VIVERE OGGI LA MEMORIA DEL PASSATO
Redazione- Una tarantella napoletana , cantata da una infinità di cantanti napoletani tra cui Fausto Cigliano Roberto Murolo, Gabriella Ferri, Giacomo Rondinella, Jimmy Roselli, Peppino di Capri, Carlo Buti, Massimo Ranieri, Mario Maglione fino a Claudio Villa , racconta nei suoi versi scritti da Peppino Fiorelli e musicata da Nicola Valente , di una coppia di sposi che va in giro per Napoli con il vestito della festa . Un giro in carrozzella appena dopo la liberazione dall’occupazione nazifascista in una città che conserva evidenti segni della guerra. Criticata da alcuni come un qualunquistico invito all’oblio (scurdammoce ‘o passato) e tacciata di superficialità (basta che ce sta ‘o sole), la canzone riprende il detto popolare chi ha avuto…chi ha dato… raccontando della voglia di rinascita e di lasciarsi gli eventi della guerra alle spalle.
“Basta ca ce sta ‘o sole,/Ca c’è rimasto ‘o mare,/Na nénna a core a core,/Na canzone pe’ cantá…
Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto…/Chi ha dato, ha dato, ha dato…/Scurdámmoce ‘o ppassato,/Simmo ‘e Napule paisá!” sono i versi intensi di questa canzone che ancora oggi si sente cantare di cui Olivia Spencer sul sito Pulcinella dice : “Simmo ‘e Napule paisa’ è infatti un autentico capolavoro. Ha un testo intenso, a tratti struggente. È un continuo alternarsi di emozioni contrapposte: tristezza e gioia, sconforto e speranza. Perché se è vero che nel ritornello c’è l’invito ad accontentarsi del sole, del mare e dell’amore è anche vero che nelle strofe c’è tutta la sofferenza ed il tormento di un popolo messo in ginocchio da un evento così nefasto. (….)Ma Simme ‘e napule paisà sucitò non poche polemiche nella società italiana del tempo, sia tra gli intellettuali che a livello politico. Si usciva infatti da vent’anni di fascismo e tanti (milioni) erano gli Italiani che avevano apertamente appoggiato il regime; una situazione quantomeno “imbarazzante”. Ed allora, soprattutto da parte di coloro che invece il regime lo avevano combattuto, quel verso finale “chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammece ‘o passato…” fu interpretato come un vergognoso invito alla dimenticanza; un appello qualunquista all’oblio; l’incitamento per un indiscriminato colpo di spugna!” ( 1)
Un testo che come dicevamo racconta una storia semp0licissima, un giro in carrozzella per Napoli anche se capace a suo tempo di alimentare ella sua semplicità capace una forte tensione emotiva .Suscitò quella storia cantata e musicata consenso ma anche rigetto . In quest’ultimo caso la contrastarono con accanimento : “ coloro che avevano avversato, per quanto possibile, il fascismo, intendendo l’appello: “Scurdámmoce ‘o ppassato”, come un invito ad obliare tutte le gravi colpe del regime. Anche se probabilmente non avevano letto attentamente tra le righe del testo, perché l’intento di Peppino Fiorelli era solo quello di incitare il popolo napoletano a rialzare la testa e a gioire delle piccole soddisfazioni che la vita ancora regalava. Certo le parole “Basta ca ce sta ‘o sole…”, introduzione del famosissimo ritornello, possono trarre in inganno. Eppure il sole e il mare oltre che l’amore, elemento presente da sempre nella tradizione musicale napoletana, sono le uniche gioie che la guerra ha lasciato ai protagonisti della canzone. Il ricordo dei cari perduti e le lacrime sul viso di una signora sono chiari riferimenti alla penosa situazione in cui versava Napoli.” (2)
Qualcun altro invece ,esprimendo consenso, sostenne che era una specie di inno di ripresa e ripartenza dopo il periodo oscuro della guerra . Un inno che , perdonate l’accostamento ( e forse la sproporzione del paragone tra la tragedia bellica di quel tempo e la tragedia pandemica che stiamo vivendo, anche se anche per la pandemia si è parlato molte volte di guerra ),sembra essere il tema e l’inno della ripartenza. Di questa ripartenza che si profila nel dopo Covid, quando si cominciano a vedere riaperture che fanno sperare in un cambiamento positivo. Un inno che in questi tempi sembra essere fortemente avvincente . In questi tempi in cui si parla sempre di “ripartenza.”
