UNA GRAVE MALATTIA VITALE
Redazione- Una grave malattia ma vitale : compro libri anche in grande quantità. E soprattutto libri usati. Come ho scritto per molti anni sono affascinato dalla vita delle cose . Quella propria e quella residua e di riflesso. Propria perché le cose, gli oggetti, gli indumenti , i libri hanno una loro vita autonoma, discreta, silenziosa ma piena di avventure . Quella residua perché una volta che hanno terminato la loro funzione propria restano a svolgere compiti diversi , vengono utilizzati per tutt’altro da quello che erano inizialmente adibiti a fare; vengono a volte usati al contrario. Riflessa, perché comunque si portano dietro l’impronta dei proprietari, degli utilizzatori , insomma di chi li ha posseduti . E hai voglia a dire che quell’oggetto, quella cosa , quell’indumento è qualcosa in se stesso compiuto. Ha sempre qualcosa di più che ha aggiunto il proprietario. Si pensi per esempio alle scarpe che hanno impresse indelebilmente l’impronta di chi le ha calzate, tanto che a volte non è possibile che siano utilizzate da persone diverse perché potrebbero arrecare danni spesso irreparabili.
C’è dunque una poetica delle cose che molto spesso ho coltivato nelle mie composizioni . E’ quella che ci permette di raccontare gli oggetti intorno a noi, libri compresi, e riflettere a partire da essi, dai legami che hanno con la vita. Da Omero che cominciò l’elenco , con il catalogo delle navi, o dal Perec de Le cose, arriviamo poi alle poesie delle piccole cose, così come le ha definite Carlo Ossola, di Vincenzo Cerami e ancora al saggio di Giovanni Starace, Gli oggetti e le cose. Fino alla filosofa delle piccole cose di Francesca Rigotti, (1) con la sua Filosofia del quatiidiano, e della Nuova filosofia delle piccole cose. Un incontro che è sempre uno stimolo al pensiero ma anche al tatto, alla vista, all’ascolto, e alla passione che Giulietta Rovera, autrice di Per hobby e per passione, racconta come un catalogo di amori, passioni e ossessioni per gli oggetti, dai fanatici di Barbie ai ladri di manoscritti, dai cultori del sesso ai collezionisti di farfalle.
Paola di Cori su Ingenere.it scrive : ‘Cosa’ deriva dal latino ‘causa’, in sostituzione del classico res, e indica l’insieme di tutto quanto esiste nella realtà materiale e nell’immaginazione. Profonda conoscitrice della tradizione filosofica, Rigotti ha scritto di oggetti e metafore riguardanti la vita di tutti i giorni, la cucina, la casa, e altre “cose di donne” come la maternità e la preparazione del cibo. La sua brillante lezione sull’”ontologia dello scolapasta” al Festival della Mente del 2012 le ha guadagnato un’immensa e meritata popolarità. In una intervista ha spiegato di seguire l’esempio di Socrate, il quale andava in giro per la città dialogando col calzolaio della scarpa e col vasaio della pentola, poiché esercitare lo sguardo filosofico sulle piccole cose “può fornire un legame prezioso con la realtà, collegandoci al concreto, alla materialità, alla finitezza, al limite.” Nel suo libro più recente – Nuova filosofia delle piccole cose (edizioni Interlinea, 2013) – scrive di voler guardare “al mondo domestico e anonimo come ‘soggetto reale della storia’, come trama e tela indispensabile su cui si dipana l’azione straordinaria e l’evento trascendente, il fragore dell’epico.” (2 )
Della nuova edizione del libro della Rigotti apppunto “ Nuova filosofia delle piccole cose”, sul sito di Interlinea dell’editore che l’ha ripubblicato si legge : “«Piccole cose che insegnano a pensare» (“Il Sole 24 Ore”), «libriccino che ci aiuta a reimparare l’esercizio smarrito di riconoscere il significato delle cose che la cultura egemone ha decretato insignificanti» (“Corriere della Sera”). Di un libro di culto per lettori esigenti ecco una nuova edizione aggiornata con molte “piccole cose” attuali per imparare a «guardare, toccare, ascoltare intensamente gli oggetti che ci stanno intorno e le attività che svolgiamo quotidianamente, anche se considerate ripetitive, minori, piccole». È la valorizzazione delle “piccole cose” di tutti i giorni: il sapone, la tazza di caffè, la scopa, le forbici, ma anche lo smartphone o i cosmetici… Una filosofia nuova con molti aspetti al femminile, ma per tutti coloro che vogliono far qualcosa – come recitava un vecchio slogan pubblicitario – contro il logorio della vita moderna.
