CHE ALTRO SI PUO’ FARE? LE RICETTE DI SERGIO MATTARELLA E MARIO DRAGHI
Redazione- Questo il discorso integrale del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prima dell’annuncio della convocazione di Mario Draghi al Quirinale pubblicato da Ansa . “Ringrazio il presidente della Camera dei deputati per l’espletamento impegnato, serio e imparziale del mandato esplorativo che gli avevo affidato. Dalle consultazioni al Quirinale era emersa come unica possibilità di governo a base politica quella della maggioranza che sosteneva il governo precedente. La verifica della sua concreta realizzazione ha dato esito negativo”.”Vi sono adesso due strade fra loro alternative: dare immediatamente vita a un governo, adeguato a fronteggiare le gravi emergenze presenti, sanitaria, sociale, economica-finanziaria, ovvero quella di immediate elezioni anticipate. Questa seconda strada va attentamente considerata perché le elezioni rappresentano un esercizio di democrazia. Di fronte a questa ipotesi ho il dovere di porre in evidenza alcune circostanze che oggi devono fare riflettere sull’opportunità di questa soluzione”.”Ho il dovere di sottolineare come il lungo periodo di campagna elettorale e la conseguente riduzione dell’attività di governo coinciderebbe con un momento cruciale per le sorti dell’Italia”. “Sotto il profilo sanitario, i prossimi mesi saranno quelli in cui si può sconfiggere il virus oppure rischiare di esserne travolti. Questo richiede un governo nella pienezza delle sue funzioni, per adottare i provvedimenti via via necessari, e non un governo con attività ridotta al minimo, come è inevitabile in campagna elettorale. Lo stesso vale per lo sviluppo decisivo della campagna di vaccinazione, da condurre in stretto coordinamento fra lo Stato e le Regioni”..”Sul versante sociale, fra l’altro, a fine marzo verrà meno il blocco dei licenziamenti, e questa scadenza richiede decisioni e provvedimenti di tutela sociale adeguati e tempestivi, molto difficili da assumere da parte di un governo senza pienezza di funzioni, in piena campagna elettorale”. “Entro il mese di aprile va presentato alla Commissione europea il piano per l’utilizzo dei grandi fondi europei ed è fortemente auspicabile che questo avvenga prima di quella data di scadenza, perché quegli indispensabili finanziamenti vengano impegnati presto. E prima si presenta il piano, più tempo si ha per il confronto con la Commissione. Questa ha due mesi di tempo per discutere il piano con il nostro Governo, con un mese ulteriore per il Consiglio europeo per approvarlo. Occorrerà quindi successivamente provvedere tempestivamente al loro utilizzo per non rischiare di perderli”.”Un governo dall’attività ridotta non sarebbe in grado di farlo. Per qualche aspetto, neppure potrebbe e non possiamo permetterci di mancare questa occasione fondamentale per il nostro futuro”.“Va ricordato che dal giorno in cui si sciolgono le Camere, a quello delle elezioni, sono necessari almeno 60 giorni.Successivamente ne occorrono poco meno di 20 per proclamare gli eletti e riunire le Camere. Queste devono nei successivi giorni nominare i propri organi di presidenza. Occorre quindi formare il Governo e questo per operare a pieno ritmo deve ottenere la fiducia di entrambe le Camere. Deve inoltre organizzare i propri uffici di collaborazione nei vari ministeri. Dallo scioglimento delle Camere nel 2013 sono trascorsi quattro mesi, nel 2018 sono trascorsi cinque mesi. Si tratterebbe di tenere il nostro Paese con un Governo senza pienezza di funzioni per mesi cruciali, decisivi per la lotta alla pandemia, per utilizzare i finanziamenti europei e per far fronte ai gravi problemi sociali. Tutte queste preoccupazioni sono ben presenti ai nostri concittadini, che chiedono risposte concrete e rapide ai loro problemi quotidiani”.”Credo che sia giusto aggiungere una ulteriore considerazione. Ci troviamo nel pieno della pandemia, il contagio del virus è diffuso e allarmante, e se ne temono nuove ondate nelle sue varianti. Va ricordato che le elezioni non consistono soltanto nel giorno in cui ci si reca a votare ma includono molte e complesse attività precedenti per formare e presentare le candidature. Inoltre, la successiva campagna elettorale richiede inevitabilmente tanti incontri affollati, assemblee, comizi. Il ritmo frenetico elettorale è pressoché impossibile che si svolgano con i necessari distanziamenti”.