Ma è soprattutto il finale della canzone che ci fa pensare ad un modo utile ( non so ) per pareggiare i conti .Materiali e morali alla ricerca di un equilibrio che spesso tarda ad arrivare e provoca appunto scompensi sia materiali e morali. Che stanno poi all’origine di tutte quelle contese che animano il nostro vivere quotidiano sia come individui che come gruppi e in generale come società.
Un finale che di questi tempi può essere inutile e dannoso proprio come l’accusa mossa al tempo della prima esecuzione della canzone e che applicato proprio alla “ripartenza “ ,dopo questo periodo di pandemia ,suscita forti perplessità . Perchè la parte finale della composizione esorta alla perdita della memoria ,alla rimozione , alla rinuncia ad essere quello che si è e che si fa. Forse un modo scaramantico di buttarsi tutto alle spalle che poi in molte situazioni è un modo che non rimanere sommersi e schiacciati dalla realtà. Una rimozione della memoria forse utile anche in termini neurologici perché permette di rimuovere traumi a volte insuperabili ma inutile al processo storico che appunto in un continuum ci porta ad essere quello che siamo in un determinato momento che è il famoso “ qui ed ora”.
Non parlo della storia personale che è un altro discorso da quello che voglio fare qui, ma parlo della Storia di un paese che appunto spesso dimentica quella Storia. In termini di società , di paese di nazionale, di popolo, non è utile dimenticare la pro pria storia. Ma purtroppo la si dimentica quando si scorda il processo storico compiuto per arrivare ad essere nazione: quando si scorda di essere multiculturale e multirazziale per gli apporti nei secoli di popolazioni e stirpi che hanno invaso e soggiornato sul suo territorio ; quando si scorda di essere il risultato culturale di decine e decine di generazioni che ne hanno plasmato il volto e hanno dato un’essenza proprio al nocciolo dell’essere e del “sapere e dovere essere” in un determinato contesto .Quello che è ,pure esso comunque, frutto di quel lavoro dell’uomo che ha plasmato il suo ambiente non solo naturale e fisico ma anche mentale e culturale per arrivare ad una condizione di vita che permettesse il soddisfacimento di una serie di bisogni da quelli materiali a quelli spirituali. Insomma un cammino che ha portato, attraverso un serie di processi collegati ma anche a volte autonomi ad esprimere un senso della vita appunto in questo paese.
Allora qui voglio continuare a parlare di quello che ci scordiamo spesso, di quello che dimentichiamo quando affrontiamo l’esame e il dibattito che se ne fa attorno ad argomenti che animano il nostro presente e che potrebbero determinare il nostro futuro. Per dire che loa memoria del passato è uno dei pochi strumenti di connessione, anzi di interconnessione tra quello che le generazioni passate hanno vissuto e quello che stiamo vivendo noi oggi .
Per esempio parlando dell’attuale pandemia da covid 19 che ha visto infettarsi centosessanta milioni di persone nel mondo con una mortalità di tre milioni di persone ; in Italia con quattro milioni di contagiati, centoventitremila morti dall’inizio della pandemia , ci scordiamo spesso che questa situazione non è nuova da affrontare e che in passato altre pandemie hanno condizionato la vita del paese e che probabilmente l’attuale esperienze deve servirci per affrontare le prossime pandemie , in quanto i cosiddetti spillover, i salti di virus da animali agli uomini ,potranno essere più frequenti. Che i virus sono “natura” e che la natura, malgrado il lieto fine di certe avventure, è dura e pura nelle sue manifestazioni anche spiacevoli.
Come pure ci scordiamo come sono state sempre combattute le pandemie compresa quella terribile nel nostro paese del 1348. In un Europa apripista dell’epidemia che arriva con le rotte commerciali la quarantena era l’unico sistema di contrasto e difesa. Ebbe anche quella pandemia degli eroi come i medici e gli infermieri di oggi .Furono chiuse taverne ed osterie. Milano rimase in lockdown per anni . Le autorità decretarono ed elargirono sostegni ai cittadini . Così che la storia di ripete a favore degli smemorati .
