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L’EDUCAZIONE INTERCULTURALE NEI PROCESSI SCOLASTICI SOCIALI-DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO

1.994

“Né i fatti, né la storia possono dirci che cosa dobbiamo fare…

siamo noi che introduciamo

finalità e significato nella natura e nella storia”

( Popper)

 

 

Redazione-L’educazione interculturale, si sviluppa attraverso tutta una serie di comunicazione dei saperi, di condivisioni e curiosità fatte di domande, di crescita. L’acquisizione delle conoscenze viene favorita dal coinvolgimento attivo dell’alunno-protagonista per superare i limiti del semplice ascoltare attraverso la realizzazione di svariate attività  laboratoriali.

Il primo passo per la costruzione di una educazione interculturale è senza dubbio la dimensione di accoglienza e di proposte curriculari che nascono dai bisogni interculturali.

L’educazione  è il mezzo prezioso per gli ideali di pace, libertà e giustizia sociale,senso di responsabilità e si colloca al centro dello sviluppo della persona e della comunità.

Nei processi educativi, vanno coinvolti: la famiglia, la scuola, l’extrascuola e la rete territoriale. La  questione INTERCULTURALE non è solo una questione educativa e scolastica, ma anche strumentale che coinvolge risposte giuridiche, amministrative, economiche, politiche, culturali e sociali. Si tratta, dunque di azioni verso tutti i diritti dell’uomo, contestualizzate nel campo socio-culturale e di coordinamento. Gli interventi devono essere mirati ad armonizzare pratiche e teorie sia tesi verso la lotta contro la xenofobia che lo stare bene con se stessi, con gli altri, con il mondo. Ne consegue come la formazione interculturale contenga sia una dimensione inclusiva che di mediazione didattica. Ciò è possibile concretamente con la vita partecipativa per educare ad educarsi al “PLURALE” con l’intento di rinnovamento della formazione dell’uomo e del cittadino con altre culture e altre etnie. Questo processo coinvolge non solo la mente dell’uomo, ma anche le sue emozioni, i sentimenti, i valori.

L’educazione interculturale e la scuola si offrono in uno scenario socio-economico e culturale attuale ed è seguito dalla dimensione PLURALISTICA sia sul piano delle proposte e delle prospettive, sia verso il ”PLURALE” “PLURALISNO” “PLURALITA’” che sono i termini ricorrenti per una propositiva educazione interculturale.

Giovanni Sartori, ritiene che: “ il multiculturalismo non sarebbe il perfezionamento del pluralismo proprio della società aperta e liberale, ma ne rappresenterebbe al contrario la negazione e la distruzione.

La minaccia della  SOCIETA’ APERTA sarebbe quella di ACCETTARE la costituzione in un società pluralistica di identità culturale separate e chiuse. Nella cultura contemporanea avviene un’evoluzione progressiva di laicità alla considerazione dell’uomo contestualizzato, che vive cioè in un determinato contesto sociale e sta percorrendo un determinato ciclo vitale (bambino-anziano). Noi viviamo insieme ma nello stesso tempo separati, incapaci di comunicare”. Antonio Perotti, individua cinque modelli di convivenza possibili:

  1. SOCIETÀ-MOSAICO=convivenza statica come in una composizione a mosaico;
  2. SOCIETA’ PLURI-COMUNITARIA= formata da più comunità strutturate e coscienti di se stesse;
  3. SOCIETA’ MELTING POT= società creata da culture fuse tra loro o in fase di fusione;
  4. SOCIETA’ A STRUTTURE PARALLELE= senza lingua, sistema giuridico, regole democratiche continui;
  5. SOCIETA’IN CUI LA PLURALITA’(etnica, nazionale e religiosa) HA IL SOPRAVVENTO SULLE DIFFERENZE DOVUTE A DIVERSITA’ DI CLASSE SOCIALE.

La definizione di Pedagogia Interculturale fornita da Duccio-Demetrio à quella di:  “creare situazioni intellettuali ed operative entro le quali ogni differenza si dia e possa essere riconosciuta nel suo diritto (o domanda di espressione) ad esserci, nel qui ed ora, e nel suo diritto ( e domanda di silenzio) a non esserci…” . “L’interculturalità è l’ibridazione e la ricomposizione di motivi teoretici che trova, nella realtà attuale delle commistioni di etnie e popoli, delle lingue e delle educazioni, delle concezioni della vita e della metafisica, un’occasione esemplare (fra molte)…”

Le matrici pedagogiche dell’INTERCULTURALITA’ più ricorrenti si connotano in 4 tipi di “DISCORSI”:

  1. DISCORSO PRAGMATICO – centrato sugli incontri umani;
  2. DISCORSO PROBLEMARICISTA – apertura ai problemi;
  3. DISCORSO DIALOGICO – centrato sulla relazione;
  4. DISCORSO SOGGETTUALE – attenzione alla storia ed autobiografia del soggetto.