C’è dunque una poetica della vita quotidiana e delle cose che le appartengono. Come c’è una poetica dei luoghi. Scrive Giuseppe Capograssi (3)in Lettere a Giulia “Sì, io amo i luoghi della mia fanciullezza, o Giulia, e amo pure i luoghi della fanciullezza della mia stirpe: la mia casa è vecchia, e lacerata e scarnita da un così lungo volare di anni e di secoli sopra di essa, ma io l’amo perché è la mia casa….. e vi dormono i miei maggiori che vi si sono, l’uno appresso all’altro, addormentati nel Signore, da tanto tempo, da troppo tempo”. Tanto che i micro luoghi sono nella vita di ciascuno di noi sequenze temporali di esistenza,spazi legati al filo conduttore delle azioni e delle memorie. Evocando suoni, rumori, odori ,visioni , memorie legati ai nostri sensi ci dicono che è in essi che abbiamo passato e passiamo il tempo della nostra vita e sono lo specchio dei sentimenti e delle emozioni che fanno di questa vita una storia.
«Ho scritto su di un quadernetto l’origine dei tanti oggetti che sono in casa mia. Cominciando dal divano. Lì ho raccontato a mio padre della scuola, degli amici, ho ascoltato la radio, ho visto alternarsi gli zii seduti che erano in visita…»Fra collezionismo, anima da rigattiere, inevitabile consumismo e memoria , Giovanni Starace, non a caso psicologo dell’Università Federico II di Napoli , racconta gli oggetti e la vita.Una serie di riflessioni e ricordi sulle proprie cose, sugli oggetti interni ed esterni, sui rifiuti e sui preziosi, sui lutti che rappresentano e le metamorfosi che subiscono e sulla loro anima -ecco lo psicologico o meglio la psiche. «E quale amore più giusto dell’amore che l’uomo pone alle cose inanimate? Amare è dare altrui la propria anima, è animare altrui con la propria anima, è illuderci di dare altrui una vita felice e profonda che altrimenti gli mancherebbe», scriveva Savinio, che di oggetti ne ha a(ni)mati . Continua Starace : “«Ho scritto su di un quadernetto l’origine dei tanti oggetti che sono in casa mia. Cominciando dal divano. Lì ho raccontato a mio padre della scuola, degli amici, ho ascoltato con lui la radio, ho visto alternarsi gli zii seduti che erano in visita… Ora quel divano ha trovato la sua sistemazione nel mio salotto e accoglie altre persone e ascolta voci molto diverse da quelle di un tempo. A stento la mia memoria ne ricorda alcune, ma è solo lui a ricordarle tutte. Un sottile senso di frustrazione mi pervade. Mentre lui sorride, perché ricorda molto di più, molto prima di me».
Ma quello di cui ho cominciato a parlare in questa riflessione è appunto la vita delle cose ma soprattutto la vita dei libri quando sono dichiarati “ usati” che sembrano appunto perdere il loro valore e qui mi riferisco al prezzo di copertina perché sul valore di un libro il discorso è tutt’altro. Chi a volte per ragioni di spazio ha voluto portare un libro ad un mercatino dell’usato o una bancarella che acquista libri usati si è accorto di quanto quel libro fosse deprezzato . Addirittura ha ricevuto uno o due euro per volumi che all’acquisto erano stati pagati dai venti euro in su,a partire dalle stesse edizioni economiche che oggi non costano certo meno di venti euro .
Sul fatto di abbandonare un libro da un rigattiere il discorso potrebbe farsi lungo. Lo si abbandona appunto come dicevo per ragioni di spazio ma lo si abbandona anche per porre fine, per esempio ad una ossessione: non averlo più davanti e smettere di leggere e rileggere quelle pagine che continueranno comunque a scavare dentro anche quando scompariranno dalla vista. Lo si abbandona perché a quel libro si affida una missione, come per esempio nel book-crossing . Un modo per far circolare quel libro e il suo messaggio abbandonandolo su una panchina, sul sedile di un treno, sul tavolo di un bar perché’ possa essere letto da chi lo trova.
