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SQUARCI DI VITA INTELLETTUALE ITALIANA A FINE XIX SECOLO CON I ”CLERICI VAGANTES PER UN SELVATICO MAGGIO IN SARDEGNA”

Antonio Scano

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Redazione-  Nasce in Neoneli, in provincia di Oristano, il 30 marzo 1859 da famiglia oriunda di Morgongiori (OR). Antonio Scano eredita dal padre, pretore, l’amore per gli studi legali e dallo zio materno Stanislao Caboni – noto giornalista e verseggiatore – la propensione per il giornalismo e la poesia.

Giovanissimo, fonda con Luigi Congiu il settimanale “La gioventù sarda” e due anni dopo, nel 1878, fa parte della redazione “Vita di pensiero: effemeridi di scienze, lettere ed arti”, diretta da Giuseppe Putzolu.

Quest’ultimo si circonda di una nutrita schiera di collaboratori non solo sardi, come il fratello Giuseppe, Enrico Costa, Carlo Brundo, un giovanissimo Antonio Scano, Ottone Bacaredda ma anche di altri intellettuali italiani, corrispondenti da Palermo, Napoli, Chieti: Girolamo Ragusa Moleti, Carlo Altobelli, Domenico Tinozzi e gli esordienti Edoardo Scarfoglio e Giulio Salvadori.

Antonio Bacaredda, rifacendosi a Scott e a Manzoni, scrive diversi drammi e alcuni romanzi storici accolti con grande favore dai lettori del tempo: può essere considerato l’antesignano degli scrittori sardi che si cimentano in vari generi letterari, come prolungamento “creativo” della loro attività professionale, quasi sempre sviluppatasi nei campi dell’insegnamento, dell’amministrazione, della burocrazia, dell’avvocatura.

“Vita di Pensiero”, diretta da Giuseppe Putzolu, costituisce il trait d’union fra la Sardegna e l’Abruzzo, regioni che, sebbene siano lontane e separate da mari e monti, presentano peculiarità e identità nelle tradizioni, nei costumi, nelle tendenze al punto che la “fraternità spirituale” fra i giovani delle due terre trova nei giornali di Cagliari e di Chieti un costruttivo scambio di collaborazione, sfociato poi nella visita dei tre “clerici vagantes” nell’isola: Scarfoglio, d’Annunzio e Pascarella.

Antonio Scano fonda altresì “Avvenire della domenica di Sardegna” e “Vita sarda”, nelle quali sono pubblicati gli scritti giovanili di Grazia Deledda, di Enrico Costa e di Luigi Falchi, amico di d’Annunzio.

Fra gli autori sardi, Antonio Scano è colui che ha stretti contatti con intellettuali nazionali di rilievo. Fonda anche “Serate letterarie” ed è uno dei redattori di “Movimento sardo”, “Stella di Sardegna”, fondata da Enrico Costa, “Cronaca bizantina” e di altri giornali e periodici sardi e italiani. A vent’anni pubblica un piccolo volume “Versi”.

Come Scarfoglio e d’Annunzio si avvale di diversi pseudonimi, quali A. N. T., Franz, Fritz cugino di Franz, Albano Rosa, Nino Toscano, Nievo.

Sommaruga

Dopo aver conseguito la laurea in legge all’Università di Cagliari, nel 1880, e retto (durante l’assenza del suo direttore) nel 1882 il quotidiano “L’Avvenire di Sardegna”, su cui Grazia Deledda con lo pseudonimo di Ilia di Sant’Ismael pubblica a puntate “Stella d’Oriente”, Antonio Scano si dedica alla professione forense e alla vita pubblica; non abbandona tuttavia né le lettere né il giornalismo.

Diventa consigliere provinciale, poi viene eletto per varie legislature, dal 1904 al 1919, deputato dell’Ogliastra. È degno rappresentante dell’Isola con tre mandati parlamentari nelle XXII, XXIII, XXIV legislature e con tanti problemi da risolvere e tanti mali da sanare.

Con Enrico Costa dirige la “Biblioteca Sarda” e la “Stella di Sardegna”. Poeta elegante e prolifico, scrive libri che lo fanno conoscere ad un ampio pubblico, tra questi, “Il libro della vita” del 1905 e “Viaggio letterario in Sardegna” del 1932 in cui rievoca sia l’esperienza dei tre “clerici vagantes” in Sardegna nel Calendimaggio del 1882 sia il trionfale ritorno di Pascarella nell’isola tanti anni dopo.

Si deve alle pagine di “Viaggio letterario in Sardegna” di Antonio Scano se nel 1932 la rivista “L’Italia Letteraria” decide, a cinquant’anni di distanza, di rievocare il viaggio dei tre “clerici vagantes”: Scarfoglio, d’Annunzio e Pascarella, indicendo un viaggio di venti giornalisti/scrittori con un premio di 5.000 lire per il migliore reportage prodotto. Il premio è aggiudicato ex aequo a Elio Vittorini e Virgilio Lilli. Fra le mete programmate vi è l’Iglesiente, capoluogo minerario, vivamente consigliato da Sommaruga, come anni prima a Scarfoglio e d’Annunzio.

Antonio Scano diviene punto di riferimento anche per la giovanissima Grazia Deledda, che consiglia e sprona affinché migliori la conoscenza della lingua italiana. La scrittrice, poi insignita del premio Nobel per la Letteratura nel 1927, accetta quindi di dedicarsi a molte, anche se disordinate, letture di autori classici italiani, quali Metastasio, Goldoni, Manzoni, Guerrazzi, Capuana, Verga, Fogazzaro, d’Annunzio e, in generale, di autori della letteratura regionale di impostazione naturalistica e stranieri, i francesi Balzac, Zola, Paul Bourget, gli svizzeri Henri-Frédéric Amiel, lo scozzese Walter Scott e i russi Gogol, Turgenev, Dostoevskij, Tolstoj, nonché di alcuni scrittori sardi, tra cui Enrico Costa, autore del romanzo storico “Il muto di Gallura” del 1885, il quale cita per le montagne di Aggius l’analogia con il Resegone di Lecco, immortalato da Manzoni.

F.to Gabriella Toritto

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