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ALLA RICERCA DI UN PAESE NUOVO

Senza idee e progetti per spenderli e cambiare il paese non bastano i finanziamenti del Recovery Fund .Si rischia di mancare un appuntamento con la Storia per dolo e colpa grave

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Redazione- C’è un’antica e nobile espressione della saggezza popolare di una volta che afferma : “ i soldi  non danno la felicità “ . Ovvero  la celebrazione  del panino e del bicchiere di vino di Albano  e l’opposto  di quello che sembra essere  ormai l’inveterata  convinzione che i soldi  risolvono tutto. Che poi potrebbe anche voler dire , per conciliare tutte e due le cose,  che i soldi sono sì necessari  ma non bastano solo quelli.

E’ la perfetta metafora, a mio  modo di vedere, dell’attuale situazione del nostro paese  dopo i guai  prodotti dal corona virus , alcuni dei quali erano già presenti  e avvertibili prima dell’estendersi della  pandemia   e  permangono dopo l’accordo in sede europea sui Recovery Fund. Un accordo che prevede,  anche se  con erogazioni a tranche di diversa consistenza  nei prossimi anni  ,e in diversa percentuali tra fondi in prestito e fondi in sovvenzione, un afflusso di denaro pari a molte centinaia di miliardi.

Un accordo storico  quello europeo  che sposta  l’asse del debito del nostro paese  da quello per così dire individuale  ( come sono gli scostamenti di bilancio e il ricorso al mercato  contro l’esborso di interesse) a quello comunitario. Per la prima volta è l’ Unione europea  che fa debito, lo garantisce  e ne gira le relative somme ai paesi membri ai quali costerà quasi zero e che avranno molto tempo per restituirne una parte.

Dunque parliamo  del Recovery Fund, dei pro e dei contro ,del quadro di risorse entro il quale prende le mosse, delle sue condizionalità e intese come “ intenti di spesa”. Intenti commisurati alle reali esigenze , attraverso la programmazione  di priorità, ma anche all’interno di un progetto  inequivocabile  di recupero  e rilancio di settori    e produttivi del mondo  delle imprese e del lavoro,  della economia reale  e della società civile  in tutte le sue espressioni e del funzionamento  delle istituzioni ,insomma della vita del cittadino. Che è quello che conta in una situazione in cui  la quotidianità si è fatta dura e le aspettative del futuro  incerte.  In altre parole  per dire che si  ci vogliono i soldi  ma soprattutto ci vogliono i progetti, le idee , la capacità di implementare tali progetti e idee appunto nella vita dei territori  che è la stessa cosa della vita delle persone che ci  abitano ,  ci vanno a scuola,  ci lavorano .

Cominciamo allora per esempio con quello che accade sul fronte del lavoro . In questo settore idee e progetto equivalgono a promuovere un salto  di qualità per passare  dalla logica della pura erogazione di sussidi a quella dei servizi alla persona  Infatti occorrerà tener presente che in questo settore, e fino ad oggi e specialmente nel 2020,  per ogni  cento euro spesi, novantotto  sono andati  alle politiche passive e due alle politiche attive all’interno di una dote di strumenti finanziari  ( ammortizzatori e attivazione) di 31,2 miliardi  per le politiche passive e  630  milioni  per quelle attive.

