” PIAZZE ,PRATI E CAMPI PER SCRIVERE PAROLE ” DI VALTER MARCONE
Redazione- C’erano una volta le parole. Poi qualcuno pensò che le parole erano pesanti, a volte come pietre, quindi decise di scriverle sulla pietra e forse in modo più elegante e artefatto su una superfice , quella marmorea che riflette anche la luce. E a secondo della luce, della Storia, dei regimi, degli eventi, quelle parole assunsero diversi significati. Poi le parole e le frasi scolpèite sui marmi o bronzi funerari furono messe là per raccontare la vita, posseduta ormai dalla morte. E ci furono ancora le parole della Storia scritte sugli archi di trionfo , sulle pergamene, sui capitelli, nei documenti d’archivio. E poi c’è tutta la storia dei supporti della scrittura prima della carta che nel mondo antico erano diversi : foglie, pezzi d’osso, gusci , pietra, argilla, legno, tavolette cerate, tessuto, papiro, pelli d’animale. Un modo di comunicare che usava ed usa la natura per esempio argilla, papiro, pelli d’animali . Fino alla carta che è come scrivere su un albero , da cui si ricava la carta ,almeno quella pregiata di cellulosa. Ecco con la carta le nostre biblioteche, perchè di carta sono ancora fatti i libri. Affidano pensieri , ragionamenti, storie ad esseri viventi come gli alberi che stanno lì per secoli, come da secoli ormai durano pergamene, cinquecentine, e altre pubblicazioni. Forse un paragone azzardato tra il libro e l’albero ma il punto di questa iniziale riflessione è dunque la natura ovvero ,prati, campi che parlano già un loro linguaggio ma che ospitano altri linguaggi, nel nostro caso le parole della nostra lingua scolpite sul terreno, sull’erba dei prati. Così scrive Mathia Pds i suoi messaggi . Nella natura fondendoli con paesaggi, ambienti ,forse ecosistemi.
Così dunque scrive Mathias PdS, acronimo di Mathias Poeta della Sera, con la sua Land Poetry, una fusione tra la poesia di strada e la Land Art. Una espressione coniata da lui stesso per descrivere un modo di affidare appunto a prati e campi le parole , le frasi, insomma un messaggio .
La Land Art, o “arte della terra”, è nata negli anni Sessanta dello scorso secolo negli Stati Uniti d’America.. Gli artisti che hanno dato vita a questa forma d’arte e di conseguenza a questo movimento hanno abbandonato i canoni estetici tradizionali e anche gli strumenti come pennelli, colori, tele, scalpelli , mazzole. Perchè avevano nella natura tutto quanto occorreva loro per comunicare un’idea, un pensiero, una storia in forma visiva.A volte un modo grandioso di rivelare i loro pensieri, solo se si pensi che i loro interventi diretti avevano ed hanno come protagonisti la natura, il territorio naturale : deserti, laghi salati, praterie, mari . Un modo di restituire all’arte quella maestosa grandiosità che solo il Partenone da una parte o Pompei dall’altra ,limitandoci a due soli esempi , possono farci immaginare. Interventi che chiedono una complicità alla natura e per questo restituiscono l’essenza della umanità di chi sceglie questa forma di arte per comunicare idee e pensieri umani in un mondo in cui il troppo umano , l’inumano diventano la stessa cosa perchè sono contro l’uomo. Ma ne parliamo tra qualche riga ricordando i temi affrontati da MathiaPds in queste sue missive quasi archetipiche.