Sono solito frequentare mercatini dell’usato perché sono affascinato dagli oggetti che ci trovo. Per me ogni volta è un viaggio in un mondo lontano e vicino nel quale si scatena la fantasia . Mi perdo in quelle fantasie che di volta in volta tornano indietro nel tempo, a quando quell’oggetto è stato realizzato ,che strada ha fatto per raggiungere il suo proprietario,come è che è stato portato al mercatino, come tornerà a vivere quando sarà riacquistato . E soprattutto mi piace fantasticare sulla persona che lo ha posseduto, vivo o morto che sia ; su come lo ha utilizzato, per quanto tempo lo ha utilizzato, che cosa ha rappresentato nella sua vita; è stato un regalo o lo ha desiderato per lungo tempo; lo ha acquistato a costo di sacrifici, oppure se l’è trovato davanti o dentro la sua vita. Con chi lo ha condiviso e soprattutto come è stata la sua vita con quell’oggetto e perchè se n’è di disfatto. Oppure lo ha dovuto lasciare all’improvviso per tutta una serie di evenienze comprese quella più dolorosa per esempio della morte . Lo ha regalato a qualcuno che poi se ne è disfatto.
Qualche volta mi perdo a fantasticare su che cosa e in che modo pensano quegli oggetti, che pensano della vita dei loro padroni e quante cose potrebbero raccontare su quelle vite. Passo ore nei mercatini dell’usato per così dire a fantasticare. E’ un luogo privilegiato per l’esercizi9o della fantasia ma anche a volte per vedere come si possono fare i conti con la realtà ,anzi al contrario come la realtà presenta inesorabilmente i conti agli uomini e alle loro cose . Ma questo è un discorso duro che conviene fermare qui.l
Un esercizio di fantasia dunque ma anche poi in realtà indagini indiziarie che può essere fatto e allora le scoperte sono tante, belle e brutte ma tutte all’interno di una comprensione e di una pietà che riscatta quell’oscena e forse pesante cupidigia e morbosità che mi spinge a immischiarmi, appunto con spregiudicatezza in un mondo tutto da scoprire, misterioso e sotterraneo perché altrettanto parte di una vita misteriosa e sotterranea.
Il top di questo discorso , l’elevazione a potenza di tutto quello che ho accennato, lo provo davanti ad un libro usato . Quasi tutti i mercati dell’usato hanno degli scaffali adibiti ad esposizione di libri. Qualche mercante che rileva biblioteche o ha un buon movimento di questi “ oggetti “ addirittura li tiene accatastati e per poterli “guardare in faccia” ( voglio dire vedere la copertina ,leggere autore e titolo non solo dalla costola ) allora bisogna tenerli in mano. E’ un contatto fisico da pranoterapista perché a volte si sentono scosse per onde concentriche che arrivano al cervello e tornano indietro con diverse sensazioni. Tu senti proprio il contatto fisico , a volte la carta fredda , a volte rugosa ,a volte come se volesse sciogliersi al calore della mano. E guardi i caratteri , i colori degli inchiostri, le figure ma anche a volte quella specie di neve marroncina che copre la copertina e il bordo delle facciate delle pagine. Fino ad arrivare alla costola e nel profondo trovare il vulnus di un ospite,un microrganismo pluricellulare . Una muffa invisibile e inconciliabile con la quale ingaggiare una battaglia all’ultimo sangue ,per liberare la creatura più libera del mondo, un libro , da un odioso parassita che ne sta minando la vita. E poi annusi quel libro e ha un odore tutto suo e qualche volta un odore dei luoghi dove è stato fino ad allora. Insomma un delirio che si consuma in pochi istanti. E devi rimetterti in te stesso ogni volta per non far capire al tuo vicino o alla tua vicina, che osserva le file di libri sugli scaffali con sguardo a volte miope, che cosa stai provando. E per non offendere a volte delle belle donne che appunto ti compaiono vicino e che tu guardi come incantato da un fascino ma non le vedi e il fascino non è il loro ma del libro che hai davanti . Ah se sapessero quale alternativa tempesta di ormoni si è scatenata malgrado la loro presenza.
Mia moglie era gelosissima e penso sempre che nutrisse forti sospetti quando sgusciavo fuori di casa per andare in un mercatino dell’usato a cercare libri con tutte le accortezze e le cautele del caso . Avventure che poi gli raccontavo quando gli mostravo un certo libro, finalmente trovato . E’ proprio quando non gli mostravo il libro che pure avevo trovato ma che nascondevo perché non riuscivo a condividerlo con nessuno, nemmeno con lei, in un orgia di possesso veramente lussurioso ,quel mio comportamento penso ingenerasse in lei il sospetto che in realtà avessi un’altra donna. Probabilmente avrebbe accettato di più il tradimento con un’altra donna piuttosto che quei tradimenti con Emma Bovary ,Jane Eyre,Rossella O’Hara, Anna Karenina , Catherine Earnshaw,Clara Del Valle ,Milady de Winter,Penelope ,Lisbeth Salander ,Miss Marple ,Chiyo Sakamoto, e a seguire un elenco infinito .
