” LE BANDE GIOVANILI OGGI ” ( PRIMA PARTE ) – PROF.RE GABRIELE GAUDIERI
FENOMENOLOGIA DEL DISAGIO GIOVANILE
Redazione- Noi pedagogisti, nell’ultimo quindicennio, ci siamo dovuti occupare di bullismo e delle dinamiche interne alle bande giovanili, delle gangs che, sino ad alcuni anni fa, erano tipiche del contesto americano, nei quartieri poveri e degradati delle grandi metropoli.
Le gangs hanno, come caratteristica saliente, una struttura gerarchica, rigida, violenta, accompagnata da veri e propri “riti tribali” e controllano un territorio ben definito, un quartiere, fanno parte spesso di un’etnia ben definita!
I membri di tali formazioni fanno uso di frasi e vocaboli, modificati semanticamente, affinché gli estranei al gruppo non comprendano quanto loro dicono!
Sono obbligati a vestire in un modo ben preciso, condizionati da simboli, precedentemente condivisi, frutto di un’alfabetizzazione da strada: notiamo che linguaggio e vestiario indicano bene la loro realtà psichica e sociale, frutto di paura e frustrazione, di disturbi ossessivo-compulsivi e, talvolta, ahimé, portatori di una personalità paranoide.
Da un’attenta analisi sociologica emerge una differenza sostanziale tra le gangs americane e quelle europee, poiché diverso è il contesto, dal momento che, almeno sino a tre o quattro anni fa, in Europa le bande erano meno radicate nel territorio, avevano una maggiore consapevolezza sociale, sebbene compissero reati abbastanza gravi, quasi mossi dal desiderio di costruire una ben definita identità, ma senza, a differenza delle bande americane, abbandonare del tutto quel residuo di normale socializzazione!
La crisi dell’organizzazione familiare, consistente nell’impossibilità di trasmettere valori condivisi col giovane adolescente, fa sì che questi ricerchi il “senso” del vivere in una setta, in una banda o in qualcosa di simile!
Il contesto degradato suesposto determina atteggiamenti contrastanti nei giovani adepti, poché da un lato desiderano espellere dal proprio “io” quegli aspetti negativi che vengono proiettati sugli altri, ritenuti violenti, pericolosi e, pertanto, da punire, ma la proiezione, come difesa di sé, ricade come un boomerang sul giovane che, forse, inconsapevolmente, manifesta lo stesso atteggiamento di colui che ha criticato!
In Italia le bande iniziano a nascere negli Novanta del Novecento, quando l’immigrazione di giovani stranieri, vivendo in spazi desemantizzati, poco scolarizzati, in assenza pressoché totale di educazione multi-interculturale, determinano la nascita della “vida loca”, che attrae molti adolescenti per la sua “anomia”e consiste nel far propria una vita folle, senza regole, in cui il coraggio e la forza sono gli unici “valori” di riferimento, il tutto viene potenziato dal forte condizionamento della civiltà dei consumi, per cui la velocità, di origine Futurista, il desiderio irrefrenabile di avere tutto e subito, maglie, motorini, ragazze, da possedere secondo lo schema maschilista ( stile maschio violento) tipico del sottoproletariato, hanno la meglio.
Le città più coinvolte in Italia sono Milano e Genova, fortemente industrializzate, in cui l’alienazione, in senso marxiano, si manifesta con più incisività, determinando l’avvento del triste fenomeno; va detto, ad onor del vero, che già negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento si erano manifestate bande violente, nate per gemmazione dalle opposte tifoserie calcistiche, si tratta di fenomeni “endogeni” alla città che si manifestano diacronicamente sino ad oggi, talvolta differenziandosi completamente dalla “Vida loca”, sconosciuta dalla prima tifoseria degli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta e Ottanta, talvolta vivendo in simbiosi con questa, talaltra non condividendo del tutto il “modus vivendi” delle bande immigrate con le quali anzi si scontrano spesso!
(TERMINA LA PRIMA PARTE: LA FINALITA’ DEGLI ARTICOLI E’ LA SENSIBILIZZAZIONE DEGLI OPERATORI SOCIALI SU TALI TEMATICHE,DI INFORMARE I SIGNORI LETTORI, NON FORNENDO FACILI SPIEGAZIONI DEL “FENOMENO”, MA ,RICORDANDO KANTIANAMENTE, CHE ESISTE UNA PARTE NON DEFINIBILE, “NOUMENICA”, CHE POTREMO DILTHEYANAMENTE COMPRENDERE, NON NECESSARIAMENTE SPIEGARE, COME UN EVENTO SCIENTIFICO!)
Prof.re Gabriele Gaudieri Pedagogista, Didatta e Formatore
