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SOLDI, FAMA E DISVALORI: ECCO LE NUOVE POPSTAR CHE ASCOLTANO I NOSTRI FIGLI-PRIMA PARTE

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Redazione- La strada per la fama e il successo è una di quelle strade tra le più aspre e difficoltose, che solo pochissime persone al mondo riescono a percorrere fino in fondo. E quando si arriva a destinazione, non è detto che sia stato un bene l’averla intrapresa. In ogni caso la fame di fama, per usare un gioco di parole, è oggi viva più che mai, e per raggiungerla si utilizza qualunque mezzo, non escluso quello di apparire come cattivo esempio alle nuove generazioni, pur di essere conosciuti e apprezzati. Da Miley Cyrus che fuma marijuana agli MTV Ema Awards, in diretta TV (Huffington Post, 22-1-2019), ad Ariana Grande che sculetta allegramente a 4 zampe e intona: “Mi piace, lo voglio, lo prendo” (Il Fatto Quotidiano, 16-9-2019). Renato Pozzetto esclamerebbe: “Eh la Madonna!”. E sì, c’è anche Madonna, arrivata al suo concerto con 3 ore di ritardo e salita sul palco ubriaca fradicia (Today, 20-1-2016). Sono solo una manciata delle innumerevoli esibizioni “originali” delle più celebri popstar dei nostri giorni. Ah, ovviamente ce n’è anche qualcuna di un’altra era ad esempio Madonna evidentemente in preda a crisi di mezza età e conseguente desiderio di apparire moderna e disinibita al pari delle odierne teen popstar. Ma al di là di qualche isolata popstar del passato, oramai quasi caduta nel dimenticatoio, quel che è più preoccupante è come siano le NUOVE generazioni di popstar a imporsi e comunicare alle nuove generazioni di amanti della musica. É noto che produrre brani carini e che possano piacere sia per la melodia sia per le parti cantate non è sufficiente per poter raggiungere la tanto agognata fama, bensì è necessario anche (e soprattutto) farsi notare.

 