Continuiamo allora ricordando per esempio il processo di unificazione di stati e staterelli in una nazione ,quell’Italia pensata, desiderata e voluta da quell’idea di risorgimento che pose nella unità d’Italia la sua ragione di essere .
Varie idee concorsero alla formazione dell’idea di “nazione italiana” che si svilupparono secondo un processo che non può definirsi lineare e coerentemente definito . Sulla scena si ritrovarono protagonisti , fenomeni e programmi diversi mossi da ideologie e caratteristiche come quelli romantico nazionalisti,republicani, protosocialisti, massoni, anticlericali, liberali,monarchici, filo sabaudi e papalini, laici e clericali . A fianco delle mire espansionistiche di casa Savoia , di liberazione dall’occupazione austriaca in Lombardia e Veneto dentro un accelerato processo di rivoluzione tecnico industriale che richiedeva l’eliminazione della frammentazione territoriale per competere con Stati liberali che offrivano appunto un modello di Stato nazionale . Analogamente appunto a quanto avvenuto in realtà europee come Francia , Spagna e Gran Bretagna .
Dopo l’unità d’Italia i governi della Destra furono assorbiti da problemi gravi e urgenti come l’organizzazione dello Stato unitario, il brigantaggio, la cosiddetta arretratezza nel mezzogiorno ,l’insicurezza dei confini orientali,le ricorrenti crisi economiche ,la questione romana ,l’isolamento diplomatico. Per dire che ogni epoca ha i suoi guai. Compreso quello dell’analfabetismo che nell’Italia del 1961 erano il 78 per cento mentre un altro 10 per cento si poteva considerare semianalfabeti. Un tema che ci ricorda la condizione della scuola oggi e il lavoro che è stato fatto per raggiungere alcuni standard che non vanno assolutamente abbassati. Un lavoro che ci ricorda come bisogna tornare ad investire nella scuola e nella ricerca dal punto di vista finanziario ma anche umano e soprattutto in termini di visione strategica per un diverso futuro dei giovani di oggi .
Di quel processo e di tutto quello che è costato quella unificazione noi ci siamo scordati molte volte nel corso dei decenni successivi . E ce ne siamo scordati quasi subito fin dal momento in cui abbiamo voluto piegare intere comunità con la legislazione di emergenza suscitata dal cosiddetto brigantaggio .E ce ne siamo dimenticati quando durante il processo di regionalizzazione che ha istituito questi enti abbiamo cercato il frazionamento, il campanilismo, la supremazia . E ce ne scordiamo oggi quando ogni regione per molti versi e in molti settori va per conto proprio animata forse da interessi elettorali, ragioni di parte. Così come è accaduto nella marcia per contrastare il coronavirus attraverso misure di disparità tra le regioni e tra le varie zone delle stesse regioni .E ce ne dimentichiamo quando parliamo di federalismo , quel federalismo che abbiamo esaminato in altre pagine di questa rivista e che potrebbe diventare uno scompenso vitale.
Temi e problemi quelli in parte elencati che abbiamo solo voluto citare perché avrebbero bisogno di ben altro spazio per un approfondimento fino ad arrivare al problema del multiculturalismo e multi razzismo .Un tema quest’ultimo controverso, divisivo, profondamente sofferto per alcuni , che richiama l’attenzione su una Italia del “melting pot” che si fa fatica ad ammettere . Un paese che attualmente come afferma l’Atllante della Treccani : “ è un Paese multiculturale, che ospita 50 diverse nazionalità che contano ciascuna più di 10.000 residenti. La popolazione straniera costituisce l’8,4% e vive prevalentemente nel Centro-Nord, dove supera il 10%, mentre al Sud supera di poco il 4%. In Lombardia si ha la percentuale più alta (20%), mentre le città più ‘varie’ sono Milano (18,8%), Firenze (15,6%) e Roma (13,1%). I cittadini naturalizzati sono passati da 35.000 nel 2006 a 224.000 nella stima per il 2017: nel 2016 la quota più alta di acquisizione di cittadinanza ha riguardato albanesi, marocchini e rumeni. Tra le comunità più numerose vi sono quelle romena, albanese, marocchina, cinese, ucraina, filippina, indiana e moldava: ciascuna di esse ha modelli insediativi e composizione familiare peculiari. I filippini, per esempio, tendono a insediarsi soprattutto nelle grandi città; i marocchini, che sono una comunità di vecchio insediamento, hanno una diffusione omogenea su tutto il territorio; i cinesi, inizialmente concentrati per lo più a Milano, Firenze, Prato e Roma, si sono diffusi anche altrove; i romeni sono concentrati soprattutto nel Centro-Nord e in particolare a Roma. Alcune comunità, inoltre, hanno una maggiore propensione a creare famiglie con gli italiani: si tratta in particolare di donne ucraine, polacche, moldave, russe e cubane; altre comunità, invece, quelle asiatiche e africane in particolare, tendono a unirsi tra compaesani. “ (3)
Insomma un discorso complesso perché mette sotto la lente di ingrandimento secoli di storia . Un discorso che però propone la memoria di un passato come fondamento per permetterci di vivere il presente .
