” SIAMO POCA ROBA, SIAMO QUASI NIENTE ” DI VALTER MARCONE
Siamo poca roba, Dio, siamo quasi niente,
forse memoria siamo, un soffio dell’aria,
ombra degli uomini che passano, i nostri parenti,
forse il ricordo d’una qualche vita perduta,
un tuono che da lontano ci richiama,
la forma che sarà di altra progenie…
Ma come facciamo pietà, quanto dolore,
e quanta vita se la porta il vento!
Andiamo senza sapere, cantando gli inni,
e a noi di ciò che eravamo non è rimasto niente.
FRANCO LOI, Liber(Milano, Garzanti 1988).
Redazione- Franco Loi (Genova 1930-Milano 2021) poeta e narratore ha scritto poesie e ha contribuito alla diffusione di opere in poesia di autori della nostra letteratura e a sostenere giovani poeti con un’ottica particolare che egli definisce così assegando un ruolo alla poesia che è : “ un costante modo per confrontarci col mistero di noi stessi e delle cose. In un’epoca come questa, tutta protesa all’esterno e intenta a stordirsi, la poesia è fondamentale per richiamare l’uomo alla propria inermità, all’attenzione a sé, agli altri, alla speranza, che, come dice Dante mettendo in versi Paolo di Tarso «è sostanza di cose sperate»”.
Ha scritto molte raccolte di poesia, a partire da I cart (Edizioni 32, 1973). Tra queste: Stròlegh (Einaudi 1975), Teater (Einaudi 1978), L’angel (San Marco dei Giustiniani 1981 e, in edizione accresciuta, Mondadori 1994), Liber (Garzanti 1988), Verna (Empiria 1997), Amur del temp (Crocetti 1999), Isman (Einaudi 2002), Aquabella (Interlinea 2004), Voci d’osteria (Mondadori 2007), I niül (Interlinea 2012). Voci d’un vecchio cantare (Il Ponte del Sale 2017) è l’ultima raccolta edita. Diverse anche le opere in prosa, come i racconti di L’ampiezza del cielo (Ignazio Maria Gallino 2001), Milano. Lo sguardo di Delio Tessa (Unicopli 2003), Il silenzio (Mimesis 2012).
La composizione tratta da “Liber “, dal titolo “Siamo poca cosa “ di Franco Loi è una poesia che ho scelto per introdurre un tema che pur apparentemente all’attenzione di tutti , perchè tutti interessati al “ fine vita” , non riesce a trovare una regolamentazione giuridica . Una poesia che andrebbe lungamente commentata perchè trasversalmente affronta un tema , anzi il tema essenziale della vita, la morte che fa pur parte della vita . Della nostra vita votata a gioie e dolori, piena di emozioni e degna di essere vissuta nel modo migliore perchè unica ed irrepetibile. Insomma un tema sul quale gli antichi greci posero una grande attenzione perchè la vita è “curare” l’anima che diventa nella nostra civiltà , distante ormai di millenni da quella prima affermazione, non il diritto alla salute ma appunto alla “cura” della salute. Felicità, sofferenza, realizzazione della individualità , amore, valore, libertà, verità, giustizia , potere ,ed altri temi ci fanno riflettere sul senso della vita . Argomenti correlati anche al tema della morte: si parla della morte di un amore, della morte della democrazia e della libertà; insomma una serie di allocuzioni legate proprio alla vita e alla morte ad esse collegate da una specie di meccanismo .Fin dagli inizi i filosofi non hanno fatto altro che misurarsi con la morte e la finitezza umana. Lo hanno fatto nelle maniere più diverse: Anche se per Seneca il saggio non teme la morte, come per Spinoza è saggio meditare sulla vita e non sulla morte ; Epicuro ci suggerisce tutt’altro atteggiamento sulla morte: ha poco senso parlare della morte, perché essa – in sostanza – non esiste quando c’è la vita ,fino a Sartre che dice che se dobbiamo morire non ha senso la vita.
Comunque si voglia intendere dunque il rapporto tra la vita e la morte, tra gli argomenti che rendono la vita da vivere e quelli che fanno della morte l’ultima risorsa uno dei problemi che noi viviamo oggi , nel nostro paese è quello del tema del fine vita, sul quale esiste un silenzio increscioso.
