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GLI ANNI DI PIOMBO: QUANDO I GIOVANI SOGNAVANO LA RIVOLUZIONE

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Redazione- Erano giovani e sognavano la rivoluzione. Tentarono una rivoluzione armata che portò dolore e lutti. La migliore gioventù fu incarcerata. La politica guardò con indulgenza  i primi  assalti alle istituzioni e alla  lotta armata. Costruì poi la teoria degli opposti estremismi.  Adottò un comportamento reticente  e mai si riuscì a conoscere la verità su molti fatti,  se non,alcune volte,  quella giudiziaria .I  militanti di allora, vedi per esempio  quelli appartenenti a  Lotta continua , che abbandonarono quella formazione  e che  svolsero  anche carriere eccellenti , restarono e restano in silenzio  su quei fatti.  Un solo esempio per poter fare i conti con questa realtà ( perché questo paese non ha ancora fatto i conti con quelle vicende) :  basterebbe che Adriano Sofri  ,rompesse ora il silenzio e sarebbe un grande boato . La politica poi  si ritrovò a combattere contro  uomini e donne che miravano alle gambe delle persone,quando andava bene e al cuore dello Stato sempre,spesso con una idea di rivoluzione  molto particolare. Una politica, con la sua classe dirigente, che non aveva fatto nulla per evitare quegli esiti ,che non aveva mai voluto ascoltare quelle istanze  specialmente giovanili, che venivano dal ’68 e molte delle quali  si incanalarono nella lotta armata. Una classe dirigente che aveva mandato al macello la migliore gioventù. Una rivoluzione che ,vista dalla parte di quanti persero la vita ,di quelli che non hanno vissuto questi ultimi  quarant’anni ,che hanno dovuto lasciare la famiglia, gli affetti, il lavoro, la vita in altre parole,non  è stata una rivoluzione  ma un modo di stroncare l’esistenza di altre persone  senza ragioni  accettabili, plausibili, seppure organiche ad un progetto di cambiamento che aveva scelto gli strumenti sbagliati  per realizzarsi .

Con quei pseudo rivoluzionari, con quei fatti di sangue, con quegli episodi di puro terrorismo  questo paese  non è riuscito ancora  a fare i conti e naviga ancora tra la sufficienza , nei giudizi e nei  provvedimenti e lo spirito di vendetta.  Inizialmente  erano “ compagni e compagne” che sbagliavano e nessuno aveva capito che l’errore non stava  nella voglia di  cambiare ma nella P 38.Un paese appunto in cui la verità su quei fatti rimane celata è un paese in cui non si riesce a voltare pagina ,per esempio con un provvedimento di clemenza nei confronti di persone  che  oggi sono  l’ombra di se stesse. Persone alle quali fu permesso di scappare , che non vollero affrontare la responsabilità dei loro gesti .  Uno scenario che richiama l’attenzione appunto  su  opposte opinioni  e suscita ancora  il risentimento di quanti subirono dolori, lutti, privazioni.

La richiesta di estradizione alla Francia di  condannati per terrorismo  fuoriusciti dal nostro paese e che  là hanno ottenuto    asilo,  avviata dal governo Conte due e perseguita con ostinazione dall’attuale governo Draghi con il risultato  dell’arresto di almeno dieci  brigatisti rossi il 28 aprile 2021 , appare un risultato di principio. Difficilmente quei  condannati torneranno a scontare la loro pena  in Italia sia a ragione della loro età anagrafica sia a ragione della prescrizione dei reati da loro commessi a suo tempo,sia per il lungo procedimento che dovrebbe  decidere sull’estradizione.  E’ sicuramente  un fatto di principio ma anche un modo di riparare,tardivamente,  alla “ingiuria giuridica” fatta al nostro paese da parte della Francia che  attraverso la dottrina Mitterand considerò la giustizia italiana alla pari di quella di un paese dittatoriale. Per cui accogliere condannati da una siffatta giustizia  era  un dovere. In realtà  i condannati erano stati condannati in Italia dopo tre gradi di giustizia e l’amministrazione giudiziaria  italiana , con la sua magistratura indipendente, rispondeva e risponde solo alla costituzione repubblicana . Certo quando avvennero quei fatti il clima del nostro paese era particolare . Un clima sospeso  non nelle libertà costituzionali ma negli sviluppi di quello che era un dibattito democratico con molte incognite  e tanti problemi . Un clima che però  riuscì a dare al paese riforme essenziali i cui effetti sono giunti fino a noi.

