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” DIES IRAE, IL REQUIEM E SOFONIA ” – PROF.SSA GABRIELLA TORITTO

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Dies iræ, dies illa
Solvet sæclum in favilla
Teste David cum Sibylla
Quantus tremor est futurus

Il giorno dell’ira, quel giorno

che scioglierà il mondo in cenere

Davide con la Sibilla testimonia

quanto grande sarà il tremore

Redazione-  Dies irae, “il giorno dell’ira” (divina)  è una sequenza molto conosciuta in lingua latina,  attribuita a Tommaso da Celano, ripresa poi da molti artisti, in particolare da musicisti, come Giuseppe Verdi, per comporre opere imperiture.

E’ una composizione poetica medievale, la quale rispetto alla versione latina classica presenta un ritmo accentuativo e non quantitativo. Inoltre i versi sono in  rima baciata (AAA, BBB, CCC) ad eccezione delle ultime due strofe. Il metro è trocaico.

La sequenza narra il giorno del giudizio divino, quando squillerà l’ultima tromba che raccoglierà le anime davanti al trono di Dio, dove i meritevoli saranno salvati e i malvagi condannati al fuoco eterno.

Il Dies irae è anche parte del requiem, ovvero del rito esequiale previsto dalla messa tridentina. Famoso è il Requiem di Giuseppe Verdi, composto nel 1874 per commemorare la morte del grande Alessandro Manzoni, avvenuta l’anno prima. E’ presente anche nella liturgia delle ore.   L’inno trae probabilmente ispirazione dalla versione latina della Vulgata di Sofonia 1,15-16:

(latino)

“Dies irae, dies illa, dies tribulationis et angustiae, dies calamitatis et miseriae, dies tenebrarum et caliginis, dies nebulae et turbinis, dies tubae et clangoris super civitates munitas et super angulos excelsos”.

(italiano)
“Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre e di caligine, giorno di nubi e di oscurità, giorno di squilli di tromba e d’allarme sulle fortezze e sulle torri d’angolo”.

Sofonia fu un profeta minore della Bibbia ebraica, vissuto durante il regno di Giosìa, re di Giuda, tra il 640 e il 609 a.C..  Di lui si sa poco se non che discendeva dal re Ezechia (circa quattro generazioni precedenti, 715-686 a.C.). Dunque è l’unico fra i dodici profeti biblici ad avere sangue reale. La sua genealogia è menzionata fino alla quarta generazione nel primo capitolo del suo libro. Fu contemporaneo di Geremia.

Data la nobile stirpe cui apparteneva, Sofonia poté avere spesso  udienza presso Giosia, re di Giuda, durante il cui regno egli predicò. Fu lo stesso profeta a datare il proprio messaggio in quell’epoca.

Le condizioni morali e spirituali del regno di Giuda, descritte nel libro di Sofonia (cfr. 1:4-6; 3:1-7), sembrano collocare la profezia in un periodo precedente alle riforme di Giosia, quando il paese languiva ancora nell’idolatria e nell’empietà. Pertanto si può affermare che Sofonia profetizzò, con ogni probabilità, fra il 635-625 a.C..

Fu proprio durante i primi anni del regno di Giosia, prima del grande risveglio, che il nono profeta Sofonia profetizzò e senza dubbio influenzò le vaste riforme intraprese dal sovrano, il quale abbatté tutti gli altari di Baal, bruciò le ossa dei falsi profeti e frantumò gli idoli scolpiti (2 Cr 34:3-7) dopo che nel 622 a.C. fu rinvenuto il Libro della Legge  o Pentateuco (2 Cr 34:8–35:19) dal sommo sacerdote Chilchia durante i lavori di riparazione della casa del Signore (2 R 22:8).

Dinanzi a quel rinvenimento e rivelazione, Giosia diede il via ad una serie di estese riforme (2 R 23).

Purtroppo i re empi che lo avevano preceduto avevano avuto una tale influenza negativa su Giuda (per ben 55 anni) che il paese non si riebbe pienamente e le riforme del re Giosia giunsero troppo tardi e morirono con lui.