Certo è una “risorsa”,la morte come l’ho chiamata secondo l’ultimo libro “Destinati alla vita “, (Edizioni San Paolo 2024), di monsignor Vincenzo Paglia, arcivescovo, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita . Il fine vita visto secondo le idee contenute nel suo volume è ,con piena consapevolezza, una porta alla continuità della vita nella “sua forma eterna, amata da Dio da sempre, e verso la quale dobbiamo camminare con speranza, meno preoccupati di sopravvivere e più attenti al tema del risorgere. “ .Dunque un tema che mons. Paglia affronta in una dimensione di fede ma che può essere affrontato anche secondo altre dimensioni . Una delle quali ci viene proposta da Massimo Recalcati che già dal 2016 in uno dei suoi consueti artcicoli su Repubblica faceva queste domande “In Italia il tema dell’eutanasia è un tabù. Impossibile ragionarci senza che il richiamo all’ideologia ottunda ogni forma di pensiero libero. Eppure l’interrogativo che esso pone è chiaro, impellente e inaggirabile: è giusto che la vita umana decida di porre fine a sofferenze che non è più in grado di sopportare e che non comportano nessuna speranza? Riconoscere questa giustizia — riconoscere il diritto a una morte giusta e degna — cancella fatalmente ogni debito verso coloro o colui — Dio, in una prospettiva religiosa — che ci ha donato la vita? È vero: io non sono padrone della mia vita, né del mio corpo: non ho scelto di vivere, non ho voluto questo corpo, non ho deciso la classe sociale di appartenenza, il colore della mia pelle. La vita viene alla vita — come ci ha spiegato bene l’esistenzialismo filosofico — gettata nel mondo in una condizione di spossessamento: nessuno di noi è un ens causa sui, nessuno di noi è causa della propria vita. La vita viene sempre dall’Altro. Ma la constatazione ontologica che la mia vita non è padrona della sua origine può suffragare il rifiuto di donare la morte a vite straziate e piegate da malattie che non lasciano speranza alcuna? “
Un tema che però si agita in un assordante silenzio perchè nessun partito del centro-sinistra sembra volersi assumere la responsabilità di affrontare questa battaglia per salvaguardare la dignità umana e la sua libertà di fronte alla malattia e alla morte A differenza delle associazioni tra cui quella nata e curata da Marco Cappato e denominata Luca Coscioni che da tempo propongono al legilsatore la necessità di intervenire nella tutela della dignità del fine vita .
Un tema che pone concretamente il problema del dolore di fronte ad una vita giunta al limite di ogni speranza perchè gravata da una malattia inguaribile , quindi disumana che induce a riconoscere il limite oltre il quale non è consentito spingere la propria resistenza perchè appunto viene penalizzata la dignità umana e quindi la facoltà di scelta tra continuare una lotta impari o desistere . Dove desistere come afferma Massimo Recalcati in un articolo su Repubblica del 29 novembre 2021 , è un dono, quello della morte :” quando la vita si arrende alla sofferenza dopo aver resistito sino al proprio limite è giusto che il dono della morte diventi possibile, che la resa non sia impedita, ma, al contrario, onorata. La Legge non può imporre la resistenza senza resa — sarebbe questo il cuore folle della filosofia dell’hitlerismo — ma deve servire a consentire il dono della morte di fronte a una esistenza che può dichiarare, dopo il tempo della resistenza, la sua resa. In questo caso la morte rende ancora più sacra la vita perché la riconosce profondamente vulnerabile, fragile, umana. “
Una vita dunque vulnerabile, fragile , umana che non ha diritto alla salute ma solo diritto alla cura della salute . Come sanno bene tutti queli che hanno firmato per proporre un referendum per abolire la responsabilità di chi aiuta chi ,di fronte ad un dolore senza speranza e di fronte ad una vita resa disumana dalla malattia, decide di desistere.
Un referendum per permettere la particabilità della morte medicalmente assistita e affermare come dice Recalcati : “ il valore profondamente umano che bisognerebbe accompagnasse la formulazione e l’approvazione di una legge sul fine vita: fare prevalere almeno per una volta una fratellanza non retorica, una solidarietà profonda verso chi è caduto e dichiara la sua umanissima resa.
Nel 2021 una campagna referendaria misurò l’interesse dei cittadini di questo paese al tema proponendo dunque il cosiddetto Referendum Eutanasia Legale.Il referendum proposto da associazioni tra le quali quella intitolata a Luca Coscioni e da alcuni partiti poneva nel quesito l’abrogazione parziale dell’articolo 579 del Codice Penale ovvero “Omicidio del consenziente”, che contempla il rischio di una condanna penale per chi fornisce un aiuto ad una persona che consenziente , cosciente ,sceglie la morte medicalmente assistita con somministrazione del farmaco letale da parte del personale sanitario, senza quel rischio. In particolare, si proponeva di abrogare le parole «la reclusione da sei a quindici anni.», contenute nel comma 1, di eliminare integralmente il comma secondo e di espungere, al comma terzo, le sole parole «Si applicano». La norma risultante avrebbe avuto, pertanto, il seguente tenore: «Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con le disposizioni relative all’omicidio se il fatto è commesso: 1) contro una persona minore degli anni diciotto; 2) contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti; 3) contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno».
