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” MORIRE A SCUOLA ” – DI VALTER MARCONE

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Redazione-  Morire a scuola. Il luogo della vita . Il luogo della salvezza.Eppure è accaduto a La Spezia : un ragazzo viene accoltellato da un coetaneo mentre si trova in classe, nella sua scuola e muore in ospedale, in seguito alla grave ferita .

Non si può morire a scuola.Non così.Non oggi.E se è accaduto siamo giunti ad un punto di non ritorno Qui non c’è destra, non c’è sinistra , non ci può essere speculazione politica e gli argomenti sono tanti e sono forti. Ma stanno tutti dentro la scuola. Un punto di non ritorno perchè si è ormai al limite oltre il quale non si può andare : la constatazione di una crisi educativa profonda che dovrebbe destare allarme ma che spesso viene sottovalutata e per alcuni aspetti ignorata nel suo peso” materiale e simbolico” ; una crisi che attraversa famiglie, istituzioni e scuola.

La scuola è stata svuotata di alcunie risorse o meglio non si è voluto vedere quello che in questi anni accadeva nella scuola delegando agli insegnanti, che sono i depositari del sapere compiti per i quali non sono formati e a volte ostacolando l’alleanza docenti famiglie . Con una rottura della “rete” , l’unico strumento capace di intercettare il disagio dei giovani con il risultato di non riuscire a prevenire la trasformazione dell’immaturità emotiva in violenza. Una situazione che desta allarme perchè viene meno la funzione della scuola che non è solo il luogo di trasmissione dei saperi tradizionali ma ausilio alla crescita , presidio di educazione alla cittadinanza, ai diritti fondamentali, alla responsabilità verso l’altro.. E soprattutto un luogo in cui va aiutata la crescita favorendo l’introiezione del valore proprio dell’altro , della relazione con l’altro che non deve mai pendere verso la sopraffazione con violenza verbale e rapporti affettivi distorti .

Una scuola che dovrebbe fare da barriera in un contesto sociale in cui si registra un aumento dei reati minorili e della violenza tra pari,

Dunque una situazione in cui ci si deve chiedere “che ne è della scuola” , che ne è stato in tutti questi anni che hanno “ preparato” , per così dire , quello che è accaduto. Una lunga preparazione nel cambiamento della scuola e della sua funzione le cui responsabilità non possono essere addebitate a “quello “o a” questo”, a destra o a sinistra . I fatti sono quelli che contano . La realtà è una scena terribile : un giovane muore accoltellato da un altro giovane in una scuola , un luogo protetto che dovrebbe dare protezione, un rifugio appunto dalla violenza del mondo in cui siamo costretti a vivere e che non riusciamo a contrastare con le nostre sole forze.

Una condizione quella della scuola, non un “ destino” o una “ sorte” determinata da provvedimenti e normative concrete che ci porta a considerare o riconsiderare temi e argomenti molte volte messi all’attenzione Per esempio i rapporti personali tra i giovani .Spesso difficili ,problematici , ridotti dentro schemi precostuiti, affidati al mediatore per eccellenza la chat o il profilo personale sui social . Con spostamenti repentini di masse di giovani per esempio da Facebook a Instagram. Rapporti in contesti in cui : uno, le gerarchie sono divenute sempre più rigide con difficoltà nella loro accettazione ; la perdita di una conquista raggiunta con i decreti delegati, ovvero la partecipazione democratica ingabbiata in formalismi e tangibile . Fino alle distorsioni al giusto modo di dialogare tra alunni e insegnanti, tra scuola e famiglia, tra politica e mondo della scuola in generale.

Una scuola, una famiglia, una società che sembrano impotenti di fronte ai problemi e ai disagi che avvertono gli adolescenti . Disagi e malesseri evidenziati ed accentuati dalla pandemia da Covid 19 che non riescono ad essere superati per affermare e concretizzare una normalità . A questi disagi si è risposto nella scuola con regole restrittive, nella società con la cosidetta “ sicurezza” . Ma quei provvedimenti non bastano per non dire che non servono .

