“COME SE DIO ESISTESSE DAVVERO”: TRENTA GIORNI PER METTERSI IN GIOCO, OLTRE OGNI CERTEZZA
«Se non vedo, non credo». È una delle espressioni più ricorrenti quando ci si confronta con ciò che non è immediatamente dimostrabile. Ma cosa accadrebbe se, almeno per un periodo, si scegliesse di capovolgere la prospettiva? Non chiedersi prima se si crede, ma provare a vivere per trenta giorni come se Dio esistesse davvero, osservando con sincerità ciò che accade dentro e intorno a noi. Nasce da questa domanda Come se Dio esistesse davvero. Una sfida di 30 giorni, il nuovo libretto scritto da Don Nicola Salsa, un percorso concepito come un vero e proprio esperimento di vita, preghiera e ricerca della verità.
Redazione- «Se non vedo, non credo». È una delle espressioni più ricorrenti quando ci si confronta con ciò che non è immediatamente dimostrabile. Ma cosa accadrebbe se, almeno per un periodo, si scegliesse di capovolgere la prospettiva? Non chiedersi prima se si crede, ma provare a vivere per trenta giorni come se Dio esistesse davvero, osservando con sincerità ciò che accade dentro e intorno a noi.
Nasce da questa domanda Come se Dio esistesse davvero. Una sfida di 30 giorni, il nuovo libretto scritto da Don Nicola Salsa, un percorso concepito come un vero e proprio esperimento di vita, preghiera e ricerca della verità.
L’idea prende spunto dalla particolare esperienza di Brian Guan, giovane cresciuto in un ambiente cristiano che, durante gli anni universitari, si era progressivamente allontanato dalla fede fino a vivere per circa un decennio senza credere in Dio. Anziché continuare soltanto a interrogarsi sul fatto che il cristianesimo fosse vero o falso, Guan decise di verificare concretamente che cosa sarebbe accaduto se avesse iniziato a vivere secondo alcune pratiche cristiane, ancora prima di poter affermare di essere credente.
Pregare, leggere il Vangelo, frequentare una comunità cristiana, praticare la gratitudine e confrontarsi seriamente con le parole di Gesù divennero così gli elementi di un’esperienza che Guan ha definito Faithless Christianity: vivere la pratica cristiana senza avere ancora la certezza della fede.
È proprio questo approccio, più esperienziale che teorico, a rappresentare il punto di partenza del volume di Don Nicola Salsa. Il libro non vuole essere un catechismo da studiare, né pretende di dimostrare l’esistenza di Dio in trenta giorni. Al contrario, propone una possibilità: prendere sul serio un’ipotesi e verificarne gli effetti nella propria quotidianità.
Il lettore viene accompagnato giorno dopo giorno attraverso domande, momenti di silenzio, letture bibliche, preghiere ed esperienze concrete. In alcune giornate viene suggerito di entrare in una chiesa; in altre di parlare con una persona credente, praticare la gratitudine, osservare più attentamente la propria vita o semplicemente fermarsi e ascoltare ciò che emerge dentro di sé.
La parola chiave del percorso è però sincerità. Non bisogna rispondere come penserebbe di dover rispondere un cristiano, ma come si pensa realmente. Se una preghiera appare difficile, lo si può scrivere. Se una domanda suscita fastidio o incomprensione, anche questo diventa parte dell’esperienza. Se qualcosa sorprende, merita di essere osservato senza liquidarlo troppo rapidamente.
Ed è proprio qui che il volume assume una caratteristica particolarmente interessante: può essere utilizzato da tutti.
Non è necessario essere credenti per iniziare il percorso. Può avvicinarsi al libro una persona che ha una fede consolidata, ma anche chi si considera agnostico, chi è scettico, chi si è allontanato dalla religione, chi attraversa un periodo di ricerca interiore oppure chi, semplicemente, desidera porsi domande profonde sull’esistenza, sul significato delle proprie scelte e sulla possibilità che la dimensione spirituale abbia ancora un posto nella vita contemporanea.
Anche per chi crede, infatti, il percorso può rappresentare un’occasione per fermarsi, riscoprire la preghiera e interrogarsi nuovamente sul significato della propria fede. Per chi non crede, invece, può diventare uno spazio di confronto libero, senza la necessità di assumere immediatamente una posizione.
Una delle intuizioni più significative del libretto è proprio questa: non bisogna fingere di credere. Le formule di preghiera che iniziano con «Dio, se ci sei…» consentono al lettore di partire esattamente dal punto in cui si trova, senza maschere e senza dichiarazioni di fede precostituite.
Il percorso diventa così anche un invito alla conoscenza di sé. Perché interrogarsi sull’esistenza di Dio significa, inevitabilmente, confrontarsi con le proprie paure, le proprie speranze, le proprie fragilità, le relazioni, le scelte e il modo in cui si guarda al mondo.
