MEDICINA DELLA RIPRODUZIONE RISORSA PER IL FUTURO DEMOGRAFICO DELL’ITALIA
A Roma esperti e decisori politici a confronto
Redazione- L’infertilità incide in modo diretto sulla diminuzione delle nascite, rafforzando una dinamica già influenzata da cambiamenti demografici di natura strutturale. In questo scenario, dove la medicina della riproduzione diventa non solo risposta clinica ma anche pilastro per il benessere sociale ed economico, la Fondazione Benessere Donna, in sinergia con la rivista di politica sanitaria Italian Health Policy Brief (Ihpb) e con il contributo non condizionante di Merck, hanno promosso oggi a Roma, a Palazzo Wedekind, l’evento istituzionale dal titolo ‘Prevenzione della Fertilità e Medicina della Riproduzione’. Il sostegno alla Pma e alla preservazione della fertilità deve essere visto come un elemento di una strategia di salute riproduttiva focalizzata sul benessere complessivo della coppia. È fondamentale garantire che tutte le condizioni cliniche che compromettono la fertilità naturale offrano alle donne l’accesso a procedure di preservazione, non limitandosi solo alle pazienti con patologie oncologiche.
“Il Servizio sanitario nazionale (Ssn) ammette e copre interventi di preservazione della fertilità solo per le pazienti sottoposte a trattamenti per le patologie oncologiche– osserva il professor Nicola Colacurci, presidente della Fondazione Benessere Donna e già Ordinario di Ginecologia ed Ostetricia presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli- mentre dovrebbero essere prese in considerazione anche le maggiori condizioni cliniche ad alto impatto sulla capacità riproduttive delle donne. Il loro inserimento nei livelli essenziali di assistenza (Lea), permetterebbe di attuare una reale politica di prevenzione medica nei casi maggiormente a rischio di significativa riduzione del potenziale riproduttivo evitando che tali procedure restino attività di nicchia che trovano applicazione solo in ambito privato”.
“A questo- prosegue l’esperto- sarebbe opportuno si implementassero anche interventi mirati ad una maggiore formazione e consapevolezza della popolazione, degli specialisti e dei medici di medicina generale rispetto all’importante tema della prevenzione e conservazione della propria capacità riproduttiva”.
“Il tema della fertilità e della salute riproduttiva- aggiunge la direttrice del Dipartimento della Prevenzione, della Ricerca e delle Emergenze Sanitarie del ministero della Salute, Maria Rosaria Campitiello– rappresenta oggi una priorità non solo sanitaria, ma anche sociale e demografica. Dobbiamo prevenire l’infertilità ‘prevedibile’, evitando costi futuri più elevati per il Ssn, allineando l’Italia ad un approccio di medicina preventiva e personalizzata”.
Tra i temi al centro dell’incontro anche la sostenibilità economica di programmi più estesi per la preservazione della fertilità, il contributo delle esperienze regionali, il ruolo del mondo universitario e delle società scientifiche, oltre a quello dell’industria come motore primo dell’innovazione. “Investire nella prevenzione della fertilità è una scelta strategica, sanitaria e socio-economica per la sostenibilità del sistema Paese- evidenzia il presidente e amministratore delegato Healthcare di Merck Italia, Ramòn Palou de Comasema– perché consente di intervenire in modo più tempestivo assicurando equità di accesso ai trattamenti per quelle patologie non oncologiche che compromettono la capacità riproduttiva”.
“Il tema della natalità- afferma il senatore Ignazio Zullo, membro della 10a Commissione Affari sociali sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato della Repubblica- rappresenta una delle sfide più rilevanti per il futuro del nostro Paese. Lo studio socioeconomico presentato durante i lavori, illustra come la presa in carico da parte del Ssn consentirebbe già nel primo anno a 1.131 donne con endometriosi, sclerosi multipla e menopausa precoce, di diventare genitori”.
“La politica– conclude- è chiamata a garantire un quadro normativo e organizzativo che permetta al Servizio sanitario nazionale di rispondere in modo più efficace ai bisogni delle coppie e di valorizzare il contributo che la scienza può offrire nel contrasto alla denatalità”.
