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BENEFICI DERIVANTI DALLA PRATICA DELL’ACQUATICITA’ NEONATALE : UNO SGUARDO ALLA PREVENZIONE

0 5.210

Redazione- Un operatore addetto alla acquamotricità neonatale punta sul fatto che l’acqua appporti benefici a livello fisico e mentale.Ciò che rende particolare l’incontro tra l’acqua e il bambino è la naturale familiarità: al pari del liquido amniotico, l’acqua sostiene, avvolge e protegge il piccolo (embrione, poi feto), che in tal modo può ritrovare quella leggerezza e quell’istintività che gli appartiene naturalmente.

Invero, la componente ludica risulta fattore fondamentale e basale per un corretto sviluppo della fiducia nei confronti dell’acqua, unitamente ai numerosi aggiuntivi fattori che caratterizzano il contorno dell’ambiente, cosa migliore unapiscina: gli istruttori, le luci, i materiali ludico-didattici, i rumori, l’interazione con altri bambini/soggetti in età pediatrica, con i loro genitori, la dieta, ecc.,……tutti insieme collaborano per accescere e formare il bambino dal pUnta di vista fisico e psichico.

L’attività in acqua ha lo scopo di stimolare la naturale propensione all’acquaticità, propensione caratteristica insita nell’essere umano,, dato che que

sto preziosissimo elemento caratterizza in toto la vita, rende possibile la sopravvivenza di ogni specie vivente, in particolare l’essere umano, cui ci focalizziamo in questa sede. L’acqua, dunque, scopriamo non essere l’unica fonte di approvviggionamento di essa che vada a garantire la sopravvivenza, bensì diviene un mezzo per prevenire le patologie, nel senso di prevenzione primaria (assenza di malattia), secondaria (malattia agli esordi) e terziaria (malattia conclamata).

L’acqua è presente in tutti i liquidi, è “fluente ovverossIa in costante movimento, in costante cambiamento, a volte lento e quasi impercettibile, a volte più veloce e precipitoso: in nessun momento è uguale a se stessa. L’acqua è espansione e profondità, è ricettiva e purificante; è terapeutica, portatrice di energie segrete e guaritrice. L’acqua è la sessualità, addirittura convivono con fattori ormonali: ad essa appartiene la riproduzione, le appartengono le emozioni, i legami affettivi e altro..

L’elemento acqua contiene l’energia creativa originaria. Tutto ha origine dall’acqua, la vita è “con l’acqua”. L’acqua rappresenta il femminile per eccellenza. È profonda, le sue correnti spesso non si vedono, la sua vita è nascosta allo sguardo superficiale. L’acqua ha caratteristiche opposte: dentro di sé ha la capacità di rendere esplicita l’universalità con il superamento dell’approccio individualista. Essa scioglie, leviga, purifica, lava… favorisce la rappresentazione del ventre materno dopo la nascita; essa man mano allenta e nl contempo si pone quale mezzo atto a fornire meccanismi di difesa , intesiin senso fisico e psichico. Dunque, funge da elemento di raccordo con l’intero ambiente in cui viviamo e conviviamo con “l’altrui”.

Occorre, tuttavia, saper impartire un’educazione essenziale e basale per afforontare l’acqua, onde evitare di averne paura, il che andrebbe a significare il temere l’incontro con la vita stessa. Va, in questo senso, favorito l’incontro tra il bambino e l’acqua, esperienza da vivere in un ambiente protetto, volto a scongiurare pericoli o rischi connessi a numerosi fattori: ad es. l’ansia dei genitori, un non corretto approccio con l’acqua (siamo a livello di prevenzione primaria) o ancora un modo inadeguato di gestire la curiosità, o le paure manifestate dal bambino; se vogliamo meglio esprimerci“ focaliziamoci sul prevenirne disturbi cognitivi oppore, addirittura, “curarlo” avvalendoci di tale mezzo: l’acqua; l’attività motoria incide fortemente in tal senso. Non solo rari incontri psicologici riservati all’età infantile o la somministraine di farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina (il neurotrasmettitore del buonumore al pari del precursore triptofano) sono in grado essì di beneficamente influire su probabili patologie, o addirittura semplicemente atteggiamenti, che colpiscono bambini e adolescenti. Preveniamoli: i genitori non sempre comprendono appieno e in tempo se un atteggiamento del bambino è momentaneo oppure segno di una patologia più grave; per apporre un esempio, la molto diffusa ADHD (sinrome da iperattività)-