I sette terroristi «rossi»  dunque  arrestati in Francia su richiesta dell’Italia  sono  : Marina Petrella, Giovanni Alimonti, Enzo Calvitti, Roberta Cappelli, Giorgio Pietrostefani, Sergio Tornaghi, Narciso Manenti. Tra  questi anche  Giorgio Pietrostefani, 78 anni, tra i leader di Lotta Continua,  che deve scontare una pena di 14 anni, 2 mesi e 11 giorni per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi, nel 1972. L’ordine di esecuzione della pena risaliva al 2008.

Proprio in riferimento all’omicidio Calabresi che è paradigmatico di un clima in cui quella lotta armata  si svolse,bisogna ricordare l’accanimento ideologico contro quest’uomo,contro un servitore dello Stato, un funzionario di polizia , di cui con un appello firmato dalla allora crema intellettuale del nostro paese ,fu chiesta la destituzione  perché  sospettato di aver causata la morte dell’anarchico  Pinelli .Un furore che armò poi la mano di chi lo uccise ( 1)  e che era partito da irresponsabili dichiarazioni, da parte di cattivi maestri , del tipo: “ Io so  chi è stato  ma non ho le prove”. Affermazioni irresponsabili che altre volte hanno fatto capolino nella storia di questo paese e che hanno sempre determinato sconquassi e lacerazioni, morti e  dolori .

E la vicenda Calabresi mette in campo anche un altro elemento importante  relativo  a quell’omicidio ma in generale a molte altre vicende  degli anni di piombo: quello della omertà proprio su come sono andati certi fatti  . Tanto che Mario Calabresi  il figlio del commissario  a caldo,dopo l’arresto dei brigatisti  rifugiati in Francia,   ha  detto  al Corriere della sera : «Queste persone ci devono pezzi di verità sulla nostra storia. Se raccontassero sarei il primo a chiedere un gesto di clemenza» Proseguendo per contestualizzare i fatti : “Ho sempre trovato odioso e grave che la Francia non rispettasse le sentenze italiane. La  dottrina Mitterand prevedeva di dare asilo a chi non aveva le mani sporche di sangue. Poi, negli anni, è accaduto qualcosa»   (….)  .Era piuttosto un lassismo che fu applicato per compiacere un mondo intellettuale francese che si divertiva a dipingere l’Italia degli anni Settanta come il Cile di Pinochet. E questo ha di fatto sempre protetto e tutelato chi aveva ucciso altri esseri umani».Poi Mario Calabresi fa dei riferimenti  ai fatti di quegli anni che sono oggetto di un suo libro, E soprattutto Mario Calabresi in una intervista a Piazza Pulita su La7 parla con Formigli di questa vicenda con argomenti e accenti di grande  emozione ma soprattutto di serenità all’interno di una conquista di civiltà che non esprime né vendetta né rancore ma solo esigenza di conoscenza della verità.

Ma a  questo punto la domanda che si pone per riuscire a capire meglio questo accordo Francia Italia è : che furono gli anni di piombo in questo paese. Una domanda all’interno di  un insieme di questioni che a loro volta sollevano altre domande  su temi come «anni di piombo», «violenza politica», «lotta armata» e «terrorismo». Nel quadro di  una  crisi economica, sociale, civile e politica dell’Italia tra il 1969 e il 1973 che determinarono  le  cause della lotta armata in Italia. Occorrerebbe quindi  risalire alle  radici culturali del fenomeno alle motivazioni dei  primi omicidi del biennio 1971-1972 (Floris e Calabresi). Capire le  origini delle Brigate rosse e le loro prime azioni fino al sequestro di Sossi. E poi la  svolta del 1976. La nascita di Prima linea e i primi omicidi intenzionali (Coco e la sua scorta).L’operazione Moro. I principali omicidi (quantità e qualità degli obiettivi) e le ragioni della sconfitta: pentitismo dissociazione, infiltrazioni, azione della magistratura).