Il libro suggerisce inoltre di non affrontare il percorso tutto d’un fiato. È stato pensato come un quaderno di esperienza: un giorno alla volta, dedicando il tempo necessario alla lettura, all’esperimento proposto e alla scrittura delle proprie impressioni. Non conta arrivare alla fine con molte pagine compilate, ma arrivarci con maggiore consapevolezza.
La domanda che accompagna l’intero cammino è semplice e, allo stesso tempo, radicale: «E se Dio esistesse davvero?»
Non come una formula destinata a costringere qualcuno a credere, ma come un’ipotesi sufficientemente importante da meritare trenta giorni della propria vita.
Come se Dio esistesse davvero. Una sfida di 30 giorni si presenta dunque come uno strumento accessibile, personale e trasversale. Un piccolo volume che parte dalla fede, ma che parla anche alla ricerca, al dubbio e al bisogno, profondamente umano, di comprendere ciò che dà significato alla nostra esistenza.
Un esperimento che non promette risposte facili e non offre formule magiche. Propone piuttosto di mettersi in cammino, con onestà, lasciando che siano l’esperienza e la propria coscienza a suggerire, giorno dopo giorno, ciò che realmente accade.
Il volume, realizzato in self publishing, è disponibile per l’acquisto su Amazon.
Don Nicola, partiamo dal titolo del Suo libro, Come se Dio esistesse davvero. Una sfida di 30 giorni. È un titolo che invita immediatamente il lettore a porsi una domanda. Da dove nasce questa proposta?
Nasce dal desiderio di proporre un modo diverso di avvicinarsi alla questione della fede. Tante volte sentiamo dire: «Se non vedo, non credo», dando priorità all’esperienza concreta rispetto alle idee. Mi sono chiesto: e se provassimo a fare lo stesso anche con la fede? Non chiedersi subito se siamo certi che Dio esista, ma provare per un periodo limitato a vivere come se Dio esistesse davvero e osservare cosa accade.
Quindi il Suo libro non chiede al lettore di credere prima di iniziare il percorso?
Assolutamente no. È proprio questo uno degli aspetti fondamentali del progetto. Il percorso non richiede una fede già consolidata e non pretende di dimostrare l’esistenza di Dio in trenta giorni. Chiede soltanto di prendere sul serio una possibilità. La domanda «E se Dio esistesse davvero?» diventa un’ipotesi da verificare attraverso la propria esperienza.
A chi si rivolge principalmente questo libretto?
È nato pensando soprattutto ai ragazzi, ma credo che possa essere utilizzato da tutti. Può essere interessante per chi crede, per chi si è allontanato dalla fede, per chi è scettico, per chi si definisce agnostico e anche per chi semplicemente sente il bisogno di interrogarsi. Non è necessario arrivare con delle risposte. È sufficiente avere la disponibilità a porsi delle domande con sincerità.
Nel libro viene raccontata anche l’esperienza di Brian Guan. Perché ha scelto di partire proprio dalla sua storia?
Perché la sua esperienza rappresenta bene il metodo che volevo proporre. Guan, dopo essersi allontanato dalla fede, ha deciso di pregare, leggere il Vangelo, frequentare una comunità cristiana e prendere sul serio le parole di Gesù, pur non avendo ancora la certezza di credere. La sua storia dimostra quanto possa essere interessante mettere alla prova una possibilità attraverso la vita concreta, senza ridurre tutto a una discussione teorica.
Il Suo volume viene definito un “esperimento di vita”. Che cosa significa concretamente?
Significa che il lettore non deve limitarsi a leggere. Ogni giornata propone qualcosa da vivere: una domanda, una riflessione, un momento di preghiera, un’esperienza concreta, una lettura o un momento di silenzio. L’obiettivo è arrivare al trentesimo giorno potendo guardare indietro e chiedersi: «Che cosa è successo dentro di me durante questo percorso?».
Perché ha scelto proprio la durata di trenta giorni?
Trenta giorni rappresentano un tempo sufficientemente lungo per entrare realmente in un’esperienza, ma allo stesso tempo abbastanza breve da renderla concretamente affrontabile. Non si tratta di assumere un impegno indefinito, ma di dedicare un mese della propria vita a una domanda importante.
Nel libro attribuisce grande importanza alla sincerità. Perché?
Perché senza sincerità l’esperimento perderebbe completamente il suo significato. Non voglio che il lettore scriva ciò che pensa che un cristiano dovrebbe dire. Deve scrivere ciò che pensa realmente. Se una preghiera gli sembra difficile, può dirlo. Se una domanda lo irrita, può annotarlo. Se qualcosa lo sorprende, può fermarsi a riflettere. Anche il dubbio può essere una forma di ricerca.
Nel percorso compaiono anche preghiere che iniziano con «Dio, se ci sei…». Qual è il loro significato?
Servono proprio a permettere a ciascuno di partire dal punto in cui si trova. Non avrebbe senso chiedere a una persona che non crede di pronunciare parole che non sente proprie. «Dio, se ci sei…» è una preghiera possibile anche per chi è nel dubbio. È un modo per aprire una porta senza fingere di essere già dall’altra parte.
