SINISTRA, DIRITTO DI CRITICA, LOTTA ALLA PANDEMIA E DOVERE DI VACCINARSI
Redazione- E’ un problema della sinistra. Quello dell’arte del dubbio. Quello dell’arte di indagare ,di approfondire, di interrogarsi . Quello di criticare in questo particolare momento della vita del nostro paese in piena lotta alla pandemia e con un piano vaccinale su cui si conta molto per una svolta risolutiva. Soprattutto quando si parla di scienza applicata alla politica. Anche se è proprio della scienza avere dubbi ,indagare, approfondire. Due arti, scienza e politica che a un certo punto collimano nel metodo e restituiscono una versione della realtà che è piena di grigi e quasi mai , compresa la vita che fa parte della realtà,fatta o solo di bianco o solo di nero.
Ecco una piccola riflessione, quella appena fatta , che seppure sinteticamente abbozzata ci permette di parlare della critica dell’esistente. Soprattutto in questo momento in cui, per esempio, ci troviamo immersi nel pantano di una infezione che non accenna a circoscriversi e a rallentare i suoi effetti e stiamo sperando nell’arma del vaccino come possibile elemento di traino per arrivare ad una immunità di gregge che permetterebbe di avere qualche sollievo , almeno dal punto di vista della salute e di conseguenza per la stessa economia..
Un momento in cui la sinistra dovrebbe riappropriarsi del pensiero “ differente” lasciato come monopolio ( specialmente sulla rete ) agli oppositori del sistema. Dove per sistema intendo la forma di democrazia a difesa della quale è schierata da sempre la sinistra. Perché, proprio in riferimento alla riflessione sul vaccino ( strumento che diventa in questo momento sicuramente essenziale, considerato come stanno andando le cose in altri paesi come in Israele e Regno unito dove si è proceduto e si sta procedendo alla vaccinazione di milioni di individui ) ,la sinistra ha lasciato campo pieno e piena delega a negazionisti,antiscientifici,no vax, possibilmente fascisti e trumpiani facendo correre il rischio a chi si permette di esprimere qualche dubbio sui vaccini ( che si pone fuori per un attimo dal mainstream di “osanna -salvezza “ di questo strumento perché ne vuole capire la composizione, la produzione, il commercio l’efficacia e gli eventuali danni collaterali; solo per chiarezza e non per altro essendo convintamente a favore dei vaccini ) di essere accomunato dentro quel pensiero che ha poco a che fare proprio con la legittima espressione del dubbio.
Un dubbio che , per esempio, percorre appunto quella strada che ci ha portato al vaccino e alla decisione di produrlo e distribuirlo da parte delle multinazionali del farmaco con la politica che abbiamo visto in queste settimane applicare dalle stesse in termini di rispetto dei contratti firmati e di altri comportamenti su cui si potrebbe discutere a lungo. E proprio in riferimento a questi comportamenti , allora il problema è : si può legittimamente dubitare senza essere “ stigmatizzati” sul fatto che sui vaccini sappiamo poco . E malgrado la documentazione fornita dalle case farmaceutiche,sul fatto che sappiamo poco di quella decina di migliaia ( solo per alcune sperimentazioni ,in altre il numero può essere considerato esiguo ) di volontari e sui sette mesi di sperimentazione,possiamo esprimere delle perplessità .Un numero ancora troppo basso e un tempo ancora molto breve .E’ questa una realtà. Nessun farmaco sarebbe stato autorizzato a queste condizioni. Eppure con il vaccino anticovid è stato fatto un “atto di fede” nella scienza,quella che dubita ma anche quella che sostiene da tempo che la strada per la realizzazione di un vaccino , per controbattere i virus di Sars 2, era segnata dalla sperimentazione in tal senso fatta con le precedenti pandemie. Non si è cominciato dal nulla. Ci sono alle spalle anni di sperimentazioni e soprattutto c’è la scoperta di due premi nobel sul Rna messaggero che è poi solo per così dire “ la scoperta” o “l’invenzione” di una tecnica . Una semp0lice tecnica come quella che ha invaso , si fa per dire, il nostro mondo e la nostra vita quotidiana . Rinuncereste alla vostra macchina del caffè, all’ascensore per evitare le scale, all’automobile per raggiungere vari luoghi di lavoro e di svago,al vostro telefonino per comunicare , a internet ai social per le vostre ricerche e i vostri contatti. E l’elenco potrebbe essere sterminato. Sono certo non rinuncereste a tutto questo. E con tutte queste opportunità tecniche vi sentite al sicuro . E allora perché essere estremamente preoccupati fino a rifiutarlo ( dubbiosi si ) per un vaccino che rappresenta un miracolo della scienza e che comunque mette sempre sul piatto la sua “convenienza” nel bilancio dei decessi a causa della malattia per covid 19, il cui elenco si è allungato a dismisura.
