Ultime Notizie

“IL DIALOGO COME RELAZIONE INTERCULTURALE”-DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO

2.038

“Dialogare è rispettare l’altro, coglierlo come un altro da sé e farlo echeggiare nell’Io, in modo da riattivare le ragioni, le forme, le prospettive…Un dialogo nasce dall’ASCOLTO (reciproco) che attraversa l’incontro, ma vi si dispone come principio etico, come tecnica il dialogo esige regole e regole vissute, interiorizzate; come valore e fine e non come strumento, e in quanto fine riconosce che è nella transazione dialogica che si attua la comprensione e lo spostamento di prospettive.”

( Cambi)

 

Redazione-La riflessione antropologia, sociale, culturale, politica e giuridica con e tra le culture, volgono verso tutte quelle dinamiche familiari e sociali per un proficuo dialogo costruttivo.

Come sostiene Galli, si tratta di “fissare una pedagogia della famiglia che passa attraverso il terreno della immigrazione multiculturale”.

La relazione interculturale avviene tra scambio e incontro. L’educazione familiare è un’occasione per costruire intercultura e realizzare comunicazione per stabilire dei legami con la cultura che accoglie, costruendo integrazione nella differenza, delineandosi dentro una cultura di  accoglienza, relazione e identità (scambio/dialogo).

Clara Silva, nella sua opera “Dall’Incontro alla Relazione” parte da un’analisi della condizione familiare meglio definita mettendo in luce l’accoglienza delle famiglie come diritto fondamentale“SPAZIO-INCONTRO”.

Questo “Spazio” è la MEDIAZIONE e il DIALOGO che significa star-di-fronte per CONOSCERSI, rispettarsi, convivere, collaborare. INCONTRO tra etnie e culture diverse, che avviene attraverso l’ASCOLTO/DIALOGO posti sul principio di RECIPROCITA’

Riflettere intorno ai problemi delle famiglie immigrate ci aiuta a capire meglio che cos’è lo “Spazio dell’INCONTRO” che sta nel cuore stesso dell’INTERCULTURA creando una società più giusta ed equilibrata attraverso una convivenza basata sul reciproco riconoscimento e la collaborazione integrata alla diversità.

C.Silva, riflette attorno all’immigrazione in Italia, contrassegnata da un variegato universo di persone (donne, uomini, minori) che hanno contribuito a modificare il territorio con una crescita notevole nella composizione della società;

Questa trasformazione della popolazione immigrata fa emergere due importanti segmenti: 1. quello rappresentato dalla FAMIGLIA e  2. Quello composto dai MINORI.

L’Italia diventa il luogo prescelto per mettere le radici e progettare il futuro. Viene individuato il Paese dove:

  1. Migliorare la condizione ECONOMICA per il futuro rientro nel Paese di origine
  2. La terra dove progettare una nuova esistenza;

IL MUTAMENTO è accompagnato da una serie di trasformazioni nell’immigrato a cominciare con le RELAZIONI SOCIALI, Istituzioni , quotidianità con gli autoctoni, uffici, ospedali ecc. E’ necessario comprendere i BISOGNI di integrazione che partono dalla responsabilità degli operatori. Vanno INTERPRETATI i problemi e le strategie più efficaci da adottare. Vanno sostenuti i BISOGNI IMMIGRATI  fatte di differenze sociali, culturali, religiose, la considerazione di tutte quelle barriere con gli autoctoni.

La ricerca empirica che si basa sull’esperienza non guidata da presupposti metodici mira a ricostruire il percorso migratorio delle famiglie ponendo attenzione al fenomeno del RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE osservandone le difficoltà burocratiche e sociali che accompagnano il PROCESSO DI FORMAZIONE e la ricomposizione della famiglia. Qui, l’accoglienza si propone come basilare verso le tre chiavi di apertura; relazione, mediazione, dialogo.

I dati sul rapporto tra Istituzioni scolastiche e famiglie mostrano i molti aspetti da considerare.

L’immigrazione in Italia nel corso degli anni’90 si trasforma per la presenza sempre più massiccia di nuclei familiari. La specificità dei gruppi culturali diventa sempre più visibile. Si avverte la necessità di elaborare nuove proposte formative ed operative nei confronti delle nuove famiglie.

La legge n. 493/86 mostra  il diritto a farsi ricongiungere dal coniuge e dai figli rimasti in Patria, il diritto alla maternità delle donne immigrate.