Uno scenario  analizzato da Data Rom del Corriere della sera di Milena Gabanelli che afferma : “Li hanno chiamati «anni di piombo» per via delle pallottole che fra il 1969 e il 1988 hanno ucciso 197 vittime di agguati terroristici e 38 caduti negli scontri catalogati come episodi di «violenza politica», intervallati dalle bombe che hanno dilaniato 135 persone. In tutto 370 morti, ai quali l’Associazione italiana vittime del terrorismo aggiunge circa mille feriti. È la macabra contabilità di un ventennio che ben presto è diventato (oltre che di piombo e di tritolo) anche «di ferro», per via delle sbarre e delle celle blindate dove sono stati rinchiusi migliaia di detenuti accusati di quei delitti, e poi di associazione sovversiva, bande armate rosse e nere, detenzioni di armi e favoreggiamenti vari.” Un esercito di almeno 4.000 inquisiti per i gruppi di estrema sinistra — le Brigate rosse fondate nel 1970 da Renato Curcio, Mara Cagol e altri; Prima linea nata nel ’76 e decine di altre sigle accumulatesi negli anni — a cui vanno sommati quelli della galassia autonoma e senza sigla, anarchici e cani sciolti. Oltre agli arrestati per appartenenza alle organizzazioni neofasciste, gli stragisti e quelli dello «spontaneismo armato»: prima Ordine nuovo, Ordine nero e Avanguardia nazionale, poi i Nuclei armati rivoluzionari di Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, più qualche sigla affina. C’è chi ha calcolato che in totale sono circa 6.000 le persone transitate dalle patrie galere nella lunga stagione del terrorismo nostrano.”   ( 2 )

Oggi in prigione con l’accusa (a vario titolo) di eversione nazionale ne sono rimasti 54, 43 uomini e 11 donne. Meno dell’uno per cento. Segno inequivocabile di una stagione non solo finita, ma che ha sostanzialmente chiuso i suoi conti con la giustizia: pene scontate per intero, compresi gli ergastolani che hanno diritto alla liberazione condizionale dopo 26 anni di detenzione. (3 )

Lo stragismo e il terrorismo furono due fenomeni fortemente destabilizzanti. Gli attentati compiuti in Italia dal 1969 al 1980 furono diretti a compiere stragi tra la popolazione civile, come a piazza Fontana a Milano, a piazza della Loggia a Brescia, sul treno Italicus… Due le matrici terroristiche:

-Il terrorismo nero che si ispirava a un regime fascista totalitario e autoritario; i gruppi di estrema

destra furono sospettati di avere effettuato le stragi più grandi;

-Il terrorismo rosso, di ispirazione comunista, gli autori erano esponenti dell’estrema sinistra.

Ma dicevamo anche che negli anni ‘70 ,malgrado fossero anni fortemente problematici ,furono varate riforme che contribuirono a scolpire il volto dell’Italia di oggi.  Esse riguardarono il welfare, i diritti dei lavoratori, i diritti civili, i diritti politici… Tra  la  fine  degli  anni  sessanta  e  l’inizio  degli  anni  settanta,  era  molto  forte  il  desiderio  di  cambiamento della scena politica.Si avvertiva forte la necessità di un  rinnovamento  che partì  pur  in presenza di lacerazioni  delle azioni  violente da parte dei terroristi con alcune riforme.  Aborto, divorzio, diritto di famiglia, statuto dei lavoratori… tutte riforme che perdurano ancora oggi. Per arrivare a ciò ci fu una partecipazione di massa, le donne si attivarono soprattutto sui temi dell’aborto e della parità tra i coniugi. La partecipazione si manifestò attraverso i quorum ai referendum, attraverso cortei di piazza, occupazioni, manifestazioni.

