PREMIO STREGA| EMANUELE TREVI E LE SUE DUE VITE
Redazione- Su queste pagine abbiamo parlato recentemente del Premio Strega e degli altri premi letterari che in questi mesi vanno concludendo le loro edizioni che regalano emozioni e riconoscimenti , per alcuni di loro da più di mezzo secolo. Emanuele Trevi e le sue due vite in aggiunta, possiamo dire, sono i” vincitori “ della 75a edizione , perché le” Due vite” il libro con il quale Trevi ha ottenuto il maggior numero di voti sono due vite in aggiunte alla sua alle quali dedica appunto la cura, l’amore, l’emozione di un ricordo .
Emanuele Trevi è il vincitore della LXXV edizione del Premio Strega con 187 voti per ‘Due vite’ (Neri Pozza), rispettando così le previsioni della vigilia che lo davano come favorito. Al secondo posto Donatella Di Pietrantonio con ‘Borgo Sud’ (Einaudi), 135 voti, e al terzo Edith Bruck con ‘Il pane perduto’ (La nave di Teseo), 123 voti. Al quarto posto Giulia Caminito con ‘L’acqua del lago non è mai dolce’ (Bompiani), 78 voti, e al quinto Andrea Bajani con ‘Il libro delle case’ (Feltrinelli), 66 voti. Il premio è stato consegnato da Giuseppe D’Avino, presidente di Strega Alberti Benevento, storico sponsor del liquore abbinato al riconoscimento fondato da Maria e Goffredo Bellonci nella serata di giovedì 8 luglio 2021 .
Giuseppe Russo , Direttore editoriale Neri Pozza scrive : “La vittoria di Emanuele Trevi con il suo Due vite alla LXXV edizione del Premio Strega ci pare importante e ci rallegra per tre ragioni fondamentali. La prima concerne il Premio stesso. L’esito di questa edizione accresce, infatti, l’insostituibile ruolo che il Premio Strega ha nella costruzione di un canone della nostra letteratura, poiché, nell’albo d’oro del concorso, il nome di Trevi va certamente ad aggiungersi a quello degli scrittori le cui pagine sono già parte integrante della storia della nostra letteratura. La seconda ragione concerne Trevi stesso. La sua vittoria rappresenta un prestigioso e meritato riconoscimento per uno scrittore unico nel panorama della letteratura italiana contemporanea, un autore capace di unire profondità di temi a limpidezza e bellezza di stile. La terza riguarda Neri Pozza. È per me motivo di particolare gioia e, oserei dire, di orgoglio che Trevi abbia vinto con Neri Pozza, una casa editrice storica dell’editoria italiana che, sin dal secondo dopoguerra, ha contribuito non poco all’affermazione di autori che hanno scritto la storia della letteratura italiana».
Emanuele Trevi in “Due vite “ edito da Neri Pozza , “tratteggiando, con affetto, le vite dei due amici, persegue una ricerca narrativa fondata sulla memoria e, al contempo, rende un sentito omaggio a due i scrittori italiani di grande talento . Un libro che, all’apparenza, si presenta come il racconto di due vite, quella di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori prematuramente scomparsi qualche tempo fa e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia. Trevi ne delinea le differenti nature: incline a infliggere colpi quella di Rocco Carbone per le Furie che lo braccavano senza tregua; incline a riceverli quella di Pia Pera, per la sua anima prensile e sensibile, cosi propensa alle illusioni. Ne ridisegna i tratti: la fisionomia spigolosa, i lineamenti marcati del primo; l’aspetto da incantevole signorina inglese della seconda, così seducente da non suggerire alcun rimpianto per la bellezza che le mancava.”
