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SOCIAL FREEZING E THAWING SOCIAL NEI PROCESSI DEL SERVIZIO SOCIALE DI EMERGENZA | DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO

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Redazione- Tra le nuove strategie adottate durante gli eventi di alta criticità sociale, l’aiuto fornito ha ribaltato completamente i tradizionali sistemi che prevedevano una diversa prossemica, sostituendoli con quelli che prevedono adeguate distanze per la tutela della salute.

Il contenimento dello stress da isolamento dovuto alla pandemia, ha posto gli Assistenti Sociali di fronte a fratture di benessere sociale delle persone e della comunità, delle famiglie e delle situazioni già precarie o a rischio. Infatti, in concomitanza  delle  emergenze sanitarie, si sono manifestate emergenze sociali.

Dopo un iniziale momento di “Social Freezing” ed un rapido “Thawing Social”, è subito apparso necessario utilizzare tutti i saperi professionali e deontologici già precedentemente  diffusi attraverso esperienze formative al fine di promuovere e garantire una maggiore resilienza.

La capacità di fronteggiare il “nuovo” ed il “diverso” in modo flessibile adattando le strategie al contesto emergenziale ha contraddistinto la professione dell’Assistente Sociale  come un valore aggiunto, sempre nel rigoroso rispetto delle norme etiche e deontologiche. Le azioni professionali dell’Assistente Sociale si sono  ispirate a quei valori e a quei principi che in tempi di emergenza diventano ancora più forti poiché lo pongono innanzi a variegati dilemmi etici.

Questi ultimi, innescati da eventi critici hanno posto l’ operatore verso il fronteggiamento del  conflitto tra mandato  professionale e mandato istituzionale. Tale processo decisionale è stato affrontato attraverso la metodologia partecipativa, il sistema valoriale, i principi di libertà e di autodeterminazione, accompagnando le persone verso il benessere globale. Richiamando l’attenzione all’art. 42 del codice deontologico dell’assistente sociale, è stato attivato uno sportello di ascolto integrato covid-19, utilizzando la rete sociale locale, precedentemente formata alle maxi-emergenze. Tra gli aspetti formativi più appropriati al sistema di emergenza, trovano un’applicazione incisiva le pratiche di defusing e di debriefing.  L’Assistente Sociale deve sempre cercare di mantenere un equilibrio tra l’aiutare, l’aiutarsi e il controllo sociale garantendo sempre il rispetto dei diritti umani e lo sviluppo sociale.

L’assistente sociale, quindi, ha affrontato l’emergenza con eustress, assumendo però, i panni del soccorritore sociale perche’, il lavoro del soccorritore è per certi versi paradossale, come diceva zulai: « il suo compito è quello di funzionare in modo sano all’interno di uno scenario nel quale  gli altri hanno il diritto di funzionare in modo folle».

E’ importante sottolineare l’art.14 del Codice Deontologico che  al Titolo III sui doveri e le responsabilità generali dei professionisti evidenzia come “(…) il professionista orienta la propria condotta alla massima trasparenza circa le ragioni delle proprie scelte e documenta, motivandolo, il processo decisionale riflettendo valori  e principi professionali adeguati alla complessità dell’emergenza.”

Tra le fasi degli eventi di alta criticità emergenziale, gli Assistenti Sociali hanno posto attenzione all’allarme iniziale, all’impatto, al soccorso e al ripristino delle condizioni di normalità, rimanendo “ad sum” con le persone anche in situazioni di pandemia. Per questa ragione, nel lavoro pratico ci siamo affidati a quella pagina bianca da riempire con il nostro buonsenso e riflessività in toto con gli stakeholders, attraverso la

realizzazione di uno sportello di ascolto covid-19.

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