Ultime Notizie

PER I DIRITTI DELLE DONNE STOP ALLA VIOLENZA DI GENERE: IL 25 NOVEMBRE E OLTRE DI MONIA CIMINARI

0

Redazione-  In questo mese così fondamentale per la condanna della violenza sulle donne vorrei riproporre il libro che ho scritto nei primi mesi di quest’anno e che ho presentato l’8 marzo al Moletto Medusa di Civitanova Marche, diretto da Giorgio Paolucci, presidente dell’omonima associazione. C ’erano molte persone presenti, tra cui le relatrici e i relatori, il professor Alvise Manni, la professoressa Elisabetta Baleani, la presidente del Moica Marche Elisa Cingolani, la cantante, attrice teatrale e professoressa Cecilia Ceci e una rappresentanza del corpo di ballo dell’Ads studio danza di Alessandro Moretti.

Si fa un gran parlare dei diritti umani e in particolare dei diritti delle donne, se ne parla nelle Organizzazioni internazionali, nei Parlamenti Statali, sui giornali per sottolinearne l’importanza o per biasimarne le violazioni e denunciare i governi e le persone che li calpestano. Sono partita quindi da una cronistoria della normativa internazionale di settore, soffermandomi dapprima sulla CEDAW del 18 dicembre 1979, a seguire la Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne del 1993, la Convenzione Interamericana di Belen do Parà sulla prevenzione, punizione e sradicamento della violenza contro le donne attuata il 9 giugno 1994, il Protocollo della carta africana dei diritti umani e dei popoli in Africa dell’11 luglio 2003 e ultima, ma non per ordine di importanza, la Convenzione di Istanbul del 2011 e il dovere generale di prevenire la violenza domestica e di genere.

Proseguendo ho evidenziato lo sviluppo della normativa nazionale, cominciando dalla nostra Carta costituzionale, ho posto in luce i cambiamenti degli anni Settanta e delle successive Azioni positive degli anni Novanta e a seguire.

In un excursus teorico pratico ho cercato di sottolineare incongruenze e conformità che confluiscono nel terzo capitolo con la violenza di genere, il ‘Codice Rosso’ introdotto con legge del 2019 n. 69 e tutte le ulteriori modifiche, normative e integrazioni.

Il Diritto non basta a risolvere la situazione che è legata alla radice a stereotipi1 ampiamente predominanti e insiti in ognuno di noi. La questione si basa sul principio di autorità dell’uomo sulla donna e si ramifica a livello generale tra i sessi in ambito sociale, culturale e politico. La presupposta inferiorità femminile non è scritta nella natura, ma è una specie di dote negativa frutto dell’educazione e del contesto sociale in cui vivono le donne.

La famiglia, le istituzioni, la scuola, dal medioevo all’età moderna hanno per lungo tempo plasmato una figura femminile dedita prettamente alle mansioni domestiche e alle cure familiari, escludendola dagli studi e da ogni tipo di incarico pubblico. Secondo lo stesso Rousseau nell’epoca illuminista ‘le donne sono al mondo per piacere agli uomini’ tratto dal quinto libro in cui parla di Sofia futura moglie dell’Emilio.

Molto dipende dall’educazione ricevuta dall’infanzia che le bambine e i bambini interiorizzano. Pregiudizi e discriminazioni partono da parole per arrivare ad atteggiamenti, modi di fare di essere che fin dalla nascita ci connotano.

Diseguaglianza oppressione discriminazione di genere e di appartenenza sono condizioni socialmente costruite e non sono naturali. Per uscire da questo circolo vizioso occorre la collaborazione sia degli uomini che delle donne per ‘un’intelligenza della totalità’: Rosa Luxemburg, filosofa, economista e politica polacca, affermava che ‘libertà e giustizia sono due fratelli e sorelle siamesi’ che richiedono rispetto, tempo, pazienza e soprattutto spazio nell’ordine civile dell’esiste.

La violenza di genere in Italia rappresenta un problema pervasivo, con una percentuale significativa di donne che hanno subito e continuano subire violenza, fisica, sessuale, psicologica e violenza economica nel corso della vita che si aggira, come indicato dall’ISTAT, intorno al 31,5%.