Per il vincitore della LXXV edizione del Premio inizia nei prossimi giorni lo Strega Tour: 10 luglio, Il Libro Possibile, Polignano; dal 15 al 18 luglio, Festival Armonia del Salento, Alessano; 23 luglio, Festival Letterature, Roma; 29 luglio, Una montagna di Libri, Cortina d’Ampezzo; 30 luglio, Marciana Marina, Elba; 26 agosto, Benevento Città Spettacolo; 27 agosto, La città dei lettori, Firenze; 28 agosto, Festival delle Emozioni, Terracina. (di Paolo Martini) .(1)
Il Premio Strega Giovani è stato consegnato a Edith Bruck, mentre Giulia Caminito ha ricevuto lo Strega Off. Il concorso di idee indetto da Bper Banca e rivolto alle venti Accademie di Belle Arti statali nazionali per la
realizzazione di una scultura ispirata al mestiere di scrivere e all’importanza della promozione della lettura è stato vinto da Liang Yue, dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, che ha ricevuto una borsa di studio. La propria opera, una piuma in bronzo a forma di “S”, è stata donata ai cinque autori finalisti.
La giuria del Premio era composta dai 400 Amici della domenica, a cui si aggiungono 240 voti espressi da studiosi, traduttori e intellettuali italiani e stranieri selezionati da 30 Istituti italiani di cultura all’estero e 20 tra voti dei lettori forti selezionati dalle librerie indipendenti distribuite in tutta Italia e voti collettivi espressi da scuole, università e gruppi di lettura, tra cui i circoli costituiti presso le Biblioteche di Roma. Numerosi gli scrittori entrati a far parte quest’anno del gruppo degli Amici della domenica: Silvia Avallone, Daniele Mencarelli, Premio Strega Giovani 2020, Giorgio Nisini, Matteo Nucci e Laura Pugno.
Neri Pozza,l’editore di “ Due vite è una storica casa editrice italiana nata nel primissimo dopoguerra dall’editore omonimo, ex partigiano, che da fine anni Ottanta è stata acquisita dal Gruppo Athesis, proprietario di diversi importanti quotidiani e tv locali nell’area veneto-lombarda ha al suo attivo altri quattro autori nelle finali degli anni 1957, 2003, 2017, 2018.
Davide Turrini e Ilaria Mauri scrivevano il 14 marzo 2021 su Il Fatto quoitidano sul libro Due vite di Emanuele Trevi : “Perché noi viviamo due vite, entrambe destinate a finire: la prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene”. Emanuele Trevi non vuol far scappare via e depositare nel “Nulla” le tracce dei defunti scrittori, e amici vicinissimi, prossimi, Pia Pera e Rocco Carbone. In Due vite (Neri Pozza) è come se per desiderio inconscio impellente e per sfida letteraria, tentasse un’arrampicata scoscesa tra le vette raggiungibili ma da evitare dell’emozionalità personale e quelle più irte e aguzze del filosofeggiare sull’assenza. Il più cupo, fragile, bipolare Carbone, autore di una manciata di folgoranti romanzi tra fine novanta e inizio duemila, inseguito da quelle “furie” che lo ossessionavano senza tregua. Pera, “signorina inglese” che traduceva dal russo Pushkin e Cechov, avventuratasi in una Lolita in soggettiva respinta con sdegno dall’erede di Nabokov, e infine protagonista di successo di un giardinaggio in prima persona come forma di letteratura. Trevi scansa la confidenzialità del chiacchiericcio didascalico per cercare una dimensione del discorso dura e distaccante. La forma sembra aggrapparsi più al filo della critica letteraria che alla svenevole descrittività del dettaglio fraterno. Sovrabbondano i sofismi rispetto al dato reale, vagolano qua e là sprazzi di periodi incantevoli e surreali (“come se un corpo fosse capace di sudare cristalli o coriandoli”, p.75; il “dizionario del volto” dei personaggi da descrivere, p.87), e anche se in controluce s’intravede la grazia letteraria, umana, esistenziale degli amici perduti, troneggia un io autocensorio, angosciato, trattenuto che schiaccia e filtra le vite degli altri diventando (suo malgrado?) protagonista assoluto. “
“Non è importante creare l’eterno, l’importante è allungare la memoria”. Come ha spiegato Francesco Piccolo, che lo ha candidato, il libro “racconta delle sconfitte e delle euforie, dei litigi e dei gesti indimenticabili, delle notti romane; e parla del dolore di averli persi” ed è un modo di tenerli sempre vicini attraverso “Le storie, la memoria, la riflessione, le divagazioni e la distrazione”. Per capire l’importanza che Trevi dà alla scrittura come possibilità di ricordo, a un certo punto del libro, parlando della sua amicizia con Carbone e Pera scrive: “Ne deduco che la scrittura è un mezzo singolarmente buono per evocare i morti, e consiglio a chiunque abbia nostalgia di qualcuno di fare lo stesso: non pensarlo ma scriverne, accorgendosi ben presto che il morto è attirato dalla scrittura, trova sempre un suo modo inaspettato per affiorare nelle parole che scriviamo per lui”.
