” RIPRENDERSI IL TEMPO ” DI VALTER MARCONE
Redazione- L’uso della campana per misurare il tempo fu molto diffuso in Europa anche prima del Medioevo tanto che le campane sono diventate un simbolo del tempo stesso come ci racconta Jacques Le Goff in “Tempo della Chiesa e Tempo del mercante”, 1977. Il Tempo della Chiesa comunitario e religioso, il Tempo del mercante indivisuale e laico. Quest’ultimo avrebbe soppiantato quella della campana dando vita a quella ricerca di strumenti per la misurazione del tempo che portarono alla costruzione di orologi a comnciare da quelli di grandi dimensioni fino agli orologi che usiamo oggi e che hanno si la forma degli orologi da polso, che misurano il tempo ma mettono assieme anche un’altra miriade di funzioni . Così come oggi forse non possiamo fare a meno di questo strumento anche allora i monaci non potevano fare a meno della campana per scandire le parti del giorno e le relative attività ma anche per la loro liturgia. Mattutino, prima, terza, sesta, nona, vespro, compieta. Erano queste le ore ” canoniche” importanti per la vita spirituale dei monaci . In generale le ore erano divise in 12 per il giorno e 12 per la notte ma la lunghezza dei due segmenti variava a secondo della stagione; in estate erano più lunghe quelle del giorno, in inverno quelle della notte.Il ritmo delle ore veniva sorvegliato da un monaco che verso le due di notte suonava la campana della preghiera ,poi cantava un certo numero di salmi fino ad segnale di alzarsi . Il giorno inziava con l’hora prima che era quella del soìrgere del sole .
Certo oggi non è più nemmeno tempo di parlare di campane. Ma di tempo si. Che cos’è allora il tempo per ciascuno di noi, per la storia delle società a cui apparteniamo. Come possiamo definire il tempo. E soprattutto in una società caotica con rapporti superficiali ma soprattutto affrettati, “riprendersi il tempo” assume una valenza importante, determinante per ristabilre un rapporto con le cose della vita , quella propria, quella altrui e quella del mondo che ci circonda. .
Ilppensiero più interessante che produce considerazioni profonde sul tempo è sicuramente quello di Sant’Agostino ,il santo vescovo di Ippona che fulmineamente dice che sa che cosa sia il tempo, ma quando deve esplicitarlo, non lo sa più. Nelle sue Confessioni poi parla a lungo proprio del tempo, delle sue caratteristiche, del suo valore. Ecco delle brevi citazioni che si commentano da sole : al cap.14: “Nulla che passi non esisterebbe un tempo passato, senza nulla che divenga non esisterebbe un tempo futuro, senza nulla che esiste, non esisterebbe un presente. Due, dunque di questi tempi, il passato e il futuro, come esistono, dal momento che il primo non è più e il secondo non è ancora? E quanto al presente, senza tradursi in passato, non sarebbe più tempo, ma eternità. Se dunque il presente, per esistere deve tradursi in passato, come possiamo dire anche di lui che esiste? […] Quindi non possiamo parlare con verità di esistenza del tempo, se non in quanto tende a non esistere. […] .Al cap. 16-17: “Eppure, signore, noi percepiamo gli intervalli del tempo, li confrontiamo tra loro, definiamo questi più lunghi, quelli più brevi, […] ma si fa tale misurazione durante il passaggio del tempo; essa allora è una nostra percezione.[…] In verità, chi predisse il futuro, dove lo vide, de il futuro non è ancora? Non si vede ciò che non è.