Occorrerà , in questo settore,  riformare la strumentazione degli ammortizzatori  ( usati durante la crisi Covid 19 ed estesi in maniera esorbitante per tener conto di tutte le fattispecie ) per evitare la sovrapposizione  di istituti e la complessità delle procedure che rallentano  i tempi per l’erogazione. Abbiamo oggi 14 strumenti e 23 causali diverse. Troppe. Il sussidio di disoccupazione fu introdotto in Italia  nel 1919  anche se solo dal 2015 sono stati fatti passi da giganti nella sua applicazione. Malgrado ciò la rete di sostegno al reddito non copre ancora  tutti i vari strumenti  non sempre ben raccordati tra di loro. Tanto che durante la crisi determinata dal Covid 19,  gli strumenti ordinari si sono trovati  in difficoltà facendo emergere  l’insoddisfazione di aziende , professionisti e lavoratori. Occorre dunque creare degli ammortizzatori specifici  e universali. All’inasprimento del problema durante la pandemia ha pesato  la scarsa quantità di risorse  a disposizione che già faceva sentire il suo peso sulla riforma  del 2015. Fin da quell’anno  afferma Maurizio del Conte ,professore di diritto del lavoro all’Università Bocconi  di Milano e già consigliere di Palazzo Chigi  “ le  poche  risorse hanno frenato, fin da subito ,il decollo di strumenti  molto innovativi come l’assegno  di ricollocazione  e la formazione  mirata  al reinserimento  occupazionale di chi aveva perso  il lavoro con un riconoscimento esplicito ai centri pubblici per l’impiego e alle agenzie per il lavoro.” Per non parlare di come durante i governi Conte uno e Conte due queste due strutture siano state  smantellate puntando  tutto sul reddito di cittadinanza che si è dimostrata misura poco attiva. Va riconosciuto  che l’esistenza degli ammortizzatori , anche con i limiti che abbiamo riferito, ha limitato  i danni in questo settore visto l’ampiezza della crisi a differenza di quei paesi come gli Stati Uniti d’America dove non esistono ammortizzatori.  Un ridimensionamento degli effetti della crisi  che rischia però di  riprendere le sue dimensioni tra qualche mese quando  queste provvidenze non potranno forse essere rifinanziate e quando  terminerà il divieto di licenziare. Effetti limitati anche se qualcuno dice che in piena pandemia molti  imprenditori hanno incassato la cassa integrazione  e hanno continuato a far lavorare  i propri dipendenti. Ma è tutto da dimostrare .

Abbiamo parlato fin qui del fronte del lavoro  visto nel momento dell’emergenza. Un mondo fondamentale insieme a scuola e sanità  che si colloca però all’interno  di un quadro più ampio che richiede in questo momento una serie di riforme  mirate  e articolate  ( semplificazione amministrativa,riforma della pubblica amministrazione, nuovo codice civile e  accorciamento della durata dei processi ,sostegno alla ricerca e all’università, disciplina del lavoro leggero ecc.). Riforme  dunque , capaci di dare  un obiettivo ad una spesa veramente produttiva. L’elenco di queste spese è già molto nutrito anche se  Enti territoriali e lavoro hanno già assorbito   il 50%  del deficit anticrisi ( 1)

Un elenco nutrito  come lo stesso percorso che sembra  dover portare a definire  le scelte di settore verso i quali indirizzare le risorse. Ma  a questo proposito sembra palesarsi qualche confusione . Si è cominciato con la nomina  di un team di esperti  guidato da Vittorio Colao  che hanno stilato  un programma per la ripresa economica  per i prossimi due anni. Poi  quel piano e finito in un cassetto  a favore degli Stati Generali  dell’economia tenuti  a Villa Pamphili di Roma e voluti dal Presidente del Consiglio  con il risultato che , dopo giorni di discussione, ancora oggi  ci sono solo le interviste televisive e nulla di formalmente  definito . Con la coda di un Decreto semplificazione varato “ salvo intese “ che è formula pericolosissima perché  potrebbe significare “ l’ho fatto tanto per farlo ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare “. Tutto all’interno di una certezza  che è lo scostamento  di bilancio ,approvato dal Parlamento, che però significa debito . Scostamento di bilancio che ha già prodotto  decreti-debito  come  “Cura Italia”,”Liquidità”, e “Rilancio” e con il prossimo “ decreto di agosto” che non ha ancora una sua denominazione specifica. Il Governo dice  che con questi antefatti si è presentato  a Bruxelles e su quella piazza ha ottenuto  quella che viene definita una vittoria  : i Recovery Fund  da cui abbiamo avviato questa  riflessione.

C’è però chi controbatte  che alla trattativa sui Recovery Fund sarebbe stato il caso  di presentarsi con qualcosa di meno fumoso . Anche perché  è  stato probabilmente improvvido  essersi presentato in sede europea  a reclamare risorse senza  avere un quadro chiaro  di come impiegarle. Dentro un brodo di incertezze  e di quel “ solito modo  di fare all’italiana” che sta dimostrando come appena portato a casa un risultato insperato  , iniziano le infinite discussioni e polemiche su chi dovrebbe gestire questa massa considerevole di finanziamenti  : il Governo,una bicamerale, una cabina di regia a più componenti,, un team di esperti.