La sinistra che dovrebbe essere il cane da guardia dei comportamenti dei potenti , comprese dunque le multinazionali , rischia di essere conformista , di schierarsi a difesa dell’esistente ,rallentando il cambiamento che sta all’interno di un passaggio che probabilmente sta segnando la fine di un’epoca. L’esistente in campo vaccinale è la stragrande potenza delle multinazionali che nell’esperienza che stiamo vivendo superano le prerogative degli stati stessi e dispongono a loro piacimento. Senza contare di quello che è accaduto storicamente in questo settore dove le multinazionali hanno conservato la proprietà dei brevetti per almeno due decenni .
Spiega infatti Vittorio Agnoletto, medico e professore a contratto all’Università degli Studi di Milano, dove insegna “Globalizzazione e Politiche della Salute” e referente per l’Italia dell’’iniziativa dei cittadini europei “No profit on pandemic “ che tende a rendere disponibili vaccini e cure farmacologiche per tutti, nel più breve tempo possibile, superando le limitazioni su brevetti e proprietà intellettuale, utilizzando clausole già presenti nei trattati internazionali: “ Tutto dipende dagli accordi TRIPs, firmati il primo gennaio 1995 dall’Organizzazione mondiale del Commercio (Wto, World Trade Organization). Questi accordi valgono per materie di ogni tipo, in questo caso sui farmaci, e stabiliscono che ogni azienda farmaceutica che mette sul mercato un nuovo farmaco o un nuovo vaccino ha il brevetto in esclusiva per 20 anni. Questo vuol dire poter agire per un ventennio in una situazione di monopolio: poter decidere dove, come e quando produrre e anche cosa fare del brevetto. Per esempio autorizzando qualcun altro, attraverso un accordo commerciale tra la propria azienda e un’altra, a produrre un vaccino o un farmaco: è quello che Pfizer sta facendo ora con Sanofi.”(1)
Tanto che si è arrivati al punto che proprio in questi giorni in sede Wto alcune nazioni africane tra cui il Sud Africa hanno rivendicato la necessità di liberalizzare i brevetti dei vaccini per permettere ai paesi più poveri di accedere a questo rimedio per le infezioni da Covid 19. In quella sede non si è riuscito a trovare una soluzione perché alla richiesta si sono opposti i paesi occidentali tra cui quelli europei che “a chiacchiere “ avanzano l’idea di “donare” vaccini anticovid al terzo e quarto mondo ma dopo , molto dopo , aver vaccinato i propri cittadini .
In riferimento a questo tema la sinistra dovrebbe esprimersi chiaramente e proprio in riferimento ai comportamenti delle multinazionali, la sinistra dovrebbe alzare la voce anche rispetto allo sfruttamento dei lavoratori di questo settore e dovrebbe porsi nettamente davanti al problema che abbiamo appena riferito. Quello della distribuzione dei vaccini. In una situazione che vede concretamente fare il pieno da parte dell’Europa e degli Usa ,facendo restare a secco l’Africa e Sudamerica ,mentre in Asia si aspetta.
E sempre in termini di sanità è il caso per esempio, tornando ai problemi di casa nostra di pensare ad una sanità pubblica diversa. La sinistra dovrebbe guardare ad un Sistema sanitario Nazionale sostenuto da una fiscalità generale il più possibile proporzionato al reddito individuale come prevede la Costituzione . Si tratta in questo caso di adottare tutte le forme di prestazione gratuite per garantire la salute anche con livelli essenziali di assistenza garantiti da strutture pubbliche . In questo sistema il privato, a differenza di quello che accade attualmente, dovrebbe essere “extra” e il servizio pubblico dovrebbe essere autosufficiente nelle modalità, nei tempi, nelle risorse , per assicurare le prestazioni richieste . Inoltre guardare ad un Sistema sanitario nazionale in cui la medicina del territorio e sul territorio non dovrebbe assicurare solo la cura ma anche e soprattutto la prevenzione. Tutto collegato alla questione della tutela dell’ambiente e della lotta all’inquinamento che sono garanzia di salute. Saldando così due aspetti della vita concreta, personale e pubblica,alla esigenza di creare un servizio sanitario comune in una Europa che proprio oggi pone nelle sue priorità proprio l’ambiente e lo sviluppo verde.
