” CINEMA TRA I FORNELLI ” DI FEDERICO TABOURET
Redazione- La cucina è diventata negli ultimi anni protagonista di molti show televisivi e di molti video tutorial sui social. Anche il cinema, nel tempo, ha avuto diverse occasioni per raccontare attraverso il cibo storie talora drammatiche, talora divertenti. Ed alcune di esse molto interessanti per chi ama volare tra il piano lavoro e i fornelli con grande passione.
“Sapori e dissapori” del 2007 (remake del film tedesco “Ricette d’amore” del 2001) narra la storia di una chef di successo dal carattere estremamente chiuso verso il prossimo (interpretata dalla splendida Catherine Zeta-Jones) che si trova improvvisamente a fare da madre alla nipote, rimasta orfana in seguito ad un incidente stradale nel quale la sorella della chef ha perso la vita. Il rapporto non è facile, visto il carattere della donna. La bambina si rifiuta anche di mangiare i piatti che la zia le prepara, fino a quando la chef, incapace di prendersi adeguatamente cura della nipote e sentendosi messa in pericolo dal simpatico secondo chef assunto durante il suo periodo di assenza dal ristorante, porta la nipote con sé al lavoro. Lì il secondo chef, che cucina molto bene piatti italiani, riesce a conquistare il palato della piccola. Da quel momento nascerà qualcosa e la donna inizierà a cambiare. Il film alterna commedia e dramma, e la cucina, che è motivo di vita della protagonista, ha un ruolo principale nella pellicola.
Altro film interessante è “Hunger”, film thailandese del 2023. In questa pellicola una ragazza, cuoca nella modesta trattoria di famiglia, viene notata da un giovane che fa parte della cucina di un celebre chef noto per cucinare piatti di alta qualità per persone molto ricche, il quale la invita ad entrare nel gruppo di ragazzi che lavora lì. Il suo tirocinio nella cucina non sarà semplice, anche per il carattere duro dello chef, del quale scoprirà dei lati spiacevoli(e non solo di lui) che le faranno capire quale strada intraprendere. Il film è uno spietato racconto su quanto un atto d’amore come la cucina possa diventare potere e sopraffazione, e di quanto molto spesso sia più piacevole una cucina semplice e casalinga di una haute cuisine che è più apparenza che sostanza.
Nel 2015 Bradley Cooper interpreta nel film “Il segreto del successo” uno chef con due stelle Michelin che si è rovinato nel passato per colpa della droga e dell’alcool e che vuole ora tornare all’antico successo mettendo su una brigata di cuochi di livello per poter ottenere la terza stella Michelin. E’ la storia di una persona problematica che vuole però, con un perfezionismo assoluto e fastidioso (perfezionismo che avranno protagonisti di altre pellicole del genere) risalire la china, pur tra problemi con vecchi creditori che finanziavano i suoi vizi, ma anche con una nuova consapevolezza che gli verrà data da una ragazza della brigata della quale si innamora. Qui Bradley Cooper interpreta con sostanza un personaggio che ha un lato estremamente insopportabile, ma che riuscirà poi ad ottenere la propria occasione di umanizzazione.
Decisamente più divertente è il film tedesco “Soul Kitchen” del 2009, dove viene narrata la storia di un ragazzo greco che è il cuoco e il proprietario di un malandato ristorante che si trova in un vecchio magazzino di un quartiere di Amburgo. Il giovane ha problemi con il fisco ed anche con l’ufficio igiene (anche per colpa di un vecchio amico immobiliarista che vuole avere a tutti i costi il locale per speculazioni edilizie) e rischia di chiudere i battenti. Il ristorante avrà poi un cambio di rotta in positivo grazie all’aiuto di uno chef licenziato da un ristorante di lusso e che viene assunto dal giovane. La pellicola è molto divertente e scorre piacevolmente anche grazie alla simpatia del protagonista, che si trova a doversi barcamenare tra alti e bassi.
Commovente invece la pellicola giapponese “Le ricette della signora Toku” del 2015, nella quale la preparazione di una confettura di fagioli da mettere come ripieno di un dolcetto diventa l’occasione di conoscenza ed amicizia tra un uomo solitario con un passato criminale ed un’anziana signora malata, che diventa la sua aiuto cuoco proprio per la preparazione della confettura e che gli insegnerà qualcosa non solo in cucina. Questo film, che è anche una critica al pregiudizio della gente, è un piccolo capolavoro, una pellicola poco conosciuta ma assolutamente da vedere.