La presenza di personale qualificato e competente risulta fondamentale ai fini dello sviluppo della relazione genitore-ambiente-bambino, con evidenti benefici per entrambe le parti. (genitore e bambino)

L’educazione all’acqua allora va intesa quale educazione alla naturalità che più appartiene al “sapiens” e a un suo corretto sviluppo fisico e cognitivo..

Anche in altre culture l’elemento acqua è presente; infatti, la maggior parte delle religioni considera l’acqua un elemento purificatore. Esempi sono il battesimo cristiano e i bagni rituali dell’ebraismo e dell’islam. Anche nello scintoismo l’acqua è usata nei rituali di purificazione di persone o luoghi. All’acqua vengono spesso attribuiti poteri spirituali; molte religioni venerano soggetti legati all’acqua o ai corsi d’acqua stessi (come esempio, apportiamo il Gange per l’induismo). Ancora, divinità particolari sono posti a patroni di particolari fonti d’acqua. Il filosofo greco Empedocle annoverò l’acqua come uno dei quattro elementi fondamentali, insieme ad aria, terra e fuoco. Il taoismo cinese la include nei suoi cinque elementi con terra, fuoco, legno e metallo.

In aggiunta, eliminado le paure, osservando le coppie mamma/biambino, numerosi studi dimostrano che in acqua le distanze si annullano, le persone si avvicinano e si riscoprono le similarità che caratterizzano “quella” mamma e “quel” bambino. Emerge piuttosto chiaramente come i comportamenti della mamma siano lo specchio di quelli del bimbo, e viceversa.

Ad una mamma ansiosa spEsse volte corrisponde un bambino iperattivo ed esso stesso ansioso, come se l’ansia si trasmettesse al piccolo attraverso i gesti, gli sguardi, i tentennamenti, tutti aspettialimentati dauna sorta di circolo vizioso, a discapito, però, dal comportamento del bimbo, il quale diviene ansioso e impaurit,o a sua volta.

Si è constatato come una mamma/o un papà sereni trasmettano tranquillità al bambino, assumendo atteggiamenti che a loro volta si manifestano con risate, tuffi e giochi, ossia la gioia e il piacere riscontrare ed esaltarel’attivitàfisica, particolarmente quella acquatica.

La figura dell’operatore rieducatore motorio, in tal caso non risulta marginale ma ancor più fondamentale: marginale nel senso che il protagonista è sempre il bambino, fondamentale poiché è anche grazie alla medtiazione e all’intervento dell’acquamotricità, che la relazione mamma/bambino può risultare ricca e piacevole per entrambe le parti. Non sempre si ottiene o si riscontra.

In questi temini, la finalizzazione del movimento è fondamentale: occorre motivare il movimento, poiché l’azione fine a se stessa sarebbe sterile, risulterebbe meccanica e non interiorizzata.

Per operare al meglio è necessario tener sempre presente che lo scopo finale consiste nel far comprendere il senso della autonomia completa al bimbo qualora immerso in acqua: il pieno sviluppo psicomotorio si concretizza nelle aree affettiva, cognitiva, relazionale e motoria.

IL GIOCO

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e sorriso

Il gioco è un elemento fondamentale nella pratica della acquaticità. Nel gioco, infatti, si persegue la massima espressione del proprio corpo e la percezione della propria persona. Attraverso il gioco, grazie ai numerosi stimoli a cui il bambino è sottoposto, si possono apprendere e affinare capacità motorie e migliorare resistenza e forze fisiche. Il gioco è soprattutto uno strumento attraveso il quale sviluppare immaginazione, intuizione e inventiva di ogni bambino. Egli comincia a rapportarsi con il mondo esterno e con le altre persone, trova piacere nel confronto con gli altri, trasmette le proprie esperienze e ne assimila di nuove. Il gioco, nel complesso, stimola l’individuo allo sviluppo dell’espressione corporea e, interagendo in gruppo, facilita il comunicare e acquisire informazioni. Inoltre, per i bambini più grandi, poiché il gioco abbia senso, questo deve essere eseguito seguendo regole ben precise: ciò allo scopo di favorire un comportamento corretto del bambino verso gli altri compagni, nonché la collaborazione e la coesione di gruppo (socialità).