Probabilmente non è però solo sui vaccini e sull’attuale contingenza che si deve lavorare per tornare ad una funzione critica da parte della sinistra .Per meno mercato della salute, molto più Stato , cura e prevenzione. Con una priorità che la sinistra dovrebbe mettere fortemente in evidenza :la creazione di una industria farmaceutica pubblica ( per esempio a livello europeo ) i cui prodotti devono essere esenti da brevetti e disponibili per tutti i popoli della terra. La ricerca scientifica è oggi monopolio delle case farmaceutiche così che nel sud del mondo le persone non possono usufruire di quei farmaci mentre nel nord del mondo posso usarne perché molto spesso pagati, spesso a costi insostenibili dagli Stati, come è avvenuto per il vaccino anti Covid 19. In questo caso gli Stati hanno finanziato con miliardi la ricerca e la produzione e al dunque i vaccini sono stati anche “ ricomprati” sempre dagli enti pubblici di quegli stessi Stati.
In questo settore la sinistra qualcosa ha fatto. Ha lanciato in ambito europeo l’Iniziativa dei cittadini europei Right 2 cure No profit on pandemic che chiede alla Commissione di tutelare la salute di tutti .
Ma la sinistra non solo in Italia dovrebbe alzare la voce anche in riferimento alla condizione delle Rsa determinando la loro scomparsa nella forma che conosciamo verso un sistema di welfare che della vecchiaia faccia una risorsa e non solo un peso . Attraverso una assistenza domiciliare efficiente ed efficace con la creazione di migliaia di posti di lavoro con risvolti di professionalità competenza, sperimentazione e ricerca per molti giovani in cerca di una stabilità lavorativa .
Sinistra ,diritto di critica , dovere di vaccinarsi è il titolo della nostra riflessione .Abbiamo visto come la sinistra si sia o non si sia mossa all’interno di un contesto in cui il diritto di critica e l’espressione del dubbio dovrebbe permeare le azioni fino alla stessa ricerca scientifica . E abbiamo detto che la sinistra ha abdicato a volte al suo compito proprio come “ cane da guardia del potere “.
Cosa che è stata possibile perché la sinistra non ha nel nostro paese fatto i conti con la sua storia . Che è quella dei rapporti tra PSI e PCI di un tempo, dell’influenza sovietica su PCI e del ruolo di un partito ( di cui ricorre il centenario della nascita) nato rivoluzionario, sulla spinta della Rivoluzione di Ottobre ,che ha contribuito a mantenere in piedi una delle democrazie più vive d’Europa . Saltando la tentazione che è quella che ogni rivoluzione ha di sterzare verso una “forma” di regime di qualunque colore esso sia. Un partito di sinistra che ha lottato per l’egemonia della classe operaia e che si ritrova dopo cento anni dalla sua nascita e dopo ventuno anni dalla sua trasformazione in tutt’altro a dover rispondere ad una domanda, ovvero quanto abbia conservato della sua natura rivoluzionaria e quanto questa si sia trasformata in riformismo e socialdemocrazia. Un conto difficile da fare perché riapre ferite dovute a scissioni, compromessi ed altre vicende che non è il caso qui di esaminare perché il conto è ancora da fare.
Una sinistra dunque che però non riesce a fare i conti con la sua storia Ci provano a fare questi conti alcune opere letterarie come “AristoDem” ovvero “discorso sui nuovi radical chic” di Daniela Ranieri per Ponte Alle Grazie, corrosiva rappresentazione dei tic e dei cliché “di una pseudo-intellighenzia”; come “Le catene della sinistra” di Claudio Cerasa, edito da Rizzoli, una documentata critica a “lobby, interessi, azionisti occulti di un potere immobile”, a una grande forza politica prigioniera del giustizialismo, dei “poteri forti” bancari, d’un sindacato conservatore che non sa affrontare il dramma dei giovani senza lavoro. Oppure come il romanzo pubblicato da Einaudi, con cui Francesco Piccolo ha vinto l’ultimo Premio Strega. Il titolo esatto è “Il desiderio di essere come tutti”. E nelle pagine c’è la storia della “vita pura: io e Berlinguer” e della “vita impura: io e Berlusconi”. Vicenda collettiva, nell’Italia dagli anni Settanta a oggi. Come prova a fare Walter Veltroni in “Quando c’era Berlinguer”, un libro Rizzoli nato in contemporanea con l’omonimo film. “Ricordati di vivere”di Claudio Martelli, Bompiani, il punto di vista d’un leader del Psi ai tempi di Craxi. O come “Quando si pensava in grande”di Rossana Rossanda, Einaudi.
Poi ci sono sempre i conti che proponeva di fare Marco Gervasoni nel suo libro di qualche anno fa : La guerra delle sinistre. Socialisti e comunisti dal ’68 a Tangentopoli (Marsilio, pagg. 197, euro 19). Gervasoni analizza in quel libro , passo dopo passo, il dispiegarsi della sfida finale che decide delle sorti della sinistra italiana. Una sfida che è iniziata con la scissione di Livorno del 1921. Consumata rottura sul tema del destino del capitalismo e sui compiti che spettano alla sinistra si è combattuta un’ininterrotta partita che ancora non si conclude .
