” CA VA SANS DIRE ” DI VALTER MARCONE
Redazione- Antonio Devicienti recensendo “I saggi inventati” (QuiEdit, 2013),di Enrico De Vivo un insegnante napoletano riporta questo breve brano contenuto nel libro a pag. 7 :
«Verso la fine degli anni ’90 ero stato trasferito in una scuola media di un quartiere popolare di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, per insegnare materie letterarie. Questa scuola aveva una caratteristica singolare, sorgeva sulle rovine di una antica villa romana degli scavi di Oplonti, e dall’alto dei finestroni dell’edificio scolastico, ogni mattina, percorrendo il lungo corridoio che portava alle aule, si poteva ammirare quel che rimaneva di colonne e stanze di un paio di millenni fa. Non era chiaro come fosse stato possibile costruire sopra delle rovine archeologiche, che, affacciandosi, si capiva che arrivavano a lambire le fondamenta stesse dell’edificio scolastico. Comunque, ogni mattina, prima di entrare in classe, lo sguardo cadeva immancabilmente su quelle pietre in basso ».
Devicienti poi continua così: “ da quando ho letto questo racconto, continuo ad immaginarmi Enrico De Vivo attraversare con la sua borsa nella quale c’è sempre un nuovo libro da leggere il peristilio della Villa dei Papiri o quello della Casa dei Vettii prima di entrare in classe. Ed è questa una fantasia che mi piace e sulla quale indugio volentieri, perché, a ben pensarci, ogni mattina noi insegnanti sbirciamo veramente dalle finestre del corridoio della scuola il cortile dello Stift di Tubinga dove ha studiato Hölderlin o la cupola di Sant’Ivo alla Sapienza ancora in costruzione. Ecco: credo e spero che il buon contagio del fantasticare derivatomi dalla lettura del libro abbia afferrato anche me, dal momento che il genere saggistico cui si ascriverebbe l’opera fin dal suo titolo dispiega qui tutte le sue peculiarità di arte, artigianato, affabulazione, flânerie intellettuale, fantasia, ironia.”
In sostanza proprio tutto questo “arte, artigianato, affabulazione, flânerie intellettuale, fantasia, ironia.”è stato per molto tempo la scuola ,la scuola di quell’insegnante trasferita e descritta nei suoi saggi. Quella scuola che negli ultimi decenni ha visto cambiamenti importanti e che sta per essere nuovamente cambiata nel primo ciclo , questa volta con un ritorno ad un passato che appartiene alla nostra generazione, ovvero a chi ha la mia stessa età.
Si tratta di tornare a declinare per iscritto e quindi scrivendo in corsivo , i verbi in tutti i modi e i tempi, a fare riassunti e temi, a imparare a memoria poesie,insomma la scuola delle regole . Lo sta per dire un decreto ministeriale con nuove indicazioni per il primo ciclo di cui è stata pubblicata una bozza redatta da una Commissione composta da studiosi di area pedagogica -specificamente esperti di didattica e di curricolo scolastico (nominata con DM del 18 marzo 2024, n. 47,integrato con DM n.14 del 29 gennaio 2025) – e di studiosi esperti disciplinari (nominati con DM del 9 agosto2024, n. 173). Una bozza che può essere letta integralmente al sito del Ministero al link https://www.mim.gov.it/documents/20182/0/Nuove+indicazioni+2025.pdf/cebce5de-1e1d-12de-8252-79758c00a50b?version=1.0&t=1741684578272
Va ricordato che indicazioni per questo ordine di studi sono contenuti in diversi provvedimenti e riforme emanate da ultimo sia nel 2007 che nel 2012 con una frequenza nel tempo che farebbe dire che proprio non c’è pace per questa scuola. Ma anche forse per la scuola in generale che negli ultimi cento anni ha visto numerose riforme a partire da quella di Gentile, Berlinguer, Moratti, Gelmini e la “Buona Scuola” e arrrivare a quella di Valditara. Riforme che hanno interessato in vario modo il sistema scolastico, come: l’autonomia scolastica ,l’alternanza scuola-lavoro ,l’obbligo scolastico , l’insegnamento dell’inglese, l’utilizzo del computer,la valutazione degli studenti ,l’accesso ai concorsi per professori universitari.
Il ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato dunque qualche settimana fa , l’11 marzo 2025 la bozza delle nuove indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione (scuola primaria e scuola secondaria di primo grado) che innovano e modificano le precedenti indicazioni del 2007 e del 2012 . Modifiche che pongono interrogativi importanti sulla loro applicazione pratica, sulle implicazioni didattiche e sull’idea di scuola di oggi e domani.
La Commissione che ne ha redatto il testo tra i suoi compiti sta svolgendo anche quella di audizioni di varie categorie tra cui associazioni professionali e disciplinari, associazioni dei genitori e degli studenti e organizzazioni sindacali della scuola sul merito di queste innovazioni che appunto stanno suscitando un dibattito tra insegnanti, dirigenti ed esperti .