Quali sono, concretamente, le attività che il lettore incontra durante i trenta giorni?
Ci sono momenti dedicati alla preghiera, al silenzio, alla lettura di un brano biblico, alla gratitudine. In alcune giornate viene proposto di entrare in una chiesa, in altre di parlare con una persona cristiana o di osservare con maggiore attenzione una parte della propria vita. Il ritmo cambia volutamente: alcune giornate sono più pratiche, altre lasciano maggiore spazio alle domande e alla riflessione.
Quindi non è un libro da leggere tutto in una sera?
Esatto. È più corretto considerarlo un quaderno di esperienza. Il consiglio è di viverlo un giorno alla volta, senza anticipare le giornate successive. La parte più importante non è quante pagine si riescono a leggere, ma quanta verità si riesce a mettere nelle proprie risposte.
C’è il rischio che un percorso del genere venga percepito come un tentativo di convincere qualcuno a credere?
Credo che la differenza stia proprio nell’approccio. Il libro non vuole forzare nessuno. Non chiede di fingere una fede che non si possiede e non presenta la storia di Brian Guan come una prova dell’esistenza di Dio. La sua vicenda serve soltanto a introdurre un metodo: provare concretamente una possibilità e vedere che cosa accade.
Che cosa può trovare, allora, una persona che non crede?
Può trovare uno spazio nel quale interrogarsi liberamente. Può confrontarsi con il Vangelo, con la preghiera, con il silenzio e con alcune domande fondamentali sull’esistenza senza dover necessariamente arrivare a una conclusione prestabilita. Anche scoprire che alcune risposte non arrivano può essere parte del percorso.
E una persona che invece crede già?
Può riscoprire ciò che magari ha dato per scontato. A volte anche chi crede ha bisogno di fermarsi e domandarsi nuovamente che cosa significhi pregare, affidarsi a Dio, ascoltare Gesù e vivere la propria fede nella quotidianità. Il percorso può quindi assumere significati diversi a seconda della persona che lo affronta.
Nel corso dei trenta giorni il linguaggio diventa progressivamente più esplicitamente cristiano. Per quale motivo?
Perché la domanda iniziale si approfondisce. Si parte dall’interrogativo sull’esistenza di Dio, ma poi inevitabilmente ci si chiede chi sia questo Dio e, soprattutto, chi sia Gesù. Il percorso non vuole fermarsi a un’idea astratta di spiritualità, ma accompagnare gradualmente il lettore verso il cuore della proposta cristiana.
Qual è, secondo Lei, la domanda più importante che il lettore dovrebbe portare con sé durante questo cammino?
Probabilmente proprio quella che attraversa tutto il libro: «E se Dio esistesse davvero?». Non come una domanda alla quale bisogna rispondere necessariamente sì, ma come una possibilità che merita di essere presa sul serio. A volte una domanda autentica può essere più importante di una risposta data troppo rapidamente.
Che cosa vorrebbe che accadesse al lettore arrivato al trentesimo giorno?
Vorrei semplicemente che potesse guardarsi indietro con onestà e dire: «Ho provato davvero». Non necessariamente «sono diventato credente», perché non sarebbe questo lo scopo di una formula di trenta giorni. Mi piacerebbe che potesse riconoscere di aver dedicato tempo a una domanda importante e di aver scoperto qualcosa, magari su Dio, magari sulla fede, magari su Gesù, oppure semplicemente su se stesso.
Don Nicola, se dovesse rivolgere un invito diretto a chi sta leggendo questa intervista, quale sarebbe?
Direi di non avere paura delle proprie domande. Se sente di essere lontano dalla fede, può partire da lì. Se crede, può partire dalla sua fede. Se è nel dubbio, può partire dal dubbio. L’importante è non indossare una maschera. Per trenta giorni, provi semplicemente a vivere questa domanda: «E se Dio esistesse davvero?». Poi guardi con sincerità ciò che accade.
La ringrazio, Don Nicola, per questa conversazione. Forse il valore più profondo del Suo libro sta proprio nell’aver trasformato una questione apparentemente teorica in un’esperienza personale.
La ringrazio. Credo che alcune domande non chiedano soltanto di essere pensate, ma di essere vissute. E forse la fede, prima ancora di essere una risposta, può essere proprio questo: il coraggio di mettersi in cammino.
Come se Dio esistesse davvero. Una sfida di 30 giorni non promette certezze immediate e non propone scorciatoie. Offre un percorso da vivere con libertà e autenticità, nel quale credere, dubitare, interrogarsi e persino non sapere diventano parte della stessa ricerca. Un libro rivolto ai ragazzi, ma potenzialmente accessibile a ogni lettore, perché la domanda sull’esistenza di Dio, sul significato della vita e sulla possibilità di incontrare qualcosa che ci trascenda appartiene, in forme diverse, alla storia interiore di ogni essere umano.
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Link al canale youtube di Don Nicola Salsa: https://www.youtube.com/@donnicolasalsa