“In altri Paesi, in cui si è votato obbligatoriamente perché erano scadute le legislature dei parlamenti o i mandati dei presidenti, si è verificato un grave aumento dei contagi. Questo fa riflettere, pensando alle tante vittime che purtroppo continuiamo ogni giorno, anche oggi, a registrare. Avverto pertanto il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché conferiscano la fiducia a un governo di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica. Conto quindi di conferire al più presto un incarico per formare un governo che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili che ho ricordato”.Mario Draghi all’uscita dal colloquio con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla stampa nella sala del Quirinale : «Ringrazio il presidente della Repubblica per la fiducia che mi ha voluto accordare conferendomi l’incarico per la formazione di un nuovo governo. È un momento difficile. Il presidente ha ricordato la drammatica crisi sanitaria con i suoi gravi effetti sulla vita delle persone, sull’economia, sulla società. La consapevolezza dell’emergenza richiede risposte all’altezza della situazione, ed è con questa speranza e con questo impegno che rispondo positivamente all’appello del presidente della Repubblica. Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani dei cittadini, rilanciare il Paese, sono le sfide che ci confrontano. Abbiamo a disposizione le risorse straordinarie dell’Unione Europea. Abbiamo l’opportunità di fare molto per il futuro del Paese con uno sguardo attento al futuro delle giovani generazioni e al rafforzamento della coesione sociale»Un programma di governo in pochi punti essenziali per far uscire il paese dall’incertezza .Forse tre punti : lotta alla pandemia, progetti Recovery Plan, rilancio economico Un paese che si trova di fronte ad un bivio : mettere ordine nelle cose o collassare. E l’intervento di Sergio Mattarella sembra proprio andare nella direzione di mettere ordine nelle cose nel senso che giustificando l’impossibilità, secondo le argomentazioni espresse nel comunicato, di andare ad elezioni anticipate a causa non solo dei problemi derivanti dal contagio da pandemia coronavirus ma anche per le scadenze indifferibili ,fissa una specie di crono programma. Che poi in definitiva potrebbe essere il programma del governo Mario Draghi se ci sarà. Una bozza di programma che si avverte anche nella dichiarazione dello stesso Draghi all’uscita dal colloquio con il Presidente della Repubblica che lo aveva convocato appena dopo il fallito tentativo di rimettere assieme la maggioranza per un governo Conte ter .Un programma dunque che si conoscerà nella sua essenza e nei suoi particolari , quando sarà esposto in occasione del passaggio parlamentare per la fiducia. Intanto un programma che si va definendo in un clima , anzi in una situazione ontologica in cui i partiti hanno detto tutto e il contrario di tutto nel giro di ventiquattrore. Con un problema riferito alla vitalità della parola che sembra progressivamente perdere di peso. Con il risultato di far ammalare la democrazia perché le parole contano e i politici che le pronunciano, in una democrazia sana, dovrebbero essere richiamati alla responsabilità e all’impegno su quanto hanno detto e dicono. Nel “caso di specie” adrittura ci sono state inversioni ad u e ripensamenti continui fino ad approdare al si . Resterebbe fuori solo Fratelli d’Italia la cui leader ha detto mai con il Pd ,semmai voteremo all’occorrenza di volta in volta .Il governo Draghi – Mattarella, chiamiamolo così, sta tutto nelle dichiarazioni già rese e che sono il punto di partenza del primo giro di consultazioni . Ma Draghi , dopo il primo giro di consultazioni ancora non parla. Al termine degli incontri non ha parlato . Mentre Mattarella fissa i tempi e i perimetri di intervento compreso quello della maggioranza parlamentare, Draghi, che non è un politico di professione ma sa bene che cos’è la politica, si domanda probabilmente, ascoltando i suoi interlocutori , come ricostruire un quadro nuovo con un programma di lavoro che tenda a rivitalizzare un paese depresso in tutti i sensi. A questo programma occorre un perimetro politico ma ci si trova ad operare in una situazione in cui tutto è stato “ smontato” da uno scoppio. E anche con una velocità