L’evidenza ci dimostra come il cosidetto uso delle lame ha un peso significativo negli episodi di violenza tra giovani e tra bande di giovani. Coltelli da cucina. Eppure malgrado questa evidenza I provvedimenti presi fino ad oggi sono incongruenti perchè ammesso che riuscissimo, per assurdo , a togliere di mezzo tutti i coltelli da cucina esistenti in questo paese, voi pensate che basterebbe a risolvere il probema. Io penso di no .

Redatti dagli uffici legislativi del ministero dell’Interno sono in esame ancora ulteriori misure sulla sicurezza contenute in un un decreto legge e un disegno di legge (il primo composto da 25 articoli, il secondo da 40). I provvedimenti saranno varati nei prossimi Consigli dei ministri per prendere poi iter diversi .

Ebbene per quello che riguarda propoito il porto di lame il testo AdnKronos scrive a proposito del nuovo decreto sicrezza : “Viene introdotto il divieto di porto di particolari strumenti atti a offendere e si supera l’attuale ipotesi di contravvenzione. In particolare, è previsto il divieto assoluto di porto di strumenti con lama flessibile, acuminata e tagliente di lunghezza superiore a 5 centimetri, a scatto o a farfalla, di facile occultamento e di frequente utilizzo, che sarà punito con la reclusione da 1 a 3 anni; divieto di porto, se non per giustificato motivo, di altri coltelli e strumenti dotati di lama affilata o appuntita di lunghezza superiore a 8 centimetri, punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni. “ Con una multa per i genitori dei ragazzi sorpresi con un coltello.C’è inoltre la facoltà di arresto facoltativo in flagranza per gli under 18 per porto illecito di coltelli.

Addirittura di fronte a quanto è accaduto nella scuola di La Spezia il sottogretario agli interni Nicola Molteni ha dichiarato di voler anticipare proprio le norme sui coltelli con un decreto d’urgenza .

Anche il Pd ripresenterà un ddl per bloccare la vendita di armi di taglio ai minori. «Vogliamo lavorare sulla prevenzione e sulla formazione: la destra sulla sicurezza ha fallito», dicono dal Pd.

Ma tutto questo non basta Perchè i problemi sono di diversa natrura e la repressione non produce risultati apprezzabili . Partendo proprio dal probelma in generale della sicurezza va detto che una delle misure necessarie ,oltre la repessione, è il controllo del territorio da parte degli organi di polizia. Che non hanno organici sufficienti per disporre la presenza diurna e notturna di uomini in divisa nelle città , nei paesi , nelle strade. Un deficit sicuramente favorito dal blocco del turnover che ha comportato un empasse generazionale che si è riflesso in un aumento dell’età media diventando un problema perchè favorisce più uscite che ingressi , annullando così i benefici dell’incremento che le disposizioni governative stabiliscono di anno in anno

In particolare per quanto riguarda la scuola il problema è quello della progressiva riduzione delle risorse a disposizione da parte della politica iniziata molti anni fa e quindi addebitabile a quasi tutti i governi , di qualsiasi colore, che si sono succediti negli anni scorsi. Anche se non bastano solo le risorse ma occorre una visione concreta del mondo della scuola che ha sofferto di riforme continue perchè ogni compagine governativa vuole apporre la sua visione spesso in contrasto con quella precedente e successiva.

Nel caso degli avvenimenti della scuola di La Spezia si parla di una rivalità tra i giovani per una ragazza .Ebbene questa ipotesi introduce un tema quasi essenziale , anche per altri risvolti che occuoano le cronache, i femminicidi , quello dell’educazione all’affettività. La scuola che è il luogo in cui si risolvono i problemi con il pensiero , con il dialogo, diventa luogo di violenza .

