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LE DIFFERENZE CULTURALI COME RICCHEZZA DELLE TRADIZIONI DELL’UMANITA’

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Aspetti dello sport e della lotta dall’antichità ai giorni nostri

del prof. Silvio Petaccia e dott. Giovanni Zuccarini

 

Redazione-Da sempre lo sport è stato ed è per lo più un patrimonio delle diverse civiltà e costituisce un elemento significativo per comprendere come una cultura si è evoluta. Sappiamo che sono possibili tanti modi di concepire, organizzare e vivere la pratica sportiva e, per questo motivo, lo sport ha avuto un ruolo di particolare rilievo nel generare quelle differenze culturali che costituiscono un aspetto importante della ricchezza delle tradizioni dell’umanità.

L’arte, la poesia, la letteratura come risulta dal breve profilo storico di queste pagine introduttive, sono state e sono ancora attratte dallo sport.

In particolare, gli sport legati all’abilità nel combattimento, da sempre presenti nella cultura umana fin  dai  primordi, saranno oggetto di  una  serie di  articoli qui  raccolti, allo scopo di evidenziare sia le differenze che caratterizzano oggi le varie forme di lotta in quanto espressione dei vari modi di essere dei popoli. Sia le notevoli somiglianze in quegli elementi di base che, da sempre, costituiscono il fondamento comune dei vari modi di combattere e di lottare al di la delle differenze spazio-temporali.

Queste affinità nelle vecchie e nuove forme di lotta delle diverse culture, derivano per lo più dal fatto che gli uomini, come tutti gli altri animali, in quanto sistema biomeccanico nelle azioni motorie indirizzate a mantenere o cambiare la posizione delle parti del corpo una rispetto all’altra

oppure rispetto all’ambiente circostante devono sottostare alle stesse leggi fisiche.

Di queste leggi universali che presiedono allo svolgimento dei movimenti e che agiscono esternamente al corpo umano, ad esempio, la gravità, l’attrito o l’opposizione esercitata da un avversario  si cercherà di esplorarne gli aspetti fondamentali anche attraverso il supporto di evidenze sperimentali svolte sia in laboratorio che sul campo. Tutto ciò anche per essere capaci di maggiore efficacia negli atti motori e di conseguenza nella esecuzione di determinate tecniche sportive.

Infatti tutti noi facciamo sport fin da quando siamo piccoli, ma non tutti conosciamo le leggi fisiche che ne stanno alla base. Perché è più difficile stare in equilibrio su un piede solo piuttosto che con due? Come incidono la massa, l’altezza e la muscolatura sulla azione sportiva. Come si riesce a sollevare dei pesi con il braccio attaccato al corpo piuttosto che staccato? Come facciamo  negli sport da combattimento a tirare colpi potenti pur senza usare armi?

L’interesse per lo sport e la competizione fisica con la sua carica di antagonismo fra gli individui e le comunità rappresentano  di  per  sé  un  elemento  di  grande  vicinanza  fra  cultura  contemporanea  e  quella  antica considerata nel suo insieme. La specie umana, infatti, presenta tra le sue caratteristiche alcune prerogative neuro-muscolari tra le quali la più primitiva è il senso del movimento: correre, saltare, lanciare e, perché no, lottare, tutte necessità fisiologiche originariamente legate alla sopravvivenza e che costituiscono le radici della millenaria tradizione sportiva.

Gli antecedenti delle più antiche gare atletiche, infatti, risalgono alla preistoria. Manufatti pittorici e graffiti risalenti al paleolitico indicano come l’uomo si dedicasse ad attività ricreative e alla lotta, la disciplina da combattimento più antica del mondo.