Ma se ci si fa notare per cause positive e apparendo come brave ragazze o bravi ragazzi si finisce nel paradosso di essere bollati alla stregua di personaggi noiosi, piatti e conformisti; al contrario se si appare come ribelli, selvaggi, anti-establishment e cattivi ragazzi o cattive ragazze, allora in tal caso si acquista più carisma e dunque più fama. Prendiamo proprio due tra le più celebri popstar di oggi come esempio: Ariana Grande (che di “grande” ha però pochissimo, essendo alta come una bambina di 10 anni) e Miley Cyrus, l’ex reginetta della Walt Disney che fuma più di Bob Marley, Wiz Khalifa e Snoop Dogg messi insieme. Sono entrambe delle cantanti senza oggettive doti canore di rilievo, tant’è che la prima ha vinto un unico Grammy Award e la seconda nemmeno mezzo. Un numero bassissimo pensando che si tratta di cantanti con svariate decine di milioni di fan sui social e miliardi di visualizzazioni su YouTube alle loro canzoni più importanti. Tanto per intenderci, se facciamo il parallelo con una leggenda della musica come Bruce Springsteen, possiamo notare che questi ne ha ottenuti addirittura 20 di Grammy. Però ovviamente stiamo parlando di una leggenda vivente; a ogni modo, se facessimo il parallelo con un’altra cantante pop della stessa loro generazione, e cioè Taylor Swift, potremmo notare che quest’ultima ha ottenuto ben 10 Grammy. A questo punto potremmo dedurne che si tratta di cantanti le quali, non potendo farsi notare per la loro bravura in quanto artiste, devono per forza farsi notare in altro modo, ovvero dando cattivi esempi alle nuove generazioni. E se si parla alle nuove generazioni, questo gioco è facile: basta fare le disinibite, le ribelli che pongono in atto ciò che è vietato e/o è avversato dalla maggior parte della società civile…tutte cose che strizzano l’occhio ai giovani che si trovano nella fase della vita in cui provano dei sentimenti di ribellione contro i genitori, la scuola, la società in generale e così via. Paradossalmente si tratta di VIP che rappresentano cattivi esempi e proprio per tale ragione sono considerati da seguire. Tutto ciò lo sanno bene i vari manager dei nuovi “bad guys” o delle nuove “bad girls” (a riguardo è esemplare Rihanna, che su Instagram si è data il nickname “BadGalRiri”, cioè “Riri, la cattiva ragazza”), che non perdono l’occasione di incitare le popstar di oggi a mettersi in mostra in tal modo, proprio al fine di incrementare notorietà e (dunque) guadagni. Ma lo sanno bene anche gli organizzatori dei tanti eventi − in particolar modo festival − che pertanto colgono la palla al balzo e cercano di accaparrarsi tali popstar al fine di vendere più biglietti possibili. D’altra parte stiamo pur sempre prendendo in considerazione star che hanno decine di milioni di follower sui social, al contrario di quanto invece accade per molti cantanti più “impegnati” e acclamati dalla critica, che spesso e volentieri ne hanno moltissimi di meno. Riprendendo in considerazione Bruce Springsteen, si può notare che egli ha solo un milione scarso di follower su Instagram, al contrario dei 165 di Ariana Grande o dei quasi 100 di Miley Cyrus. Tutto ciò ci porta a questa conclusione: tipicamente i cantanti più impegnati, che piacciono di più alla critica, piacciono però molto di meno alle masse, che invece ne preferiscono altri che sono generalmente snobbati dalla critica. D’altra parte i grandi critici musicali potrebbero mai parlare a favore di chi canta brani dal contenuto sessuale così esplicito e così volgare, oppure di chi si fa ritrarre perfino in pubblico e perfino dinanzi a milioni e milioni di telespettatori con una canna in mano?! Certo che no! Ma a ogni modo ci sono pure delle eccezioni alla regola che fanno ben sperare nel destino dell’arte, della cultura e…di questo mondo: ad esempio cantanti come Taylor Swift o Bruno Mars sono apprezzati molto sia dalla critica che dal grande pubblico. Purtroppo, però, ciò che sta succedendo al giorno d’oggi è che le nuove generazioni antepongono la quantità alla qualità e seguono un tale VIP più per un fatto che è famoso in sè che per il fatto che sia o meno degno di essere seguito (in tutti i sensi). D’altra parte per un ragazzo è una questione di sicurezza: se sono fan di un cantante famosissimo, amato e conosciuto da centinaia di milioni di altri ragazzi, allora posso essere ben visto e ben accettato; se al contrario sono fan di un cantante più di nicchia, “underground”, di conseguenza sarebbe più difficile farsi accettare. Allo stesso modo, se mi reco ad un festival ove si esibisce come headliner (cioè come artista principale) un cantante i cui brani su YouTube sono stati visti da miliardi persone, è molto più probabile che se faccio foto