L’abbiamo definito “brodo di incertezze” per non dire “ confusione “ sottintendendo  un blando giudizio che potrebbe trasformarsi in una severo giudizio ove l’apparente confusione  fosse invece dettata da interessi  e lotte . O peggio. Si parla di cabine di regia  che potrebbero ripercorrere  vecchie strade appena battute ieri, in piena emergenza  quando per i citati decreti  per così dire “salva Italia “ , di fronte ad un paese già allo stremo ,le ottusità burocratiche sono state capaci  di mettere in Gazzetta Ufficiale  provvedimenti  infarciti  di ben 148 decreti attuativi in un diluvio  di “ norme, commi e lettere”. Anche perché non va dimenticato  che il Consiglio europeo dei giorni  scorsi è giunto sì  a conclusioni impensabili fino a pochi mesi fa ,lasciando però indefinita  la natura dell’Unione che prima o poi  emergerà e che  ci chiederà sicuramente conto  delle nostre ottusità burocratiche, delle nostre mancate riforme, delle nostre incapacità a spendere miratamente le risorse , a cambiare  per un salto di qualità che  consista nella realizzazione di un paese con una  economia  sostenibile  rispetto   a quanto l’Europa auspica da tempo  : appunto economia verde, infrastrutture digitali alla portata di tutti  ecc. Di fronte a queste richieste l’Italia  dovrà essere pronta a dimostrare di aver fatto la propria parte.

E l’Italia avrà fatto la sua parte  solo se, investita  di questa grande responsabilità, sarà stata capace di fare le riforme giuste  e nel modo più semplice possibile . Che significa poi affrontare le diseguaglianze  e del Mezzogiorno. E lavorerà ad una nuova fase di integrazione europea  capace di affrontare le sfide economiche  che si profilano nei prossimi mesi a cominciare dalla ridefinizione del mercato globale ,degli accordi internazionali sempre in tema di mercati .L’Italia ha avuto un’apertura di credito  , in tutti i sensi,  e da parte di una UE diversa da quella che da tempo siamo abituati a conoscere . Deve dimostrare di sapere usare i fondi che arriveranno e che rappresentano un punto di svolta in quella rivoluzione delle infrastrutture, in quella affermazione di una economia green, in quella lotta alle diseguaglianze, compreso i problemi del Mezzogiorno, di cui il paese ha bisogno. Ne ha bisogno. Questo paese ha bisogno  di una rivoluzione tecnologica,di un investimento congruo per la formazione del capitale umano . Per superare  ritardi in molti settori  veramente preoccupanti e disuguaglianze pronunciate. ( 2)

Parte dunque la corsa per redigere progetti da parte dei vari ministeri per accedere ai 209  miliardi del Recovery Fund . Con una accelerazione per la loro presentazione al Comitato interministeriale per gli affari europei ,il Ciae. Probabilmente è una corsa contro il tempo . I primi progetti  quasi sicuramente   riguarderanno  le infrastrutture e il Mezzogiorno perché  forse  su questi temi  c’è già un poco di chiarezza.  Quella che si va facendo strada  anche nei settore della scuola con la sua edilizia green e la formazione; nel mondo  del  lavoro con   un piano nazionale  per  nuove competenze ; nel  settore del  turismo con le  agevolazioni fiscali  per alberghi e borghi; in tema di  risanamento dell’ambiente  con  opere antidissesto, incentivi e finanza verde; per il mondo delle innovazioni  il superammortamento  al 200% delle tecnologie, e per il patrimonio  informativo  banche dati connesse  e una sfida per la pubblica amministrazione . Ma ne riparleremo  in modo più  esaustivo ed articolato.

(1)Il cosiddetto decreto di agosto  a breve dovrebbe  dedicare ad ammortizzatori sociali  e lavoro  circa 10 miliardi  di nuovo disavanzo, a regioni ed enti locali  sono stati finora  destinati 6,1 miliardi e 5,2 dovrebbero arrivare  con il citato decreto ; il resto delle risorse che quel decreto metterà  a disposizione  dovrebbero andare al fisco  per 3,8 miliardi , alla scuola, al turismo  e al fondo di garanzia Pmi.

(2) Dice Fabio Panetta , banchiere Bce  ed ex Direttore Generale della Banca d’Italia  in una intervista a La repubblica  di lunedì 27 luglio 2020 : “ Ora abbiamo  l’opportunità di utilizzare  i fondi europei per modernizzare  l’economia, per renderla più rispettosa dell’ambiente,più digitale , più inclusiva. Possiamo attenuare  – con crescita e lavoro, non solo con sussidi – le diseguaglianze  emerse negli anni scorsi. Una sfida cruciale è quella del Mezzogiorno. Fatico ad immaginare uno sviluppo equilibrato  in una economia in cui  un terzo dei cittadini  ha un reddito procapite  pari alla metà di quello del resto del Paese  e intere

regioni  sono affette da disoccupazione diffusa  e carenze infrastrutturali “.

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