A tutto questo intorno, si fornisce il plus dato dallo stare in acqua, che al benessere fisico (maggiore coordinazione, sviluppo armonico delle masse muscolari, dei gruppi muscolari”, il potenziamento dell’apparato respiratorio, non da ultimo) si aggiunge a questo aspetto fisico quello psicologico. Se da un lato per il bambino il gioco possa rappresentare una attività che egli sviluppa autonomamente, dall’altro, per l’adulto (il quale ha il compito di sorvegliarlo e di elaborare proposte di attività), rappresenta un’occasione irrinunciabile da cui trarre da esso stesso esperienza, anche solo osservando e non unicamente intervenendo.

Non basta tuttavia offrire opportunità di gioco, bensì occorre mettere a punto una vera e propria pedagogia del gioco stesso in acqua, che tenga conto delle varie fasi evolutive del bambino, quindi anche delle capacità di movimento nelle diverse età, degli spazi, degli attrezzi e dei giocattoli utililizzati, oppure, “animali “ cui far ricorso (vedesi i delfini).

Come detto in precedenza, il gioco è un elemento fondamentale nella pratica dell’acquaticità. Tuttavia, quando si lavora in acqua con i bambinisia neonati che nella fascia d’età 0-36 mesi è necessario che, oltre all’osservanza di alcune semplici norme di sicurezza e igiene, che permettano di divertirsi in tutta tranquillità, subentri una precisa organizzazione e scelta dei giochi rispetto alla loro età. È essenziale comprendere a priori cosa il bambino sa o non ha capacità di fare, poiché solo in questo modo l’adulto (educatore, istruttore o il genitore stesso) possono scegliere quelle attività esaltino le sue facoltà piuttosto che metterlo in difficoltà e scoraggiarlo con la proposta di compiti insostenibili.

Che si lavori in una piscina (sarebbe consigliato in termini di socializzazione) o in una vasca da bagno, è importante che lo spazio non sia vuoto, ma ben fornito di giocattoli di varie forme e colori, abbastanza morbidi perché i bambini li portino alla bocca senza graffiarsi, e certificati onde evitare il contatto con sostanze tossiche.

Per il bambino riveste un significato ludico già l’atteggiamento che i genitori hanno nei suoi primi mesi di vita, mentre cercano di catturarne l’attenzione con vezzeggiamenti e moine, cullandolo e liberandolo anche dagli indumenti che lo avvolgono. In seguito il bambino impara ad esplorare gli oggetti con la bocca, affinando pian piano le proprie capacità di manipolazione. Uno dei modi possibili di usare i giocattoli in acqua è proprio quello di farli manipolare al bambino mentre si prova a fargli acquisire una nuova proposizione: concentrato sul giocattolo; in tal modo egli accetterà la situazione più facilmente. Non si tratta di ingannarlo ricorrendo a uno strumento di distrazione, tutavia si tratta di una strategia per egli esso così da farlo divertire predisponendolo ad accettare al meglio il nuovo esercizio. Questa modalità di intervento prevede, ad esempio, che prima o dopo l’esecuzione di un esercizio quale un rapido tuffo, quando lo si distrae con un giocattolo gratificandolo per l’impegno, egli rimuova l’ansia e la paura, oppure, qualora non ne soffra, rafforzi la proria carattterialità.

