IL PARADOSSO DI ZENONE APPLICATO ALLE PENSIONI
Redazione- Zenone di Elea, filosofo greco del V secolo a.C., famoso per i suoi paradossi tra cui il più famoso “Achille e la Tartaruga”, affermava che se il “piè veloce” Achille vuole raggiungere la lentissima tartaruga, che lo precede di un tratto “S”, egli dovrà percorrere: innanzitutto quella distanza “S”, poi il tratto “S1” percorso dalla tartaruga mentre Achille percorreva il tratto “S”, poi il tratto “S2” percorso dalla tartaruga mentre Achille percorreva il tratto “S1” e così via all’infinito, senza avere quindi la possibilità di raggiungere la tartaruga.
Se facciamo una trasposizione dove Achille è l’operaio, l’impiegato, un lavoratore italiano, e la tartaruga il raggiungimento della pensione, possiamo dire che in pensione non ci andremo mai.
Infatti, dal primo gennaio 2027 si potrà andare in pensione a 67 anni e 1 mese con la pensione di vecchiaia, mentre nel 2028 l’età pensionabile arriverà a 67 anni e 3 mesi. Ci vorranno 42 anni e 11 mesi di contributi indipendentemente dall’età nel 2027, mentre nel 2028 i contributi dovranno essere di 43 anni e 1 mese (1 anno in meno per le donne).
Inoltre, secondo il documento di previsione della Ragioneria dello Stato, alle dirette dipendenze del Ministero delle Finanze diretto da Giorgetti della Lega, nel 2029 si potrà andare in pensione alla veneranda età di 67 anni e 6 mesi sia per gli uomini che per le donne, non considerando il “lavoro di cura” e non retribuito che ogni donna si sobbarca nella propria vita. E non finisce qui, perché nel 2031 ci sarà un ulteriore incremento di 2 mesi. Stesse sorte subiranno le pensioni ordinarie 43 anni e 4 mesi di contribuzione nel 2029 e 43 anni e 6 mesi nel 2031, con 1 anno in meno per le donne.
Ma mentre l’inflazione reale del nostro Paese raggiunge livelli altissimi, ad ottobre l’ISTAT la calcola al +3,1% su base annua, ma calcola anche l’aumento dei prezzi, sempre su base annua al +5,4%, il Governo della Meloni ci “regala” la beffa più perfida. Nel 2027 il coefficiente di trasformazione scenderà da 5,608 a 5,514 con una perdita dell’1,68%. Se consideriamo il coefficiente nel 2024 la perdita netta è del 3.65%. In sostanza si andrà in pensione più tardi con un assegno sempre più misero. Conti alla mano, una pensione che nel 2024 valeva 1.500 euro mensili lordi, nel 2027 varrà 1.449,36 mensili con una perdita di circa 658 euro lordi annui. Nell’intero periodo di “pensione attesa”, vale a dire la pensione secondo l’aspettativa di vita, si raggiunge una perdita di oltre 14.000 euro per le donne e oltre 11.500 per gli uomini, dimostrando ancora una volta, come se ce ne fosse ancora bisogno, della disparità di trattamento tra uomini e donne.
È necessario ricordare che la legge Fornero fu voluta e votata nel 2011, da tutto l’arco costituzionale ad eccezione della Lega, che però oggi con il suo Ministro (Giorgetti) la applica senza eccezioni non rispettando quanto promesso in campagna elettorale dal suo partito. Su questo, però, è utile ripercorrere il duetto Meloni-Salvini che a turno appoggiavano i governi di unità nazionale e dove, e sempre a turno, facevano opposizione per accaparrarsi gli oppositori alle leggi barbare volute sia dai fascisti di “destra” (Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega) che dai fascisti di “sinistra” (Partito Democratico, 5 Stelle e altri gruppetti minori).
Dal 2011 (anno di applicazione della Fornero) ci sono stati 3 rinnovi del Parlamento Italiano: 2013, 2018, 2022. In questi 15 anni di legge Fornero hanno governato tutti e tutti avevano promesso, in campagna elettorale, la cancellazione di questa legge ingiusta.
I fatti ci dicono che nonostante le promesse, questa legge fatta con le “lacrime di coccodrillo” della signora Fornero è ancora in vigore e tutti i partiti che hanno governato e hanno avuto la possibilità di abrogarla hanno desistito. Per i lavoratori italiani la pensione è una chimera: sempre più anni sia di anzianità che di contribuzione e sempre con meno soldi aumentando solo l’indigenza di chi ha lavorato e fatto sacrifici per tutta la vita.
È necessario ribadire nuovamente un concetto fondamentale: il diritto alla pensione a 60 anni deve essere condizione inalienabile per un paese civile, come pure una pensione che permetta di vivere dignitosamente. Il capitalismo sta distruggendo la vita di milioni di persone, soprattutto le fasce più deboli come i pensionati che ormai sono costretti a lavorare anche in pensione per poter arrivare a fine mese.