La teoria degli opposti estremismi . Una espressione che  rimanda agli anni ’60 e ’70 quando il livello dello scontro era drammatico con  la guerra fredda in atto , le bombe fasciste, i tentativi di golpe, la lotta armata è quella degli “opposti estremismi “. La teoria nacque a seguito di una relazione  del  prefetto di Milano, Libero Mazza in un famoso rapporto del 1971 al ministro dell’Interno di allora, Franco Restivo. (4 )   Ma l’espressione era stata già  utilizzata a partire dal dopoguerra. Era parte della strategia centrista per compattare l’area di Governo. Il 16 aprile 1971 il Giornale d’Italia pubblicò ampi stralci di un rapporto riservato al Ministro dell’Interno, nacque il caso del Rapporto Mazza: “Provocatorio rapporto del Prefetto di Milano”, titolò in prima pagina l’Unità il 17 aprile 1971 mentre nel pezzo si affermava “…Si tratta di un documento “riservato” al ministro dell’Interno che contiene presunte “rivelazioni” su “organizzazioni paramilitari ed eversive di estrema sinistra…Le affermazioni contenute in questo rapporto sono senza dubbio gravissime. …perché danno dei gruppi della sinistra extraparlamentare una visione falsa, deformata e del tutto arbitraria…” Ci fu un ampissimo  dibattito fino in Paralamento . Il ministro Restivo minimizzò  la portata del rapporto .

La strategia degli opposti estremismi era sbagliata nel reale, perché poneva sullo stesso piano, da un lato, le efferate azioni delle BR incapaci di generare una svolta dittatoriale di sinistra, e dall’altro lato l’ambigua ‘galassia’ dell’estrema destra che rischiava di portare ad una svolta autoritaria di destra.

La dottrina  Mitterand  (5)  enunciata  in un discorso al  Palais des Sports   Rennes il 1º febbraio 1985  non permetteva  di concedere l’estradizione a persone imputate o condannate, in particolare italiani, ricercati per «atti di natura violenta ma d’ispirazione politica», contro qualunque Stato, purché non diretti contro lo Stato francese, qualora i loro autori avessero rinunciato a ogni forma di violenza politica, concedendo di fatto un  diritto d’asilo a ricercati stranieri che in quel periodo si rifugiarono in Francia.

Era nata la dottrina MItterand  anche probabilmente in risposta al sospetto e alle critiche verso le modalità con cui era stata condotta in Italia la lotta al terrorismo politico e con cui venivano celebrati i processi per i reati collegati . La stessa sinistra italiana  ebbe un approccio indulgente e dimostrò  protezioni nei confronti dei condannati per azioni di lotta armata (anche in casi in realtà poco controversi, come quello di Cesare Battisti, che in Italia è stato poco difeso anche tra gli intellettuali di sinistra), permettendo l’espatrio  in Francia di molti ricercati e condannati  per reati di sangue durante la lotta armata . La dottrina Mitterrand non fu delimitata e concretizzata in nessun tipo di legge, ma fu invece una prassi espressa attraverso annunci pubblici della più alta carica dello stato e seguita poi dai vari apparati. Probabilmente per questo i suoi contorni furono spesso poco chiari. La dottrina Mitterrand rimase ufficiosamente in vigore fino al 2002, quando venne estradato Paolo Persichetti su richiesta delle autorità italiane che stavano indagando sulla morte di Marco Biagi, rivendicata dalle Nuove Brigate Rosse. Nel 2003 il Consiglio di Stato francese, il più alto tribunale amministrativo del paese, dichiarò la dottrina Mitterrand priva di valore giuridico. (6)

Il caso Sofri . Aldo Cazzullo nel suo libro “Il caso Sofri “ rievoca la vicenda di Adriano Sofri, dagli anni della Normale di Pisa alla fondazione di Lotta continua, dal Sessantotto fino alla tragica spirale del rapimento Moro e degli anni di piombo. Ma l’analisi dell’autore si focalizza, com’è naturale, sull’omicidio Calabresi, che è all’origine della condanna di Sofri. Cazzullo esamina in particolare il contesto politico di quell’episodio, forse mai pienamente compreso, i legami con la morte di Pinelli e di Serantini, le divisioni interne a Lotta continua nella dura primavera milanese del 1972. Ricostruisce le ragioni dell’accusa e quelle della difesa, i riscontri e le ombre della confessione di Marino, e indica, infine, le ragioni per cui va concessa la grazia.