Secondo A. Nanni per mettere insieme i multidialoghi va vissuta: “ L’educazione interculturale come pedagogia del dono…Creare la mondialità attraverso le differenze”. Rizzi,ninvece, sostiene che:“Intercultura è comprensione dell’altro, è rapporto con l’altro. Comprendere non è parlare  degli altri, ma è parlare con gli altri”. Si  tratta di lavorare con gli alunni e non per gli alunni. Secondo Antonio Perotti, l’organizzazione didattica, passa attraverso tutta una serie di azioni: essere per tutti gli alunni; mettere in stretto rapporto gli aspetti cognitivi con quelli educativi; integrazione scolastica; reinterpretare e visitare tutte le discipline scolastiche; diadica narrativa; dimensione poetica; capacità interpretativa; relazione propositiva; rete; azioni tra professionisti riflessivi.

Ricordiamo che i programmi ministeriali vengono via via maturati a partire dal 1955 ad oggi. L’approccio interculturale risulta sconosciuto fino agli anni ’80. Nei paesi extraeuropei si fa un breve cenno: siamo ancora lontani dalla dimensione europea ed internazionale dell’educazione che andrà maturando progressivamente. Nel 1955 con la sigla O.R.A. s’intendeva far riferimento alle scuole elementari (oggi primarie) con Osservazione, Riflessione ed Espressione. Lo spazio dedicato erano: l’educazione morale e civile; amare la Patria; valori nazionali; la lingua Italiana contribuisce alla formazione del CITTADINO e viene suggerito di evitare l’uso del DIALETTO; Folklore locale.

I programmi del 1979, orientate alle Scuole Medie, ruotavano in prevalenza attorno alla dimensione Nazionale ed  Europea con riferimento a possibili CONTATTI CON CULTURE EXTRAEUROPEE.

In questo periodo, non si coglie tuttavia l’esigenza interculturale. Non si affrontano in modo esplicativo le tematiche dell’Educazione Interculturale. Si ritrovano solo alcuni abbozzi di apertura all’educazione in chiave europea. Tale EDUCAZIONE concorre alla FORMAZIONE del CITTADINO e allo Sviluppo SOCIALE (esperienze di cooperazione) e viene collocata in maniera prevalente la LINGUA STRANIERA, l’ Educazione Artistica ( accesso al proprio patrimonio culturale), l’ Ascolto musicale (musiche extraeuropee – canti popolari e religiosi), l’ Educazione Fisica ( mediante avviamento allo sport).

I programmi del 1985, offrono spunti di dimensione interculturale e riflettono una sensibilità più aperta alla prospettiva interculturale ( es. testi elementari letti in filigrana). Gli obiettivi specifici intendono perseguire il  superamento dell’egocentrismo cognitivo per riconoscersi PARTECIPI di PROCESSI che hanno origine verso dimensioni più  ampie:

  • Storia: materia con grande potenzialità formativa
  • Geografia: attenzione interculturale – spazio fisico – Obiettivo:confronto tra ambienti diversi
  • Costituzione Italiana: Diritto alla libertà, uguaglianza, giustizia sociale
  • Matematica: Pensiero flessibile – Apprendere- Ordinare – Quantificare – Misurare fenomeni
  • Scienze: motivazione all’osservazione e alla scoperta
  • Educazione motoria: relazione – comunicazione – espressione ed azione con gli altri – gestualità del corpo.

I programmi del 1991 nella scuola materna, fanno riferimento alla convivenza basata sulla cooperazione – scambio – accettazione produttiva. Il  bambino è identificato come soggetto di DIRITTO, sanciti dalla costituzione, dalle dichiarazioni e   dalle convenzioni Internazionali.

Dal 1955 al 1991, si assiste ad un percorso storico dell’educazione interculturale con indicazioni in merito allo studio della storia.

