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” COSA POSSO FARE IO ? ” DI VALTER MARCONE

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Redazione-  Ha detto Sergio Mattarella , Presidente della Repubblica nel suo messaggio di fine anno 2025 : “Di fronte all’interrogativo: “cosa posso fare io?” dobbiamo rimuovere il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno.”

Una esortazione importante che fa diventare però la domanda “retorica” perchè egli sa bene e lo dice di seguito negli argomenti che svolge nel suo messaggio che pur scrollandoci di dosso il senso di impotenza “ per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo”.non possiamo non guardare a cosa hanno fatto, stanno facendo, e faranno molti altri comportamenti che vanno contrastati con urgenza : Appunto :”Vecchie e nuove povertà – che ci sono e vanno contrastate con urgenza – diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali: crepe che rischiano di compromettere proprio quella coesione sociale che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo.”

Contrastare con urgenza anche se è reale il senso di impotenza. Come posso farcela da solo. Dove sono gli altri. ?

Scriveva Antonio Gramsci su l’Avanti il 1 gennaio 1916 ,centodieci anni fa :”Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.

Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.

E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.

Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.

Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca. Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati.”

Buoni propositi, anche questi da condividere anche se con una vena di pessimismo : “ Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.”

Ed è proprio di fronte a questo pessimismo e a quella impotenza che Mattarella nel suo messaggio esorta a togliersi di dosso che non possono essere taciute alcune di quelle “Vecchie e nuove povertà – che ci sono e vanno contrastate con urgenza – diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali: crepe che rischiano di compromettere proprio quella coesione sociale che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo”

Tra queste ecco il primo esempio : quello che sono costretti a subire i pensionati nel mese di gennaio in cui tradizionalmente l’importo delle pensioni vengono ricalcolate . Un calcolo sul quale pur favorito da adeguamenti legati all’inflazione, pesaao le trattenute fiscali sospese a dicembre e il conguaglio Irpef sull’anno precedente.. il tasso di adeguamento degli importi all’aumento del costo della vita per il 2026 è provvisoriamente fissato all’1,4% che tradotto in termini pratici, vuol dire un incremento di circa 14 euro per un assegno da 1.000 euro lordi mensili. Con un meccanismo che non è uguale per tutti. Infatti gode dell’adeguamento pieno solo la parte di pensione fino a quattro volte il trattamento minimo Inps (l’importo base fissato dallo Stato). Superata quella soglia, la rivalutazione si riduce progressivamente.Con l’anno nuovo rientrano in gioco anche le addizionali regionali e comunali, cioè le imposte decise da Regioni e Comuni che si sommano all’Irpef nazionale. A dicembre queste trattenute vengono sospese, ma a gennaio tornano a pesare sul cedolino, riducendo l’importo netto percepito

Quattordici euro di aumento .E allora che cosa posso fare io ?

Un secondo esempio. La ministra per le disabilità ha illustrato la nuova legge sulla disabilità e l’introduzione nel sistema assistenziale per le disabilità la figura del caregiver con

l’istituzione del Fondo per i Caregiver (1,15 milioni nel 2026) per definire la figura e offrire sostegno, l’incremento del Fondo Sanitario Nazionale, e fondi per l’assistenza scolastica e la mobilità accessibile, oltre a emendamenti proposti per il “Reddito di Cura” e misure di equità fiscale.

Un impegno lodevole che però fa pendere il piatto della bilancia da un’altra parte . Infatti dice Luca Trapanese – assessore alle politiche sociali del Comune di Napoli e attivista per i diritti delle persone con disabilità : “Oggi scopriamo che il Fondo per il ‘Dopo di Noi’ viene tagliato di 18 milioni di euro. Da 90 milioni si scende a 72 milioni. Non è un dettaglio tecnico. Non è un aggiustamento di bilancio. È una scelta politica che produce un effetto immediato e devastante”. A cui si aggioungono tagli e riduzioni ai fondi per la disabilità in Italia, in particolare si segnalano tagli significativi al Fondo Unico per le persone con disabilità (con riallocazione verso altri decreti e un’integrazione prevista solo dal 2026), riduzioni nelle misure regionali di assistenza (come B1 e B2 in Lombardia) e la soppressione di fondi specifici (assistenza alunni, caregiver, ecc.) per accorparli in un unico strumento, generando preoccupazione e proteste da parte di associazioni e famiglie, che denunciano un arretramento nel welfare e una difficoltà crescente nel garantire il supporto necessario, nonostante le rassicurazioni governative

Diciotto milioni in meno . E allora che posso fare io ?.

Un terzo esempio .” vecchie nuove povertà “ come le chiama Mattarella .Un fenomeno che va oltre la mancanza di reddito, includendo persone con lavoro che non arrivano a fine mese (lavoro povero), difficoltà di accesso a servizi essenziali, isolamento sociale, instabilità abitativa e fragilità psicologica, in un contesto di crescente precarietà e individualismo, colpendo soprattutto giovani, donne e stranieri, e rendendo il concetto di povertà più complesso e multidimensionale.