La vicenda giudiziaria di Adriano Sofri, giornalista, scrittore ed ex leader di Lotta Continua condannato a 22 anni di carcere, dopo un lungo e controverso iter giudiziario, quale presunto mandante dell’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi, ha fatto molto discutere perché la condanna si basa su un processo indiziario, a seguito di una confessione avvenuta  dopo sedici anni dai fatti da parte di Ovidio Bompressi. Sofri è stato condannato a 22 anni di carcere insieme a Ovidio Bompressi  che ha ottenuto la grazia per ragioni di salute e Stefani Pietrosanti che per sfuggire al carcere è espatriato in Francia .(7 )

Nel 1997, con la conclusione dell’iter processuale e la condanna definitiva, iniziò il carcere per Adriano Sofri. Ovidio Bompressi ottenne, invece, la sospensione della pena per motivi di salute, Giorgio Pietrostefani si rifugiò all’estero e Marino, quale collaboratore di giustizia, finì per scontare una pena minima. Adriano Sofri è rimasto in carcere fino al 2006, scontando i successivi anni agli arresti domiciliari per le cattive condizioni di salute, ed è tornato un uomo libero solo nel gennaio 2012 per decorrenza della pena, grazie ad alcuni sconti e riduzioni, pur non avendo mai presentato richiesta di grazia ed essendosi sempre proclamato innocente.

Un excursus dunque quello che ho fatto  sul quale bisognava  e bisogna  tornare  a  riflettere ancora una volta e che  diventa importante e necessario perché,come dicevo  fin dall’inizio,   bisogna fare ancora i conti con  quella realtà secondo le ragioni che ricorda   Giampaolo Cassitta in un post sul suo profilo fb : “Dobbiamo fare i conti. Ce lo chiede la storia che vorrebbe porre la sua ultima parola ad un periodo terribile e che nessuno ha ancora chiuso davvero. Ce lo chiedono le vittime, quelle che non ci sono più e quelle ferite, abbandonate e dimenticate, quasi a dover espiare una colpa che non era la loro. Ce lo chiede la necessità di comprendere cosa siano stati, davvero, quegli anni di piombo, quella follia che intendeva disarcionare una democrazia non tra le migliori e con molte contraddizioni, ma che garantiva la libertà”(…) Facciamoli i conti e non solo con le vittime ma anche con chi, in quegli anni, si è dovuto sobbarcare questa trepidante voglia di rivoluzione da parte di una sparuta truppa che attraverso la lotta armata intendeva regalare una nuova coscienza ad un popolo. Sapevano che le rette disegnate da loro arrivavano ad un infinito sconosciuto, i loro calcoli erano solo ideologici e avevano messo nel conto che il carcere poteva essere la stazione terminale del loro percorso. Speravano anche di entrare a Roma da vincitori, con le camionette e le armi in pugno, ripetere quello che era stata la nostra resistenza o la fotografia ormai sbiadita dell’ingresso di Castro e Guevara all’Avana. “