Una iniziativa di referendum che ha visto una partecipazione straordinaria: tra giugno e settembre 2021 sono state raccolte oltre 1,2 milioni di firme. Che,però, giunto al vaglio della Corte Costituzionale non è stato ammesso . Per cui manca nel nostro paese una legge sul fine vita.
In realtà la Corte Costituzionale ha ritenuto inammissibile il quesito referendario con la sentenza n. 50 del 2022 perché, a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mirava, non si sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili. Una decisione che richiamando la complessità del tema ,le precedenti pronunce della stessa Corte ammette l’esistenza di un vuoto legilaslativo .
Mentre alcuni Paesi europei hanno già legiferato in materia, in Italia il tema rimane divisivo, con posizioni contrastanti tra politica, religione e società civile. Da una parte tra i sostenitori della regolamentazione nazionale ci sono le Associazioni per i diritti civili, come l’Associazione Luca Coscioni, il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, , Medici e bioeticisti, che tendono ad una pronuncia legslativa che eviti a chi ha deciso di porre fine alla propria vita di recarsi in latri paesi e garantire un iter chiaro e controllato. Dall’altra i contrari come la Chiesa Cattolica e le associazioni provita , che ritengono l’eutanasia e il suicidio assistito inaccettabili dal punto di vista morale e religioso. I partiti di centro destra come Fratelli d’Italia e Lega, Parte del mondo medico, che solleva dubbi sulla compatibilità di tali pratiche con il giuramento di Ippocrate.
Tutti ascoltati dalla Corte come viene indicato nella sentenza n. 50 del 2022: avvocati Tommaso Romano Valerio Politi per l’Associazione PRO VITA E FAMIGLIA Onlus e per il Comitato per il No all’eutanasia legale, Alessandro Benedetti per l’Associazione Scienza & Vita e per l’Unione giuristi cattolici italiani (UGCI), Carmelo Domenico Leotta per il Comitato per il no all’omicidio del consenziente, Giovanni Doria per l’Associazione Movimento per la Vita, Mario Esposito per il Comitato per il no all’omicidio del consenziente, Piercarlo Peroni per il Comitato Famiglie per il no al referendum sull’omicidio del consenziente, Siro Centofanti per il Comitato per il NO all’uccisione della persona anche se consenziente, Tullio Padovani per l’Associazione La Società della Ragione APS, per l’Associazione Liberi di Decidere, per l’Associazione Mobilitazione Generale degli Avvocati (MGA), per l’Associazione Walter Piludu Ets Aps e per l’Associazione Chi si cura di te Aps, Marcello Cecchetti per l’Associazione A Buon Diritto Onlus Aps, per l’Associazione Utenti e Consumatori Aps, per l’Associazione Consulta di Bioetica Ets, per la Confederazione generale italiana del lavoro (CGIL), per l’Associazione ArciAtea Aps e per l’Associazione VOX – Osservatorio italiano sui Diritti, Alfonso Celotto e Guido Aldo Carlo Camera per l’Associazione +EUROPA, Gianni Baldini e Gian Ettore Gassani per l’Associazione avvocati matrimonialisti italiani per la tutela delle persone, dei minorenni e della famiglia (AMI), Filomena Gallo e Massimo Clara per il Comitato promotore Referendum eutanasia legale (Filomena Gallo, Marco Cappato, Wilhelmine Schett e Rocco Berardo, nella qualità di promotori e presentatori, Matteo Mainardi, Mario Staderini, Carlo Troilo, Mario Riccio, Monica Coscioni, Marco Gentili, Valeria Imbrogno, Vincenzo Maraio e Massimiliano Iervolino, nella qualità di presentatori
Intanto, mentre il Parlamento non riesce a concludere, è stata approvata dalla Regione Toscana, , la prima legge nel nostro paese sul fine vita che regola i requisiti, la procedura, i tempi e le modalità per accedere al suicidio assistito. Una legge che non è stata immediatamente promulgata perchè il centrodestra in Consiglio regionale della Toscana ha presentato ricorso al collegio di garanzia statuaria per la verifica di conformità, rispetto allo statuto della Regione. La legge toscana ,la prima in Italia dunque, è stata approvata con 27 voti favorevoli di esponenti di PD, Cinque stelle e Italia Viva e 13 voti contrari del centrodestra, nessun astenuto e un solo consigliere che non si è espresso . Una legge quella toscana che riconosce la necessità di disciplinare questo tema e si richiama alla sentenza della Corte Costituzionale n 242 /2019 con la quale la Corte aveva dichiarato illegittimo il divieto in vigore invitando il Parlamento a regolare la materia e dettando i requisiti per l’accesso al suicidio assistito. Una legge sorretta anche da diecimila firme di cittadini raccolte da un’associazione “Liberi Subito”.
