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DSA: COSA SONO?-DI SARA PASSERI

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Redazione-In questo articolo si cercherà di fare chiarezza su una tematica attualissima di cui si sente parlare abbondantemente ma che non si conosce un granché bene.Verrà principalmente spiegato cosa sono i DSA, chi effettua la diagnosi e la terapia e quale legge tutela e garantisce il diritto allo studio di questi alunni.

Oggi questa diagnosi è altamente frequente. In passato, molti degli studenti etichettati come somari, fannulloni, scansafatiche, erano potenzialmente alunni con un DSA, ovvero alunni intelligenti che avevano delle difficoltà al livello di lettura, scrittura e/o calcolo.Più precisamente l’acronimo DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) indica una categoria diagnostica: questi disturbi rientrano secondo i manuali diagnostici (DSM V e ICD-10) tra i Disturbi del Neurosviluppo e secondo l’ICF nella macrocategoria scolastica dei BES (Bisogni Educativi Speciali).

I DSA comprendono:

-dislessia: disturbo specifico della lettura che si manifesta nella difficoltà di decodifica del testo;

-disortografia e disgrafia: disturbi specifici della scrittura. In particolare, la disortografia riguarda la transcodifica ed implica il non rispetto delle regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto. Mentre la disgrafia concerne il tratto grafico, del tutto illeggibile o quasi.

-discalculia: disturbo specifico dell’abilità di numero e calcolo.

La consulenza diagnostica viene effettuata da un team multidisciplinare, composto da Neuropsichiatra infantile, Psicologo e Logopedista, attraverso specifici protocolli e prove standardizzate.

La diagnosi può avvenire in concomitanza con la fine del secondo anno di scuola primaria, mentre per quanto concerne la discalculia solo alla fine del terzo anno di quest’ultima.

Una volta effettuata la valutazione vi sono vari professionisti che effettuano la presa in carico del bambino, quali ad esempio il Logopedista e il Tutor didattico; quest’ultimo è una figura professionale non ancora riconosciuta, ma che, insegnando un metodo di studio e l’utilizzo di strategie per raggiungere l’autonomia, differisce da un semplice aiuto compiti.

Si crea una rete finalizzata a collaborare la quale comprende la scuola, la famiglia e i vari professionisti. E’ infatti necessaria un’analisi approfondita per individuare lo stile cognitivo del bambino ed un intervento riabilitativo mirato.

Sulla base della diagnosi funzionale, la scuola prepara un PDP (Piano didattico Personalizzato): un documento redatto dal consiglio di classe in cui, come affermato nel Le Linee Guida (MIUR, Linee Guida, 2011, p. 8):

 «La scuola predispone, nelle forme ritenute idonee e in tempi che non superino il primo trimestre scolastico, un documento che dovrà contenere almeno le seguenti voci, articolato per le discipline coinvolte dal disturbo:

dati anagrafici dell’alunno;

tipologia di disturbo;

attività didattiche individualizzate;

attività didattiche personalizzate;

strumenti compensativi utilizzati;

misure dispensative adottate;

forme di verifica e valutazione personalizzate»

Per meglio comprendere: gli strumenti compensativi sono ad esempio il pc,la sintesi vocale, la calcolatrice,  la tabella delle formule, la tavola pitagorica, l’utilizzo di mappe concettuali durante le interrogazioni, il dizionario digitale, una diversa presentazione delle modalità di verifica, ecc.

Mentre le misure dispensative (dispensare inteso come “esentare, liberare da un obbligo”) possono essere riduzione del materiale di studio, dispensa dalla lettura a voce alta, dispensa da verifiche scritte a favore di quelle orali, dispensa da lingue straniere scritte a favore di verifiche orali.

Di base, quindi, un bambino “è dislessico” e non “ha la dislessia”, perché questa non è una malattia bensì una caratteristica costituzionale. Specialmente il bambino con DSA è un bambino con intelligenza nella norma, senza danni neurologici né sensoriali (deficit uditivi o visivi), che ha avuto normali opportunità educative e socioculturali. Il disturbo specifico dell’apprendimento, infatti, non è causato da problematiche psicologiche o relazionali, ma al limite può esserne la causa.

La scuola inclusiva, in accordo con professionisti e famiglia, crea una rete per garantire il diritto allo studio dell’alunno. Diritto tutelato dalla legge 170 (qui il testo https://www.aiditalia.org/Media/Documents/legge170_10.pdf ) del 2010, anno dal quale vi è stata una crescita esponenziale del numero di certificazioni di DSA. Questo non perché ci sia stata un’ ”epidemia” o il rilascio di “diagnosi facili”, ma per l’introduzione e applicazione di questa legge, che ha posto la scuola e gli insegnanti in un ruolo di maggiore responsabilità verso gli alunni con questi disturbi, attraverso maggiore formazione del corpo docente e una sempre maggiore individuazione dei casi sospetti.

La prevalenza di DSA in Italia si aggira tra il 3% e il 5%, una percentuale tutt’altro che irrilevante, per questo è indispensabile l’informazione.

Per approfondire trovate qui il sito dell’AID (Associazione Italiana Dislessia)  https://www.aiditalia.org/

Per chi poi volesse conoscere meglio la tematica si consiglia il film Stelle Sulla Terra ( https://www.youtube.com/watch?v=KeTmQiBkh3o ) pellicola del 2007 diretta da Aamir Khanche, che racconta la storia di un bambino dislessico; e il libro Demone Bianco                                                                      

 ( http://www.edscuola.it/archivio/comprensivi/demone_bianco.pdf ) di Giacomo Cutrera. Chi è? Basta accedere al suo profilo instagram e leggere la descrizione che fa di sé per capirlo: “Dislessico adulto, ingegnere informatico, ex vicepresidente nazionale dell’AID”.

Per concludere con una sua frase:

“Un dislessico a scuola è come un termometro. Se lui sta bene vuol dire che la scuola è sana.”.

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