Parlando, nello specifico, del lavoro di cura non retribuito delle donne, secondo un’indagine OIL-Federcasalinghe, in Italia, lo stesso ha un valore stimato di 473,5 miliardi di euro, che corrisponderebbero a circa 26% del PIL. A livello globale, l’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) stima che il lavoro di cura non retribuito rappresenta circa 9% del pil mondiale. Le donne sono sovrarappresentate nei settori di cura, servizi, educazione assistenza e, in molti paesi, anche quando hanno stessi titoli di studio e stessa esperienza, tendono a essere pagate di meno. Le leggi ci sono e sono anche numerose, ma il problema specifico non sta nelle leggi, ma nel comportamento delle persone e nella poca volontà a livello generale di applicarle e di metterle in pratica. Come sottolineato dall’art. 5 della CEDAW tutti gli Stati aderenti a partire dalle istituzioni per arrivare all’associazionismo fino al quotidiano vivere civile devono prendere ogni misura adeguata a modificare effettivamente gli schemi mentali, i modelli di comportamento socioculturale degli uomini e delle donne, al fine di ottenere l’eliminazione dei pregiudizi, stereotipi, pratiche consuetudinarie o di altro genere, basate sulla convinzione della superiorità dell’uomo sulla donna.

Gli stereotipi di genere e il sessismo rappresentano un serio limite al raggiungimento di un’effettiva eguaglianza per pari diritti per le donne e uomini in tutte le sfere della vita pubblica e privata. Essi vanno inoltre ad alimentare diverse forme di incitamento all’odio on line e off line basate sull’etnia, età, classe sociale, disabilità, identità di genere, orientamento sessuale o sessualità. L’adozione di misure innovative che vanno ad integrare e concretizzare le normative nazionali e internazionali che abbiamo visto ci sono, esistono sul piano formale, ma bisogna opportunamente attuarle effettivamente su quello sostanziale. Le azioni si dovrebbero articolarmente concentrare su tre ambiti che riguardano il contrasto delle pressioni legate agli stereotipi sul lavoro e nei luoghi pubblici, la prevenzione della violenza, le molestie sessuali e i discorsi di odio sessista, la lotta contro il mercato on line, nei media, social network e il cyberbullismo. Il primo passo è riconoscere la loro esistenza in ognuno di noi, nella sfera individuale e psicologica, così come e soprattutto in quella socioculturale-comunitaria che ci circonda.

Tutto questo affonda nella storia di millenni dell’essere umano e adesso trova spazio e terreno nella pratica mediatica nei social network. Ed è proprio in questi luoghi che i pregiudizi possono essere confutati e combattuti e decisamente è arrivato il momento di superarli. Già nel 1859 l’ironico autore britannico Wilkie Collins dipinse, nel romanzo La donna in bianco, i ritratti di due sorelle antitetiche, ma entrambe affascinanti: Laura, creatura eterea, fragile, pittrice e musicista innamorata dell’arte e dell’amore, destinata a diventare moglie e madre; e Marian, energica, arguta, coraggiosa, un trionfo di pensiero logico, destinata alla libertà. Forzando un po’ la mano, potremmo considerarle simbolo di due modi di essere donna, di due inclinazioni, l’una più umanistica, l’altra più scientifica che convivono all’interno dell’universo femminile e spesso anche all’interno della stessa persona. Bisognerebbe, d’altronde, partire dalla cultura con progetti pilota come quelli che ho frequentato all’UNIMC e tante altre iniziative di buone pratiche, la LINEA ROSA a Ravenna, realtà nata per il desiderio di un gruppo di donne, che da professionisti arrivino ai genitori, insegnati, iniziando dall’infanzia o, meglio, dalla nascita per poi proseguire con il lavoro, l’arte e la vita. Ho riscoperto nelle difficoltà l’importanza della formazione, del pensiero divergente e della poesia, soprattutto di quella africana tramite varie associazioni, tra cui AfroWomenPoetry che è un progetto socioculturale itinerante che mira a far conoscere e promuovere la produzione poetica femminile dei Paesi dell’Africa. Ne parla la fondatrice Antonella Sinopoli, giornalista italiana che da anni vive in Ghana e viaggia in lungo e in largo per il continente africano. Tra i componimenti, riportati di seguito, mi ha colpito molto le micro-poesie di TOM GETRUD della Tanzania che parlano di stupro, ma anche di bellezza e di come ci si può rialzare dopo tanta aridità e sofferenza per alimentare il mare del sentimento e della ragione:

“Stupro

È una macchia d’inchiostro

che si rifiuta di obbedire al lavaggio.

Ci vogliono anni,

e anni,

e anni per pulire

la macchia.

Fino ad allora, ci si porta dietro

Amarezza, paura e vergogna”.100

“Bellezza

C’è bellezza nella testardaggine,

nel cadere e nel rialzarsi.

Non è forse il salire

e lo scendere

delle onde

a mantenere in vita

l’oceano dell’esistere…”

https://afrowomenpoetry.net/en/2022/11/10/micropoems

C:\Users\utenti\Downloads\WhatsApp Image 2025-11-24 at 17.13.21.jpeg

Commenti

commenti