Artisti della Land Art dunque che hanno tracciato solchi in un campo di grano e sulla riva ghiacciata di un fiume, o scavi abbastanza profondi effettuati nel deserto del Nevada, a opera, degli statunitensi D. Oppenheim e M.Heizer o anche l’impacchettamento con materiale plastico e corda di diverse migliaia di metri quadri di costa in Australia, a opera di Christo.. Per loro una specie di rifiuto del figurativismo della pop art, come pure delle algide geometrie della minimal art. Guardando queste opere, in foto, si è messi di fronte a problemi importanti come per esempio quelli ambientali e si è “ costretti” a riflettere , un esempio per tutti, sull’invasione del cemento nelle nostre città in cui è stata privilegiata un’urbanistica “ contro- natura”. Senza contare che la Land Art esprime comunque una protesta, sicuramente contro la mercificazione dell’arte e contro quelli che possono essere definiti dei veri attentati alla natura : inquinamento dei mari con la plastica, riscaldamento globale, rottura del legame tra uomo e ambiente
Un’arte dunque che scompare perchè gli elementi utilizzati per evidenziare il messaggio che l’artista vuole dare si trasformano come si trasforma la natura e a volte scompaiono. Ma sicuramente non scompaiono i messaggi che quegli elementi così inseriti nella natura hanno voluto trasmettere.
Non scompare l’arte di Mattia PdS acronimo di Mathias Poeta della sera che di sé stesso dice : “ sono un poeta di strada di Udine. Per anni ho praticato una forma di poesia urbana, scrivendo aforismi e versi su superfici verticali: muri, sottopassi, palazzi abbandonati, saracinesche. La mia scrittura cercava di inserirsi nel paesaggio urbano come una sorta di interferenza poetica, per lanciare messaggi educativi o semplici riflessioni. Dopo un decennio di questa pratica, però, mi sono accorto che il confine tra poesia di strada e imbrattamento si era fatto sempre più sottile, e che questo rischiava di oscurare il senso stesso dei nostri interventi. Nasce così, da parte mia, la volontà di intraprendere una strada diversa, o meglio, un sentiero di campagna, passando dai muri verticali delle città all’orizzonte aperto del paesaggio. Dopo mesi di riflessione, ho dato vita a una nuova espressione: la Land Poetry, una fusione tra la poesia di strada e la Land Art. Con la Mathias PdS, acronimo di Mathias Poeta della Sera, prati, spiazzi e campagne diventano dunque le nuove pagine su cui scrivere. Ho scelto di utilizzare i giornali per diversi motivi.”
Non scompare perchè la sua Land Poetry un termine da lui stesso coniato che mette insieme la Land Art e la poesia , dunque entrambe a loro modo rivoluzionarie perchè capaci di produrre cambiamento e quindi di trasformare . Con la forza evocativa della poesia i messaggi trasposti ovvero scritti sulle pagine dei prati e della terra evocano epifanie , gridano appelli, ricompongono lettere e parole di un’antica voglia di riscrivere dell’umano quei sentimenti oggi troppo spesso vilipesi e scacciati come pace, amore ,dignità, benessere, libertà e la capacità di pensiero autonomo. E l’elenco potrebbe continuare.
Le parole e le frasi dunque vengono scritte sul paesaggio per mezzo di fogli di giornali , ovverola carta su cui sono stampati i quotidiani che ogni giorno acquistiamo in edicola opportunamente riciclati. Uno strumento usato per tre ragioni come afferma Mathia Pds : “Il primo è pratico: la loro reperibilità gratuita e la loro grandezza, superiore a un foglio A4, ci permettono di costruire frasi ampie, leggibili anche da grande distanza.Il secondo è tecnico: i giornali si assemblano facilmente e si rimuovono con altrettanta semplicità. Questo è per me un principio fondamentale: non lasciare tracce, non deturpare l’ambiente. Le mie opere sono effimere, principio proprio della Land Art.Il terzo motivo è più concettuale, forse il più interessante: il giornale è il simbolo per eccellenza dell’informazione mainstream. È lo strumento con cui il potere comunica, filtra, costruisce narrazioni. Le notizie, spesso, vengono veicolate in funzione di interessi politici ed economici. Io, invece, ho deciso di utilizzare lo stesso mezzo per fare il contrario, ovvero controinformazione poetica. Le mie scritte parlano di Palestina, di diritti dei lavoratori, di ambiente, di marginalità; tutti temi che spesso vengono ignorati o trattati in modo superficiale”
Un modo simbolico di riportare all’attenzione anche un tema importante ed interessante quello della informazione adottando una specie di legge di contrappasso “utilizzare lo stesso mezzo per fare il contrario, ovvero controinformazione poetica. “. Un modo di proporre una riflessione su temi ampiamente dibattuti nel nostro paese come le ingerenze sulla Rai, la “legge bavaglio”, le querele intimidatorie contro i giornalisti, su cui l’Italia è prima in Europa. Che porta inevitabilmente alla mancanza di pluralismo e soffoca i media indipendenti. Ma questo è tutto un altro discorso che avrebbe bisogno di una più compiuta riflessione mentre qui ci occupiamo di opere d’arte che propongono anche molti altri temi .