Così chi narra il passato, non narrerebbe certamente il vero, se non lo vedesse con l’immaginazione. Ma se il passato non fosse affatto, non potrebbe in nessun modo esser visto. Bisogna concludere che tanto il passato quanto il futuro sono.”. Al cap. 18-20: “Se il passato e il futuro sono, desidero sapere dove sono. Se ancora non riesco a saperlo, so tuttavia che , là non sono né futuro, né passato, ma presente.[…]La mia puerizia, la quale non è più, è in un tempo passato che parimenti più non è, ma l’immagine di lei, quando io la ricordo e la racconto, la scorgo nel tempo presente, perché essa è tuttora nella mia memoria.[…] Io scorgo l’aurora e preannunzio che si leverà il sole. Ora, ciò che scorgo è presente, ma quello preannuncio è futuro: non già che sia futuro il sole, il quale è di già, sibbene la sua nascita , la quale ancora non è. Tuttavia, se la sua levata io non l’immaginassi con la mente, così come faccio adesso parlandone, non potrei davvero predirla. Concludendo, le cose future non sono ancora, e se non sono ancora non esistono; e se non esistono, non si possono affatto vedere; bensì le possiamo predire da quelle presenti che già sono e si vedono.[…]
Un fatto è ora limpido e chiaro: né futuro, né passato esistono. E’ inesatto dire che i tempi sono tre: presente, passato e futuro. Forse sarebbe meglio dire che i tempi sono tre: il presente del passato, il presente del futuro e il presente del presente. Queste tre specie di tempi esistono in qualche modo nell’animo e non vedo altrove, il presente circa il passato costituendo la memoria, il presente circa il presente l’intuizione, e il presente circa il futuro l’attesa. Mi si permettano queste espressioni, e allora ammetto e vedo tre tempi, e tre tempi ci sono.”.
Il libro XI delle Confessioni di Sant’Agostino ci dice che noi misuriamo il tempo. In realtà poi , in definitiva,non sappiamo che cos’è ma lo misuriamo in modi diversi . Appunto come dicevo all’inizio per secoli con la campana . Gli antichi Greci immaginavano un mondo che dentro un ciclo di tempo più o meno lungo veniva appunto “ ciclicamente” rigenerato. Una concesione che la modernità ha trasformayo trasformando il tempo ciclico in tempo lineare . Un tempo lineare del nostro mondo giudaico cristiano che è come una freccia e che permette quindi definizioni per il passato, il presente e il futuro. Una freccia che parte dal presente e va indietro per il passato e avanti per il futuro. Anche se poi il tempo va solo avanti verso il futuro e non a caso i racconti di fantascienza per il ritorno al passato hanno bisogno di una macchina , Ovvero un arteficio , un manufatto, comunque un elemento di contrasto che permette di ” tornare indietro” anche se siamo abituati a molto spesso che indietro non si torna. Espressione utile per molte circostanze e piena comunque di sensi e significati.
Diversamente da Sant’Agostino ,Seneca il saggio afferma che il tempo non esiste, ma semplicemente il passato viene visto come memoria, il futuro come aspettativa e il presente come percezione dimostrando anche in questo una modernità evidente.
E’ questa infatti un’idea modernissima di intendere il tempo anche se purtroppo il tempo che noi abbiamo a disposizione e che viviamo quotidianamente ha perso i suoi rapporti con il passato e con il futuro ed è diventato tutto ” presente” .Un presente distorto ed accidentato che ci propone trappole insidiose perchè noi viviamo il nostro tempo solo attraverso alcune dimensioni . Come quella dei social, come quell’apparire e non dell’ essere, come quella che ci impone la fretta in ogni cosa e quindi lo stress ma soprattutto la superficialità Un tempo che ci rinvia continuamente ad una “second life” che è diventata un passatempo molto apprezzato. Perchè comunque ci proietta in una dimensione in cui non esistono più le nostre responsabilità .Una terra di mezzo, una terra del Bengodi , una specie di pillola del ” murti bing”. Una pillola che si trova citata nel romanzo del 1932 “Insaziabilità” di Stanislaw Witkiewicz. In cui vi si racconta di una specie di oppio mentale, la pillola di Murti-Bing, che consente ai conquistatori di ottenere l’assenso dei conquistati. Anche se questo + un discorso più ampio che pur attenndo a questa ruflessione implicherebbe una serie di considerazioni non necessarie a quello che qui si intende proporre al lettore.
Sul web al link https://secondlife.com/?lang=it ,ho trovato la pubblicità appunto di second life che dice ” Esplora ora .Con migliaia di esperienze e comunità virtuali, non sarete mai a corto di luoghi da esplorare e persone da incontrare. Club musicali, comunità di giochi di ruolo, cinema virtuali e molto altro. Second Life è sempre meraviglioso, a volte strano e al 100% degno di nota.” Che continua così : “Trova la tua comunità Second Life è un paradiso inclusivo di espressione di sé. Se volete condividere la vostra storia o entrare in contatto con altre persone che stanno vivendo esperienze simili alle vostre, consultate questa risorsa per saperne di più sulle diverse comunità del mondo. Unisciti agli amici .
