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METAVERSO E PSICOLOGIA – UNA COMBINAZIONE IN GIUSTE DOSI PER ESPERIENZE SENZA PRECEDENTI

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Redazione – Sempre più spesso si sente parlare di metaverso e di Web 3.0, anche in modo sovrapponibile e interscambiabile.Partiamo chiarendo che si tratta di due concetti differenti, seppure complementari: il Web 3.0 intende offrire un’alternativa alla versione del web attuale, ormai recintata all’interno di piattaforme social, proponendo una dimensione il cui perno è la decentralizzazione della rete e la restituzione ai singoli utenti dei propri dati, consentendo una monetizzazione degli stessi. Questo passaggio avviene attraverso le criptovalute e i Non Fungible Token, garantiti dalle blockchain – strutture dati condivise e immutabili, che rappresenta una sorta di registro digitale le cui voci sono concatenate in blocchi e la cui integrità è garantita dall’uso della crittografia. Proprio gli NFT sono protagonisti del metaverso, che non è una maldestra crasi fra l’iperuranio platonico e il mondo delle cose, bensì è un mondo virtuale che ha però tutte le caratteristiche e i meccanismi del mondo reale. Si tratta di un mondo aperto, che riporterà dunque alle dinamiche del Web 1.0, all’interno del quale ci si potrà muovere in modo democratico, per il tramite di avatar, che potranno essere creati a nostra immagine e somiglianza, e svolgere tutte le attività quotidiane o consuete che noi stessi mettiamo in atto: incontrare gli amici, effettuare acquisti, etc.

 

The Social Dilemma aveva evidenziato aspetti discutibili dei social network, portando alla luce le dinamiche psicobiologiche che vengono sfruttate dai loro sviluppatori, dunque possiamo immaginare che il metaverso non sia indenne da simi logiche. Quanto auspicano gli esperti di psicologia è uno sviluppo etico del metaverso, senza la tentazione di portare gli utenti a rimanere sempre connessi. Di contro, non ci si può neppure concentrare solo sugli aspetti negativi, poiché questo mondo potrebbe anche generare importanti opportunità. Ad esempio, non si può non pensare ai vantaggi che rappresenta per tutte quelle persone che non possono muoversi liberamente nel mondo reale, per limitazioni fisiche o psicologiche: potrebbe addirittura essere utilizzato dagli specialisti come terapia alternativa, ovviamente supportata da un percorso psicologico ad hoc, per introdurre i pazienti in un contesto umano, ma virtuale, come una sorta di anticamera o preludio del mondo reale.

 

Trattandosi di una novità informatica che è ancora in fase di sviluppo, c’è tempo per preparare gli utenti, anche se l’avanzamento è rapido: esistono, infatti, già diverse realtà virtuali – in questo caso più che mai un ossimoro calza a pennello – nelle quali sono già stati investiti consistenti capitali e che vedono la partecipazione di centinaia di migliaia di utenti. Decentraland, lanciato nel 2020 e basato su tecnologia blockchain, è nato grazie a una Initial Coin Offer (ICO) e gli utenti che vi hanno partecipato sono sostanzialmente azionisti del metaverso. Tutti gli utenti hanno diritto di voto per lo sviluppo della community, pur con pesi diversi, e si tratta a tutti gli effetti di una votazione regolare, le cui conseguenze non sono estemporanee, come può esserlo un feedback dell’utente nel Web 2.0.

 

Di fatto, il metaverso si incentra sul Play to Earn, anziché sul Play to Win: in Decentraland è presente un numero limitato di appezzamenti di terra e chi ne possiede uno, possiede a tutti gli effetti una proprietà, per guadagnarsi la quale deve aver effettuato un investimento iniziale, attraverso i token. Con la criptovaluta in vigore nel metaverso, in Decentraland è stato addirittura aperto un casinò, all’interno del quale non ci si trova a giocare con slot online, ma all’interno di un casinò vero e proprio, con la possibilità di fare spostamenti mediante gli appositi strumenti per la realtà aumentata. In questo caso, non va ricaricato il conto di gioco, poiché il portafoglio dell’utente sarà sempre costituito da criptovalute, fra cui anche eventuali introiti di compravendite dei NFT di proprietà del singolo utente / giocatore.

 

Non solo: nel metaverso, è addirittura possibile guadagnare in modo diverso, per esempio diventando azionista del casinò stesso in cui si gioca, assumendo un ruolo ancora più centrale nell’esperienza virtuale. Il metaverso Slotie ospiterà ben 150 brand di casinò, con la facoltà per l’utente di possedere uno spazio che produce rendimento passivo, l’omologo del terreno di Decentraland, e dimostra come il mondo del gambling stia entrando nel metaverso.

 

È’ quindi più che evidente che l’era del metaverso apre un ventaglio di possibilità che fa apparire quantomeno banale il nostro giornaliero scrolling sui più famosi social network. L’ultimo step da affrontare è quello di capire se siamo effettivamente pronti e in grado di gestire nel modo più proficuo questa

moltitudine di mondi virtuali.

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