A proposito di contenuti dunque va ricordato che tra le ultime realizzazioni c’è un’opera di oltre 40 metri di lunghezza per lanciare un messaggio forte contro le armi atomiche ad Aviano. Un percorso di Nature poetry portato avanti da mesi per unire arte, attivismo e consapevolezza sociale attraverso installazioni temporanee e non invasive sul paesaggio.Un’iniziativa – alla quale partecipano anche il compositore Fabrizio Citossi (in arte Rive no Tocje), il videomaker e attivista Enrico Folisi, e Walter Fasan – che punta a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla presenza delle decine di testate nucleari nella base americana.
Ma ci sono anche messaggi che richiamano l’attenzione su parole antiche come è antico il mondo, che hanno accompagnato l’uomo da secoli e che fanno parte di messaggi universali ed eterni come l’amore , quello umano, quello del dio fatto uomo,il Cristo redentore, che ne indica nel suo insegnamento e nella sua predicazione tutti gli impegni, quello raccontato dalla poesia e dalla letteratura.
Opere visive di grandi dimensioni. dicevamo come quella di quaranta metri di lunghezza che abbiamo ricordato e che indipendentemente dal contenuto concettuale mette in evidenza un fatto come dice ancora Mathias Pds : “la scala monumentale di questi versi non è casuale. Ho studiato questa strategia ispirandomi ad alcune logiche della street art, dal momento che le grandi opere sulle facciate dei palazzi catturano attenzione e diventano virali, documentate, discusse.” Interventi dunque di “ Land Poetry ( chiamati anche Nature Poetry) essendo lunghi diverse decine di metri, ripresi e fotografati grazie all’utilizzo di droni, attirano e creano dibattito. È stata dunque una scelta mirata, orientata a coinvolgere l’opinione pubblica, ma anche le redazioni giornalistiche, per farci vedere, e osservare le loro reazioni.” Nella consapevolezza, dice ancora Mathias Pds , che molti giornali hanno filtri editoriali molto precisi, e che non tutte le notizie trovano spazio. Ecco una possibile soluzione. Grazie a questi interventi, che realizzo con il sostegno di cari amici e attivisti, vogliamo anche vedere chi risponde, come risponde e cosa decide di raccontare.
Land Poetry è dunque molte cose insieme, ma soprattutto, è un modo per riportare la parola alla sua funzione primaria: colpire, risvegliare, analizzare e porre domande. Attraverso la poesia. Ecco appunto la funzione della poesia in questi messaggi che evocano suggestioni e immagini, spesso evocative e simboliche che non deludono mai quella voglia di guardare al mondo con altri occhi aiutando a scoprire realtà diverse sia nel mondo che ci circonda sia dentro di noi ,proprio :per una riappropriazione di quel mondo che è in definitiva anche forse l’obiettivo della Land Poetry di Mathias Pds . Una riappropriazione del mondo visto con occhi nuovi, quelli della natura a cui purtroppo ci siamo , per diverse cause, disabituati.