In realtà e sembra strano dire ” in realtà”. Second life” sta ad indicare la possibilità di interagire in un mondo virtuale tale da poter vivere una seconda vita, diversa appunto da quella reale, quotidiana , quella sola vita che abbiamo , unica e irripetibile e che un giorno è destianata a cessare con l’esaurimento delle funzioni del nostro organiusmo . Con un proprio avatar si può agire in un ambiente e quindi sviluppare personalità, comportamenti , azioni virtuali, Second Life è un mondo virtuale (MUVE) online lanciato il 23 giugno 2003 dalla società statunitense Linden Lab a seguito di un’idea del fondatore di quest’ultima, il fisico Philip Rosedale.
E’ stata sicuramente una moda e forse è passata. Sta di fatto che evocando second life e le ragioni di un tempo da vivere voglio proprio parlare di un tempo che progressivamente è sfuggito alla nostra capacità di viverlo secondo le “nostre” intenzioni e che quindi non ci appartiene più. Ovvero voglio, come elogio ed esortazion,e dire che occorre riapporpriarsi del tempo abbandonando le fantasia dei social e di second live che vuole dire però lavorare per affermare le proprie idee, forse le proprie utopie , in definitiva e sostanzialmente la propria speranza.
Una speranza che come diceva Nietzsche è capace di «illuminare le nostre vite» e che ci libera dalla prigionia del presente, proiettandoci oltre, costringendoci a cercare il significato nascosto e il valore di ciò che ci accade. Ma che è anche per Sant’Agostino fiducia nell’avvenire .
Scrive Seneca in una lettera a Lucilio : “Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro. La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per il tempo che ha ricevuto, quando è proprio l’unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire.”
Un tempo nuovo che Seneca definisce appunto con queste esortazioni a Licilio e che vanno gustate nella lingua originale :”.Ita fac, mi Lucili: vindica te tibi, et tempus quod adhuc aut auferebatur aut subripiebatur aut excidebat collige et serva. Persuade tibi hoc sic esse ut scribo: quaedam tempora eripiuntur nobis, quaedam subducuntur, quaedam effluunt. Turpissima tamen est iactura quae per neglegentiam fit. Et si volueris attendere, magna pars vitae elabitur male agentibus, maxima nihil agentibus, tota vita aliud agentibus. Quem mihi dabis qui aliquod pretium tempori ponat, qui diem aestimet, qui intellegat se cotidie mori? (Fai così, mio Lucilio: rivendicati a te stesso, e il tempo che finora o veniva portato via o veniva sottratto o andava perduto raccoglilo e mettilo in disparte. Convinciti che le cose stanno così come scrivo: alcuni momenti ci vengono portati via, alcuni vengono sottratti, alcuni scorrono via. Tuttavia il danno più sconveniente è quello che si verifica per negligenza. E se vorrai badarci, una grande parte della vita scorre mentre ci comportiamo male, la massima parte mentre non facciamo nulla, tutta la vita mentre facciamo altro. Chi mi potrai indicare che assegni qualche prezzo al tempo, che valuti la giornata, che si renda conto di morire ogni giorno? ) ( Lettera a Lucilio Paragrafo 1 Libro 1 )
Raccogliere e mettere in disparte il tempo è dunque riappropriarsi del proprio tempo e quindi di noi stessi. Ma riappropriarsi del tempo può significare , anzi significa, molte altre cose . Che a lungo si potrebbero esaminare in questa riflessione. Che ha però un punto centrale : ognuno di noi sa bene che cosa significa per se stessi riapporpriarsi del proprio tempo . Combattere lo stress, accettare una lentezza corroborante nel succedersi dei gesti e delle risposte alle esigenze e necessità della quotidianità; rispettare il proprio corpo ascoltando i suoi bisogni , rivalutare i rapporti interpersonali e sentire le relazioni come espressioni del proprio “essere al mondo”, ripensare il rapporto con gli ambienti di vita. Ne ho fatto un breve elenco ma rispetto ad ogni singolo lettore possono essere temi “generici” perchè ognuno saprà riconsiderare e valutare le specificità personali che inducono a riprendersi il tempo per se stessi e per la propria vita che poi significa anche la vita delle persone che vivono con noi alle quali dedichiamo in questo modo anche cura e considerazione.