La Legge  N. 489/95 (Decreto Fini), perfeziona il ricongiungimento familiare. La legge n.40/98 (Turco-Napolitano) mostra una maggiore attenzione al Diritto all’unità familiare. Essa ha concesso a tutti gli immigrati regolarmente soggiornati con REDDITO, ALLOGGIO e PERMESSO non inferiore a un anno il Diritto di RICONGIUNGIMENTO con il coniuge, i figli minorenni e con i familiari entro il terzo grado.

La Legge n. 189/2002 (Legge Bossi-Fini) mostra come il ricongiungimento familiare subisca modifiche restrittive. Il ricongiungimento familiare diventa possibile quando non si trovano altri figli nel paese di origine con possibilità di provvedere al loro sostentamento. E’ stato cancellato definitivamente il diritto a farsi ricongiungere da parenti a carico o inabili al lavoro entro il terzo grado. Sono richiesti due principali requisiti: un alloggio idoneo e un reddito adeguato. Le difficoltà sono rappresentate dalla diffidenza dei proprietari delle abitazioni nei confronti degli inquilini.

Le numerose problematiche che s’incontrano, fanno riferimento alla sofferenza dell’immigrato (inserimento – abbandono del proprio paese, alla burocrazia, all’indebolimento dei valori, alla carenza di socializzazione, alle difficoltà del compito educativo, alla scarsa padronanza della lingua, alla precarietà economica).

IL PROCESSO D’INTEGRAZIONE, passa sempre attraverso IL DIALOGO continuo e una costante negoziazione con la società d’arrivo:

  1. sostegno alla famiglia
  2. acquisizione di strumenti linguistici e culturali
  3. introduzione di Mediatori

C.Silva, affronta il sistema interculturale attraverso una prospettiva trifocale, posta in essere tra relazione, mediazione e dialogo. LA RELAZIONE è un’azione FONDAMENTALE dell’orientamento formativo ed interessa tutte le discipline.

Canevaro ha affermato che “tutti sanno che cos’è una relazione”, proprio perché la relazione umana non esige una chiarificazione concettuale.

La centralità del soggetto in formazione, porta con sé la  DIMENSIONE RELAZIONALE.

L’evento educativo in qualunque contesto (famiglia,scolastica, extrascolastica) è sempre il risultato di una condivisione e di uno scambio di esperienze, conoscenze, progetti tra educando ed educatore.

Oggi la Pedagogia favorisce la RELAZIONE INTERSOGGETTIVA del soggetto in formazione. Nell’educazione troviamo i concetti di sostegno, aiuto, orientamento, empowerment.

Le finalità educative mostrano valori etico-morali. Nella dimensione relazionale l’educando va reso il protagonista.

L’AGIRE SOCIALE si configura come un processo che coinvolge due o più soggetti orientando reciprocamente il loro agire e influenzandone le motivazioni (teoria della relazione di Rimmel,Weber,Parsone,Mead).

L’attenzione alla dimensione comunicativa è il pilastro della relazione funzionale. I soggetti pur interagendo e comunicando fanno fatica a costruire una relazione produttiva che dia significato al loro stare insieme. Il concetto di RELAZIONE va ripensato soprattutto nell’evento del multiculturalismo, quando si aggiungono pregiudizi accompagnati da rappresentazioni stereotipate.  La Relazione va ripensata pedagogicamente in tutti i contesti della vita sociale a cominciare da quello familiare per arrivare a quello interculturale. RELAZIONE si riduce spesso a un semplice entrare in contatto. La storia del genere umano offre troppe testimonianze di incontri sterili. Occorre COSTRUIRE un nuovo MODELLO di RELAZIONI UMANE che presiedano l’INCONTRO TRA SOGGETTI O CULTURE, fondare la RELAZIONE sulla  RECIPROCITA’, attuare strategie di MEDIAZIONE. LA COMUNICAZIONE è il mezzo della relazione  e la MEDIAZIONE può essere intesa come strategia formativa

IL MEDIATORE è visto come quell’AGENTE di CONNESSIONE tra due partner  che portano con Sé una relazione potenziale e che dunque non sono in realtà estranei e in conflitto tra loro.

La mediazione interculturale, scaturisce dal bisogno di riempire uno spazio vuoto dovuto all’incapacità di comprendersi. La mediazione linguistica-culturale viene spesso giustificata a partire dal fatto che immigrati e autoctoni non si comprendono tra loro.

La mediazione, ricerca gli elementi comuni attivando la relazione e il dialogo.

Bibliografia

Clara Silva, “Dall’incontro alla relazione”, Ed. Unicopli,2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti

commenti

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.