 Continua Cassitta : “ I conti non tornano. Soprattutto per chi ha provato a giocare alla rivoluzione ed è fuggito a rifarsi una vita mica tanto rivoluzionaria, anzi. La loro realtà attuale è molto borghese, ben introdotti in una Parigi sonnacchiosa che li ha accolti come assistenti sociali, docenti, psicoterapeuti, intellettuali. Si sono ben inseriti e dopo quarant’anni il carcere non avrebbe nessun senso per loro. Ma i conti non tornano. Sono abituato, da anni, a farli questi conti e li faccio, appunto, con i detenuti: quelli che il carcere l’hanno vissuto e lo vivono. Quelli che non sono fuggiti o sono stati riacchiappati. Quelli che davanti ad un ergastolo hanno provato terrore e non si sono arresi. Quelli che non hanno gettato al macero la dignità. “ Concludendo : “ I conti possono tornare decidendo di rifarli, di provare – come dice Mario Calabresi – a chiedere a loro, ai condannati, se sono disposti a sedersi su un tavolo e trattare il residuo della loro pena con una spiegazione diversa da quella che finora hanno dato o, addirittura, non si son degnati neppure di dare. I conti tornano se decidono di rientrare in una comunità che hanno combattuto, deriso, infangato. I conti tornano se si partirà dagli errori, dagli orrori di una guerra non voluta da nessuno. I conti tornano se decideranno di dire “ci vergogniamo per quello che abbiamo fatto e per come ci siamo comportati”.

Si perché : “Lo devono alle vittime, ai loro familiari, lo devono agli italiani che in quegli anni hanno osservato attoniti ed impauriti questo terribile, inutile, sanguinoso e politicamente sconsiderato assalto al cielo. Lo devono ai loro “compagni” che sono finiti in carcere e hanno fatto i conti con la loro storia ed oggi, dopo aver pagato il conto possono, finalmente, partecipare a testa alta alla vita di un paese che è sempre stato “abbastanza” normale. “ Fare i conti “in maniera definitiva, tenendo conto solo una cosa: noi possiamo solo aiutare(8) nella soluzione ma i conti, alla fine, li devono pagare loro.”

(1)Accusato dall’opinione pubblica di sinistra di responsabilità nella morte di Giuseppe Pinelli, fu ucciso in un attentato i cui colpevoli vennero individuati solo dopo molti anni nelle persone di Ovidio Bompressi e Leonardo Marino quali esecutori, mentre Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri furono ritenuti i mandanti.

(2)  https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/anni-piombo-terroristi-dove-sono-oggi/da05537e-4fb5-11e8-add4-a53a42c91877-va.shtml

( 3) Quelli che hanno a che fare con il terrorismo rosso che ha deviato il percorso politico del Paese (ad esempio con il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro, ) sono meno della metà. Tra gli uomini, sottratti 12 anarchici e 7 di estrema destra, restano 24 detenuti, compresi 3 che hanno dato vita alle «nuove Brigate rosse», che tra il 1999 e il 2003 hanno ucciso Massimo D’Antona, Marco Biagi e il poliziotto Emanuele Petri: un’altra storia. Tra le donne ci sono Nadia Desdemona Lioce, uno dei capi delle «nuove Br» chiusa al 41 bis, 4 militanti anarchiche e una brigatista della vecchia guardia, Rita Algranati, arrestata nel 2004 quando già aveva abbandonato da tempo l’organizzazione. I maschi «reduci degli anni di piombo» sono ventuno, di cui alcuni reclusi a mezzo servizio, ammessi al lavoro esterno o alla semilibertà; fra loro Mario Moretti (il capo brigatista che guidò l’operazione Moro) e Giorgio Pannizzari, di cui le Br chiesero la liberazione in cambio della vita del leader democristiano.