Ma, sopratutto, numerose sono le testimonianze archeologiche provenienti da documenti e reperti della civiltà mesopotamica e, in particolare, dalle decorazioni pittoriche di tombe egizie della necropoli di Beni Hassan risalenti al 2500 a.C. che raffigurano lottatori impegnati in un complesso sistema di mosse e di prese di lotta libera, che ricordano la “libera moderna” nelle fasi in piedi ed il “grappling no-gi” in quelle a terra ; gli affreschi delle tombe, inoltre, raffigurano anche giovani atleti impegnati in esercizi fisici, tra i quali il “ponte”.

Sequenza della scena di lotta dalla necropoli di Beni Hassan.

Importanti cenni storici riguardo la lotta provengono anche dal Giappone e dalla Grecia. Secondo la tradizione nipponica il sumo, l’attuale lotta giapponese, ha una tradizione di almeno 2000 anni in oriente. Infatti pare che questa forma di lotta sia nata in India e, successivamente, si sia diffusa in Cina come forma di intrattenimento presso  la  corte  imperiale  della  dinastia  Chou  (XII-III  secolo  a.C)  come  attestano  antichi  documenti  cinesi risalenti al tempo della dinastia stessa. Mentre nella storia giapponese il sumo è menzionato per la prima volta nel Kojiki, il documento letterario più antico del Giappone (712 d.C.).

Per quanto riguarda il mondo ellenico le origini dei giochi sportivi e della lotta furono legati ai riti sacri in onore di qualche Dio o all’usanza di indire giochi funebri in onore di eroi scomparsi, come ci ricorda lo stesso Omero nel libro XXIII dell’Iliade dedicato, in buona parte, alla descrizione dei giochi atletici voluti da Achille per le onoranze funebri di Patroclo, morto in battaglia per mano di Ettore (vv. 262 e segg.).

Per lui si tennero le gare dei cavalli, la lotta, la corsa, il tiro con l’arco e lanci di disco e giavellotto. Qui di seguito abbiamo riportato dei versi relativi a quei giochi, dove Omero con il soffio della sua poesia narra minuziosamente la gara di lotta (“dolorosa”) tra Ulisse e  Aiace Telamonio, i due eroi achei che rappresentano le caratteristiche tipiche di questa disciplina: l’astuzia e la forza.

“Cinti, avanzarono i due in mezzo all’arena/ e si afferrarono con le braccia robuste,/ come le travi di sostegno d’un’alta casa, che famoso architetto/ ha sistemato, temendo i forti colpi del vento./Scricchiolavano le schiene dalle ardite braccia/ stirate con forza; giù scorreva l’umido sudore,/ e fitti gonfiori lungo i fianchi e le spalle/ salivano su, rossi di sangue; ma quelli sempre più/ desideravano la vittoria per il tripode ben lavorato” (Iliade XXIII, vv. 710-718).

Nel prosieguo della lotta Aiace solleva Ulisse, che, sfruttando l’occasione, colpisce il rivale da dietro al polpaccio, provocandone la caduta; il combattimento continua nella polvere, fino a che Achille ne decreta la fine dichiarando la parità.

Anche a quei tempi l’atletica leggera si distingueva da quella pesante che comprendeva competizioni come il pancrazio, forma di combattimento totale in cui si utilizzava la lotta in piedi e a terra, il pugilato e la lotta che, richiedendo maggiore vigore fisico ed avendo aspetti più spettacolari, riscuoteva ampio consenso nelle gare pubbliche.

In origine i lottatori indossavano un perizoma che avvolgeva i loro fianchi mentre in seguito combatterono completamente nudi. La nudità e il fatto che, prima di combattere, i lottatori si cospargessero il corpo con unguenti a base di estratti naturali, favoriva la difficoltà delle prese, tra queste le più frequenti erano quelle alle braccia, al collo e al corpo, al fine di ottenere il rovesciamento dell’avversario.

Ma va soprattutto ricordato che all’interno della cultura greca, lo sport era visto come un ‘attività di primaria importanza per formare sia nel corpo che nell’anima i giovani cosi da renderli non solo combattenti in grado di difendere in tempo di guerra la libertà della loro città, ma anche perfetti cittadini capaci di distinguersi in ogni attività economica e politica all’interno di essa.