Così come da vedere è il film indiano (anche se è una coproduzione) “Lunchbox” del 2013, altro piccolo gioiello che racconta la conoscenza epistolare tra un uomo solitario ed una donna infelicemente sposata, che avviene a causa di un pranzo “sbagliato”. A Mumbay, tutte le mattine, una rete di fattorini consegna ai lavoratori i cestini del pranzo preparato dalle mogli. Una mattina, per errore, il cestino della giovane Ila non viene consegnato al marito ma ad un contabile di una grande azienda. L’uomo gradisce il pasto e manda un biglietto alla donna, e così comincia una conoscenza tra i due attraverso i biglietti messi all’interno del cestino che giorno dopo giorno viene consegnato all’uomo, che mangia con piacere i piatti preparati con cura dalla donna e trova una persona con la quale poter parlare attraverso le parole scritte. La pellicola commuove soprattutto per i personaggi protagonisti, due persone sole e tristi che però troveranno in questo rapporto epistolare un momento di gioia.
Molto piacevole la commedia “Chef – La ricetta perfetta” del 2014, nella quale il bravissimo chef di un noto ristorante di Los Angeles è costretto dal proprietario del locale, interpretato da Dustin Hoffman, a cucinare i soliti piatti e quindi a non sperimentare nuove pietanze, fatto che lo frustra. Dopo il litigio con un critico letterario che lo aveva duramente criticato (anche se la critica era in realtà il rimprovero nei confronti di uno chef che lui adorava e che poi non aveva più osato) l’uomo perde il lavoro, ma grazie all’intervento dell’ex moglie riceve in regalo un malandato food truck che rimette a posto con l’aiuto del figlio e di un amico cuoco che lavorava con lui e che si è licenziato, e che trasforma in una itinerante cucina di cibo cubano. Da lì comincia un viaggio ed una grande rivincita gastronomica dello chef.
Tra i migliori film del genere spicca sicuramente “La cuoca del presidente”, pellicola francese del 2012 ispirata alla vera storia della donna che fu la cuoca personale del presidente Mitterrand. Narra le vicende di un’affermata cuoca che vive nella regione del Périgord e che un giorno viene chiamata all’Eliseo dal Presidente della Repubblica come propria cuoca personale. Nonostante l’ottimo rapporto che riesce ad instaurare con il Presidente sarà ostacolata in tutti i modi dagli chef che operano nel palazzo, gelosi della nuova arrivata. Grande conoscitrice dei cibi e delle preparazioni gastronomiche andrà avanti per la propria strada per un paio d’anni. L’ottima e solida interpretazione dell’attrice Catherine Frot, che riesce a dipingere un personaggio davvero credibile, è uno degli elementi che fanno di questa pellicola una storia piacevole ed interessante.
Sul podio va sicuramente anche “Amore, cucina e curry” del 2014, tratto dal romanzo “Madame Mallory e il piccolo chef indiano” e splendidamente interpretato da Helen Mirren. La pellicola narra la storia del giovane cuoco Hassan, che fugge con la famiglia dall’India verso un paesino della Francia, nel quale il padre vede la possibilità di proseguire la propria attività di ristorazione. Comprato un edificio abbandonato lo ristruttura per creare un ristorante indiano, ma lo fa proprio di fronte al raffinato ristorante di Madame Mallory, che intravede nella nuova attività un rischio. Comincia allora una guerra senza esclusione di colpi (bassi) tra i due ristoranti, che viene però interrotta da un episodio criminale da parte del capo chef del ristorante di Madame Mallory e dalla scoperta da parte della stessa dell’eccezionale bravura di Hassan in cucina. Il film, oltre ad essere una bella storia di superamento di pregiudizi e gelosie, è anche un inno alla buona cucina.
La medaglia d’oro va al capolavoro di Marco Ferreri “La grande abbuffata” del 1973. Sorretto da un grande quartetto d’attori (Tognazzi, Mastroianni, Noiret e Piccoli), la pellicola narra la storia di quattro amici che si rinchiudono in una villa alla periferia di Parigi per mangiare fino ad uccidersi. Secondo Ugo Tognazzi l’idea del film è venuta a Ferreri a causa della passione dell’attore per la cucina, poiché il regista mangiava spesso le abbondanti cene preparate da lui e spesso diceva che si stavano suicidando. Ed infatti il ruolo ritagliato per Tognazzi nella pellicola è perfetto, perché lui è il Caronte che traghetta gli amici verso il loro mortale destino, cucinando opulenti piatti per tutti. Film originale per la trama, esso incontra la magia di quattro grandi attori che danno il meglio di se stessi per descrivere un gruppetto di personaggi decadenti, che semplicemente decidono di farla finita, ma in maniera godereccia. Qui il cibo, in questa abbuffata mortale, è veramente protagonista. Drammatico protagonista. Ma questo meraviglioso film è solo una grottesca rappresentazione fatta da un grande autore, perché il cibo è allegria. Almeno per chi scrive.

