COMMENTO PSICOANALITICO AI VERSI DELLA POETESSA GABRIELLA TORITTO” RESINOSE ESSENZE” – DOTT.SSA MARIA RITA FERRI
Redazione- Lo stupore del pensiero estatico (in E.Fachinelli) della poetessa è rivolto a emozioni che abbiano trovato struttura nella sua stessa vis literaria. Un’ombra paterna accoglie il suo sentire e dona ad esso una intima razionalità che rafforza le emozioni e le distribuisce in versi come pittura ad olio.
E’ presente una raffinata femminilità che conosce le sfumature del vivere e non perde mai il suo asse, anzi dona maggiore dignità al cerchio ampio che l’orizzonte visivo accoglie senza mai cedere all’impulso non strutturato.Il suo vivere stesso è dolce e antico rimemorare in una introiezione che trova specchio nel paesaggio.Un senso nostalgico si stende sul paesaggio interiore prendendo la forma dei piccoli gesti e la perdita ontologica si estende sul verso.
Gabriella Toritto può parlare di cieli in tempesta ma donando ad essi un arco di luce in cui dimorare e sviluppare un incendio romantico.Linguaggio liberty, il suo, che apre lo sguardo a paesaggi di altri secoli, in cui il vivere è già nella pienezza di fonte, nell’acciottolarsi della via o nel profumo di cesti di fiori.
I versi della Toritto assumono la forma di nubi d’estate ed hanno lo sguardo autunnale di chi non dimentica il cielo.La sua poesia ha lo slancio induttivo di chi, formato dalla noblesse della memoria, fa parlare i dettagli in cui si annida un mondo. La certezza del reale frena il dolore, senza cancellarlo, ma modulandolo dolcemente nel suo tempo errante.I suoi versi sono propri di chi fa della solitudine un canto e un riparo, una fonte di conoscenza de l’esprit de vie in cui chi si soffermi sulla sua voce può ritrovare antichi lembi di vita.Sua è la solitudine della siepe di G.Leopardi che fa del confine un ricordo a venire.Anima in cerca di un canto nuovo che escluda il dolore, ma che poi ripiega sull’essere saturi di un vivere tra le ombre di chi mancò.Nei versi è la sua femminilità ed il pathos del merletto d’ombra di ricordi ritrovati.Vive in lei l’anelito di G.Carducci che conosce l’ergersi eroico del vivere le passioni, sia pure in lei fluidificate da una femminile introspezione.Vi è una scelta di esser-ci, di vivere la vita nelle diverse stagioni d’essere, cogliendo l’elisir di ogni possibiltà di presenza, testimonianza di eventi che divengono tra le sue dita un’esperienza vivificante, anche se nel patire.
Un pensiero, quello di Gabriella Toritto, che non respinge il dolore, ma ne fa un taglio che forma l’essere, una ferita per un rinnovato realismo e certezza di valore.La sua è filosofia di vita e rimpianto celato, storia d’essere-nel-tempo.Unisce i tempi del vivere nel fil rouge del sentimento del volo. Nostalgia mai del passato, ma di ciò che non è stato.Il senso di realtà la separa dal sogno immemorabile, è segno di chi ha precocemente conosciuto il reale ed ha dovuto rinunciare alla sua prima rêverie.C’è una percezione, nei suoi versi, di un passato senza nubi, dove il nome corrispondeva alla cosa, tempo che non conosce lo scarto tra sogno e realtà e dove cresceva naturalmente il “fra-noi” di E. Lévinas.Il suo animo respira tra ombre di betulla, dialoga con le voci naturali, apprende la vita dal vento ed ha il silenzio di chi conosce la rinuncia, ma non dimentica la rondine.La speranza ha inoltre una musicalità nei versi di Gabriella Toritto ed è, a volte, misteriosamente custodita come mantra di pregio. Speranza che torna alla mente della poetessa come un dono, come velo prezioso in cui avvolgere un cenno di spavento e accogliere la propria fragilità che vive solo di istanti intensi.Rivela il suo animo con introspezione raffinata ma solo ad un nobile ascolto, ed infatti la bella forma da lei scelta è essa stessa contenimento di un dolore.Quindi il gesto non è mai diretto, impulsivo, ma frutto di un dialogo interno, come terzo movimento, non ha mai forma dialogica perché rimanda ad un dialogo già avvenuto al suo interno, interrotto, a volte, da uno stupore di primavera.Le appartiene uno sguardo antico che impreziosisce il presente.Non teme il dolore, ma il rimpianto. La sua è una vis soli che accoglie il sapore del vivere accostando la perdita ad una lontana ferita notturna.La sua è poetica dell’universalità del borgo.
Poetica di una regolarità che disciplina l’imprevedibile, a tratti lo doma, ma con la certezza del desiderio di cedervi.
Dott.ssa Maria Rita Ferri
Psicoterapeuta Psicoanalitico,

Formazione Psicoanalitica Post Lauream,
Spec. Psicoterapia Familiare.