Giocattoli quali annaffiatoi, scolapasta o colini, mulini, contenitori da riempire o svuotare sono alquanto utili inizialmente (oggetti semplici ma da non sottovalutare), ossia all’inizio della pratica, perché abituano i bambini a divertirsi con l’acqua, congiuntamente al fatto di potersela anche versare addosso (l’acqua fa accettare più volentieri il senso del divertimento, quanto trovasi nella vasca, a livello domiciliare) o poi n una piscina (per favorire la socializzazipne). E’ ben noto che bambini più piccoli, sotto i dodici mesi di età, giocano individualmente manipolando, assaporandolo e mordendo vari altri oggetti a portata di mano (solitamente scelti dall’adulto). Una volta acquisita la capacità di movimento (cosa che in acqua manipolando un oggetto avviene prima che a terra) si può aumentare lo stimolo esplorativo servendosi per esempio di una palla, da far afferrare al bambino dopo che avrà eseguito un tuffo; in seguito, si potrà progressivamente allontanare la palla stimolandolo a eseguire tuffi più lunghi. A seconda delle circostanze, eventuali giocattoli potranno galleggiare al pelo dell’acqua, oppure andarsi a posare sul fondo. Il tubo galleggiante può essere utilizzato permettendo ai bambini più piccoli di aggrapparsi con le mani e gratificarsi cercando di morderlo; i bambini un po’più grandi potranno divertirsi ad attorcigliarlo come una ciambella o in altre forme.

A partire dai 18 mesi di vita, i bambini tendono a socializzare e a giocare insieme; per loro varrebbe ancor più la piscina, stimolandoli a rccogliere oggetti sul fondo (per quanto riguarda oggetti più pesanti, ma che comnque stimolano ancora di più il bambino, nel senso che vuole “andare a rintracciarli”). La curiosità si intergita in tal modo con la facoltà di operare esercizio fisico “collaborando con l’acqua”, che comunque riduce il senso della gravità facilitando il gioco.

E’ facilmente possbile organizzare giochi di gruppo e piccole gare. Già subito dopo il compimento del primo anno, ad esempio, in parole povere, se una madre prende il suo bambino e cammina verso il bordo della vasca, e un’altra mamma a lei vicina si comporta ugualmente, i piccoli tendono a percepire il tutto inteso come fosse una gara, ma incementando, in tal modo, la loro concentrazione e partecipazione. Se poi un bambino viene sollevato sul bordo e fatto tuffare, un altro bambino cercherà di imitarlo, e così via: vale a dire che la presenza di un coetaneo che funge da un “trascinatore”, ciò risulta non in un impegno gravoso, bensì in un ottimo sistema per stimolare gli altri alla emulazione.

Ad esempio, un tappetino è un oggetto utile per creare un tunnel da attraversare sott’acqua ed ecco che, uno alla volta, osservando, i bambini tenderanno a seguire il primo e alla fine si divertiranno tutti insieme. Un gioco analogo può essere eseguito con un cerchio colorato. All’età di sei mesi circa, i bambini sono già molto interessati ai suoni che li circondano; inizialmnte si osserva che è soprattutto la voce dei genitori (con il loro tono e ritmo particolare), ad attrarli. In seguito, crescendo, i vari giochi potranno essere arricchiti con suoni e canzoni dapprima semplici e ripetitivi come note filastrocche, poi più articolati, in modo che siano di aiuto al fine di creare un’atmosfera motivante e speciale, una situazione nuova e interessante. Una filastrocca potrà ad esempio essere utilizzata come rito di apertura e chiusura delle attività in piscina o accompagnare un gioco nell’acqua. Dopo i diciotto mesi di vita il gioco non sarà più oggetto di attenzione e distraibilità, ma pian piano diventerà un modo per stare insieme, in cui gli oggetti a disposizione serviranno a coinvolgere i bambini in situazioni originali e fantastiche, come entrare in una fiaba animata con pirati e navi, in una avventura in cui l’acqua sia l’elemento nel quale muoversi: il tappeto galleggiante, nella immaginazione del bambino, si trasformerà in una barca e, sopra di esso, i bambini potranno muoversi e salpare. Il lavoro è tanto più efficace quanto più il gioco è interessante: i bambini non faranno così, come all’inizio, semplici tuffi, ma andranno alla ricerca di perle o di tesori in fondo al mare. Si potrà usare anche uno scivolo sul bordo della vasca, che li aiuti ad andare sott’acqua. Via via che l’evoluzione motoria e psichica prosegue, le fiabe si fanno più articolate e ricche di esercizi. Anche in questo caso, l’istruttore deve conoscere le principali tappe dell’evoluzione psicologica e motoria dei bambini e i giochi che organizza dovranno essere legati all’uso dell’elemento acqua. È bene ricordare che può capitare che alcuni bambini perdano temporaneamente entusiasmo e coinvolgimento e non si divertano più a svolgere gli esercizi. In questi casi non si deve forzare la loro partecipazione per non rischiare di compromettere il lavoro svolto. È invece preferibile limitarsi a semplici giochi in acqua da eseguire durante gli incontri collettivi finché il bambino non ritroverà il piacere della pratica.