straordinaria. Nel giro di quarantotto ore sono saltati tutti gli equilibri e Mattarella che ha suonato la “ fine della ricreazione “ per tutti, indicando Mario Draghi come antidoto , ha in realtà posto un serio contenimento a quello che diventava una crisi di sistema in un paese in cui ci sono 90 mila morti per Covid 19 , si deve continuamente rimodulare la campagna vaccini, non si riesce ad arginare il contagio , si perdono posti di lavoro. E mentre tutto questo accade la politica si lascia distrarre .Distrazione che va dietro ai comportamenti di un Matteo Renzi che ha potuto giocare una partita in modo spregiudicato non avendo nulla da perdere ( proficuamente il suo 2% dei sondaggi e la sua scomparsa elettorale, in questo caso sono state la sua forza ) per mettere fuori gioco il governo Conte ma soprattutto lo stesso Presidente di quel governo , tentare di riguadagnare un partito dal quale era uscito sperando in una diaspora che non c’è stata e nella discesa in campo di Forza Italia per una diversa maggioranza. Un progetto che probabilmente andava avanti nel suo rafforzamento forse dal mese di maggio dello scorso anno , a pandemia attenuata e forse a completamento di quella svolta che lo stesso Renzi avrebbe voluto imprimere già da prima se non fosse intervenuta l’emergenza Covid. Secondo una certa “dietrologia “ comprovata forse anche dal fatto che negli ultimi mesi più volte si è sentito nominare Draghi sia come risorsa che come spauracchio . L’adagio popolare recita “ al lupo, al lupo “ e poi il lupo è arrivato veramente . Con una scelta di tempi sincronici da parte di Matteo Renzi ma soprattutto con la convinta supposizione che non si sarebbe andato al voto anticipato che il Presidente Sergio Mattarella ha confermato consegnando così la vittoria per il primo tempo della partita allo stesso Matteo Renzi .Che poi possa essere una vittoria di Pirro ce lo diranno gli avvenimenti dei prossimi giorni.Dunque un governo a tempo che produca i progetti del Recovery Plan ,il Piano vaccinale e salvi il salvabile nel mondo delle imprese e del lavoro. Che non è poca cosa perché ciascuno di questi punti comporta riforme e rivitalizzazioni che questo paese sta aspettando da decenni. Tre semplici punti che contengono una rifondazione di una società che prende l’abbrivio per una rincorsa che produrrà effetti nei prossimi trent’anni .Poi quando la macchina è stata rimessa in moto si possono anche riaprire i giochi della politica .Ci sono esempi storici nella formazione delle maggioranze a sostegno di governi politici o tecnici che raccontano come in un momento di bisogno le varie forze parlamentari si sono trovate assieme per portare avanti punti programmatici per poi sfilarsi al momento delle successive elezioni . Mario Draghi potrebbe continuare il suo lavoro come arbitro con l’elezione al Colle ( continuando a spendere il suo nome e le sue capacità per un’Italia nel contesto internazionale ) e quindi procedere a nuove elezioni con una nuova legge elettorale per eleggere un Parlamento ormai definito numericamente dal referendum dello scorso anno e che dia concretamente la possibilità all’elettore di scegliere ed eleggere il suo rappresentante con una nuova legge elettorale . E arrivare dunque ad un Governo pienamente legittimato da una sua maggioranza parlamentare scaturita appunto dalla tornata elettorale.Rifondare la società e dare la parola alla politica in una situazione in cui i partiti o i movimenti esistenti sono esplosi e sono andati alla ricerca di una nuova consapevolezza di sé stessi con un cambiamento che dovrà portarli a riconoscere la necessità e l’essenzialità di molte cose e molti valori ,che si sono andati perdendo strada facendo, tra cui la competenza e la responsabilità è probabilmente il compito di Mario Draghi. Un compito che va al di là delle contingenze determinate dalla pandemia da Covid 19 e dalle necessità che si impongono. Un compito essenziale che va visto nella sua giusta luce . Sorpassando tutte le ipotesi e rappresentazioni che in questi giorni si stanno facendo a tutti i livelli e stando esclusivamente a quello che sarà il programma e la squadra di governo.Anche se proprio per le cattive abitudini maturate ci si continua a domandare :ma quello di Mario Draghi sarà un governo tecnico, un governo politico