La Circolare Ministeriale n. 301/89, si connota come “ Progetto ragazzi 2000 “ e come  “  Educazione ai DIRITTI UMANI e alla pace,alla  cooperazione e allo sviluppo. All’integrazione fra i diversi, l’educazione ambientale”.

Nel 1992, nelle scuole, viene promosso lo svolgimento di una settimana per il DIALOGO  INTERCULTURALE, affiancata anche da un’iniziativa  del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione sull’educazione interculturale riassumibile in 5 punti:

  1. Prospettiva Interculturale implica un ripensamento e trasmissione della cultura in sede pedagogica;
  2. Le culture non devono essere come corazze che impediscono la crescita;
  3. I valori transculturali sono: il rispetto, il dialogo e l’impegno;
  4. Gli obiettivi dell’insegnamento interculturale dovrebbero essere:la propria cultura e le altre culture che s’incontrano nel corso dell’esperienza;
  5. Compito non delegabile ad una disciplina o ad un docente specialista.

In questo periodo, si aprono culture che s’incontrano, valori e diritti, conoscenza e atteggiamento solidale.

L’Ordinanza Ministeriale  n. 455/97 concentra l’attenzione ai C.T.P. (Centri Territoriali Permanenti)  per l’istruzione e Formazione in età adulta che promuovono corsi d’italiano per immigrati adulti.

Il D.L. n. 286/98  orienta l’azione verso la Disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” con obiettivi orientati verso il rispetto reciproco, scambio tra le culture – tolleranza, Seminari di studio.

La C.M. 2000, ci parla esplicitamente di CURRICULUM INTERCULTURALE.

L’EDUCAZIONE INTERCULTURALE rivisita ed arricchisce i contenuti di: convivenza democratica e Diritti Umani.

L’educazione interculturale  propone: il coinvolgimento di tutti gli alunni, il coinvolgimento di tutti i docenti, lotta contro il Razzismo e Antisemitismo, lotta  contro la xenofobia, educazione alla pace, alla salute, ai diritti dell’uomo, alla convivenza.

Merita ricordare il pensiero di Antonio Nanni, quando dice che:   “ Educare oggi  non significa più trasmettere saperi certi e sicuri, ma vuol dire imparare a viaggiare attraverso le differenze culturali, etniche e religiose, senza perdersi”.

La legge n. 30/2000, propone gli indirizzi per l’attuazione del curriculo con uno studio avanzato e culturalmente articolato di una o più lingue, con l’idea d’integrazione tra i linguaggi della mente e i linguaggi del corpo, con soluzione dei problemi (problem solving), con dinamiche del CAMBIAMENTO CULTURALE, politico ed economico, con l’insegnamento basato sull’integrazione dei saperi (geografia, storia, ecc.).

Avviene il riordino dei cicli di ISTRUZIONE e per il piano di fattibilità (es. informatica ecc.) con una dimensione operativa del SAPER FARE. Le finalità generali dei programmi, vedono il miglioramento della qualità dell’Istruzione e della Formazione.

La Legge n. 62/2000, si propone come  sistema pubblico e integrato che si consolida verso responsabilità di una società democratica nell’imparare a diventare cittadini e cittadine.

Si passa dal tradizionale “sapere” ad un rinnovato” saper fare”

Il curricolo è articolato per Obiettivi di apprendimento e azioni plurime che si ascrivono dentro il sovrascopo di cittadinanza. Si tratta di identificare l’educazione alla cittadinanza come l’educare all’assunzione di comportamenti adeguati e di responsabilità nella vita sociale e civica. Si vuole procedere verso la formazione di personalità mature. Pertanto, gli obiettivi specifici si rivolgono al senso della cittadinanza. I P.O.F., devono includere tutti quei percorsi interdisciplinari di formazione alla cittadinanza.

Viene posta l’attenzione verso la classe come comunità colorata per valorizzare le differenze, la considerazione di  una varietà di culture di provenienza, l’interpretazione della classe come COMUNITA’ COLORATA. Il “colore” diventa un progetto di ricerca e di scoperta di culture diverse.

Si tratta di promuovere le responsabilità per rispondere a ciò che si compie. Vengono messi in atto tutti quei processi autovalutativi che vedono la scuola come organizzazione che APPPRENDE .

Le competenze sono associate alle CONOSCENZE, ABILITA’, CAPACITA’ per la soluzione di un problema.