Il contesto storico e politico in cui visse Sofonia fu a cavallo di profondi sconvolgimenti storici e politici:  l’avvicendamento della dominazione mondiale dei Babilonesi agli Assiri, che indebolì la morsa di Ninive su Giuda, consentendo al popolo del Signore una certa libertà e indipendenza dopo cinquant’anni di dominazione.

Sofonia, nono fra i dodici profeti minori dell’Antico Testamento, fu preceduto da Isaia ed Ezechiele. Fu l’autore del libro biblico che da lui prende il nome: “Sofonia”, che, secondo alcune interpretazioni, significa “Yahweh ha nascosto” oppure “Dio protegge”.

L’omonimo libro è composto da tre capitoli e contiene discorsi di ammonimento contro Giuda, Gerusalemme e anche contro i popoli vicini.

Sofonia ebbene auspicò un periodo di riforme religiose quando il regno di Giuda cercava di liberarsi da pratiche idolatriche.  Profetizzò il giudizio divino imminente, sebbene contemplasse promesse di salvezza e di rinnovamento per tutti coloro che si fossero pentiti e fossero tornati a Dio, il quale avrebbe regolato i conti con i suoi nemici, in particolare con i giudei peccatori attraverso una guerra devastatrice.

Annunciò che il giorno della punizione da parte del Signore era vicino: allora il sangue dei peccatori sarebbe stato versato come la polvere. Nel tempo, sarebbe giunto il giorno in cui tutti i popoli, anche i più lontani, avrebbero invocato il Signore.

Il profeta si trovò a predicare a un popolo che aveva disatteso la legge mosaica e assorbito i culti pagani: il culto di Baal, l’astrologia, persino il sacrificio dei bambini, arrivando a perseguitare i profeti e ad abolire il culto di Dio.

Amon, figlio di Manasse, re idolatra che perseguitò i profeti e che fu ucciso in una congiura di palazzo, continuò negli scellerati comportamenti del padre, mentre Giosia, suo figlio, seguendo gli insegnamenti di Sofonìa, tentò di annullare i disastri attuati dal nonno e dal padre per riportare il popolo alla legge del Signore.

Dal punto di vista spirituale, il regno di Manasse, figlio di Sedechia (695-642 a.C.), che si protrasse per oltre quarant’anni, e quello del figlio Amon, che durò soli due anni (642-640 a.C. ca), furono segnati da grande malvagità e dall’apostasia (2 R 21; 2 Cr 33).

Anche i primi anni del regno di Giosia furono caratterizzati dal male a causa del consolidato e corrotto sistema di governo del padre e del nonno (2 R 23:4).

Il messaggio di Sofonia sul “giorno del Signore” mirò ad avvertire Giuda che i suoi giorni stavano volgendo al termine: il giudizio era imminente e si sarebbe abbattuto sulla nazione per mano di Nabucodonosor  nel 605-586 a.C. ca (1:4-13). Annunciò altresì un adempimento futuro, che si sarebbe avverato secondo la profezia della settantesima settimana di Daniele (1:18; 3:8; 9:24-27).

L’espressione “giorno del Signore” si riferiva a un giorno “vicino”, un giorno d’ira, di sventura, di angoscia, di rovina, di desolazione, di tenebre, di caligine, di nuvole, di fitta oscurità, di squilli di tromba e di allarme (1:15-16, 18).

Il profeta tuttavia, oltre a profetizzare l’ira divina,  esortò il popolo a cercare il Signore, indicando un rifugio nell’ora del giudizio (2:3), proclamando la promessa della salvezza futura per i fedeli a Dio (2:7; 3:9-20).

Sofonia visse in un periodo di grave decadenza morale e spirituale nel regno di Giuda, con un diffuso abbandono della legge mosaica e l’introduzione di culti pagani.

Il testo del libro a noi pervenuto è nel complesso coerente; lo stile è efficace e vigoroso. Le profezie di Sofonia probabilmente concorsero alle riforme religiose promosse da Giosia, il quale cercò di purificare il regno dall’idolatria imperante in quel tempo.