Emanuele Trevi è nato a Roma nel 1964, era già arrivato in cinquina dieci anni fa con il libro ‘Qualcosa di scritto’ (Ponte alle Grazie) giunto poi al secondo posto, a soli due voti dal vincitore Alessandro Piperno con il suo “Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi” (Mondadori). Nella sua lunga carriera lo scrittore ha pubblicato “I cani del nulla” (Einaudi 2003), “Senza verso. Un’estate a Roma” (Laterza 2004), “Il libro della gioia perpetua” (Rizzoli 2010), “Qualcosa di scritto” (Ponte alle Grazie 2012), “Il popolo di legno” (Einaudi 2015) e “Sogni e favole” (Ponte alle Grazie 2019).
Stefano Velotti sulla rivista Gli asini scrive : “le due vite del titolo sono quelle degli amici Rocco Carbone, morto a Roma nel 2008, a quarantasei anni, in un incidente stradale, e quella di Pia Pera, morta nel 2016 a sessant’anni, di Sla, nella sua casa di San Lorenzo a Vaccoli, circondata dal suo amato giardino. Autore di saggi critici e di sette romanzi il primo, slavista e autrice poliedrica di narrativa e saggistica la seconda. Nel racconto di Trevi, però, le due vite del titolo si moltiplicano subito, dato che noi tutti “viviamo due vite, entrambe destinate a finire: la prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene”. Questa seconda vita postuma, allora, è come una manciata di sassi gettati in uno stagno dai confini indefiniti, con cerchi che si allargano e si intersecano ben oltre le pagine di qualsiasi libro, ma che senza i libri perderebbero consistenza. Ogni scrittura che si rispetti è una metonimia, una parte per il tutto, e ha ragione Trevi a dire che “la scrittura è un mezzo singolarmente buono per evocare i morti”, che altrimenti vagherebbero soltanto in ricordi, sogni e rimorsi. Ecco, anche la presenza del rimorso è uno di quei cerchi generati dalla vita postuma di Rocco e Pia: lo aveva scritto Cesare Garboli – evocato in più forme da Trevi, qui e altrove – che in ogni amicizia c’è un rimorso. Ma credo che alla base di ogni rimorso dicibile e circoscrivibile, di quelli che segnano le nostre amicizie – quel rimorso di non aver detto le parole che ora vorremmo dire a chi non può più ascoltarle –, ci sia un rimorso più informe, che vive dell’illusione che le parole possano colmare la lacuna che ora ci tormenta, in realtà sempre incolmabile. È un rimorso che nasce dalla fantasia che si possa dire tutto. Proprio la scrittura, invece, testimonia il fatto che tutto non può mai essere detto, come sapevano Rocco Carbone, approdato a una prosa scarnificata fino all’osso, e Pia Pera, con la testimonianza del suo ultimo libro, Al giardino ancora non l’ho detto, sobrio, delicato, tagliente.(2 )
Continua Velotti : “Non è la prima volta che Trevi si fa “propaggine” e “protesi”, tra i vivi, dei morti, ma qui il confronto è tra coetanei o quasi, e la vita dell’autore e dei suoi coetanei compresi in quei cerchi che si intersecano nello stagno di una stessa stagione è ancora in gioco: è inevitabile constatare, allora, con un genuino sconcerto lapalissiano, di aver “compiuto l’età esatta in cui Pia si è ammalata” o di aver superato “abbondantemente” gli anni di Rocco. Di qui l’idea che “i nostri amici sono anche questo, rappresentazioni delle epoche della vita che attraversiamo come navigando in un arcipelago dove arriviamo a doppiare promontori che ci sembravano lontanissimi, rimanendo sempre più soli, non riuscendo a intuire nulla dello scoglio dove toccherà a noi, una buona volta, andare a sbattere”. Lo sconcerto o lo stupore di essere ancora in vita è un altro modo di chiedersi che cosa stiamo facendo di noi stessi.”