Il CNDDU l Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani già per altri episodi di violenza sessuale nelle aule scolastiche aveva scritto nei suoi comunicati a proposito dell’affettività : “ Non si tratta di introdurre contenuti accessori o ideologici, ma di fornire agli studenti strumenti cognitivi, emotivi e relazionali indispensabili per abitare responsabilmente le relazioni umane. L’educazione all’affettività deve essere intesa come educazione alla consapevolezza di sé, al riconoscimento delle emozioni, al rispetto dei confini corporei e simbolici, alla cultura del consenso e della reciprocità. La scuola è il luogo in cui tali competenze possono e devono essere strutturate in modo progressivo e scientificamente fondato. Ciò implica il superamento di interventi sporadici a favore di percorsi curricolari verticali, calibrati sulle diverse fasce d’età, capaci di integrare dimensione emotiva, giuridica e sociale. Parlare di affettività significa anche decostruire modelli culturali basati sul possesso, sulla sopraffazione e sulla sessualizzazione precoce, oggi amplificati dai linguaggi digitali e dai social media. Un’educazione all’affettività realmente efficace non si limita alla trasmissione di informazioni, ma utilizzametodologie attive e riflessive: analisi di casi, role playing, educazione tra pari, pratiche di giustizia riparativa, narrazione autobiografica guidata, confronto critico sui messaggi mediatici. Solo così è possibile incidere sui comportamenti, prevenire la violenza e promuovere relazioni fondate sulla dignità della persona. (1)

Violenza nella scuola ad imitazione di quello che accade fuori la scuola, nel mondo contemporaneo in cui la prova di forza ha sostituito la diplomazia;, la legge del più forte sta sostituendo il diritto ointernazionale nei rapporti tra Stati Un corto circuito che contribuisce appunto a creare un disagio per gli adolescenti . Che hanno vito d’un colpo trasformato il mondo, il loro mondo per esempio dalla pandemia da Covid 19. Pagandone il prezzo in termini di isolamento e di restrizioni proprio nell’ambito della scuola. Un disagio che perdura con difficoltà a raggiungere una certa normalità.La cosiddetta “sicurezza” , in quel caso in quel caso da un morbo, da un virus , ha creato barriere ovunque, trasformando un luogo di libertà, come era la scuola italiana, in una specie di gabbia, piena di procedure burocratiche, non sempre comprensibili o utili secondo i ragazzi.

In sostanza come dice Giovanni Floris in un intervento su la 7 nella trasmissione Otto e mezzo di venerdì 16 gennaio 2026 : l’accoltellamento avvenuto in una scuola di La Spezia, è «un dramma infinito» che colpisce non solo sul piano materiale, ma soprattutto su quello simbolico.Floris riflette sul significato profondo della tragedia: la scuola, luogo per eccellenza di sicurezza, cultura e crescita, viene violata proprio là dove si dovrebbe imparare a rifiutare la violenza. Un evento che, secondo il giornalista, richiama scenari che fino a ieri sembravano lontani, come quelli di Paesi, tipo gli Stati Uniti, in cui l’ingresso a scuola è controllato dai metal detector.

Non saranno certamente le pene più severe e la repressione, invocate dalle istituzioni a più livelli, a contrastare disagio giovanile e criminalità minorile. E allora si torna ad un punto interessante di questa riflessione. La scuola, gli insegnanti, la famiglia ,le agenzie culturali e i giovani Scuola, insegnanti, famiglia, agenzie culturali e giovani sono gli elementi e i protagonisti di percorsi formativi all’interno di un sistema che ha bisogno di aggiustamenti continui dei rapporti per affrontare le sfide educative contemporanee, superando la frammentazione e creando un’unica squadra educativa .

Per contrastare disagio e devianza giovanile che spesso hanno alle spalle un’esperienza scolastica negativa. La dispersione scolastica per esempio che favorisce percorsi di disagio e di devianza giovanile.Un nesso chiarito dalla ricerca , anche se in modo non deterministico.

Dunque una scuola che deve essere messa in grado di intervenire di fronte a senso di solitudine, insicurezza, fragilità dei giovani che spesso sfociano in stati mentali invalidanti, in trappole vere e proprie che originano ansia e malessere. E soprattutto violenza.

Anche perchè non accada di morire in un altro modo .

Quello di Lorenzo Parelli che aveva solo 18 anni .Frequentava il quarto anno del Centro di Formazione Professionale ‘Bearzi’ di Udine, nel settore della meccanica industriale.. Morto in una fabbrica schiacciato da una putrella di 150 kg, mentre svolgeva un’attività di formazione pratica in un’azienda metalmeccanica convenzionata con l’ente formativo. Una morte inaccetabile come quella dello studente d La Spezia tanto più che nel caso di Lorenzo Parelli si tratta di una morte sul lavoro mentre si sta cercando di imparere quel lavoro .