o un mix tecnico politico? In questi giorni si fanno paragoni con i governi di Mario Monti e di Carlo Azeglio Ciampi. Sicuramente queste tre esperienze , due delle quali già consegnate alla storia e la terza in fieri , sono completamente diverse tra loro. Carlo Azeglio Ciampi si trovò a lottare per la sopravvivenza di un paese consegnato mani e piedi allo stragismo che stava travolgendo ogni cosa e operò le sue scelte con una maggioranza di centro sinistra. Il governo Monti che operò con una maggioranza attorno al 90% in entrambi i rami del Parlamento, dovette provvedere a salvare l’Italia da un spread che era arrivato a 300, con l’aiuto europeo che, secondo la lettera di Trichet-Draghi lo condizionava al pareggio di bilancio e quindi evitare l’intervento della cosiddetta troika che in Grecia aveva prodotto un regime di austerità appunto da “ lacrime e sangue “ .Molti si sono chiesti se ci fosse stato un gusto perverso del governo Monti nell’affliggere gli italiani . E’ certo che i partiti , in quella occasione ,hanno fatto finta di niente , ovvero si sono nascosti dietro la faccia di Monti. In realtà erano stati loro a preparare il contesto in cui Monti ha dovuto porre rimedio a guasti veramente profondi e pesanti . Grazie a quei provvedimenti , Monti non ne ha risparmiato alcuno che non fosse necessario, i partiti sono potuti tornare sulla scena guadagnando anche qualcosa .Mario Draghi che da quando ha lasciato il suo posto alla Bce ha mantenuto un profilo discreto , appartato e rispettoso del mondo economico , sociale e politico italiano ha però fatto alcuni interventi in poche occasioni pubbliche . In linea con il suo pensiero e con il suo retroterra culturale e di valori . In un altro articolo su queste pagine (“ Quando la politica rinuncia alla politica. Una sfida per Mario Draghi “) abbiamo richiamato il suo intervento sul Financial Time in cui esprimeva le sue idee sui provvedimenti economici necessari per combattere l’emergenza attuale . Ricordiamo qui ancora due interventi uno al Meeting di Rimini lo scorso marzo e una sua lezione magistrale in occasione del conferimento di una laurea honoris causa. In questi interventi ha espresso delle idee , delle linee di intervento, insomma una sua visione della realtà . Questi punti di riferimento e sicuramente saranno presenti nel suo programma di governo quando lo proporrà al Parlamento . In occasione del conferimento di una laurea honoris causa all’Università Cattolica del Sacro Cuore , rivolgendosi ai giovani aveva parlato di “conoscenza, coraggio e responsabilità”.“Ho avuto la fortuna di lavorare con banchieri centrali, funzionari dello Stato e politici di eccezionale valore, persone da cui ho appreso molto e a cui mi lega un debito di gratitudine . Spero che almeno alcune delle lezioni apprese da loro possano servire alla prossima generazione di servitori dello Stato. Molti studenti di questa e di altre università vestiranno nel corso della propria vita i panni del servitore pubblico: il futuro della società dipende dal sentire il bene pubblico da parte dei giovani migliori e dall’impegno che profondono nel raggiungerlo. Vorrei oggi condividere con voi quelle che mi paiono caratteristiche frequenti nelle decisioni che consideriamo “buone”: la conoscenza, il coraggio, l’umiltà. […] (1)E continua Mario Draghi : “La conoscenza – L’incertezza in cui operano i policy maker è dunque sostanziale. A maggior ragione le loro decisioni dovrebbero cercare di essere fondate sulla conoscenza degli esperti. Essa fornisce le basi: per comprendere nel profondo un problema, per essere in grado di prendere decisioni ponderate, il cui merito tecnico è tenuto distinto dal merito politico, e per saperle eventualmente correggere alla luce delle nuove evidenze. Il policy maker non può appoggiarsi alla realtà empirica nello stesso modo di uno scienziato ma può utilizzare lo stesso approccio nell’analisi dell’esperienza e nel processo di verifica delle ipotesi adottate con l’obiettivo di rispondere meglio alle richieste che i cittadini rivolgono ai governi.Oggi viviamo però in un mondo in cui la rilevanza della conoscenza per il policy making è messa in discussione.”