Rocco Carbone (Reggio Calabria, 20 febbraio 1962 – Roma, 18 luglio 2008) Originario di Cosoleto (Reggio Calabria) si laurea in lettere a Roma presso l’Università degli Studi La Sapienza, con una tesi su I Malavoglia di Verga e vince un dottorato di ricerca presso l’Università di Parigi I Panthéon-Sorbonne. Si dedica quindi con fortuna alla critica letteraria per poi approdare, poco più che trentenne, alla narrativa. Nel 1993 esordisce con il romanzo Agosto, nel quale si caratterizza subito per una prosa lucida e straniante, che coinvolge i lettori senza mai cedere a compiacimenti o puntare a facili artifici letterari. Nel 1996 viene pubblicato Il comando, seguito nel 1998 da L’Assedio, nel 2002 da L’Apparizione e nel 2005 da Libera i miei nemici, sofferta analisi psicologica che declina il tema del terrorismo con quello più privato di un complesso rapporto tra fratelli. Pubblica articoli e racconti sulle riviste Nuovi Argomenti, Linea d’ombra, Paragone e L’indice. Collabora alla Repubblica, L’Unità e a Il Messaggero.Una precisa scelta etica lo aveva portato nel 1998 alla decisione di rinunciare alla carriera universitaria per insegnare presso la scuola femminile del carcere romano di Rebibbia, un’esperienza che lo coinvolgerà profondamente, e che in parte emergerà anche nei suoi romanzi.
Mentre sta preparando l’uscita del suo ultimo lavoro, Per il tuo bene, muore a Roma in un incidente stradale a bordo della sua moto nella notte tra il 17 e il 18 luglio 2008[1]. Il romanzo uscirà poi postumo nel 2009.
Pia Pera Figlia del giuslavorista Giuseppe Pera, e della filosofa Elvira Genzone Pera, fu allieva di Isabel de Madariaga: divenne quindi professoressa di letteratura russa all’università di Trento, svolgendo in pari tempo attività di traduttrice dal russo di autori classici e contemporanei. Tradusse l’ Eugenio Onegin di Puškin e Un eroe del nostro tempo di Michail Lermontov. Scrisse vari libri di narrativa e saggistica e negli ultimi anni anche di giardinaggio, arte a cui si era appassionata e di cui curò una rubrica settimanale sulla rivista Diario e la rubrica apprendista di felicità sul mensile Gardenia, dal 2007 fino alla morte. Nel 2007 contribuì alla realizzazione di Pia come la canto io, concept album di Gianna Nannini basato sulla figura di Pia de’ Tolomei. Malata dal 2012 di sclerosi laterale amiotrofica, morì nel 2016 all’età di 60 anni[2].
Ma è lo stesso Emanuele Trevi che in un intervista del marzo 2021 a Flavia Piccinini su HUFFPOST cos’ risponde ad alcune domande :”Quale l era il rapporto che legava il vostro trio?”” C’era una complicità disinteressata. La capacità di volere il bene dell’altro senza condizioni. Anche nel momento in cui ciò che l’altro desiderava non coincideva alla propria visione della vita. Ci sono tante persone generose, ma sono poche quelle che ti seguono anche quando pensano che il bene per te sia un altro.””Cosa l’ha attirata verso Pia Pera ai tempi della vostra amicizia?””Era incantevole. Una persona con cui passavo un tempo bello. Scrivere di lei ha rallentato il libro, perché il femminile è più complesso per un maschio. Era un’incarnazione particolarissima della femminilità. Sentivo questa sua presenza che mi diceva sempre, come quando eravamo ragazzi, che io arrivavo a delle conclusioni affrettate.”