Seguire dunque la vita dei libri, dei libri usati fino ad arrivare al limite dunque della follia ,anzi di una biblio-follia, che sicuramente provvista di un suo fascino, alimenta vocazioni al furto, all’omicidio, al tradimento, insomma alle bassezze più indicibili ma anche ai gesti più nobili. Il furto di libri, come è ben noto, ha alimentato molte pagine della letteratura ma dalla letteratura alla realtà il passo è breve in tema di furti di libri. Ne è un esempio appunto quel bibliotecario della Girolamini, che di libri ne ha rubati ben duemilaseicento, tutti di grandissimo valore. Una storia vera raccontata nel libro di uno storico contemporaneo Sergio Luzzatto dal titolo “Max Fox e le relazioni pericolose “ pubblicato da Einaudi nel 2019. Vizi e debolezze dei bibliofili ci sono state raccontati da molti autori ,storie che ricordano passioni e fragilità di coloro che rincorrono i libri, e leggende, come quella di Wilborada, la nobile svedese, assurta al ruolo di santa protettrice dei bibliofili per essersi lasciata uccidere in modo barbaro pur di salvare i preziosi codici del monastero di San Gallo.
Carlo Revelli, dal suo Osservatorio internazionale in «Biblioteche oggi», già nel 1994, oltre ad offrire varie piste di ricerca prevalentemente sul furto dei libri nel mondo anglosassone, riferiva come, ad esempio, il noto matematico fiorentino Carucci dalla Sommaja Guglielmo Libri (1803-1869) «bibliofilo che diede ascolto alla propria passione in modo personale», finì con l”essere perfino condannato in contumacia dalle autorità francesi. In certi furti di libri niente vi è inoltre di “compulsivo”, considerato che il termine compulsivo appartiene al comportamento, ed è pertanto legato a chi compie un”azione in modo “macchinale”. Pirandello nell’Eresia catara ci racconta per esempio il furto dei libri della biblioteca di un professore ad opera del nipote . Sebbene il nipote-ladro, insieme con la madre, dei libri conoscano unicamente che sono «Belli grossi […] belli grossi e nuovi», al professor Lamis è riservata la pena di constatare che «mezza la sua biblioteca era andata a finire per pochi soldi sui muricciuoli».
Scrive Maria Gioia Tavoni in :” Ladro di libri, professione e passione di oggi e di ieri. E domani?” pubblicato in Insula europea (4 ) “Si è definito, ad esempio, in un sito italiano, «libridinoso», l”inglese William Jacques, il quale, avendo rubato in numerosissime istituzioni ed essendo stato arrestato già nel 2002 per avere sottratto libri di notevolissimo valore, prevalentemente esemplari di edizioni principes di argomento scientifico fra le più celebri, finì pure in galera con conseguente interdizione da tutte le biblioteche del Regno Unito. Che in Jacques prevalesse l”amore per il libro in quanto tale, come sembrerebbe dal termine impiegato per connotarne la personalità, è a dir poco opinabile: tutto il materiale sottratto aveva già all”epoca un valore di antiquariato da capogiro – fu stimato infatti più di 1,2 milioni di euro – in moneta europea è riportata la stima nel sito italiano.”
Alberto Manguel in “ Una storia della lettura” ( Milano, Mondadori 1999, pp. 248-250.) ci racconta una storia ottocentesca del bibliotecario e ladro Guglielmo Bruto Icilio Timoleone, conte Libri-Carucci della Sommaia, rampollo di nobile famiglia toscana. fu indotto al furto dal piacere del possesso di un raro volume, di sfogliare pagine che nessun altro avrebbe potuto aprire. Ma non sapremo mai se fosse stato tentato improvvisamente, colto bibliofilo qual era, dalla vista di quegli stupendi esemplari, o se già macchinava di impadronirsene quando assunse il suo incarico.
Dal furto all’omicidio il passo è breve . La storia racconti omicidi per possedere un libro ma racconta anche lo stato di debilitazione e di degrado nel quale si può arrivare a chiedere l’elemosina per comprare libri . ““Mario chiede l’elemosina per pagare i libri che compra da me. Che qualcuno si spinga a un tale stato di degradazione per comprare dei libri mi sembra tragico e magnifico al tempo stesso, mi fa pensare che questa folle cosa, questo gesto così innaturale che chiamiamo lettura sia simile a un narcotico”. Lo scrive il libraio Giovanni Spadaccini nel suo libro pubblicato da Utet Compro libri anche in grande quantità.