I programmi del 1985, richiamano l’alfabetizzazione culturale. Si evidenziano gli alfabeti del CONOSCERE attraverso l’ambito antropologico-ambientale-storico-geografico-sociale, gli Studi sociali ed educazione civica diventano SCIENZE SOCIALI. Arte, immagini, scienze motorie, linguaggi musicali si prestano agli APPROCCI INTERCULTURALI.

I P.O.F. contengono lo sviluppo sociale – emotivo ed affettivo e la valorizzazione del gioco, vita di relazione, mediazione, didattica, osservazione, progettazione, documentazione, verifica.

Gli indirizzi orientati alla musica, la lingua italiana, la matematica, la storia, la geografia, le scienze sociali si propongono vari obiettivi. Per la musica, quelli di  canti e musiche strumentali di generi e culture diverse, anche in giochi,danze, attività teatrali, per la Lingua Italiana una riflessione a “cominciare dalle differenze di pronuncia”. La lingua fornisce una progressiva costruzione dell’IDENTITA’.

Per la matematica, ci si orienta verso l’aiuto di una riflessione interculturale con numeri indo-arabi e cifre romane.

Per la storia, ci si concentra verso un ruolo centrale di apprendimento.

Più globalmente, la dimensione sociale, economica, culturale, temporale e spaziale degli eventi impone l’essere  CITTADINI DEL MONDO, operando con una MEDIAZIONE CULTURALE e di senso EDUCATIVO e didattico

Per la Geografia, s’intende fornire spunti didattici-interculturali con lo  studio dell’ambiente, del paesaggio e dei flussi migratori legati allo sviluppo e ai processi di globalizzazione.

Per le Scienze Sociali, si evidenziano i Diritti Umani poiché s’interessano in senso proprio al rapporto tra le diverse culture

Per le scienze motorie si propongono dei giochi con regole, mentre per arti e immagini, tutti i vissuti multiculturali con espressione musicale. Si comunica facilmente anche in assenza di altri linguaggi.

Il riordino dei cicli scolastici, trovano applicazione nel 2001 con i contributi dell’ermeneutica. Infatti, T. Sundermier trova nella COMUNICAZIONE INTERCULTURALE il bisogno di  percepire il rispettivo consenso con attenzione, quella capacità di contestualizzare l’atto comunicativo visto come  condizione affinché si instauri tra i parlanti una RELAZIONE AUTENTICA. Chi vuole comprendere lo straniero deve accettare il substrato identitario dell’altro e fermarsi.

L’EDUCAZIONE INTERCULTURALE deve basarsi sulla capacità di COMUNICAZIONE. La teoria dell’ermeneutica si interessa proprio delle procedure e delle dinamiche attraverso cui si svolge la COMPRENSIONE.

La proposta di Sundermier si configura come un’ermeneutica della differenza quale lungo processo di apprendimento che:

    1. aiuti a comprendere ciò che è diverso;
    2. aiuti la pratica per vivere una vicinanza che assicuri una giusta distanza, che rispetti l’identità dello straniero.

Secondo Sundermier i MODELLI prevalenti di guardare allo straniero sono 3:

1.MODELLO DELL’UGUAGLIANZA – uniformità tra gli esseri viventi;

2.MODELLO DELL’ALTERITA’ – secondo cui lo straniero è il nemico fonte di pericolo e per questo tenacemente combattuto. Oppure attrae fascinosamente e tende a rompere i ponti con la propria cultura;

2.MODELLO DELLA COMPLEMENTARIETA’ – secondo cui la comprensione dello straniero aiuta al comportamento.

La didattica interculturale, vista con il pensiero di Gardner, ha un pensiero plurale. Egli, pone l’educazione alla base della FORMAZIONE di individui capaci di comprendere ed individua le strategie più efficaci della formazione, anche interculturali, riassumibili in 4 approcci generali:

  1. APPRENDERE ALL’INTERNO DI ISTITUZIONI AD HOC – in cui il discepolo impara dal diretto esempio del maestro (simulazioni di laboratorio);
  2. VERIFICA DIRETTA DELLE CONSCENZE ERRONEE – partendo dalle CONOSCENZE spontanee dei bambini per metterle in crisi e innescare il processo di problematizzazione (Problem Solving, didattica della ricerca per concetti);
  3. CREAZIONE DI UN AMBIENTE COGNITIVO che faciliti la comprensione. Proposte “obiettivi di comprensione” – didattica modulare per concetti;
  4. MOLTEPLICITA’ DEI PUNTI DI ACCESSO AL COMPRENDERE : vanno valorizzate le diverse modalità di CONOSCENZA E DI COMPRENSIONE.