TABELLA: GIOCHI, GIOCATTOLI E MATERIALI PER L’ACQUATICITA’

Giochi, giocattoli e materiali desunti dalla vita quotidiana Pentole e coperchi; contenitori di vario tipo; cucchiai e mestoli; scolapasta e imbuti; bottiglie di plastica; spugne, spazzole e pettini; nastri; foulard o pezzi di stoffa; vestitini delle bambole o vestitini da neonato, mollette e filo del bucato; libri di plastica per il bagnetto. Tutti gli strumenti e i materiali che possono essere lungamente esplorati dai bambini.
Giochi e giocattoli affettivi e simbolici Giocattoli che richiamano persone e personaggi della propria esperienza relazionale e di vita quotidiana: bambole e bambolotti, vestitini dei bambolotti; pentolini; frutta e verdura di plastica; kit da falegname (sega, martello, viti e chiodi di plastica; cacciavite, trapano) oppure che evocano immagini o situazioni di fantasia: animali di plastica della fattoria, animali della giungla, pesci, paperelle di plastica;

Tali oggetti possono costituire occasione di gioco in acqua nel quale vengono attivati comportamenti simbolici. Ad es. il bambino può giocare a prendere in braccio, cullare, nutrire, lavare il proprio bambolotto imitando in situazione di finzione (in acqua e con l’acqua) esperienze desunte dalla vita di tutti i giorni.

Giochi, giocattoli e strumenti per la motricità Tricicli; carriole; contenitori con le ruote, da usare preferibilmente a bordo vasca nel momento dell’ambientamento
Attrezzi normalmente impiegati nelle piscine (che possono essere trasformati in trenini, macchinine, costruzioni particolari o essere usati per giochi di destrezza) Tubi e giunti; canotti; tappeti; tavolette; pull boy; ciambelle salvagente e braccioli (da impiegare sia come mezzi di galleggiamento sia come oggetti da recuperare); lettere galleggianti ad incastro; cerchi di plastica; palle e palloni di vario tipo; pertiche e bastoncini zavorrati; funi

ALCUNI ESEMPI DI ATTIVITA’: AREE DI GIOCO E ATTREZZI MIRATI

Di seguito alcuni esempi di giochi adatti ai bambini da 4 a 36 mesi; queste attività acquatiche possono essere realizzate in piscina, preferibilmente in acqua bassa, profonda cioè 70-80 cm. Il vantaggio di avere l’acqua così poco profonda è che anche i bambini che entrano per la prima volta in contatto con il nuovo ambiente possono esprimere appieno le loro capacità, senza doversi preoccupare degli spruzzi o del fatto di essere completamente immersi in un elemento che non sanno governare. Per questi giochi, anche i bambini nei primi mesi di età, i quali eseguono movimenti istruiti in acqua, purché con scarsa sicurezza iniziaile, possono partecipare e divertirsi in tutta tranquillità, accompagnati sempre dalla figura di riferimento e indossando il salvagente oppure, per i più paurosi, i braccioli. Queste attività hanno il pregio di favorire l’ingresso in acqua anche dei bambini più paurosi e non molto esperti, aumentandone confidenza e capacità di movimento. Questi giochi proposti, oltre ad essere divertenti e ad avvicinare i bambini all’acqua, permettono di svolgere specifici movimenti ed esercizi (movimento delle gambe, movimento delle braccia, immersione, training dell’equilibrio, arrampicata sul bordo ecc). Importante è il ruolo dell’acquamotricista che propone le attività: deve essere in possesso di abilità tali da saper spiegare chiaramente le attività che verranno svolte, osservare i partecipanti alle attività e annotare per ciascuno il tutto su un diario, ma soprattutto deve avere la capacità di coinvolgere, rassicurare o esortare i bambini e i loro accompagnatori.