Il testo contiene alcuni adeguamenti delle linee guida italiane alle indicazioni europee per le lingue straniere ma anche per educazione motoria, educazione tecnica. Con una innovazione che è poi un ritorno al passato come lo studio del latino nelle scuole medie , seppure facoltativo , u’ora a settimana. .E lo studio della storia in modo nuovo come si legge nel testo :”“È il principale strumento tanto per conoscere come si è formata la nostra civiltà, per comprenderne le caratteristiche di fondo e i valori, che per inquadrare al tempo stesso le vicende della scena mondiale e i rapporti di questa con l’Occidente” diventando così fondamentale nei curriculum scolastici. Con interessanti indicazioni anche come studiare la storia : “Anziché mirare all’obiettivo, del tutto irrealistico, di formare ragazzi (o perfino bambini!) capaci di leggere e interpretare le fonti, per poi valutarle criticamente magari alla luce delle diverse interpretazioni storiografiche, è consigliabile percorrere una via diversa. E cioè un insegnamento/apprendimento della storia che metta al centro la sua dimensione narrativa in quanto racconto delle vicende umane nel tempo. La dimensione narrativa della storia è di per sé affascinante e tale deve restare nell’insegnamento, svincolato da qualsiasi nozionismo così come da un inutile ricorso a grandi temi, disancorati dall’effettiva conoscenza degli eventi. Non è pertanto necessario che i discenti imparino tutto ciò che di più o meno notevole è avvenuto in ciascuna epoca, bensì che apprendano quanto è stato davvero determinante, in primo luogo nella vicenda storica italiana”
Per lo studio della matematica la bozza afferma: “ “La Matematica è un linguaggio formale capace di distinguere il vero dal falso. Il Teorema di Pitagora, ad esempio, era vero 2500 anni fa, è vero oggi e lo sarà per l’eternità. Abituare lo studente, e quindi il cittadino di domani, a ragionare e a distinguere fra vero e falso, è senza dubbio una delle competenze più rilevanti e attuali di questa disciplina, in una società come quella di oggi, basata sui social network. Dove le notizie giungono senza filtri, se non manipolate”.
Le nuove indicazioni spiegano anche che maggiore attenzione verrà data alla grammatica e alla calligrafia dalle elementari, con una direttiva volta anche a evitare “eccessi di spontaneismo” nell’espressione e nella scrittura.
Durante il question time dello scorso due aprile alla Camera dei Deputati il ministro Valditara ha così risposto ad una interrogazione : “La predisposizione delle nuove Indicazioni Nazionali ha seguito un percorso di ascolto. La Commissione ha tenuto oltre cento audizioni con associazioni e sindacato prendendo nota dei suggerimenti. La Commissione ha sottoposto alle scuole un questionario. Non è vero che non è stata offerta possibilità di critica. Lo spazio per esprimersi è passato a 2mila caratteri attuali, di più rispetto al 2012. Fino al 10 aprile sarà attiva una mail volta a raccogliere opinioni. La Commissione userà l’IA per individuare tendenze emergenti”.
“I tempi? Sono compatibili con la produzione di materiali didattici coerenti con le indicazioni, dal 2026/2027. Si sono affermate tendenze pedagogiche che hanno portato al decadimento di alcune conoscenze. Abbiamo voluto recuperare il senso della nostra identità per capire chi siamo e da dove veniamo. La definizione delle Indicazioni è prerogativa del Mim nel pieno rispetto dell’autonomia delle scuole, libere di organizzare la didattica secondo il loro curricolo. Si tratta di un’azione seria animata da una volontà: fornire le competenze e trasmettere i sapere per valorizzare i talenti di ognuno
Nel convegno “ Le radici del futuro – Confronto sulle Nuove Indicazioni Nazionali per la scuola tenutosi l’8 aprile scorso presso la Sala Tatarella – Palazzo dei Gruppi Parlamentari a Roma, la promotrice sottosegretaria all’Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti, ha affermato :“Veniamo da una svalutazione della grammatica, della sintassi, delle regole. Banalmente, penso al mio intervento a difesa della lingua italiana contro asterischi e schwa. In un’epoca di Internet, di cellulare, che impediscono di allenare la memoria è importante immagazzinare un bagaglio, una ricchezza espressiva”. “Ritengo che l’identità sia fondamentale in una società sempre più aperta. Il rischio è che chi arriva da noi trovi il vuoto. Non vogliamo che venga riempito da altri. La società dell’Antica Roma non era razzista, aveva una consapevolezza dei valori identitari. Queste sono le indicazioni che ho dato alla Commissione: ridare dignità alla lingua italiana, educare ad un linguaggio corretto. Poi il rispetto verso gli altri. Bisogna imparare a scrivere in corsivo”. “Poesie a memoria: la memorizzazione è fondamentale, è un’occasione per acquisire un linguaggio fatto di espressioni raffinate. Poi, il latino, è fondamentale. Il latino esprime la logica, valori universali, i valori dell’Occidente. Poi, la storia: ho letto un libro di storia con pagine su un felino vissuto nella Preistoria. Se riduco lo spazio in un anno solo Grecia, Roma e Cristianesimo perdo di vista le radici”. “Abbiamo bisogno di informatica, di intelligenza artificiale, certo. Abbiamo promosso l’IA a scuola nella didattica. Ma abbiamo la necessità di avere la consapevolezza delle Humanities. Dobbiamo rimettere al centro l’importanza della storia nell’Occidente per avere un Europa solida, con un suo spessore, non solo un’Europa delle regole, degli interessi, della burocrazia. Siamo orgogliosi della nostra storia, no alla cancel culture”.
