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“ARTE: L’IDILLIACO TRIONFO DEL SUBLIME”-DOTT.SSA ALESSANDRA DELLA QUERCIA

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ARTE: passione, mistero, magia, fremito, incanto, astrattezza e concretezza, follia e lucidità.

Redazione-L’arte è una sconfinata distesa fiorita, pregna di inebrianti profumi, dove i colori assumono le sfumature più straordinarie e dove si celano i tesori più nobili.

 L’Arte è questo e tanto altro ancora. Ma come si fa a condensare l’infinito in poche righe? È una vera  e propria “missione impossibile”!

Quindi, non ci proverò nemmeno, e mi limiterò a poche pennellate, ma mirate.

Avanziamo per gradi. L’Arte, precisamente, cos’è?

L’arte comprende tutte quelle attività umane che originano capolavori di creatività e di espressione estetica, fondandosi su abilità innate o acquisite. L’arte è un sublime modo di comunicare emozioni, pensieri e sensazioni. È la voce dell’anima che sgorga libera e fluida, toccando le corde più intime e vibranti dell’essere. Essa può essere concepita anche come una professione, svolta osservando minuziosamente antichi criteri codificati nel tempo.

 

L’ARTE NELLA STORIA=> Nell’Antichità, l’arte è intesa come la capacità di produrre un oggetto. Essa è, pertanto, assimilabile all’artigianato.

Per gli Antichi Greci, l’arte include la commedia, la mimica e la tragedia, termini che oggi appartengono prettamente al Teatro. Dall’idea di arte si esclude la poesia, vista come pratica a sé stante, ammaliante e seduttiva, ispirata dalle Muse e, perciò, considerata superiore.

Nel Medioevo si rivalutano le arti comuni, dette “meccaniche”, che però continuano a rivestire un ruolo minore rispetto alle arti liberali, ossia “intellettuali”. Si prediligono quelle arti che coniugano la praticità e la gradevolezza. La poesia non è ancora inserita nella categoria, ci rientrerà nel 1549 grazie a Bernardo Segni che traduce in volgare la Poetica di Aristotele.

Nel 1746 Charles Batteux  definisce le cinque arti in senso proprio: la pittura, la scultura, la poesia, la musica e la danza; a cui associa due arti correlate: l’eloquenza e l’architettura.

Alla fine del Settecento iniziano le prime crisi dell’idea di arte, poiché sorgono innovative forme di espressione come l’architettura industriale, l’oggettistica e la fotografia e occorre inglobare anche loro.

È per questo motivo che nel Novecento l’arte si trasforma in un concetto aperto, che accoglie tutte le varie tipologie di manifestazione artistica.

 

DISCIPLINE ARTISTICHE=> Si sono succedute innumerevoli suddivisioni, aventi l’obiettivo di fornire un elenco esatto delle discipline artistiche, e la classica è quella che annovera dieci principali forme d’arte:

Pittura (inclusi disegno, incisione e grafica), Scultura (inclusi oreficeria, arte tessile, arazzo e origami), Architettura, Letteratura, Musica, Danza, Teatro, Cinema, Fotografia e Fumetto.

Esse possono essere suddivise in arti visive, che non necessitano di un’esecuzione dato che l’opera si presenta al fruitore già definita, e arti performative, che invece richiedono all’artista non soltanto di essere prodotte, ma anche eseguite.

L’ultima suddivisione delle arti, sebbene non le includa tutte, è quella delle “Nove arti”, stilata nel 1923 dal poeta italiano Ricciotto Canudo e ampliata con le ultime due voci dal critico francese Claude Beylie nel 1964:

Architettura, Pittura, Scultura, Musica, Poesia, Danza, Cinema, Radio-televisione, Fumetto.

ARTE E PSICOLOGIA=>Il legame tra queste due materie è assai radicato, tant’è che esiste la Psicologia dell’arte, che indaga e spiega i meccanismi psicologici implicati nelle esperienze di produzione e di fruizione dell’opera d’arte. Lo scopo primario è cogliere i fattori determinanti le peculiarità dell’artista, i sentimenti, positivi o negativi, che riesce a suscitare e  il livello di empatia che si sprigiona nell’osservatore.

La psicoanalisi si interroga da sempre sui significati reconditi che trapelano dall’opera e che, sovente, possono oltrepassare le intenzioni dell’autore.