Nella pratica, l’educatore motorio ha il compito di:

-Preparare i percorsi, disporre gli oggetti in acqua e fuori;

-Partecipare al gioco, come aiutante o mediatore in situazioni di difficoltà;

Esempi di attività da svolgere:

LA BELLA LAVANDERINA

 Occorrente

Vaschette o catini con acqua all’ interno, vestiti da bambola, spago per stendere i panni, mollette da bucato.

 Preparazione e svolgimento

Dopo aver sistemato lungo il bordo della piscina alcune vaschette contenenti dei vestitini e dal lato opposto dei catini contenenti acqua, si proporrà ai bambini di scegliere un vestitino e, muovendosi con l’ausilio dei braccioli e l’aiuto dell’adulto, di andare a lavarlo nei catini con l’acqua. Una volta lavato e strizzato il vestitino, il bambino verrà invitato a prendere una molletta da bucato contenuta in un cestino e a stenderlo ad asciugare su uno spago messo ad altezza bambino. Il gioco proposto stimola i bambini a muovere le gambe per spostarsi da un punto ad un altro della piscina, ad aggrapparsi al bordo della piscina per afferrare gli oggetti posti al di sopra di esso ed è anche un ottimo training dell’equilibrio.

 LA BANDA MUSICALE

 Occorrente

Sonagli, maracas, tamburi, nacchere, cembali, strumenti a percussione di vario genere.

 Preparazione e svolgimento

Si predispongono sul bordo della vasca vari tipi di strumenti musicali che i bambini potranno scegliere. Una volta che tutti i bambini avranno tra le mani uno strumento musicale, potranno provarlo e cominciare a suonarlo per una prima esplorazione musicale. L’istruttore chiederà alla coppia bambino/adulto di fare un trenino e di muoversi nello spazio a tempo di musica.

 IL GIROTONDO BAGNATO

Occorrente

Tubi galleggianti e giunti. L’attività si può svolgere anche semplicemente prendendosi le mani.

 Preparazione e svolgimento

Una volta uniti i tubi a formare un cerchio si darà come consegna alla coppia bambino/adulto di afferrarlo con le mani (bambino davanti all’adulto). In assenza dei tubi galleggianti verrà richiesto agli adulti presenti di prendersi per mano e di formare un cerchio. Muovendosi in cerchio si canterà una filastrocca: Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, soffio giù per terra!. A questo punto si immergerà la testa soffiando aria dalla bocca in modo da fare tante bolle.

 LA CORSA DELLE MACCHININE

 Occorrente

1 tubo galleggiante con giunto per ogni coppia.

 Preparazione e svolgimento

Per realizzare la macchinina occorre unire le estremità del tubo infilandole nei giunti e far entrare il bambino nel cerchio così formato: la macchinina è pronta per l’uso.

Al via i bambini all’interno della loro macchinina, sospinti o tirati dall’adulto, si dirigeranno verso il lato opposto della piscina muovendo le gambe.

Questo gioco favorisce l’andata e il ritorno dal bordo e il movimento delle gambe.

L’ACQUA: approfondimento

L’acqua è da sempre un elemento che stimola il gioco e l’energia; è per questa ragione che tra gli obiettivi di un percorso di acquaticità in età infantile, si inserisce quello di dare il massimo valore al piacere e alla sperimentazione spontanea.

Acquaticità intesa dunque come esperienza ludica e sensoriale, in cui vengano messi al primo posto i bisogni e i tempi di ognuno.

Immersi nell’acqua genitore e bambino possono lasciarsi andare, farsi cullare, rilassarsi e giocare.

Stringersi l’uno all’altro in una dimensione magica di leggerezza e di profondo piacere.

Svolgere attività in acqua fin da piccoli può determinare un notevole miglioramento della motricità globale e segmentaria, con un maggiore controllo da parte del bambino della postura e dell’equilibrio.

In questo rapporto con l’acqua, madre natura gioca enormemente a favore del bambino.

Durante i nove mesi cheembrione e feto trascorre nell’utero della mamma, egli è un vero e proprio essere acquatico.