(…) Il coraggio – La conoscenza non è però tutto. Una volta stabilito nella misura del possibile come stanno i fatti arriva il momento della decisione. Anche nel caso della politica economica, le azioni hanno sempre effetti collaterali e conseguenze indesiderate. Vi sono situazioni in cui anche le migliori analisi non danno quella certezza che rende una decisione facile: la tentazione di non decidere è frequente. È in questo momento che il policy maker deve far leva sul coraggio.(…) L’umiltà – Essa discende dalla consapevolezza che il potere e la responsabilità del servitore pubblico non sono illimitati ma derivano dal mandato conferito che guida le sue decisioni e pone limiti alla sua azione.”Nell’altro intervento al Meeting di Rimini ,Mario Draghi, che si rivolgeva ad un pubblico di giovani esamina lungamente il problema del debito definendolo buone e cattivo a secondo di quello che produce .Infatti tra i pochi interventi di Mario Draghi c’è quello appunto molto significativo al Meeting di Rimini in cui ha parlato di debito buon e debito cattivo suscitando riflessioni e qualche polemica .Partendo però da queste definizioni del debito ,sicuramente la visione di Draghi sarà diversa rispetto al precedente esecutivo in tema di contrasto al coronavirus e, cosa più importante, per la definizione del Recovery plan italiano,le cui linee tra l’altro sono state già indicate dall’Unione Europea e del Piano di ripresa e resilienza (PNRR). Draghi dell’era coronavirus è un keynesiano. Per affrontare ( come abbiamo ricordato ) l’emergenza pandemia – ha spiegato nel marzo scorso al Financial Times – serve un’economia di guerra. Sostegno alle imprese e alle famiglie ricorrendo a quel debito pubblico che da presidente della Bce raccomandava di ridurre.In sostanza debito buono, debito cattivo . Che significa in un paese in cui esiste la cultura simpatetica del debito, fare delle scelte con rigore ma anche con aperture. In altre parole il debito di cui parla Draghi è il debito che dà una prospettiva di crescita . Nella consapevolezza ,per esempio che , con i sussidi ( debito cattivo ) si uccide la speranza dei giovani . Se non si apre il mondo del lavoro , inoltre e non ci colmano i gap formativi, quel debito non produrrà nulla . Quindi un intervento sulla scuola che è il più importante ascensore sociale.Sui temi affrontati da Draghi nei suoi interventi che abbiamo ricordato e che abbiamo riassunto nei nostri ragionamenti in questa riflessione abbiamo cercato le opinioni di alcuni economisti. Dice Alessandro Penati su Domani del 05/02/2021 “Al debito buono di Draghi servono mercati efficienti .Perché la bontà del debito dipende anche dal suo moltiplicatore ( 100 euro di fondi Next Generation Eu devono generare un effetto moltiplicato sul Pil ) e da quanto a lungo permane l’oggetto moltiplicatore ovvero il suo impatto sulla produttività. Il moltiplicatore dipende da quali investimenti si finanziano ma anche dalla capacità che questi agiscano come volano per l’iniziativa privata che a sua volta dipende dall’efficacia del mercato finanziario.”Giulio Sapelli invece su Formiche Net dice : “ Con l’incarico conferito a Mario Draghi dal Presidente della Repubblica Italiana per tentare di dar vita a un nuovo governo parlamentare, si può porre termine a un ciclo della circolazione disgregata in corso delle classi politiche italiane nel tempo della pandemia, nella deflazione e nella caduta degli investimenti diretti alla crescita e a favore, invece, di quelli diretti alla riproduzione del solo consenso politico. La stampa internazionale continuava ormai da tempo a sottolineare che la crisi decisionale e strategica italiana poneva a rischio ciò che si potrebbe generare grazie alla avvenuta mutualizzazione del debito. Una mutualizzazione che potrebbe essere l’inizio di una politica di investimenti in capitale fisso, generatori di profitto e di lavoro, iniziando in tal modo a prevenire gli effetti sociali devastanti della crisi pandemica. Salvezza sanitaria, salvezza economica, salvezza morale non possono che andare di pari passo. L’Italia, sino a ora, non ha presentato il programma che tutti attendono e che molti Stati hanno già predisposto: un programma di investimenti, di procedure snelle e rapide, di cantierizzazioni. Un crono-programma comprensivo anche dei saldi di spesa previsti. (2)Continua Giulio Sapelli : “La fine del governo Conte è la precondizione perché le catene