Un presente che assiste ad un paese in decadenza ,malgrado si parli di ripresa e resilienza; un paese confuso, spaccato a metà sulle grandi questioni , in cui funziona poco e nulla; pieno di diseguaglianze ,con intere generazioni di giovani lasciate in totale abbandono ( non solo povertà materiale ma anche culturale),con una criminalità che mina alla base l’economia insieme naturalmente all’evasione fiscale; una giustizia lentissima che non riesce a recuperare l’immagine e il ruolo e l’autorevolezza che le competono e sotto la minaccia di una perdita di autonomia;un paese con una sinistra completamente frantumata in mille rivoli che non riesce a farsi portatrice delle istanze dei più deboli e una destra incongruente se non per quello che riguarda la perenne campagna elettorale e il gioco appunto degli interessi elettorali e quindi esclusivamente di parte. Ma un paese soprattutto in preda e quindi vittima di “ cattivi Maestri”. E sono proprio le sirene di questi “Maestri” che suonano a distesa in questo paese che va loro dietro perdendo la rotta dentro una costellazione di nebulose di un gas veramente venefico. Perché l’opinione di quei cattivi maestri veicolata attraverso il talkshow , i vari programmi televisivi , i fogli di giornali della carta stampata , i social , i siti web , riducono la scienza, la politica, l’economia, la storia, la statistica ad una immemore condizione di straniamento. Quello che appunto prende il sopravvento quando il presente non riesce a tenere in debito conto la memoria del passato . Un passato che conta .
Un’amara e impietosa diagnosi e contestazione quella che mi sono permesso di fare nelle righe qui sopra . Prima o poi doveva accadere,verrebbe da dire .. Ma la domanda conseguente è : che cosa abbiamo fatto per evitare che accadesse .Non è facile capire come funzionano certe cose e la domanda più frequente che siamo costretti a farci è ancora un’altra : possibile che le cose vadano così? A volte sconsolatamente il punto interrogativo diventa un punto esclamativo. Una constatazione per la quale alla fine l’espressione diventa “ così stanno le cose “.
Certo qualcuno potrà anche dire e in parte può essere vero che tutto va bene in questo paese e parafrasando Candido affermare che è meglio coltivare il proprio orticello per cercare la felicità piuttosto che guardare al mondo che ci circonda. Perché la fuori c’è un mondo che comunque ci condiziona e di cui dobbiamo tenere conto. E purtroppo non sempre abbiamo un Pangloss che ci viene in aiuto. ( 4)Tutto va bene , tutto andrà bene è uno slogan molto sentito che ha permesso di affrontare difficoltà con uno spirito sufficientemente combattivo .
Niente va bene però se continuiamo l ‘elenco delle smemoratezze che potrebbe essere lungo. Smemoratezze che hanno portato ad anni di deriva. E anche qui gli esempi potrebbero essere tanti anche se bisogna limitarsi nella esposizione perché alcuni sono fortemente indicativi della valenza ideologica, altri di quella strumentale, altri ancora di quella proprio concreta e pratica che significa appunto lo sguardo non oltre il proprio naso.
Che arrivano a risultati come per esempio lo smantellamento della politica con il taglio dei parlamentari senza riforma elettorale; allo smantellamento della scuola e della sanità facendo tra gli insegnanti le prime vittime del risparmio economico , della pretesa parità di bilancio, delle politiche europee di austerità di cui non riusciamo a fare memoria . Una scuola in cui addirittura la resistenza degli insegnanti , che dura ormai da un ventennio, ha forse dovuto capitolare di fronte alla DAD ,la didattica a distanza, in cui viene negato l’atteggiamento scientifico dell’istruzione che è quello di “studiare” e viene promosso l’atteggiamento tecnico che è quello “ magico”.
