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MATHIAS BURATTO E I SUOI RACCONTI DELLA “LOST GENERATION” – (SESTO EPISODIO)

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Nel frattanto, il treno era ormai giunto in stazione. Il rumore dei motori venne ben presto sostituito da quello più stridente dei freni, e quando si fermò del tutto il ragazzo tese la mano a Karl con l’intento di assisterlo.

«Faccio da solo», proruppe l’uomo abituato ad arrangiarsi, ma data la difficoltà accettò di buon grado l’aiuto del giovane.

Entrambi scesero dal treno per ritrovarsi assieme a tanti altri volti sconosciuti, di nuovo indifferenti, anche se un tratto era comune ai più: l’aspettativa che una città come Venezia porta sempre con sé.

«Vedi», gli disse Karl, «tanti anni fa, proprio in questo momento, mi aggiravo tra sguardi stranieri e sorrisi distratti pur di rivedere Sara, anche se per un solo minuto di più. Ero così giovane; nutrivo sogni e speranze, come tutti, credo…» Lasciò alcuni attimi all’indecisione. «Ma la vita, o chi per essa, si è divertita a infrangere tutto ciò che donava al mio cuore le più insolite ragioni di esistere. E ora sono di nuovo qui, anche se non so dove mi trovi.»

Un inaspettato refolo di aria fredda lo riportò a tanti anni prima quando, giovane e incosciente, tra i binari della stazione rincorreva quella ragazza che non avrebbe mai più dimenticato. In quel momento, tra i brusii della gente finse di udire ancora una volta la sua voce; l’incertezza di lei, quella promessa che il tempo non aveva mai mantenuto. In quell’alito di vento Karl fu di nuovo giovane, madido di tutte quelle speranze che confondono ogni senso, che racchiudono l’imperfezione della vita dentro una bolla da sempre capace rinnovarne ogni significato.

La vita è forse il dono più grande fra tutti, l’unico che può dare senso a ciò che il senso ha da sempre esulato, come una mite resilienza nei confronti di chi siamo o di chi potremo essere. Purtroppo però può anche diventare l’onore più gravoso per cui tutti noi dobbiamo fare ammenda.

«Se vuole, l’accompagno», esordì Christian.

«Non è necessario, ragazzo mio.»

«Lo faccio volentieri», rispose il giovane. Poi, abbassando la voce: «È importante per me.»

«Allora fammi strada!»

Senza dargli tempo di cambiare idea Christian lo prese subito sottobraccio; assieme uscirono dalla stazione ferroviaria, presto superarono la chiesa neoclassica di San Simeon Piccol, per poi procedere attraverso calli più o meno grandi mentre Venezia schiudeva innanzi a loro tutto ciò che di più bello aveva da offrire.

«Dietro ogni angolo si cela una meraviglia», constatò Karl, «non occorre vedere per vederlo.»

Christian annuì. Poi, ricordando la cecità dell’uomo, sussurrò: «Ha ragione.»

Ci volle diverso tempo prima che raggiungessero il luogo designato, ma non appena arrivarono l’emozione di entrambi fu subito manifesta, quasi tangibile, una bautta a vestire ciò che nemmeno l’imbarazzo potrebbe mai nascondere. Christian si fece il segno della croce, quindi rivolse uno sguardo verso il cielo, ben oltre le nuvole e più in là del sole. Guardò di nuovo la lapide di sua nonna e nel silenzio una lacrima lo ricongiunse a lei, ai tanti ricordi che lo avevano visto bambino, a quel passato che era soltanto loro. La nonna lo aveva cresciuto, gli era stata accanto, lo aveva amato come una mamma. Purtroppo, però, la nonna non c’era più.

Il giovane si avvicinò a Karl e disse a fil di voce: «Ora vi lascio soli.»

«Grazie, ragazzo, grazie di tutto.»

Karl cominciò a mormorare parole incomprensibili, sentimenti che fin dal primo momento i suoi occhi avevano già disvelato all’assenza di un cuore infranto.

Fermo a osservare il vuoto, negli occhi di Christian si sostituirono mille e forse più emozioni; non sapeva che fare o come comportarsi, ma per nulla al mondo avrebbe interrotto quell’incontro atteso per sì lunga fiata.