produttive che legano l’Italia all’industria mondiale e ai flussi logistici transazionali non si interrompano, e che le straordinarie conquiste algoritmiche e quantistiche possibili con la prossima nuova corsa allo spazio possano essere applicate nel processo produttivo delle imprese e dei loro servizi avanzati. Solo la generazione di valore capitalistico può compensare la necessità dell’aumento del debito pubblico europeo necessario per sostenere socialmente la ripresa del dopo pandemia. Una politica possibile se coordinata tar gli Stati firmatari dei trattati europei, e diretta a procedere nella continuità della centralizzazione capitalistica e quindi della catene di fornitura dei nodi produttivi europei e mondiali che hanno nell’ Italia un punto di snodo delicatissimo tra Est e Ovest, tra Sud e Nord del mondo.La centralizzazione produttiva è la base della centralizzazione politica e istituzionale, sempre più necessaria in una Europa che ha visto dopo il Trattato di Lisbona un mutamento sempre più marcato del pensiero politico-economico tedesco che è alla base della trasformazione graduale ma indispensabile di tutta la politica economica europea.”Scrive Carlo Fusi su Formiche net : “ Mattarella lo ha scelto per indicare la strada da seguire, che è quella della competenza, della serietà, dell’autorevolezza, della capacità. In altri termini è la prima parte di un testamento politico che il capo dello Stato consegna ai cittadini e ai loro rappresentanti istituzionali. Ma c’è anche una seconda parte, che i clamori e le polemiche del fallimento dell’esplorazione del presidente della Camera sul Conte bis inevitabilmente oscura ma che sarebbe un errore clamoroso mettere in sordina, anche e soprattutto per le conseguenze che comporta. Si tratta del ricordo del suo predecessore Antonio Segni che il presidente della Repubblica ha voluto fare nell’anniversario dei 130 anni dalla nascita. Già il riferimento all’abolizione del semestre bianco calamiterebbe tutta l’attenzione. Ma è l’affermazione, netta, di non voler proseguire con un secondo mandato qualora ci fosse chi glielo presenterebbe che rappresenta il dato politico più eclatante. Diciamo la verità: in una condizione così difficile e confusa, con il Parlamento depotenziato e i partiti sotto schiaffo, il bis di Mattarella metterebbe d’accordo molti, sollevandoli dalla fatica di pensare il futuro della più importante magistratura dell’Italia. Il no secco del capo dello Stato ad una rielezione, rifiutando il copione che portò invece al bis il suo predecessore Giorgio Napolitano, mette tutti di fronte allo proprie responsabilità. Scegliere il nuovo inquilino del Quirinale significa appunto disegnare un percorso strutturale per l’Italia che sarà; una volta, sperabilmente, superata la pandemia. Quale presidente dopo Mattarella? Scegliendo Draghi per palazzo Chigi c’è anche il tentativo dare l’imprimatur per una possibile successione? Chi ragionasse così farebbe un torto al presidente, addossandogli pensieri e manovre che non gli appartengono.(3)Gianluca Zapponini ;”D’altronde, l’agenda Draghi è fortemente condivisa dai mercati: crescita e ancora crescita e poi quella distinzione tra debito buono e debito cattivo che piace tanto agli investitori internazionali. Addirittura, la formazione di un governo Draghi in Italia, “se dovesse andare in porto, spingerebbe lo spread Btp/Bund sotto i 100 punti base, forse anche sotto i minimi del 2014-15”, ha commentato all’agenzia MF-Dow Jones lo strategist di una casa d’investimento italiana. Una cosa è certa. “Con Draghi al governo gli investitori esteri torneranno a investire sul mercato italiano”, spiega un altro analista. Chi vede in Draghi l’uomo della speranza è anche il sottosegretario al Mef, Pier Paolo Baretta, per il quale Mr. Whatever it takes “ha una personalità di servitore delle istituzioni: la scelta di Mattarella dopo il fallimento del tentativo di Fico è stata la sola possibile. Al di là del nome di Draghi che è il più autorevole tra i non politici”, ha spiegato alla Stampa. E sì, “penso che cambi tutto lo scenario. Anche se molti in Parlamento appoggeranno Draghi, questa scelta mette in moto una nuova fase politica, alleanze, schieramenti, la politica ne esce davvero ammaccata. È necessaria una seria riflessione per tutti”. (4)In