Alcuni dei contributi più rilevanti su queste interessanti tematiche arrivano da Gustav Theodor Fechner (1801-1887), fondatore della psicofisica, che approfondisce i legami che s’instaurano tra gli stimoli fisici e le esperienze mentali, e dalla Psicologia della Gestalt (dal tedesco Gestaltpsychologie, “psicologia della forma”), che analizza l’opera nella sua totalità, considerandola un efficace strumento per migliorare la conoscenza del mondo, carpendone i suoi più intricati enigmi.

Psichiatri, psicologi e psicoanalisti sono d’accordo nell’affermare che l’esperienza della fruizione di un’opera si caratterizzi per un complesso rapporto tra lo spettatore (la sua personalità, i suoi schemi mentali e il suo vissuto) l’evento artistico reale e il modo di viverlo.

Alla fine degli anni ’90 nasce la Neuroestetica, disciplina fondata da Semir Zeki, neuroscienziato, professore di neurobiologia e rinomato esperto del sistema visivo, che analizza il legame tra esperienza estetica e neuroscienze e i meccanismi biologici coinvolti nei processi di apprezzamento estetico. Difatti, si ritiene che l’arte venga ideata da un artista-creatore e fruita nell’esperienza estetica di un pubblico, tramite il coinvolgimento delle strutture nervose in vari processi cerebrali.

ARTE E PEDAGOGIA=>Tra le varie figure che si sono interessate a questo particolare connubio, spicca Rudolf Steiner, ideatore di un metodo educativo che abbraccia l’intero universo dell’arte: disegno, pittura, musica, scultura, ceramica, canto, euritmia (la parola espressa tramite il movimento). Le varie tecniche pittoriche, specialmente quella ad “acquerello”, aiutano il bambino ad entrare in connessione profonda con la sua parte più sensibile; la scultura gli permette di dare sfogo alla sua volontà costruttiva; le attività manuali favoriscono il senso pratico e lo sviluppo di una temperamento logico e organizzato. I materiali usati devono essere il più naturale possibile, per far sì che il bimbo veda e apprezzi l’autenticità delle cose, prediligendo la genuinità a ciò che è artefatto e fittizio.

L’arte ricopre una funzione vitale nell’età infantile, favorendo una sana crescita emotiva e cognitiva e una costruttiva canalizzazione dell’energia.

Ecco alcuni degli incredibili benefici che le discipline artistiche apportano nello sviluppo del bambino:

  • migliorano la sua capacità di “problem solving”, aiutandolo ad elaborare un ventaglio sempre nuovo di riflessioni e soluzioni;
  • promuovono l’auto-espressione, il suo mettersi alla prova e la sperimentazione di sensazioni di ogni sorta;
  • gli permettono di acquisire competenze socio-relazionali, acuendo il desiderio di comprendere la realtà circostante e inculcando il rispetto per le diversità;
  • aumentano la sua autostima e la consapevolezza di se stesso;
  • stimolano la fantasia e l’immaginazione, affinano l’intuito e le percezioni;
  • agevolano le funzionalità motorie: usare pennelli, pennarelli, forbici per ritagliare fogli e tubetti di colla in modo “misurato” son tutte azioni che facilitano la manualità del bambino, la sua coordinazione e la padronanza fisica sugli oggetti;
  • affinano il suo gusto estetico e lo incentivano a maturare opinioni di spessore e qualità.

Ovviamente, anche i grandi gioveranno degli identici benefici e riusciranno ad affrontare la vita con una luce speciale ed una forza interiore più salda.

CONCLUDENDO…

Questi prodigiosi risvolti dell’arte, la rendono un meraviglioso toccasana per l’anima e il corpo e un mezzo prezioso in ogni fase della vita, dall’infanzia all’età adulta. Fa bene proprio a tutti: è salutare, terapeutica, stimolante e, fattore non meno importante, è densa di magnetico fascino.

A questo punto, mi sovvengono dei meravigliosi versi della poetessa Martha Rivera Garrido che, nella sua significativa poesia “Non innamorarti di una donna che legge”, è riuscita a delineare la figura dell’Artista, esaltando il suo pathos e la sua visceralità.

NON INNAMORARTI DI UNA DONNA CHE LEGGE

Non innamorarti di una donna che legge,

di una donna che sente troppo,

di una donna che scrive…

Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.

Non innamorarti di una donna che pensa,

che sa di sapere e che inoltre è capace di volare,

di una donna che ha fede in se stessa.

Non innamorarti di una donna che ride

o piange mentre fa l’amore,

che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più,

di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose),

o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.

Non innamorarti di una donna intensa, ludica,

lucida, ribelle, irriverente.

Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.

Perché quando ti innamori di una donna del genere,

che rimanga con te oppure no, che ti ami o no,

da una donna così, non si torna indietro.

Mai.

 

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