Anche questa volta si è arrivati tardi. Anche questa volta si archivierà una vita Non è morto solo un ragazzo di 19 anni in una scuola di La Spezia. È crollata, ancora una volta, l’illusione che certi segnali possano essere ignorati senza conseguenze.

Lo esprime, lo evidenzia e lo ribadisce ancora una volta il CNDDU Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (2) che in questo caso rivolge un appello diretto al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, “ affinché si avvii con urgenza una riforma strutturale dei percorsi educativi, fondata su assi chiari e non negoziabili: – Istituzionalizzazione dell’educazione ai Diritti Umani e all’affettività Inserimento curricolare obbligatorio, progressivo e valutabile di percorsi interdisciplinari sui diritti umani, sull’educazione emotiva, sulla prevenzione della violenza di genere e sulla cultura del consenso, dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado. – Percorsi didattici innovativi e trasformativi Adozione sistematica di metodologie attive e partecipative — debate, simulazioni di casi reali, educazione tra pari, analisi critica dei linguaggi digitali — capaci di incidere sui comportamenti e non solo sulle conoscenze. – Formazione obbligatoria e permanente del personale docente Percorsi strutturati di formazione psicopedagogica ed etico-giuridica per i docenti, affinché siano messi nelle condizioni di riconoscere segnali di disagio, gestire conflitti relazionali complessi e affrontare temi sensibili con competenza e continuità. – Alleanza educativa scuola–famiglia–territorio Costruzione di reti stabili di corresponsabilità educativa tra scuole, famiglie, servizi sociali e sanitari, superando la logica della delega e favorendo interventi precoci, coordinati e preventivi. Educare ai diritti umani e all’affettività non è una scelta opzionale: è una necessità democratica. Ogni rinvio, ogni censura, ogni silenzio su questi temi rappresenta una rinuncia alla funzione educativa dello Stato e una sottrazione di tutela ai minori. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce che la prevenzione non si costruisce nei tribunali, ma nelle aule scolastiche. E chiede che questa consapevolezza diventi finalmente politica educativa strutturata, prima che nuove sentenze continuino a raccontare altre infanzie violate e altre responsabilità mancate. (3)


(1)
Caso Treviso, violenza tra minori e “culpa in educando”: la scuola al centro della prevenzione, proposta di riforma sull’educazione all’affettività
https://www.trevisotoday.it/scuola/caso-treviso-violenza-tra-minori-2025.html
© TrevisoToday

(2)Il CNDDU è un’associazione professionale costituita da docenti di ruolo e precari nata originariamente come Gruppo di Coordinamento Nazionale dei Docenti della Disciplina “Diritti Umani” con la missione di diffondere l’insegnamento della materia attraverso le seguenti modalità:

– Segnalando a studenti e strutture scolastiche l’importanza dell’inclusione della disciplina nel Piano di offerta formativa;

– Formando il personale docente destinato a coprire il ruolo di Professore della disciplina;

– Creando piattaforme di dialogo con le amministrazioni pubbliche e gli enti privati per il sostegno delle azioni di divulgazione;

Ben presto il CNDDU ha esteso il suo ambito di intervento, con l’obiettivo di dare una risposta alle continue richieste pervenute da parte dei singoli docenti e dei gruppi sociali con i quali, nel corso del tempo, siamo entrati in contatto. Accanto alla missione originaria si sono sviluppate altre linee d’azione che in modo diretto o indiretto si fondano sulla tutela dei diritti dell’Uomo.

L’obiettivo attuale è quello di restituire dignità e prestigio alla professione dell’insegnante garantendo una scuola sana e meritocratica.https://coordinamentodirittiumani.eu/chi-siamo-2/chi-siamo/missione/

(3)Caso Treviso, violenza tra minori e “culpa in educando”: la scuola al centro della prevenzione, proposta di riforma sull’educazione all’affettività
https://www.trevisotoday.it/scuola/caso-treviso-violenza-tra-minori-2025.html

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