Per questo,   dal VI sec. a.C. la preparazione dei giovani cittadini avvenne nei ginnasi, dove i ragazzi greci venivano sottoposti ad un duro tirocinio sotto la guida di allenatori che li istruivano in tutte le discipline di atletica e di lotta.

Infine l’importanza delle manifestazioni sportive nel mondo ellenico è anche testimoniata dal fatto che i greci costituirono la loro cronologia prendendo come inizio l’anno della prima Olimpiade (776 a.C.) e organizzarono le Olimpiadi per più di mille anni. Durante questi eventi venivano sospese addirittura le guerre in corso in tutta la Grecia: questa tregua chiamata Tregua Olimpica era non soltanto assenza di guerra, quanto anche decisione comune e collettiva di rispetto verso coloro che andavano a partecipare oppure ad assistere ai Giochi di Olimpia.

Anche a Roma, come in altre culture, l’introduzione dei giochi sportivi fu legata sia a riti sacri in onore degli dei che a cerimonie funebri strutturate, quest’ultime, in gare di combattimento, forse di tradizione etrusca, chiamate munera gladiatoria e considerate una sorta di omaggio reso al defunto. (Seneca, de brevitae vitae, XX,6). Si sarebbero svolte preso le tombe dei defunti anche per placare le anime dei morti con un’offerta di sangue (Tertulliano, De spectaculis, 12, 1-4). Ma ben presto i munera, cominciarono a trasformarsi acquisendo sempre più il carattere di uno spettacolo a se stante e divenire ludi gladiatori che si svolgevano negli anfiteatri, strutture i cui resti, più o meno ben conservati, sono disseminati da un capo all’altro del territorio occupato da Roma.

L’esercizio fisico considerato moralmente nobilitante per chi lo pratica, che tanto rilievo ebbe nella cultura greca, incontrò solo un favore limitato nel mondo romano e, di conseguenza, l’atletica greca in genere non entrò nei ludi romani.

Difficile quindi ritrovare in epoca romana lo spirito dell’agonismo greco. Nelle poche notizie trasmesse dalle fonti letterarie sullo sport nell’antica Roma, l’organizzazione di certamina graeca, come erano chiamate dai romani per la loro origine le gare atletiche, risulta abbastanza episodica e attribuita al carattere bizzarro di certi personaggi.

Nel 186 a.C., secondo Tito Livio (XXXIX, 22) si tenne a Roma la prima gara atletica di tipo greco per volontà di

Marco Fulvio Nobiliare, in occasione della sua vittoria sulla lega Etolica.

Anche Silla, per celebrare la vittoria su Mitridate, organizza gare atletiche, scritturando tanti atleti da rendere impossibile lo svolgimento delle Olimpiade dell’80 a.C. Ma soprattutto fu Nerone, imperatore amante della cultura ellenica, a riproporre a Roma gli agoni atletici “alla greca” istituendo i Neronia: festa con gare atletiche, equestri, musicali e drammatiche.

Nonostante queste iniziative clamorose vi fu tuttavia uno scarso coinvolgimento del popolo in questo genere di spettacoli tanto che, i romani, ai giochi atletici di tipo greco continuarono a preferire i Ludi gladiatori, inutilmente crudeli.

Con ciò non si vuole affermare che i romani non si dedicassero alle attività ginniche e sportive: le palestre a

Roma erano inserite in una struttura più vasta, le terme, dove, oltre a giovarsi di bagni caldi e freddi, e a sudare in ambienti saturi di vapore, ci si esercitava nel gioco della palla, nella corsa, negli esercizi con manubri e nella lotta

Il gioco della palla, molto popolare, si praticava in vari modi. Un gioco di squadra molto movimentato, simile al Rugby, era l’harpastum, la versione romana di un gioco greco chiamato phainida: il giocatore che aveva la palla doveva farsi strada tra gli altri, cercando di non perderla nonostante le spinte e le opposizioni degli avversari. I concorrenti erano numerosi e la mischia feroce. Per segnare bisognava oltrepassare una linea con la palla. Si trattava di un gioco di squadra che richiedeva una notevole forza soprattutto in funzione della necessaria velocità e agilità richieste dalla dinamica del gioco stesso.