(4) Dalla relazione :“Circa ventimila unità, svolgono fanatica ed intensa opera di propaganda e proselitismo sia nell’ambiente studentesco che in quello operaio, facendo leva sulle frange maggiormente portate all’oltranzismo…I reparti di polizia (guardie di P.S. e carabinieri) sono oggetto di aggressioni condotte con estrema violenza, a testimoniare la irriducibile avversione verso le forze dell’ordine ed in genere verso ogni potere statale. Questi estremisti dispongono di organizzazione, equipaggiamento ed armamento che può qualificarsi paramilitare: servizio medico, collegamento radio tra i vari gruppi, servizio intercettazione delle comunicazioni radio della polizia, elmetti, barre di ferro, fionde per lancio di sfere di acciaio, tascapane con bottiglie “Molotov”, selci, mattoni, bastoni, ecc. La stragrande maggioranza della popolazione, anche se si astiene dal reagire o dal manifestare clamorosamente la propria riprovazione, è esasperata per le continue e scomposte manifestazioni, i disordini, i blocchi stradali, le intimidazioni, il dilagare della violenza nelle università…Non è da dubitare che ci si trovi di fronte ad associazioni che perseguono finalità eversive elevando la violenza a sistema di lotta…i disordini verificatisi sabato 12 dicembre u.s. (in quell’occasione fu ucciso Saverio Saltarelli militante del  Partito Comunista Internazionalista, colpito da un candelotto lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo (ndr) in questa città con luttuose, se pure accidentali, conseguenze, sono da considerare i prodromi di altri eventi ben più gravi e deprecabili che possono ancora verificarsi in conseguenza del progressivo rafforzamento e proliferazione delle formazioni estremistiche extraparlamentari di ispirazione “maoista” (Movimento Studentesco, Lotta Continua, Avanguardia Operaia, ecc.) nonché dei movimenti anarchici e di quelli di estrema destra. Tutti questi movimenti, che hanno la loro “centrale” a Milano, nonostante differenziazioni sul piano ideologico e nella metodologia di intervento, sono prettamente rivoluzionari, propugnano “la lotta al sistema” e si prefiggono di sovvertire le istituzioni democratiche, consacrate dalla Carta Costituzionale, attraverso la violenza organizzata”.( Rapporto Mazza )

( 5) Alcuni storici ritengono che il momento in cui nacque la dottrina corrisponda a un discorso che Mitterrand tenne il primo febbraio 1985 al Palais des Sports di Rennes: «Sì, ho deciso l’estradizione, senza il minimo rimorso, di un certo numero di uomini accusati d’aver commesso dei crimini. Non ne faccio una politica. Il diritto d’asilo, essendo un contratto tra chi ne gode e la Francia che l’accoglie, è sempre stato e sempre sarà rispettato […]. Mi rifiuto di considerare a priori come terroristi attivi e pericolosi degli uomini che sono venuti, in particolare dall’Italia, molto tempo prima che esercitassi le prerogative che mi sono proprie, e che si erano appena ritrovati qui e là, nella banlieu parigina, pentiti… a metà, o del tutto… non so, ma fuori dal giro».

(6) “ Così fu la dottrina Mitterand “  https://www.ilpost.it/2021/04/28/dottrina-mitterrand/

(7)  Il commissario Calabresi venne assassinato a Milano il 17 maggio del 1972 alle ore 9:15, da due killer che gli spararono alle spalle mentre raggiungeva la sua auto, parcheggiata sotto casa. Il delitto fu preceduto da una violenta campagna mediatica condotta da vari gruppi extraparlamentari (soprattutto di sinistra) e, in particolare, da Lotta Continua contro Calabresi, ritenuto il diretto responsabile della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, il quale, all’indomani della strage di Piazza Fontana fu tra le diverse persone fermate (appartenenti ai movimenti estremisti) e portate in questura per essere interrogate. Pinelli era precipitato improvvisamente dalla finestra della stanza in cui era stato sottoposto a interrogatorio. La sua morte venne archiviata come “accidentale” (escludendo sia l’ipotesi del suicidio che dell’omicidio e il coinvolgimento delle forze dell’ordine) ma tutto ciò apparve subito poco credibile e la vicenda diede vita ad una serie di appelli e di accese polemiche. Anche Lotta Continua sul proprio giornale ebbe modo di accusare il commissario Calabresi, allora capo dell’ufficio politico della questura di Milano perchè considerato il principale responsabile della morte del ferroviere Pinelli.Le indagini sull’omicidio del commissario Calabresi non produssero alcun riscontro per molti anni, almeno fino al luglio del 1988.

“Il caso Sofri. Facciamo un pò di chiarezza https://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_15939.asp#ixzz6tPQ1kUQr

 (8) Ragionando anche su tutto quello che non ha funzionato a cominciare  dagli atteggiamenti e comportamenti della classe politica,alle omertà ,ai comportamenti degli apparati dello Stato. Insomma  una riflessione coraggiosa che  guardi avanti  anche per insegnare qualcosa al presente.

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