Il tema centrale del libro è il “Giorno del Signore”, un giorno di giudizio e castigo per i peccati del popolo, ma anche un giorno di salvezza e di rinnovamento per i giusti.

Il libro dunque presenta una precisa denuncia del peccato; avverte e ammonisce in merito all’imminente giudizio su Giuda.

Laddove in Sofonia (4,9) si legge “Allora io darò ai popoli un labbro puro, perché invochino tutti il nome del Signore …” alcuni studiosi hanno inteso la locuzione “io darò … un labbro puro” (3,9) riferita al ripristino di una lingua universale, come si parlava nei giorni che precedettero la confusione delle lingue alla torre di Babele (Ge 11,1-9). Quegli stessi studiosi hanno affermato che la parola “labbra” sia la stessa utilizzata anche in Geremia.

Altri invece hanno preferito interpretare l’espressione come un riferimento alla purificazione del cuore e della vita.

L’interpretazione della purificazione del cuore e delle condotte di vita è del resto confermata dal contesto storico/politico di quel tempo (cfr. 3,13) e corroborato dal fatto che nella Bibbia la parola “labbra” è molto raramente tradotta come “lingua”.

Anche in Matteo (cfr. Mt 12, 34) si legge: “Razza di vipere … poiché la bocca parla dalla pienezza del cuore … dalle tue parole sarai giustificato e dalle tue parole sarai condannato.” Se ne deduce che la purificazione interiore dal peccato (Is, 6,5) si manifesta già nel parlare e comprende inoltre la rimozione dei nomi di falsi dèi dalle proprie labbra (Os, 2,17).

Sempre leggendo Sofonia (2,4) la profezia continua così:

4 Gaza infatti sarà desolata e Ashkalòn ridotta a un deserto. Asdòd in pieno giorno sarà deportata ed Ekròn distrutta dalle fondamenta. 5 Guai agli abitanti della costa del mare, alla gente dei Cretei! La parola del Signore è contro di te, Canaan, paese dei Filistei: «Io ti distruggerò privandoti di ogni abitante. 6 Diverrai pascoli di pastori e recinti di greggi». 7 La costa del mare apparterrà al resto della casa di Giuda; in quei luoghi pascoleranno e a sera nelle case di Askalòn prenderanno riposo, quando il Signore loro Dio li avrà visitati e avrà restaurato le loro sorti. 8 «Ho udito l’insulto di Moab e gli oltraggi degli Ammoniti, con i quali hanno insultato il mio popolo gloriandosi del loro territorio. 9 Perciò, com’è vero ch’io vivo, – parola del Signore degli eserciti Dio d’Israele – Moab diventerà come Sòdoma e gli Ammoniti come Gomorra: un luogo invaso dai pruni, una cava di sale, un deserto per sempre. I rimasti del mio popolo li saccheggeranno e i superstiti della mia gente ne saranno gli eredi». 10 Questo accadrà ad essi per la loro superbia, perché hanno insultato, hanno disprezzato il popolo del Signore. 11 Terribile sarà il Signore con loro, poiché annienterà tutti gli idoli della terra, mentre a lui si prostreranno, ognuno sul proprio suolo, i popoli di tutti i continenti….”

Leggendo i versi del profeta, dinanzi agli occhi e nella mente di noi contemporanei sfilano le immagini che ci arrivano dal Medioriente e quelli di oggi ci appaiono come i tempi della profezia di Sofonia.

In più, se approfondiamo chi fossero i Filistei, apprendiamo che abitavano a sud di Giuda, o Regno Unito d’Israele, fra una parte dell’attuale Palestina, Gaza e Tel Aviv. Recentemente in tale territorio gli archeologi hanno rinvenuto i resti di una città filistea: Tell Qasil.

I Filistei vennero identificati anche come “Popolo del Mare”, chiamati anche “Peleset”, da cui il nome Palestina, citati da fonti egiziane, poiché sotto il regno di Ramses III osarono attaccare l’antico Egitto (II sec. A. C.) finché il faraone concesse loro di stanziarsi sulle terre ad est del Regno egizio verso Gaza, comunque sotto il dominio egizio.