Il  gioco  ci  viene  chiarito  da  Antifane,  un  commediografo  greco  del  IV  sec.  a.C.,  attraverso  una  vivace descrizione di quello che si svolgeva sul campo: “…prese la palla e la scagliò ad uno dei suoi compagni. Riuscì a schivare uno dei suoi avversari e ne mandò a gambe all’aria un altro. Rialzò in piedi uno dei suoi amici, mentre da  tutte  le  parti  echeggiavano  altissime  grida  “E’  fuori  gioco!  “E  troppo  lunga”  …“passala  indietro  nella mischia”

Le palestre delle terme, vero e proprio centro ricreativo polifunzionale, svolsero un ruolo importante nella diffusione dello sport in genere e della lotta in particolare. A tal proposito ci piace ricordare che proprio dallo sport praticato da tutti i popoli già in tempi remoti: la lotta, in greco antico: pálē dal greco palaístra da  palaírō, lottare deriva il termine stesso di palestra.

E la lotta che si svolgeva nelle palestre dei complessi termali aveva proseliti sia tra gli uomini che tra le donne. Per  praticarla  bisognava  svestirsi  completamente  ed  ungersi  con  misture  di  olio  e  di  cera,  il  ceroma  e

cospargersi di polvere per sgusciare meglio dalle mani dell’avversario.

Mentre al di fuori delle terme la lotta aveva perso il carattere dilettantistico di quella ateniese per diventare a tutti gli effetti un’attività per professionisti (o soldati) che sovente si scontravano nelle arene sfidando altri lottatori provenienti dalle molteplici province dell’Impero.

Nel 393 d.C. l’imperatore Teodosio soppresse i giochi olimpici, facendo decrescere la popolarità della lotta sportiva, ma nonostante questo la disciplina continuò ad evolversi fino al medioevo, periodo nel quale veniva allenata con pochissime regole e per scopo militari.

La rinascita delle Olimpiadi, dopo un intervallo durato 1500 anni a causa del divieto imposto dall’imperatore Teodosio, fu dovuta all’instancabile opera del barone de Coubertin, fermamente convinto del valore formativo dello sport e assertore della necessità di una diffusione di massa della pratica sportiva. Le prime Olimpiadi dell’era moderna, svoltasi ad Atene nel 1896, ebbero 250 partecipanti e furono il più grande evento sportivointernazionale dell’epoca

Poiché forse nessuno sport può vantare altrettanta varietà di forme, stili  e regole come la lotta, ci proponiamo di presentare tra l’enorme ricchezza culturale che la caratterizza già dai tempi remoti, alcune forme oggi esistenti  quali:  la  lotta  greco-romana  ,  presente  sin  dalla  prima  olimpiade  dei  tempi  moderni,  il  Sumogiapponese, il Buh della repubblica mongola, il Beré (lingua wolof) e la lotta senegalese per concludere, infine, con la tradizionale Strumpa presente in alcune zone della Sardegna.

Associamo nella presentazione i testi con alcune foto e soprattutto dei video (tutti materiali della enorme bibliografia presente sulla rete internet) proprio per mostrare al meglio gli aspetti comun e le tradizionali differenze dando cosi una panoramica agli inesperti lettori.

A tal proposito consigliamo di consultare il testo “Societa’ cultura e sport : immagini e modelli in Puglia dall’antichita’ al XX secolo / a cura di Domenica Porcaro Massafra” edito da Mario Adda, che noi abbiamo scovato nella Biblioteca del Museo di Villa Frigerj a Chieti. Dal summenzionato testo abbiamo evidenziato questa interessante tavola sulla presa tra due lottatori.

(Continua)

 

 

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