Una perdita di memoria che ha portato all’espropriazione della competenza, della eccellenza, della conoscenza e del sapere che vengono buttati via arrivando fino ad un passo nel dire che solo l’ignoranza è innocenza perché la classe dirigente viene giudicata proprio sulla sua incompetenza e cattivo uso del sapere quando lo ha.
Una memoria che invece in questo momento di ripresa potrebbe aiutarci per esempio a dare un contenuto alle parole “ cambiamento”,” ripresa” . La verità è che questo è un paese che ama tanto la “parola” per se stessa ma spesso svuotata dai suoi contenuti .Per esempio quando parla la lingua del presunto cambiamento non riesce a riempire questa parola di contenuti ma soprattutto non riesce a darle un senso in termini politici e culturali . Nel costruire dunque il percorso di questo cambiamento si avvale di termini astrusi o estremamente innovativi perché in realtà non vuole cambiare veramente le cose . Perdere la sicurezza dell’evasione fiscale, della raccomandazione, che si oppongono al cambiamento significa rinunciare e affossare le lobby e mantenere un sistema così com’è.
C i sono poi parole che assumono significati diversi a secondo delle storie che le raccontano come famiglia, lavoro, istruzione e formazione, libertà. E ci sono parole fatte apposta per incitare all’odio in una specie di dizionario dei sinonimi senza contrari .Una ferocia verbale che non fa parte della tradizione italiana ma che negli ultimi tempi sta annullando il senso della stessa umanità ,per esempio nei confronti dei migranti, senza fare niente per la effettiva sicurezza a cui si richiama. Con un estremo quello del populismo che è specializzato nell’additare un nemico e quindi a dividere il paese indicando ad una parte del paese l’altra parte come proprio nemico. Tanto che lo spazio dei social che abbiamo sempre ritenuto uno spazio di libertà, in realtà è divenuto uno spazio di “ conformismo” . Certo possiamo domandarci chi alimenta l’odio politico sui social e perché in quella sede non si riesce a gestire il conflitto .Perchè forse gestire il conflitto è cedere ( ma non tutti sono disposti a farlo ) di fronte all’aggressione ,anche se per fargli perdere l’equilibrio , come accade nelle arti marziali. Ce lo ricorda Gianrico Carofiglio in un suo libro dal valore pedagogico “Della gentilezza e del coraggio” in cui ci ricorda che “… la qualità della vita democratica scaturisce innanzitutto dalla capacità di porre e di porsi buone domande, dalla capacità di dubitare. E questo vale tanto per chi il potere ce l’ha quanto, forse soprattutto, per chi apparentemente non ce l’ha. Cioè noi. Perché i cittadini hanno un potere nascosto, che li distingue dai sudditi e che deriva proprio dall’esercizio della critica e dunque della sorveglianza.”
Perdere la memoria o meglio non riuscire a vivere il presente con la memoria del passato è dunque una specie di “messaggio dell’imperatore” come ce lo racconta Kafka. Il messaggio è stato scritto dall’imperatore in punto di morte e affidato a un messaggero che non riuscirà mai a far recapitare il messaggio perché non troverà mai l’uscita del palazzo.In questo presente dobbiamo assolutamente trovare “ l’uscita dal palazzo “. Ed è quello che ho voluto auspicare con le riflessioni che ho proposto e con gli esempi ( giudichi il lettore ) calzanti o meno, proprio nel la necessità
di fare del passato il fondamento del presente .
(1) https://pulcinella291.forumfree.it/?t=70716604
(2 ) Valerio Iovane Simme e Napule paisà : la canzone della rinascita partenopea . https://storienapoli.it/2015/05/28/simme-e-napule-paisa-la-canzone-della-rinascita-partenopea/
( 3 ) Enciclopedia Treccani .it
(4) I riferimenti sono al Candido di Voltaire come capostipite di una serie di riflessioni che hanno continuamente aggiornato e attualizzato il viaggio di Candido fino ad arrivare ne cito uno per tutti al Candido di Sciascia
