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VACCINI: C’E’ CHI DICE NO-DI ALESSANDRO CERRITELLI

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Redazione-Ebbene sì, sembrerà folle, ma in questa epoca diamo la salute così tanto per scontata, che ci sono persone che hanno più paura delle cure che delle malattie. Mentre in Africa si lotta per poter vaccinare un numero sempre maggiore di bambini, evitando loro la contrazione di malattie mortali, da circa un anno stanno aumentando in modo esponenziale le persone, per lo più genitori, che lottano per l’esatto contrario: non vaccinare i propri figli. Il cosiddetto moto antivaccinista, chiamato anche “No-Vax”, è sempre esistito sin dalla scoperta della vaccinazione nel 1796. I primi sostenitori, tuttavia, li criticavano per motivi prettamente religiosi. Ad esempio, a detta loro, i vaccini interferivano con il destino delle persone opponendosi alla natura e alla volontà divina. Nonostante queste critiche, i fatti parlavano chiaro: prendendo in considerazione una malattia come il vaiolo, agli inizi del XIX secolo i decessi riguardavano solamente il 3 % delle persone vaccinate, contro una mortalità del 30/40 % per coloro che preferivano non vaccinarsi. Sin d’allora, gli scienziati capirono le potenzialità delle vaccinazioni che, durante il corso del XX secolo, avrebbero ridotto drasticamente i casi di diverse malattie mortali, dalla pertosse alla poliomielite, dal morbillo alla tubercolosi. Per questo motivo, da qualche decennio ad oggi, queste malattie sono diventate oramai solo un lontano ricordo, e rimarranno tali a patto che le future generazioni vengano sottoposte a tutte le vaccinazioni del caso, per scongiurare nuove epidemie.

Ed è proprio qui che nasce il problema: infatti, a causa del rafforzamento del movimento No-Vax, il rischio di nuove epidemie riguardanti malattie che sembravano oramai debellate sta aumentando. Ma perché sempre più persone si stanno convincendo di non vaccinare i propri figli? Il pensiero comune reputa i vaccini principali responsabili di gravi malattie, quali ad esempio l’autismo, e crede che vi sia uno stretto rapporto di causa-effetto tra di loro. Questo pensiero comune deriva a sua volta da una totale disinformazione. Infatti, come ben sappiamo, viviamo nell’era dei social network, degli spazi sul web dove tutti hanno la possibilità di esprimere la propria opinione su qualsiasi cosa essi vogliano, il che sembrerebbe una cosa molto utile e costruttiva. Tuttavia vi è anche un lato negativo, ovvero quello di condizionare e influenzare moltissime persone che leggendo questi “commenti”, tendono a prenderli alla lettera, considerandoli così delle verità assolute. È proprio quello che è successo per la questione delle vaccinazioni. Infatti, alcuni individui, hanno creduto che vi fosse una stretta relazione tra vaccini e autismo, senza per dimostrare ci in modo scientifico, e hanno pubblicato il loro pensiero sul web, scatenando così una vera e propria psicosi in molte persone, le quali hanno creduto a queste affermazioni pur non avendo ricevuto nessuna conferma dalla scienza ufficiale. Le persone, infatti, tendono spesso ad associare due eventi consecutivi come l’uno causa dell’altro, secondo il principio del “Post hoc, ergo propter hoc” (ovvero “Dopo di questo, quindi a causa di questo”). Tuttavia, pur avendo accertato che dopo determinati vaccini, alcuni bambini
siano effettivamente diventati autistici, non è stato affatto dimostrato, anzi è stato smentito, fino a prova contraria, che l’autismo sia stato provocato da determinate tipologie di vaccinazioni. Per questo motivo, l’unica soluzione possibile a questo problema sorto da affermazioni scientificamente infondate, credo sia una conoscenza più approfondita della tematica in questione, in modo tale da capire effettivamente cosa sia vero e cosa no, senza lasciarsi influenzare da nessuno, ma ragionando ognuno con la propria testa. Infatti, se non si comincerà a breve ad istruirsi ed informarsi in modo tale da pensare e riflettere ognuno per proprio conto, l’uomo finirà per diventare un automa, non in grado di pensare individualmente,

ma solo capace di seguire le masse e fare ci che gli verrà detto.

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