questi mesi di pandemia si è spesso sentito parlare di interventi come interventi di guerra E’ lo stesso Mario Draghi che ha usato questa metafora. Probabilmente in linea con questa visione il governo Mario Draghi affronterà i problemi con una intensità da “economia di guerra”,anteponendo sicuramente competitività e formazione ad aiuti e sussidi ai giovani.Un governo dunque ( se ci sarà) che tra le altre cose guarderà ,ancora una volta anche in questo settore ,con un’ottica da economia di guerra agli aiuti alle imprese in modo selettivo per esempio . L’economia di guerra è quella legata all’emergenza. Una fase che non è terminata, ma che è in esaurimento. Il governo Draghi, se e quando troverà una maggioranza, però non potrà non occuparsi anche del dopo . Nel rapporto sulla ristrutturazione delle imprese dopo l’epidemia stilato dal Gruppo dei trenta, che ha animato il dibattito politico nel dicembre scorso, Draghi e altri economisti hanno sostenuto la necessità di utilizzare le risorse scarse in misure selettive, per evitare la creazione di “masse di imprese zombie”. La selezione, si spiegava nel documento del G30, potrà essere fatta dal pubblico in collaborazione con il privato, banche e settore finanziario, meno permeabile alle pressioni politiche rispetto ai governi. Un principio guida, che potrebbe portare a modificare il Recovery italiano già stilato dal governo Conte, frutto di compromessi politici tra ministri e nella maggioranza.(…) e soprattutto al “ futuro nei giovani. Il Draghi presidente della Bce concentrava i pochi appelli ai governi (inascoltati in Italia) sulla necessità di accompagnare il Quantitative easing a riforme strutturali dell’economia decise a livello nazionale. Il Draghi post Francoforte preferisce sottolineare l’importanza dei giovani. Da sostenere non tanto con sussidi, che possono servire “a sopravvivere, a ripartire”. Ma che “finiranno e se non si è fatto niente resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri”. Con queste premesse, difficile che un governo Draghi mantenga il Reddito di cittadinanza, a meno che non cambi pelle. (5)Dunque un Draghi che padroneggia la tecnica ,ha una sua visione e conosce la politica. Un Draghi che per il momento si limita ad ascoltare .Anche perché pur avendo fatto il funzionario di alto livello in Italia ,alla Bce il suo ruolo era eminentemente politico come pure nelle sue precedenti esperienze alla Banca Mondiale a Washington e alla Presidenza della Commissione parlamentare che ha redatto a suo tempo il testo unico della Finanza che appunto prende il nome di legge Draghi. E tanto per richiamare le sue molteplici esperienze come tecnico e come politico va detto che proprio alla Banca mondiale ha sperimentato gli effetti del “debito buono” ( di cui ha parlato in modo significativo in un suo intervento) in quanto questa Banca finanzia progetti di investimento che promuovono la crescita dei paesi in via di sviluppo attraverso obbligazioni collocate sul mercato internazionale. Un modello forse per i progetti della Next Generation Eu.Chissà.Un Draghi che sicuramente coglierà l’assist europeo per la riforma della giustizia ( accelerare i tempi della giustizia civile per processi più veloci che diano garanzie agli investitori esteri ), pubblica amministrazione ( digitalizzazione servizi, semplificazione ), concorrenza ( eliminare gli ostacoli alla concorrenza soprattutto nei servizi ),fisco ( riequilibrare il carico fiscale),lavoro ( curare in modo particolare la formazione ed eliminare il gap di genere.Perchè queste riforme servono a far funzionare proprio i progetti del Recovery Plan da cui molto ci si aspetta anche da parte della stessa Europa per un paese l’Italia che resti competitiva e propositiva all’interno e fuori della stessa Europa .In sostanza una missione di salvataggio, quella affidata a Mario Draghi, che probabilmente si concretizzerà in poche misurate parole che i politici
non sanno più dire e soprattutto in fatti .
(2)https://formiche.net/2021/02/da-washington-dc-a-berlino-sapelli-spiega-chi-vuole-draghi-a-chigi/
(3)https://formiche.net/2021/02/mattarella-draghi-crisi/
(4)https://formiche.net/2021/02/draghi-mercati-governo-ue-europa-debito-spread/
(5) https://formiche.net/2021/02/riforme-aiuti-selettivi-economia-giovani-banche-draghinomics/