I Filistei furono raffigurati dagli stessi Egizi come schiavi con il loro mitico elmo piumato e armi in ferro di stampo acheo. Lo stesso elmo lo ritroviamo in sculture sarde. Infatti i copricapi piumati, simili a quelli dei Peleset/Filistei, sono stati riscontrati in diversi bronzetti nuragici (come quello di Decimoputzu, raffigurante il Sardus Pater). Si aggiunga che da ricerche, studi e analisi recenti, effettuati su reperti di scheletri rinvenuti in siti archeologici, appaiono evidenze inconfutabili fra il DNA dei Sardi, dei Filistei e i Cretei (Cretesi, di cui parla lo stesso Sofonia al verso 2,5).

La stessa Bibbia evidenzia differenze sostanziali fra il popolo di Israele e i Filistei. Nel libro del profeta Amos si legge che i Filistei originassero da Kaftor, che gli studiosi odierni hanno ravvisato nell’isola di Creta. Anche il profeta Ezechiele li cita maledicendoli e Geremia, che abbiamo già citato come contemporaneo di Sofonia, individua i Filistei come “popolo di Cretesi”, “i superstiti di Kaftor”. Ciò che tuttavia accerta i Filistei come “popolo di Cretesi” sono i ritrovamenti di oggetti, di ceramiche di tipo tardo miceneo o sub-miceneo e di indubbia origine egea negli scavi.

I Filistei si adattarono ben presto alla nuova terra, Canaan, e nel corso del tempo assimilarono lingua e costumi fino ad adottare, come gli Ebrei, l’aramaico.

In un primo momento riuscirono a soverchiare gli Ebrei grazie alla lavorazione del ferro, che consentiva loro armi più potenti contro quelle in bronzo dei loro nemici. La stessa Bibbia racconta che il futuro re Davide fu costretto come mercenario nelle truppe del sovrano filisteo Achis di Gath, e delle sconfitte inflitte dai Filistei agli Israeliti. Sempre secondo la narrazione biblica i Filistei riuscirono persino a catturare l’Arca dell’Alleanza e ad esporla come trofeo nel tempio di Dagon, loro divinità.

Solo dopo varie guerre gli Ebrei riuscirono a liberarsi dalla loro morsa e a costituire il neonato Regno Israelitico, come la stessa Bibbia attesta. Fu proprio Davide, figlio del re Saul,  a sconfiggere il leader  filisteo Golia, sancendo la definitiva sconfitta dei Filistei, che impedì l’invasione d’Israele.

Nonostante la terribile sconfitta però le città-stato filistee – la Pentapoli di Ekron, Asdod, Ashkelon, Gath e Gaza – non persero né la loro indipendenza né il controllo sul territorio costiero finché non furono tutti conquistati dagli Assiri.

Quanto finora narrato evoca, rimanda a molto di ciò che sta accadendo ai nostri giorni. Perciò ho voluto riportarvi la profezia di Sofonia.

Dalle storie citate si può meglio comprendere come in quei territori vi sono i discendenti di genti che da tempi immemorabili hanno lottato fra loro e che certamente gli Ebrei, discendenti di Abramo, proveniente da Ur, dalla Caldea, della Mesopotamia, hanno per primi abitato quelle terre: “la terra promessa”.

Quanto esposto sopra certamente non giustifica l’immane sacrificio e lo spargimento di sangue, induce invece a ricordare e a meditare.

Sebbene molto lontane nel tempo, migliaia di anni, la narrazione e la profezia del libro di Sofonia, a mio avviso, riflettono ciò che sta avvenendo oggi in Medioriente e nel mondo.

Ci saranno sempre un Manasse o un Nabucodonosor nella storia dell’Umanità ma anch’essi sono caduti nella polvere, come del resto Hitler, Pinochet, Ceausescu.

Così crolleranno miseramente quei “pagani” dei nostri giorni, arroganti, avidi, bugiardi e smargiassi, che hanno eretto l’Oro e il Denaro come loro unico vero Dio.

F.to G. Toritto

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