Duccio-Demetrio, individua sei  tipologie di DIDATTICA INTERCULTURALE:

  1. Il “sapere l’altro e dell’altro”;
  2. Il “fare con l’altro”;
  3. Il “fare e sapere dell’altro”;
  4. L’imparare a conoscersi di più grazie all’altro;
  5. L’imparare a riconoscere emozioni e rappresentazioni comuni;
  6. “Messaggi simbolici” trasmessi al bambino immigrato al momento della sua accoglienza nella comunità scolastica, in vista di un clima favorevole all’incontro e alla familiarizzazione.

Il modello della mediazione didattica proposto da Altet viene articolato, in modo flessibile, in 5 livelli:

  1. Scelta di una forma adeguata per definire il sapere da insegnare;
  2. Esprimere il sapere in una forma concreta;
  3. Definire il significato per avviare l’acquisizione del sapere. Coinvolgimento dell’allievo nel processo di elaborazione del significato;
  4. Guidare ed orientare il processo di costruzione del significato;
  5. Preparare la trasmissione delle conoscenze e portare l’allievo ad auto-orientarsi ed ad acquisire una capacità personale ed autonoma di astrazione.

La DIFFERENZIAZIONE SIMULTANEA vede la distribuzione del lavoro da svolgere, mentre la DIFFERENZIAZIONE SUCCESSIVA si pone come  strategia che porta ad impiegare PROGRESSIVAMENTE strumenti differenti e diverse situazioni di apprendimento per consentire a tutti gli allievi di attivare, anche a livelli minimi, i processi cognitivi.

Per l’apprendimento e’ indispensabile la METACONOSCENZA in cui i processi di apprendimento assumono la dimensione di problemi da risolvere, attraverso differenti contenuti, strutture e raggruppamenti degli alunni, itineranti o processi conoscitivi diversificati.

Nell’approccio interculturale Altet suggerisce degli approcci metodologici come:

  • l’ascolto ( a partire dall’altro);
  • il dialogo;
  • l’attenzione alla dimensione socio-relazionale;
  • l’impiego di metodi cooperativi (tra alunni, tra docenti ecc.);
  • l’impiego di metodi attivi/partecipativi;
  • tecniche di animazione e drammatizzazione.

Il Progetto Gulliver, si propone di superare le soluzioni estemporanee per affrontare la formazione di mentalità democratiche attraverso un curricolo interculturale.

Il progetto si basa sulla costruzione di alcune unità didattiche:le ninne-nanne, la conoscenza di sé e degli altri, le origini dell’uomo, da nomadi a sedentari, maghi e streghe per il mondo, eroi e cavalieri, i gradi viaggi, di diario di viaggio, le migrazioni attuali e del passato.

I Quaderni dell’intercultura, sostengono elaborati dal centro Educazione alla Mondialità in una collana significativa per il curricolo interculturale.

I quaderni si collegano e si realizzano attraverso alcuni filoni:

  • PEDAGOGIA COMPENSATIVA: con interventi volti a colmare lo svantaggio socio-culturale e le emergenze immediate (arrivi improvvisi);
  • PEDAGOGIA TERRITORIALE: che sviluppa quella compensativa;
  • PEDAGOGIA CULTURALISTICA: che incentra attività volte alla salvaguardia della cultura e della lingua dell’altro in una situazione di relativismo ( con valorizzazione della lingua e della cultura di origine);
  • PEDAGOGIA INTERNAZIONALISTICA: che richiama i diritti universali degli uomini.

Si possono individuare e catalogare anche alcuni percorsi metodologici proposti da diversi autori:

  • LA VIA NARRATIVA: il percorso didattico si struttura in un impianto narrativo, in cui l’altro si svela a noi e ci narra il suo racconto. Si propongono storie di vita degli emigranti, biografie, diari di viaggio, film e documentari di autori stranieri;
  • LA VIA DECOSTRUTTIVA: che si fonda sulla decostruzione del pregiudizio, degli stereotipi, delle immagini deformati e ricorrenti. Processo complesso che consente l’acquisizione della capacità di decentrarsi, relativizzare, storicizzare e contestualizzare il proprio punto di vista e le proprie idee;
  • LA VIA LUDICA: si valorizza il coinvolgimento diretto, il mettersi in gioco mediante simulazioni, giochi di ruolo, danze, spettacoli teatrali, drammatizzazioni.
  • LA VIA PRAGMATICA: vengono attivate iniziative di cittadinanza attiva, per i bambini ( partecipazione a consigli comunali ecc.)