Per accedere al suicidio assistito in Toscana occorre essere assistiti dal servizio sanitario locale,ed avere alcuni requisiti come individuati dalla sentenza n. 242/2019 della Consulta, e che devono sussistere in contemporanea, sono i seguenti: la patologia irreversibile ,la presenza di sofferenze fisiche o psicologiche che il paziente reputa intollerabili ,la dipendenza del paziente da trattamenti di sostegno vitale. Oltre naturalmente alla capacità del paziente di prendere decisioni libere e consapevoli.
Scrive Massimo Recalcati sempre su Repubblica: “ Il nostro tempo esorcizza la morte, rimuove la sua inesorabilità nel nome di una vita che vorrebbe respingere ogni esperienza del limite. Uno dei miti contemporanei è, infatti, quello di attribuire un valore in sé al prolungamento illimitato della vita. Garantire la vita più lunga possibile sembra imporsi su qualunque altra valutazione di merito. “
E’ una verità inconfutabile anche se la vita umana non può riduersi alla sola vita biologica che pure conta in tema di garanzie . E conta soprattutto in un paese in cui “ il crescente invecchiamento della popolazione italiana, pone il problema della cura e assistenza all’anziano fragile. L’aumento della popolazione anziana continuerà ad essere repentino, e tra il 2040 e il 2045 essa raggiungerà il 33 per cento del totale. L’anziano, con l’aumento degli anni di vita, vede mettere a rischio la più significativa delle condizioni che caratterizzano una buona qualità di vita, ossia l’indipendenza, cioè la capacità di svolgere autonomamente le normali attività della vita quotidiana.”
E’ l’Istat a certificare “ le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie che sono più elevate al Sud e nelle Isole e più basse al Nord. Il divario territoriale è più moderato per il rinvio delle prestazioni causato da lunghe liste di attesa, mentre è più ampio per la rinuncia dovuta a motivi economici.Sono soprattutto i familiari ad assicurare un aiuto agli anziani che hanno bisogno di assistenza per le attività di cura personale o domestiche. Sono molto pronunciate le differenze territoriali degli aiuti a pagamento: dipende dallo status sociale e dalla disponibilità economica. L’assistenza domiciliare integrata, che comprende trattamenti medici, infermieristici e riabilitativi, viene maggiormente erogata nelle regioni del Centro-Nord.”(1)
Una condizione dunque nella quale è lecito chiedersi che cosa significhi la vita lunga; quanto è garantita la cura in una vita lunga . O la vita lunga è una illusione ?
“Nel coltivare l’illusione della vita lunga si manifesta la dimensione securitaria della pulsione che caratterizza la cifra melanconica di fondo del nostro tempo. È l’altra faccia dell’euforia maniacale nella quale siamo immersi. La fuga dal pensiero e dalla presenza della morte avviene nel nome di una vita che, in realtà, ha sempre più paura del carattere ingovernabile della vita. Per queste ragioni una vita sommersa dal dolore e dall’assenza di speranza dovrebbe avere pieno diritto a dichiarare la propria resa. “
Una legge sul fine vita è o non è dunque una dichiarazione di resa? Una resa onorevole alla vita nella consapevolezza che :”Nessuno può decidere quando una vita sia davvero larga, come nessuno può decidere sull’equilibrio singolare che ciascuno deve sperimentare tra la possibilità della sua resistenza al male e quella della sua resa. Una legge sul fine vita non sospingerebbe in modo irresponsabile la vita ferita mortalmente verso il suicidio, ma tutelerebbe la sua dignità che non può coincidere né con un dolore senza speranza né con l’illusione che il valore della vita consista necessariamente nel suo essere la più lunga possibile. “(2)
(1)https://www.istat.it/wp-content/uploads/2022/09/53_ISTAT_MILeS2022_Sicuro_Tucci.pdf
(2) Massimo Recalcati L’illusione della vita lunga https://www.repubblica.it/commenti/2025/02/20/news/l_illusione_della_vita_lunga_recalcati-424017830/