D’un tratto, nuovi pensieri incontrarono i suoi dubbi. La nonna si era sposata, lo aveva cresciuto con affetto e amore; suo nonno, non da meno, era stata senza alcun dubbio la persona più importante di tutta la sua vita. Tante volte lo aveva aiutato, consigliato e più di ogni altra cosa incoraggiato a perseguire i propri sogni, per quanto folli o avversi potessero essere. Lì per lì Christian si domandò se stesse tradendo la fiducia che il nonno aveva sempre riposto in lui, o cosa ben più grave, tutto l’amore che nonostante tutto ancora lo legava alla sua adorata moglie. La loro era stata una vita felice e dedita all’amore più sincero. Non era passato compleanno, Natale o San Valentino senza che il nonno le portasse un fiore. Forse, anche la vita di Karl sarebbe stata così se avesse avuto modo di dare un seguito al suo amore. Forse, anche l’uomo che gli era accanto avrebbe dato tutto se stesso pur di renderla felice.

La vita è sorretta da un fragile equilibrio di emozioni, di momenti rubati, di occasioni perse per sempre. Il nonno, e prima ancora la nonna, avevano avuto tutto: amore, felicità e gioia attinta a piene mani. Purtroppo però tutto quello che avevano avuto era stato a discapito di qualcuno: un uomo ormai triste e disilluso, un uomo che aveva dissipato la vita perché non più conforme alle sue aspettative. Un uomo, ormai un vecchio che aveva atteso il nulla, serbando nel proprio cuore la più cieca illusione di esistere e non meno di credere.

Fino a qualche giorno prima, Christian non aveva idea di chi fosse, e ciò che esula dalla consapevolezza è fin troppo facile nascondere dietro il velo che l’inscienza incoraggia e consola chi non vuole sentirsi in colpa. Dopotutto, non ci si può dolere di qualcosa che esiste nel segreto spazio di una vita a noi distante. Christian aveva però dato un volto a Karl, aveva condiviso il suo dolore e vissuto accanto a lui ogni tenue speranza fino al punto da mutarla in illusione. Karl era l’uomo dietro lo specchio, era un ignaro antieroe, l’antagonista di una favola, un estemporaneo rivale che nel momento in cui aveva provato a carezzare quel sogno chiamato vita era stato costretto a svegliarsi stringendo tra le mani nient’altro che l’effimera inconsistenza del nulla.

Eh no, Christian non avrebbe mai potuto privare Karl dell’ultimo atto di un sogno che aveva lasciato a metà già da troppo tempo; e senza alcun dubbio, anche il nonno, nella sua infinita giustizia, sarebbe stato d’accordo con lui.

“Sì, è giusto”, si convinse il ragazzo, e senza perseguire ulteriori dubbi dissolse ogni esitazione in un nuovo sorriso.

Di tanto in tanto il destino è mosso dagli dèi, altre volte invece dagli uomini, ma in entrambi i casi sono i giovani amanti a dover soccombere al fatuo per altrui ragioni sorrette d’ancor più inique virtù.

La storia di Karl e Sara, e di Sara e Mario, nasconde ancora un ultimo segreto, una raison d’être rimasta occulta come una falce di luna in un caldo giorno d’estate. Ferma nel cielo ma invisibile agli occhi, soltanto chi sogna riesce a vederla.

Commenti

commenti

9 Commenti
  1. Lisa dice

    Che dire… semplicemente bellissimo e avvincente

  2. Maria dice

    Che nostalgia…

  3. Luisa dice

    Ma che bello… ma che bravo❤️

  4. Francesca dice

    Di solito non scrivo commenti, ma in questo caso non posso fare a meno di esprimere quanto mi piace e come mi ha colpito questo racconto… davvero bellissimo.

  5. Paola dice

    strepitoso ….mi emoziona sempre più ….ho sempre il timore di leggere che sia l’ultima puntata ….

  6. Dalia dice

    sto leggendo con vivo interesse il tuo racconto, ormai è diventato un piacevole appuntamento settimanale.

  7. Francesca dice

    Davvero bellissimo, non ho parole… mi emoziona

  8. Linda dice

    Un racconto che non è soltanto un racconto, ma molto di più. Psicologia, nostalgia, amore… c’è un po’ di tutto ben miscelato e perfettamente armonizzato.

  9. Jessica dice

    Sono già arrivata al penultimo episodio 🙁 è troppo bella…