La didattica interculturale, certamente è ciò che rende possibile l’intercultura attraverso tutti quei metodi operativi, co/operativi, collaborativi che s’innestano essenzialmente sul dialogo sociale.

Sonia Claris, nella sua opera “A Scuola di Intercultura”, evidenzia tutti questi aspetti ed elabora delle proposte per creare ambienti educativi.

Ella sostiene che è necessario attrezzarsi, nel senso di predisporsi con la metaforica “cassetta degli attrezzi” per predisporsi all’ACCOGLIENZA.

Attrezzarsi significa ricercare e adottare metodologie adeguate. Per questa ragione, S. Claris, ritiene di fondamentale importanza:

  • l’OSSERVAZIONE occasionale e sistematica;
  • L’INTERPRETAZIONE in chiave progettuale dei dati e informazioni raccolte;
  • La CENTRALITA’ dell’alunno nel centro dell’ACCOGLIEZA con il quale implementate interazioni e relazioni significative con tutte le agenzie educative;
  • La presenza del MEDIATORE CULTURALE con la famiglia e la comunità.

Le attività impiegate, sono riassumibili attraverso l’ampliamento di occasioni comunicative, la costituzione di laboratori (teatro,danze,sport,gioco ecc.), la costituzione di laboratori espressivi (simulazione, cooperazione, conoscenza di se’, la realizzare mostre di manufatti e di elaborati grafico-pittorici, la valorizzare scambi di vivande tipiche delle diverse culture, l’organizzare scambi di corrispondenza con classi di altre città, il servirsi di multimedialità per lavori con immagini, foto, diapositive, lucidi, videocassette, CD ROM, audiocassette.

Tutti i soggetti partecipanti alla realizzazione del PROGETTO EDUCATIVO INTERCULTURALE della scuola ne condividono gli OBIETTIVI FORMATIVI, mettendo in atto specifiche AZIONI: il Capo d’Istituto acquisisce INFORMAZIONI  tramite documentazione, colloqui con la famiglia e con i servizi del territorio; i Docenti strutturano un ambiente favorevole all’ACCOGLIENZA, il personale ausiliario non docente della scuola riveste un’importante FUNZIONE DI COLLABORAZIONE; le funzioni del MEDIATORE CULTURALE riguardano la PRESENTAZIONE e la VALORIZZAZIONE della CULTURA.

Le possibili attività da realizzare, riguardano l’attivazione del coinvolgimento dei genitori stimolandone la loro PARTECIPAZIONE con avvisi in più lingue,  gli alunni ESPERTI fungono da TUTORS  per i nuovi, recupero dei RICORDI (circle-time) , attività per la conoscenza di Sé, attività per la scoperta delle differenze, attività per abituarsi a mettersi nei panni dell’altro (empatia), promozione di esperienze interculturali, spunti didattici per diventare CITTADINI DEL MONDO che rinnova la conoscenza e ri-conoscenza dalla Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia del 20 novembre 1989. Per farla conoscere e per valorizzarla  è nato il gioco “Mondodiritto” per Educare alla pace a ai Diritti Umani e al mondo dei VALORI, per il Gemellaggio, uso e conoscenza della lingua del posto in luoghi diversi dal proprio, per il concetto di “territorio” analizzabile sotto diversi aspetti con la tecnica del Brainstorming.

Per imparare dalle parole di Hannah Arendt:  “ Se gli uomini non fossero uguali non potrebbero né comprendersi fra loro, né comprendere i loro predecessori, né fare progetti per il futuro e prevedere le necessità dei loro successori. Se gli uomini non fossero diversi, ogni essere umano distinto da ogni altro che è, che fu e che sarà, non avremmo bisogno né del discorso, né dell’azione per comprenderci a vicenda. Sarebbero sufficienti soltanto segni e suoni per comunicare desideri e necessità immediati e identici”, va soffermata la propria attenzione sicuramente nella riflessione di queste profonde parole.

A Scuola di Intercultura con  Sonia Claris, è utile richiamare una sinergia di azioni verso proposte per l’apprendimento interculturale. L’autrice, infatti, sostiene che la scuola, si colloca, come è noto, nell’elaborazione dei saperi, attuando processi d’insegnamento.