e video e poi li posto, questi ottengano tantissimi like, reactions, commenti, visualizzazioni e condivisioni in più rispetto al caso in cui mi sia recato a vedere un cantante di nicchia (magari perchè impegnato) e dunque fatto e postato le relative foto e i relativi video. Triste ma vero. E l’ho anche constatato di persona l’anno scorso a Budapest: infatti, essendomi recato allo Sziget (un famosissimo festival artistico-culturale della durata di una settimana) ho poi letto i giornali che ne trattavano e dunque sono venuto a conoscenza del fatto che il giorno in cui c’era meno gente era quello in cui l’headliner era Kendrick Lamar pluripremiato rapper con alle spalle oltre 10 Grammy, nonchè unico rapper ad aver mai vinto prima d’ora il premio Pulitzer e ciò pertanto la dice lunga sul fatto che la gente preferisce la quantità alla qualità. Ne è la riprova che il giorno in cui c’era più gente è stato invece quello che vedeva come headliner Shawn Mendes l’ennesimo cantante pop dell’ultima ora, con oltre 50 milioni di fan e molto amato dai giovanissimi, non a torto definito “il nuovo Justin Bieber”− e pertanto il festival era a dir poco stracolmo di famiglie con ragazzini (o bambini?) al seguito, dell’età media di 14/15 anni. Ed ecco perchè queste nuove popstar riempiono i festival: avendo una fanbase di ragazzini (ma anche proprio bambini), ne conviene che questi debbano per forza essere accompagnati, poichè non potrebbero entrare ai festival da soli. E chi li accompagna se non mamma e papà? Infatti sono proprio loro ad accompagnarli, pagando necessariamente il biglietto d’ingresso benchè possa pure importargli meno del nulla di provare l’ebbrezza di assistere a un concerto di cantanti a loro sconosciuti che si esibiscono dinanzi a una pletora di ragazzini urlanti con lo smartphone in mano. E se ognuno di questi ragazzini portasse pure fratelli, sorelle o amici con relativi genitori, gli introiti salirebbero ancora di più. Puntare invece a far esibire a un festival artisti per ragazzi quantomeno maggiorenni potrebbe causare problemi interni all’evento stesso (i giovani lasciati senza genitori potrebbero ubriacarsi, fare uso di stupefacenti e dunque arrecare tutta una serie di danni che andrebbero dal vandalismo fino alle risse più gravi, passando per la necessità di essere soccorsi da personale medico e paramedico allorchè si sentono male), mentre invece puntare ad artisti più “storici” potrebbe comportare difficoltà di altro tipo: cantanti che hanno fatto la storia della musica e si esibiscono ancora come Bruce Springsteen, Bob Dylan, Roger Waters e i due Queen e i due Beatles ancora in vita possono costare ben oltre il milione di dollari a concerto (pensiamo che attualmente la band in assoluto più costosa al mondo sono i Rolling Stones), ragion per cui i prezzi di ingresso potrebbero farsi proibitivi; inoltre un pubblico più adulto è necessariamente e giustamente più esigente: potrebbe pertanto infastidirsi se ci sono molte file, si aspetterebbe di mangiare e bere bene ed avere a disposizione un’adeguata area lounge in cui rilassarsi…. Allo stesso modo, avendo più esperienza alle spalle, potrebbe accorgersi di più di eventuali difetti dell’organizzazione (un palco non adeguatamente allestito, un impianto non all’altezza dell’evento, orari delle esibizioni non sempre rispettati…). Quindi in fin dei conti gli organizzatori dei grandi festival internazionali preferiscono generalmente piazzare come piatto principale proprio cantanti pop molto conosciuti e seguiti sui social, soprattutto dai giovanissimi. Indipendentemente da quanto essi siano effettivamente riconosciuti di valore dalla critica e indipendentemente dai valori e dagli esempi che essi possono veicolare alle nuove generazioni. Anzi, anche meglio se sono snobbati dalla critica e se danno cattivi esempi: così acquistano ancora di più la fama di ribelli e vengono apprezzati dai giovani, quegli stessi giovani che ricercano volutamente questo tipo di celebrità come esempio, perchè se invece si seguisse qualche cantante più impegnato si correrebbe il rischio di essere bollati dai propri pari come secchioni, dunque sfigati, dunque emarginati sociali, dunque elementi da escludere e/o bullizzare.

Ma in tutto ciò, c’è qualcosa che potrebbe fare un genitore se si accorgesse che un figlio stia seguendo dei cattivi esempi, benchè comunque ostentati da celebrità come quelle passate in rassegna fino ad ora? Certo che c’è! E non una, ma più cose.

Le vedremo tutte dettagliatamente nel mio prossimo articolo.

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DOTT. EUGENIO FLAJANI GALLI – PSICOLOGO, PSICOSESSUOLOGO, SCRITTORE E POETA .
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