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L’ILIADE DI BARICCO| DOTT.SSA RITA FARNETI

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Redazione- Poter leggere l’Iliade, in pubblico, in una piazza, in una sorta di rito collettivo: è quanto ha motivato Alessandro Baricco all’ inusuale ed incisiva riscrittura del poema epico, tradizionalmente attribuito a Omero, ambientato ai tempi della guerra di Troia, nel quale si narrano eventi accaduti durante i cinquantuno giorni del decimo e ultimo anno di guerra.

Il testo pubblicato per la prima volta nel 2004, ha raggiunto, ad aprile 2021, la ventunesima ristampa. Non è il libro, l’autore tiene a sottolinearlo, una mera   ritraduzione del testo attribuito ad Omero, avrebbe avuto il sapore del desueto e corso anche il rischio di vestire una staticità piuttosto scontata.

Lo scrittore torinese mira, invece, a   recuperare le vene ancora vive del racconto, a non cadere nella trappola dell’allora, muovendosi da una prospettiva anche molto personale e con l’obiettivo di coinvolgere direttamente il lettore.

Baricco avanza su un terreno ardito, discostandosi dall’ ossequio usualmente rivolto alla forma poetica, quasi sacrale, dell’Iliade, ove si salmodia una liturgia linguistica solenne, capace di creare il senso della distanza fra una pagina ed un lettore che ascolta quanto sta leggendo.

La riscrittura, innovativa, si conquista così il vantaggio di voler far sentire il libro ancora vivo, addirittura nel palpito delle parole. Le voci narranti appartengono di volta in volta ai personaggi coinvolti nella vicenda: sono soggetti a tutto tondo, spesso ripresi in forma di monologhi, aderenti alla sostanza dei contenuti originali ma al tempo stesso catturati in una versione abilmente ridisegnata.

L’ antica vicenda della guerra di Ilio, che l’autore torinese tenderebbe a ri-leggere, invece, come una sorta di Achilleide, termina nell’inconsueto intreccio della testimonianza di Demòdoco, l’ultima voce narrante. Sono parole tratte dal testo dell’Odissea, un modo originale di chiudere un cerchio narrativo.

Baricco diventa così il regista di una brillante investitura letteraria perché autorizza un testo altro rispetto ad Iliade ed Odissea nella loro antica, ma oggettiva, proposta testuale.

Senza stravolgimenti, limitandosi ad asciugare il testo, mosso soprattutto dal desiderio di farci partecipi di una coralità pensosa ancora in grado di dare voce ad un mondo ad oggi molto lontano. Nel nuovo testo lo scrittore traspone in una vicenda di guerra una fitta trama di relazioni grazie ad un taglio narrativo profondo, denso di un’essenziale, quasi chirurgica, modalità introspettiva. Fuori dal clamore della battaglia, che pure è sovente nominata, verrebbe da chiosare.

Sono questi personaggi visti   non più di profilo, ma letti    nel qui ed ora, capaci dunque di poter affermare” io ero lì “.

La rivisitazione dell’Iliade rappresenta un controcanto attuale: espunta ogni ripetizione, l’impianto narrativo si regge su un’inconsueta fluidità. E’ anche   una scelta non da poco l’aver eliminato dalla scena le divinità omeriche, evitando coloriture troppo umanizzate, accese dentro i personaggi degli dei.

Il fine, ancora una volta, è quello di rendere più accessibile un classico senza tempo, grazie ad un linguaggio di cui possiamo sentirci proprietari, che possa essere anche  nostro, senza sminuire la potenza evocativa del testo originale.

                                Riferimenti bibliografici

A.Baricco,Omero,Iliade,Milano, Universale economica Feltrinelli,2021

La foto è tratta da https://it.wikipedia.org/wiki/Iliade#/media/File:Homer_Ilias_Griphanius_c1572.jpg

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