Il curricolo è un percorso, una strada tracciata da un punto di partenza:

  • CURRICULI “COMPENSATIVI” incentrati sulle lacune da colmare negli immigrati e nei figli degli immigrati, con programmi mirati per ridurre lo svantaggio SOCIO-CULTURALE ( anni ’60-’70);
  • CURRICULI “CULTURALISTI” conseguenti alle ricerche di carattere antropologico che pongono l’accento sulla particolarità di ogni sistema culturale;
  • CURRICULI ”INTERNAZIONALISTICI” che nascono e si sviluppano con l’idea di Europa;
  • CURRICULI “LINGUISTICI” che s’interessano dell’apprendimento linguistico in primis.

Gli obiettivi da perseguire, nell’approccio interculturale, sono relativi ad atteggiamenti, comportamenti, capacità metacognitive, creatività, disponibilità.

E’ certamente importante, vedere come le sue proposte operative nell’ambito della comunicazione sortisca importanti mete interculturali che vanno dall’educazione ai linguaggi non verbali, dalla  seconda lingua (che  costituisce un altro strumento di organizzazione delle conoscenze per consentire la comprensione di altre culture e di altri popoli).

I possibili percorsi didattici indicano:

  • DIALOGICITA’= Le lingue vengono usate per dialogare in situazioni comunicative;
  • DECENTRAMENTO= Ogni parlante parla dal suo particolare punto di vista;
  • CONTESTUALITA’= Ogni dialogo si sviluppa in un contesto;
  • FUNZIONALITA’= descrittiva, narrativa, argomentativi ecc.;
  • SIMBOLICITA’= La lingua è un costrutto simbolico e con esso s’impara a familiarizzare con i processi di simbolizzazione;
  • CONVENZIONALITA’= la modalità di scelta dei segni e delle regole di combinazione e di impegno di suoni e segni grafici sono frutto di convenzioni, di accordi stabiliti ed accettati da particolari regole.

La comunicazione a una via non consente di sviluppare un pensiero plurale.

Inoltre, la razza non deve fare troppa differenza. Infatti, nel panorama dei curricoli di educazione interculturale si annoverano anche i termini:

  • RAZZISMO= parte dal pregiudizio che si possono considerare superiori o inferiori le “razze”.
  • ANTISEMITISMO=atteggiamento, politica ostile nei confronti degli ebrei

Le forme di RAZZISMO  si radicano nel PREGIUDIZIO, ovvero in quell’atteggiamento di rifiuto o di ostilità verso una persona appartenente ad un dato gruppo sociale.

La pedagogia interculturale come momento informativo sulla diversità delle culture si addice ad una società dove non esistono tensioni di tipo sociale.

Nel ricordare come la Circolare Ministeriale N. 138/93, ribadisca gli importanti compiti affidati alla scuola e che prevede una ”EDUCAZIONE INTERCULTURALE COME PREVENZIONE DEL RAZZISMO E DELL’ANTISEMITISMO”, si conclude con una frase scritta da un colonizzatore inglese, per riflettere insieme sui nostri doveri:

“ Una nazione è come un individuo: ha doveri da compiere e noi non possiamo più rinunciare ai nostri doveri verso tanti popoli affidati alla nostra sorveglianza.

E’ soltanto la nostra dominazione che può assicurare la pace, la sicurezza e la ricchezza a tanti infelici che prima mai conobbero questi vantaggi”.

In estrema sintesi, l’integrazione interculturale si propone come enuncia lo stesso prefisso “iter” uno spazio per l’ interazione, scambio ed eliminazione di barriere.

Cos’, come sottolinea Sonia Claris, cultura significa sempre pensare e sentire in grande, avere il senso dell’unità al di sopra delle differenze, il migrante riassume in se’ luoghi di identita’ ed apertura al mondo per essere sinonimo

di umanita’ e di educazione.

 

Bibliografia

Sonia Claris , “A Scuola di Intercultura”, Ed. La Scuola, 2002

Citazioni

Giovanni Sartori, A. Nanni, Rizzi, Antonio Perotti, Antonio Nanni, T. Sundermier, Ducci-Demetrio, Altet, Hannah Arendt,  Hannah Arendt, Altet ,Gardner.

Normative

Circolare Ministeriale n. 301/89, O.M. n. 455/97, D.L. n. 286/98,  C.M. 2000,  Legge n. 62/2000, Circolare Ministeriale N. 138/93.

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