di una situazione difficile che si vuole assolutamente governare con interventi di un certo tipo.
Probabilmente forse la strada doveva essere un’altra .
Ho parlato a lungo di “nonnulla” . E voglio terminare proprio riferendo le opinioni di Andrea Crisanti su quel nonnulla che è stato , è e sarà il “ controllo “ dell’infezione. Una indicazione per il controllo della pandemia ,quella di Crisanti ,che probabilmente potrebbe essere come dicevo un’altra strada..
“ Il controllo, spiega dettagliatamente Crisanti, rifacendosi alla sua esperienza vincente a Vo, il comune Veneto dove fin dai primi giorni della pandemia si riuscì a circoscrivere il contagio, deve avere come obiettivo quello di stanare gli asintomatici che tanti effetti negativi hanno provocato nei mesi scorsi. Per far questo bisogna attivare una strategia articolata basata su testing di massa, attorno agli individui trovati positivi ed a un sistema di tracciamento efficacie e funzionale, corredato da un’organizzazione di sequenziamento dei campioni per localizzare le eventuali varianti. Ed è proprio sul tracciamento che Crisanti e Mezza avanzano una proposta operativa che potrebbe rianimare l’esangue Immuni: l’app che al momento appare fuori gioco. Con un ridimensionamento dei volumi dei contagiati, spiegano gli autori, sarebbe possibile riprendere il controllo della circolazione del virus, attivando un’app che combini una georeferenziazione territoriale con un dispositivo di bluetooth per assicurare comunque la privacy degli utenti. Non mancano considerazioni polemiche sulla tolleranza nei confronti di Google e Apple da parte del sistema italiano che, mentre frenava l’attività territoriale di Immuni, non limitava la capacità di scannerizzazione dei nostri movimenti da parte dei due titolari dei sistemi operativi dei telefonini. Nel libro viene anche rivelata la circostanza di un piano Crisanti che era stato richiesto dal governo precedente, nell’agosto del 2020, poi rimasto nel cassetto. Proseguendo l’itinerario che i due autori avevano iniziato con un volume precedente: ‘Il Contagio dell’algoritmo’, sempre di Donzelli, il nuovo libro offre una visione completa del pensiero di Crisanti che ancora tante polemiche scatena per la sua determinazione nel privilegiare l’obiettivo della sicurezza rispetto ad una “precoce” liberalizzazione delle attività. Scritto con ritmo serrato, il testo ci propone un punto di vista originale e complesso di quella che definisce, citando il direttore della rivista scientifica Lancet, Richard Horton, una sindemia e non una pandemia, ossia un fenomeno indotto e moltiplicato da un ambiente sociale disuguale e compromesso da punto di vista ecologico”. Condizione che ci porta a guardare il futuro con meno certezze. “ (5)
(1) https://www.skuola.net/filosofia-moderna/galilei-metodo-scienza.html#_=_
(2 ) “Caccia al virus “ è un vero viaggio nella terribile esperienza del Covid-19 che si misura anche con le prospettive future per analizzare le condizioni di vita che avremo dopo l’ondata dei vaccini. Uno scienziato e un cronista, insomma, che rileggono quanto è stato fatto sinora sul fronte della pandemia e individuano gli snodi sui quali non è più possibile farsi sorprendere dall’imprevedibilità dell’infezione. Vaccini più vigilanza, è la formula che propone Crisanti. Un’azione forte e vigorosa che completi la vaccinazione della popolazione, integrata però da un sistema di controllo permanente che miri ad individuare i micro focolai che potrebbero riprodursi, come abbiamo visto accadere anche nei paesi più avanzati sull’immunizzazione, come Inghilterra e Usa.
(5)https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/libri/2021/06/11/la-caccia-al-covid-di-crisanti-e-mezza_f763ee73-be87-4055-be0a-b58b4ac0e542.h