Per vivere non ha bisogno dei polmoni, ma attinge l’ossigeno e gli altri alimenti a lui indispensabili per vivere, direttamente dal sistema vascolare della placenta entro il cui liquido amniotico il feto stesso si trova immerso senza peso, come un astronauta nella sua capsula.

La placenta infatti forma una sorta di vescica a tenuta pressoché ermetica.

Il feto «galleggia» in essa, vivendo in una specie di universo liquido che lo rende indipendente da tutti gli effetti della gravità, della pressione e delle altre forze terrestri che invece dovrà affrontare dopo la nascita.

È certamente il ricordo di questa esistenza acquatica intrauterina che rende facile il rapporto dei bambini con l’elemento liquido fin dalla più tenera età.

Questi legami inconsci che uniscono i giovanissimi all’elemento liquido sono provati da numerosi fattori.

Si è notato, ad esempio, come bambini di pochi mesi immersi nell’acqua riscaldata di una piscina, siano capaci di rimanere sotto la superficie per vari secondi a gesticolare allegramente senza problemi.

Ciò è reso possibile dal fatto che essi d’istinto entrano in apnea e, anche tenendo la bocca aperta sott’acqua, bloccano la glottide senza affatto tentare di inspirare, il che li porterebbe naturalmente a bere.

Uno dei compiti più importanti per noi istruttori per far conoscere l’acquamotricità accompagnando in modo adeguato e competente genitore e bambino attraverso questo stato di benessere che, se raggiunto, assomiglia molto ad una magia.

La magia si costruisce preparando le famiglie ad affrontare ciò che si andrà a fare assieme in acqua; concordare obiettivi, chiarire quali saranno le competenze ed i limiti di ogni ruolo; presentare ordinatamente il circuito di procedure che si abborderà; ipotizzare eventuali momenti difficili e dare diverse opzioni.
Ognuno di noi, che lavora con coppie mamma-bimbo nei primi mesi di vita, deve mettere in conto di partecipare a due eventi importanti: l’instaurarsi di una relazione tra due persone e la nascita psicologica di una di queste persone come tale, entrambi, eventi altamente sensibili.

SICUREZZA IN PISCINA:

COSA SONO LE CLOROAMMINE?

La disinfezione dell’acqua nelle piscine pubbliche non può prescindere dall’utilizzo di cloro nella vasca. Purtroppo, oltre all’azione di riduzione dei batteri presenti, l’azione del cloro porta anche alla formazione di sostanze indesiderate, i cosiddetti sottoprodotti di disinfezione, che nascono dall’ossidazione da parte del cloro di componenti organici inevitabilmente presenti nell’acqua di piscina, provenienti dalle sostanze organiche apportate dai bagnanti. I sottoprodotti del cloro maggiormente presenti nelle piscine sono le cloroammine, che si distinguono sulla base di quanti atomi di cloro sono presenti nella molecola. Le cloroammine si distinguono in:

Monocloroammine – Formula NH2Cl

Dicloroammine – Formula NHCl2

Tricloroammine – Formula NCl3

Va prestata molta attenzione alle modalità di clorazione, che devono essere il più costante possibile. Le cloroammine in piscina nascono dalla reazione del cloro con l’urea. Il composto maggiormente volatile ed irritante è costituito dalle tricloroammine le quali, per formarsi a partire dalle dicloroammine, hanno bisogno di un pH acido. A pH vicino alla neutralità, la reazione necessaria alla formazione delle tricloroammine passa attraverso la formazione della tetraclorourea. In questo caso la concentrazione di tricloroammine è tanto più elevata quanto maggiore è il rapporto Cloro/Azoto.

LA TRICLOROAMMINA IN PISCINA

La tricloroammina, in particolare, è un composto irritante per gli occhi e la gola e dall’odore pungente. Nella realtà, diversi studi, così come l’esperienza pratica quotidiana, dimostrano la presenza di tricloroammine in vasca e, soprattutto, nell’aria immediatamente sopra alla vasca, in quantità rilevante. Misure in aria di tricloroammine all’interno di svariate piscine indoor (Sottmesiter e Vogt, 206) hanno rivelato concentrazioni variabili tra 0,1 e 18,8 mg/m3 .