E richiamo Giovanni Spadaccini perché veramente, dopo aver detto tutto quello che ho detto in queste riga devo anche aggiungere che, l’idea iniziale era quella di recensire proprio il volume di Giovanni Spadaccini dal titolo “Compro libri anche in grande quantità edito dalla Utet “. Non ce l’ho fatta e la tentazione di svicolare per conto mio è stata forte . Devo però dire che Giovanni Spadaccini, che a Reggio Emilia ha aperto Libri Risorti, una piccola libreria dove vende libri vecchi, antichi e rari, e che ha scritto un prezioso repertorio di storie, raccolte in anni di lavoro e passione mi ha molto intrigato. Perché le sue storie raccontano ,come dice la presentazione del libro sul sito della Utet, : “Le dediche, le foto e i biglietti che rimangono impigliati tra le pagine, documenti di incerta e struggente bellezza, tramandati a posteri sconosciuti. Ma anche gli incontri surreali con chi i libri usati li raccoglie, li compra, li vende: rigattieri dall’apparenza ferina ma in realtà coltissimi, sepolti vivi dentro cumuli di ex bestseller e rarità per bibliofili; cantine piene di libri ceduti in blocco da eredi incuranti della passione libresca del caro estinto; intere biblioteche dismesse a malincuore dai legittimi proprietari, vittime della lotta senza quartiere tra i ridotti metri quadri di una casa e lo sconfinato spazio dell’immaginazione – ovvero, per farla breve, tra vita e letteratura.” Tanto che il libraio d’occasione Giovanni Spadaccini, la cui formazione gli permetterebbe di fare un mestiere completamente diverso da quello del libraio,annota nel suo taccuino : “I libri contengono storie, ma hanno sempre a loro volta una storia. Letti più volte o dimenticati su uno scaffale, ridotti a sottopentola o elevati a oggetto di studio e venerazione, molto spesso infine approdano a una libreria dell’usato. «In ogni singola ammaccatura, in ogni parola sottolineata o nota a margine, un libro usato ti ricorda che qualcuno ha scoperto quell’opera prima di te, l’ha masticata e digerita prima di te, e poi l’ha risputata fuori, rimettendola in circolo nell’organismo della grande biblioteca del mondo, sterminata e desolatissima. In qualche modo, comprare un libro usato è fare i conti con questo: che i libri ci sopravvivono, assai meno deperibili della nostra carne.”
Non è facile per me abbandonare a questo punto il discorso ma lo spazio è quello che è e anche la pazienza dei lettori . Ai quali voglio dire che la “bibliofollia” è una elevazione a potenza della” bibliofilia” di cui molti hanno sofferto e soffrono ma in un tripudio vitale di scambi ormonali che auguro a tutti . Con la promessa di tornare a raccontare storie e aneddoti sulla prima e sulla seconda e sulle infinite vite dei libri usati o meno. Come quella del viaggio di una intera biblioteca appartenuta a Giovanni da Capestrano su carri trascinati da buoi dall’Ungheria appunto al paese abruzzese a cura di Giovanni da Tagliacozzo al quale lo stesso Giovanni da Capestrano aveva affidato quel compito . Giovanni da Capestrano, il vincitore della battaglia di Belgrado nella quale , a capo di un esercito di cinquemila uomini aveva battuto i Turchi cambiando per sempre il corso della storia .
(1 ) Francesca Rigotti è una filosofa e saggista . La filosofia delle piccole cose, Novara,Interlinea, 2004 e 20052 (Übers. i. Serb. 2009) ; (con Giuseppe Ferraro) Agli estremi della filosofia, introduzione di Remo Bodei, Mantova, Tre Lune, 2005 ; Il pensiero pendolare, Bologna, il Mulino, 2006 ; Il pensiero delle cose, Milano,Apogeo, 2007
(2 ) https://www.ingenere.it/rubrica/francesca-rigotti-filosofia-delle-piccole-cose
(3) Giuseppe Capograssi (Sulmona 21 marzo 1889 – Roma 23 aprile 1956) è stato giurista e filosofo che si è occupato principalmente di filosofia del diritto . Fu membro della Corte Costituzionale. Quella di Giuseppe Capograssi è una delle forme più originali e autonome della filosofia contemporanea italiana, e non solo italiana, elaborata con desta partecipazione ai grandi problemi della società europea del Novecento, in contatto diretto con le dominanti esperienze di pensiero di quel mondo, dall’idealismo hegeliano, gentiliano e crociano, all’esistenzialismo, dalla filosofia cristiana nelle sue forme più alte, dall’agostinismo al tomismo, da Dante Alighieri a Blaise Pascal, a Maurice Blondel e al modernismo.