All’inizio di questa riflessione abbiamo detto che la sinistra ha lasciato campo pieno e piena delega a negazionisti,antiscientifici,no vax, possibilmente fascisti e trumpiani facendo correre il rischio a chi si permette di esprimere qualche dubbio sui vaccini ( che si pone fuori per un attimo dal mainstream) di essere accomunato dentro quel pensiero che ha poco a che fare proprio con la legittima espressione del dubbio.
Dunque è anche possibile dubitare dei vaccini ma la sinistra dovrebbe assolutamente affermare la positiva morale che sta dietro la vaccinazione che è dunque di due specie .
Abbiamo affermato l’importanza dei vaccini per combattere la pandemia e abbiamo riflettuto sulla conseguenza più dolorosa di tale pandemia che è quella di migliaia di vittime. Va detto che da tempo si discute sul fatto che in tutto il mondo questi morti appartengono sproporzionatamente alle minoranze e ai ceti più poveri. Per questo va garantito e affermato il primo principio etico che dovrebbe guidare la somministrazione del vaccino. Una somministrazione disponibile per tutti gli abitanti della terra , gratuita e quindi egualitaria. Che sono gli stessi principi che probabilmente dovrebbero aiutarci a capire l’atteggiamento individuale verso i vaccini che è il risultato di molti fattori : caratteristiche della società e gruppo di appartenenza ,credenze personali ,valori morali e politici.
Ovvero capire che se ogni nostro atto nella lotta contro la pandemia è insieme privato e pubblico, perché ha una valenza nello stesso tempo individuale e collettiva,ebbene moralmente siamo tenuti a vaccinarci .
Lo afferma anche il Comitato Nazionale per la Bioetica (Cnb) della Presidenza del Consiglio dei Ministri : “Il vaccino anti Covid-19 è “un ‘bene comune’, la cui produzione e distribuzione a favore di tutti i Paesi del mondo” non può essere lasciata alle leggi del mercato.” “Così come le aziende farmaceutiche devono assumere la propria responsabilità sociale. Serve poi raggiungere una copertura ottimale, senza escludere “l’obbligatorietà in caso di emergenza”, soprattutto in alcune categorie. E garantire un’informazione corretta.”
Sono queste, in sintesi, le indicazioni contenute nel documento del Comitato pubblicato il 2 dicembre 2020 “I vaccini e Covid-19: aspetti etici per la ricerca, il costo e la distribuzione” , approvato nel corso della seduta plenaria del 27 novembre. Il parere – che è stato curato dal presidente del Cnb Lorenzo d’Avack e dal vicepresidente vicario Laura Palazzani, avvalendosi dei contributi di Cinzia Caporale, Silvio Garattini e Luca Savarino – nel dettaglio intende “proporre una riflessione etica generale sul tema dei vaccini con particolare riferimento alla ricerca, alla produzione e alla distribuzione nell’ambito della pandemia Covid-19, partendo dalla consapevolezza delle condizioni di incertezza sul piano scientifico ed epidemiologico sul virus.”
Dunque ecco il panorama , non certamente esaustivo, non certamente comprensivo di tutti gli aspetti della vita del nostro paese ( manca all’appello tutto il mondo dell’economia, della finanza, della vita sociale, della comunicazione di massa, l’istruzione, la formazione dei giovani, il mondo del lavoro, la cultura) su cui la sinistra dovrebbe tornare ad esprimersi con diritto di critica. Una critica che significa entrare concretamente dentro le questioni e organizzarne la riflessione in contraddittorio con le altre visioni delle cose del mondo , in particolare con la destra alla quale sembra a volte aver lasciato non lo spazio legittimo di esercizio delle proprie idee ma il sopravvento avendo risposto con esitazione, debolezza, poca perseveranza a volte “ sciatteria.
In questo momento una riflessione che riconsiderasse appunto il compito della sinistra non poteva non partire dalle condizioni di pandemia che viviamo , dallo scenario della produzione e distribuzione dei vaccini che sembra essere lo strumento ( insieme a tutti gli altri che abbiamo messi in campo ) che sicuramente può garantire prevenzione e protezione contro la malattia che è poi anche garanzia per un ritorno alla normalità anche per l’economia del nostro paese. Una riflessione che non poteva non tener conto di proporre il dovere morale e la necessità di vaccinarsi . Una prima riflessione dunque con l’impegno di ritornare a riflettere sui temi e i compiti appunto della sinistra quella di oggi ma anche con un occhio a quella di ieri tanto per capire che cosa ha preparato l’oggi e che cosa potrebbe essere il domani .
(1) https://www.ilsole24ore.com/art/i-vaccini-sono-troppo-pochi-ecco-soluzione-ADhCpDHB