L’IMPIANTO DI DOSAGGIO

Solitamente l’iniezione del cloro e del correttore di pH acido nell’acqua di ricircolo avvengono a pochi metri di distanza l’uno dall’altro e questo comporta che nella tubazione di ricircolo immediatamente a valle dei dosaggi possano essere soddisfatte le condizioni di generazione delle tricloroammine le quali, non appena arrivano in vasca, degasano in aria. Infatti, nella tubazione di mandata transitano diclorommine che si sono formate in vasca che, trovando una alta concentrazione di acido ipocloroso ed un basso pH, si trasformano in tricloroammine.

CONCLUSIONE:

Importanti sono i vantaggi dell’acquaticità:

-Benefici emotivi: il nuoto dà la possibilità al bambino di muoversi da solo così la sua autostima migliora.

-Benefici sociali: frequentando un corso di gruppo insieme ad altri genitori e ad altri bambini i propri figli prendere anno esempio dagli altri e cercheranno di imitarli, cercando di interagire gli uni con gli altri e socializzando a modo loro.

-Benefici fisici: aiuta a sviluppare l’apparato scheletrico-motorio, l’attenzione, l’equilibrio e la coordinazione, l’acqua permette di muovere muscoli del corpo che altrimenti non sarebbero stimolati.

Fondamentale in questa attività è gioco: un elemento fondamentale nella pratica della acquaticità.

Nel gioco, infatti, si ha la massima espressione del proprio corpo e della propria persona, grazie ai numerosi stimoli a cui il bambino è sottoposto, si possono apprendere e affinare capacità motorie e migliorare resistenza e forza fisiche ed anche uno strumento per sviluppare la capacità di immaginazione di ogni bambino.

Il bambino comincia a rapportarsi con il mondo esterno e con le altre persone, trova piacere nel confronto con gli altri, trasmette le proprie esperienze e ne assimila di nuove.

Il gioco, insomma, stimola l’individuo allo sviluppo dell’espressione corporea e, nell’interazione con il gruppo, a comunicare e acquisire informazioni.

Non basta tuttavia offrire opportunità di gioco, occorre mettere a punto una vera e propria pedagogia del gioco in acqua che tenga conto delle varie fasi evolutive del bambino, quindi anche delle capacità di movimento nelle diverse età, degli spazi, degli attrezzi e dei giocattoli impiegati.

Infine, molto importante è l’attività di acquamotricità anche per i bambini autistici prestando sempre attenzione alle cinque vie sensoriali, in modo da catturare e arginare gli elementi funzionali, separandoli da quelli capaci invece di generare scatti inattesi.

Capita che alcune stimolazioni vengano percepite per eccesso e altre per difetto, causando inadeguate comprensioni dell’informazione.
Una buona lettura delle risposte sensoriali allo stimolo proposto permette all’operatore di valutare con attenzione la tolleranza del bambino a quello specifico stimolo percettivo.

A livello operativo questo si traduce in una revisione delle proprie modalità comunicative corporee ed extracorporee, tra cui l’uso della voce, il ritmo del movimento e il dialogo tonico.

BIBLIOGRAFIA

-Casati Marco, Giocare in acqua con i bambini, De Vecchi Editore;

-Ahr Barbara, In acqua con i nostri bambini, Soleverde;

-Palumbo Riccardo, Subito in acqua. Le coccole per il bimbo, il fitness per la mamma e il papà, Red;

-B. Guinzbourg, A. Lucca. “Acquananda. Acquaticità per bambini”. Tecniche nuove. 2004

– G. Picchetti, B. Crwickshank. “Il subacqueo”. Marzo, 1990

-A. Broglio. “Acquaticità per la prima infanzia. Manuale d’uso per operatori, educatori, genitori”. FrancoAngeli. 2005

-Steiner R. – L’educazione dei figli. – 2007 – Mondadori – Milano.

SITOGRAFIA:

http://www.universitadellacqua.it/

https://www.mammole.it/

https://www.borgione.it/blog/quali-sono-i-benefici-dei-giochi-d-acqua-sui-bambini

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