Emanuele Trevi sempre in quella intervista a proposito di Pia Pera dice : “Per raccontare di Pia Pera ho riletto tutte le nostre conversazioni, e così mi sono preparato a scrivere di lei. Ma in questo libro ho riversato tutto quello che ho imparato dalla letteratura e dal giornalismo. Con gli anni mi sono reso conto che, per me, la scrittura sui giornali è stata una grande palestra: ho imparato dagli articoli quello che sono. In modo molto colpevole, negli anni non ho mai tenuto un diario. Un giorno lo dissi a Marco Belpoliti, e lui mi rispose che sbagliavo: il mio diario erano i miei articoli.” E continua così riflettendo anche su se stesso : “Quando finii di fare il dottorato, avevo già vinto un concorso per la scuola. I miei genitori pensavano che dovessi continuare a studiare. Ma non mi interessava. Mi interessava di più fare l’avventuriero, inseguire cose infantiloidi, cose che mi tenessero più libero. Ho fatto degli errori, ma mi sono sempre guadagnato la vita. E poi ho avuto un dono dalla sorte.” “Quale?” “La capacità precoce di adattarmi. Il mio talento non è scrivere, ma l’adattamento nel senso darwiniano. Questo mi ha portato sempre a guardare ai miei personaggi come persone più autentiche di me, in quanto più restie o incapaci ad adattarsi. E questo, allo stesso tempo, l’ho sempre sentito come una specie di senso di colpa.” “Perché?” “Perché non voglio guai, perché sono sempre docile alle pressioni del mondo. E perché non ho un sentimento tragico dell’esistenza. La mia storia è una galleria di disadattati. Ma questa cosa, che all’inizio ho vissuto come un limite, mi ha permesso di creare uno spazio narrativo. L’adattato guarda al disadattato. Il mio limite umano è diventato un problema di tecnica narrativa. Anche da ragazzino stavo dietro a degli amici coraggiosi, ma poi il sasso, io, non lo tiravo.” (3)
Dunque “È in questo senso che il romanzo procede- come scrive Marta Olivi – sempre ritornando sul tema della transitorietà e della caducità della nostra “prima vita”, quasi a volerci costantemente ricordare della necessità di andare oltre la materia. Ai piccoli quadri della vita dei protagonisti si alternano riflessioni sulla transitorietà del tempo insita, ad esempio, nella fotografia, che, lungi dall’”immortalare” un momento, non fa altro che fornirci la testimonianza della mortalità di ogni cosa. Lo stesso vale per i nostri ricordi: possiamo fidarci delle nostre fugacissime impressioni, che sbiadiscono ogni giorno che passa? Tanto vale, dunque, smettere di aggrapparci ai simulacri della prima vita e, nel voler sentire di nuovo vicini chi non è più con noi, spostarci alla seconda. È in questa seconda vita che Rocco Carbone e Pia Pera rivivono come personaggi letterari, guadagnandosi l’affetto di lettori sconosciuti non tramite fotografie e ricordi spacciati per verità inconfutabili, ma tramite il ricordo dei loro libri, del loro modo di vedere la realtà, l’orto di Pia, le idiosincrasie di Rocco. Trevi sa di non poter farli rivivere. Ma con questo libro, li colloca per sempre nell’immortalità vera della seconda vita, quella letteraria, dello spirito, a cui ogni scrittore tende nel
momento in cui si dedica alla decantazione della realtà tramite le parole” (4)
( 1) https://www.adnkronos.com/premio-strega-2021-vince-emanuele-trevi_1YuM833Tviuz4Q6Qj4ThUd
(2 ) https://gliasinirivista.org/pia-pera-e-rocco-carbone-due-vite-raccontate-da-trevi/
(4 ) https://www.criticaletteraria.org/2021/03/emanuele-trevi-due-vite-neri-pozza.html