Mentre da una parte fonti ministeriali mettono l’accento sul coraggio di fare una riforma tanto attesa dei contenuti insegnati a scuola e, soprattutto, per l’attenzione allo studio del latino, tutt’altro che lingua morta, dall’altra c’è anche chi, invece, lo sta criticando aspramente ritenendo che queste indicazioni riportino “ indietro” la scuola italiana.
La presentazione della bozza delle indicazioni è stata accolta quindi da un dibattito che pur mettendo in evidenza gli aspetti positivi non ha risparmiato le critiche sia nella forma che nella sostanza.
Per esempio ’organizzazione studentesca che critica la svolta nazionalistica della riforma. “Ridurre lo studio della geostoria, materia che permette di analizzare gli eventi storici legandoli al luogo dove essi si sono svolti, aprendo le menti degli studenti a una serie di ragionamenti più ampi, per sostituirla con lo studio della sola storia Italiana o occidentale in senso stretto, non è solo un tornare indietro negli anni nella creazione del programma, ma è anche una scelta che prende la direzione di una scuola estremamente nazionalistica e contraria a un’apertura che soprattutto in questa fase storica sarebbe necessaria”,
Come pure alcuni rilievi da parte dell’Associazione Italiana Dislessia che afferma in un articolo che “ Nelle Nuove Indicazioni 2025, all’interno della sezione “Campo di esperienza I discorsi e le parole”, tra le “Competenze attese” ( p.30) è presente “Giocare con la lingua attraverso rime, filastrocche, drammatizzazioni e invenzione di parole, riconoscendo analogie tra suoni e significati”.Anche nella parte relativa agli “Obiettivi specifici” (p.31) si afferma: “Giocare con le parole e i loro componenti, anche inventando nuove sequenze verbali. Apprendere e praticare rime, filastrocche, drammatizzazioni.” Sarebbe necessario integrare ambedue le predette affermazioni con espliciti riferimenti ad attività sulla Consapevolezza fonologica, come previsto dalle Linee guida a per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento (MIUR, 2011, 4.1, Scuola infanzia, p.11):” ( 1)
Il dibattito dunque è in pieno svolgimento .In un capitolo della bozza delle indicazioni si legge a proposito della scuola dell’infanzia ma possiamo leggerla anche a proposito di tutta la scuola in generale : “La scuola dell’infanzia si trova oggi ad operare in una società complessa e in forte cambiamento, chiamata a fronteggiare sfide come quelle delle nuove modalità di fare famiglia e di essere genitori (in ragione delle differenze legate a scelte culturali, etiche, personali), della sostenibilità, della lotta alle disuguaglianze e alle nuove povertà, dell’inclusione, ell’interculturalità e del plurilinguismo, della diffusione dei nuovi media, della cultura digitale e dell’intelligenza artificiale, di un mercato del lavoro sempre più mutevole. Per questo motivo, non può esimersi dal riconoscere la centralità di ogni bambina e di ogni bambino nei loro peculiari bisogni formativi, così come dei valori della partecipazione, dell’accoglienza e del rispetto dell’unicità di tutti e di ciascuno. L’esercizio di un’azione inclusiva, quale dimensione strutturale e funzionale della scuola dell’infanzia, avviene nella consapevolezza dei processi di coevoluzione dei contesti educativi, scolastici e sociali, dell’importanza di gestire con intenzionalità pedagogica gli inevitabili rischi e tensioni insiti nella negoziazione quotidiana delle differenze.”
E’ dunque da questo che si inizia costruire una scuola che al nastro di partenza metta in piena uguaglianza tutti e dia a tutti le stesse opportunità per una crescita umana, sociale e culturale che rispetti l’integrità dell’inviduo e lo aiuti a realizzarsi con pienezza e consapevolezza. Sono queste le attese “ ca va sans dire “ che la scuola deve realizzare alle quali si spera contribuiscano queste nuove indicazioni nella loro redazione definitiva inclusa nel decreto ministeriale in via di pubblicazione.
