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APPUNTAMENTO CON LE STORIE: LA FAMIGLIA ROSSETTI (SECONDA PARTE)

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Redazione- Gabriele Rossetti (padre) per quasi tre anni rimase a Malta, dove svolse le sue attività di improvvisatore e insegnante di lingua e letteratura italiana. Era tuttavia ancora perseguitato e ricercato dai Borboni. Nel gennaio 1824 dovette lasciare definitivamente l’isola mediterranea.

La nave inglese che lo aveva portato a Malta, la Rockfort, il 7 aprile dello stesso anno lo condusse a Londra, meta di tanti altri esuli italiani, vittime della repressione seguita ai moti del 1820-21. Durante la sosta nel golfo partenopeo Sir Graham Moore fece un estremo seppur vano tentativo di perorare la grazia per lui (presso il re).

Rossetti portava con sé il manoscritto contenente la redazione definitiva di Iddio e l’uomo, un’opera di riflessione politico-religiosa che avrebbe avviato una fase d’intenso impegno ideologico e letterario.

Nel primo periodo della sua permanenza a Londra Gabriele conobbe Gaetano Polidori, uomo di lettere, ex-segretario di Vittorio Alfieri, stimato maestro d’Italiano. La familiarità e l’amicizia con Polidori produssero un significativo cambiamento nella sua vita: nell’aprile del 1826 ne sposò (prima con rito cattolico e poi anglicano) la secondogenita, Maria Francesca Lavinia, ragazza colta e raffinata.

Da questa unione nacquero in meno di quattro anni Maria Francesca, Dante Gabriel, William Michael e Christina, destinati − chi più, chi meno − a rivestire ruoli di primo piano nelle vicende dell’arte inglese del secondo Ottocento.

William Michael nei suoi Ricordi affermò con convinzione che la famiglia Rossetti era unita e indivisibile, il centro del mondo, cioè una coalizione di forze interscambiabili, un nucleo di reciproche intese. In quel padre esule, venerato dai figli, e viceversa, nell’amore e nell’orgoglio paterno verso le sue creature, c’era la consapevolezza di appartenere a una stirpe, di essere uniti e diversi al contempo, di respirare la stessa aria, di parlare un identico linguaggio, di riconoscersi, alla luce di una formazione comune, anche solo attraverso un gesto, una parola, un cenno segreto.

I Rossetti conservarono in territorio inglese quella struttura patriarcale dalle lontane origini meridionali: un clan, insomma, in cui ciascuno interpretò il suo ruolo rispettando l’identità dell’altro. Gabriele, il patriarca, da un lato, con la moglie Francesca Maria Lavinia, secondogenita di Gaetano Polidori; dall’altro la cucciolata dei figli: Maria Francesca, divenuta suora e divulgatrice del culto dantesco, Dante Gabriel con la sua personalità prorompente e poliedrica, William Michael, il cosiddetto «uomo normale», storico di famiglia, e l’esile Christina, poetessa spirituale e repressa.

Dall’approdo in Inghilterra e fino agli anni 1842-43, quando ebbe i primi segni di cedimento fisico per l’insorgere di alcune malattie, Gabriele Rossetti fu notevolmente assorbito dai suoi studi e dall’appassionata difesa delle sue teorie contro i detrattori che non mancarono. Nel 1831 fu nominato professore di “Italian Language and Literature” presso il King’s College di Londra. La sua attività principale però restavano le lezioni private.

Tentò più volte di rientrare in Italia dopo l’ascesa di Ferdinando II al trono del Regno di Napoli, nel 1832,  che aveva fatto sperare molti esuli, e dopo la fiammata rivoluzionaria del 1848. In entrambi i casi, però, le speranze di un ritorno in patria furono vanificate dal precipitare degli eventi.

Gabriele Rossetti, intanto, recuperando un interesse che probabilmente risaliva alla sua giovinezza vastese e napoletana, portò a compimento la prima parte di una complessa riflessione sulla Commedia di Dante:

Non a Londra, ma in Napoli e forse in Vasto − scrive Teodorico Pietrocola Rossetti nella sua biografia − il Rossetti concepì l’idea di un commento analitico sulla Divina Commedia, in cui avesse potuto svolgere la scienza arcana della politica e della religione di Dante …”.

La pubblicazione del primo volume del “Comento analitico” gli diede molta notorietà e gli procurò nuovi amici. Tra questi il gentiluomo scozzese Charles Lyell, uomo di scienza e raffinato cultore di Dante, con cui Rossetti avviò un rapporto di fraterna amicizia e collaborazione e che fu, tra l’altro, padrino di battesimo di Dante Gabriel.

Ammalatosi gravemente, Gabriele Rossetti condusse gli ultimi anni di vita in un progressivo e rapido decadimento fisico che gli causò non poche sofferenze. Alla cecità si aggiunsero ripetute paralisi che lo ridussero in misere condizioni. Morì a Londra il 26 aprile 1854.

A lungo il suo nome sarebbe rimasto legato alle vicende del Risorgimento italiano e agli aneliti liberali per cui egli aveva pagato un prezzo umanamente alto, con le persecuzioni di cui fu vittima e con l’esilio. Non è un caso se Giosué Carducci, approntando nel 1861 una celebre antologia della poesia civile rossettiana, gli rese omaggio quale vate della libertà e dell’Unità d’Italia.

Maria Francesca fu divulgatrice del culto dantesco. La sua opera A shadow of Dante fu pubblicata nel 1871 e fu salutata da James Russell Lowell come “di gran lunga il commento migliore mai apparso in inglese”. Divenne suora anglicana nel 1874 ed entrò nel convento anglicano della Society of All Saints.  A lei la sorella Christina dedicò il poema Goblin Market.

Frutto di profonda conoscenza del testo dantesco, A shadow of Dante assorbe molti degli elementi tipici del dantismo vittoriano, a cominciare dall’idea che Dante fosse “the central man of all the world”. Maria Francesca Rossetti scrisse “Dante è un nome non limitato nello spazio e nel tempo. Non l’Italia, ma l’Universo è il suo luogo di nascita; non il XIV secolo ma tutto il Tempo è la sua epoca”.

William Michael Rossetti, che assieme al fratello Dante Gabriel fu uno dei fondatori e l’organizzatore del Movimento dei Preraffaelliti, fu definito da Mario Praz l’uomo normale dei Rossetti. Condusse una vita appartata e riflessiva, ma non per questo meno importante.

Per far fronte alle necessità economiche della famiglia verificatesi dopo la morte del padre, William Michael decise di soffocare le proprie inclinazioni artistiche, divenendo funzionario dell’Agenzia delle entrate britannica, presso la Somerset House situata lungo il Tamigi. Nel 1874 sposò Lucy Madox Brown, figlia del celebre pittore Ford Madox Brown.

Numerosi furono i suoi viaggi in Italia, tra cui ricordiamo, il soggiorno a San Remo nel 1887, durante il quale fu testimone del terribile terremoto che scosse la terra ligure.

Fonte: I ROSSETTI – ALBUM DI FAMIGLIA – DOCUMENTI, TESTIMONIANZE, IMMAGINI, a cura di Gianni OLIVA – Casa Editrice CARABBA, 2010

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