E se io sono uno di quelli : senza reddito o con un lavoro che non arrivo a sfangarla a fine mese oppure vivo in precarie condizioni abitative, o sono uno straniero ostaggio dei caporali .

Che posso fare io quando la legge di bilancio per il 2026 per esempio affronta le vecchie e nuove povertà con interventi contrastanti: potenzia l’Assegno di Inclusione (Adi) e rifinanzia misure mirate come la Carta Dedicata a Te, ma allo stesso tempo riduce significativamente fondi per il contrasto alla povertà generale e vede l’emergere di nuove fragilità (caro vita, lavoro precario) che le misure esistenti faticano a coprire, con il rischio di lasciare indietro molti bisognosi, evidenziando la necessità di riforme più strutturali per affrontare l’emergenza sociale in corso .L’art 38 , prevede tagli significativi ai fondi destinati al contrasto alla povertà, in particolare al Fondo per lo Sviluppo e Coesione (FSC) e ai fondi per i servizi di supporto all’Assegno di Inclusione (ADI) con una riduzione del 65% dei fondi per l’inclusione sociale 2026, riducendo quindi le risorse per i servizi sociali e i percorsi per l’inclusione lavorativa, con il 40% dei poveri esclusi dal nuovo perimetro dell’Adi. Con questi tagli diventerà difficile erogare prestazioni, infatti nel 2026, i Comuni perderanno 267 milioni di euro destinati alla “quota servizi” dell’Assegno di inclusione e con un taglio del 65% molte amministrazioni dovranno congelare le assunzioni, ridurre gli orari o limitare le prese in carico. (1)

Io queste cose posso solo dirle come le ho dette . Probabilmente non basta il “ dixit et salvavi anima mea “ che non è una pia intenzione di un aspirante cristiano ma ciò che ha scritto Carlo Marx nel 1875 come chiusa alla sua furibonda requisitoria contenuta nella sua “ Criticadnel programma di Gotha” resa pubblica seppure mitigata nel 1891 postuma,Marx muore nel 1883 , da Federico Engels come esecutore testamnetario .La critica di Marx contenuta in questa sua requisitoria si riferisce alla formula “il lavoro è l’unica fonte di ricchezza”, distinguendo il lavoro umano dalla natura, e la vaga idea di “distribuzione equa”, definendo invece le due fasi della società comunista (socialismo e comunismo vero e proprio) con i principi “a ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”, smascherando l’opportunismo e l’idea di uno Stato “libero” che interviene, invece di abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione. Idee che sembrano rivoluzionarie , che sembrano incitare ad una insurrezione ma che in realtà riguardanosolo il confronto tra l’autore del Capitale con l’impostazione teorica del primo moderno partito socialista di massa (il Partito socialdemocratico tedesco, fondato nel 1875) in cui tratteggia le linee della nuova società da lui auspicata. Una critica che messa assieme ad altri testi marxiani dimostra come la transizione al socialismo non debba avvenire necessariamente per via insurrezionale, ma possa darsi anche in forme “pacifiche e democratiche”.

Probabilmente non basta solo dirlo. E allora che cosa posso fare io ?

Cantava Gino Paoli : “Eravamo quattro amici al bar /Che volevano cambiare il mondo /Destinati a qualcosa di più /Che a una donna e un lavoro in banca /Si parlava con profondità di anarchia e libertà /Tra un bicchiere di coca e un caffè /Tiravi fuori i tuoi “perché” e proponevi i tuoi “farò” /Eravamo tre amici al bar /Uno si è impiegato in banca /Si può fare molto anche in tre /Mentre gli altri se ne stanno a casa /Si parlava in tutta onestà di individui e solidarietà /Tra un bicchiere di vino e un caffè /Tiravi fuori i tuoi “perché” e proponevi i tuoi “però” /Eravamo due amici al bar /Uno è andato con la donna al mare /I più forti però siamo noi /Qui non serve mica essere in tanti /Si parlava con tenacia di speranze e possibilità /Tra un bicchiere di whisky e un caffè /Tiravi fuori i tuoi “perché” e proponevi i tuoi “sarà” /Sono rimasto io da solo al bar /Gli altri sono tutti quanti a casa /E oggi verso le tre /Sono venuti quattro ragazzini /Sono seduti lì vicino a me /Con davanti due coca e due caffè /Li sentivo chiacchierare, hanno deciso di cambiare /Tutto questo mondo che non va “

Forse allora con lo sguardo di un ragazzino si può cambiare il mondo per poter dire come sanno dire bene “il re è nudo “ e come lo ha detto sempre bene Elsa Morante nel suo “Il mondo salvato dai ragazzini “ edito da Einaudi . “Un libro, come si legge sulla pagina web dell’editore, uscito in una data fatidica, il 1968, che ha accompagnato una stagione della società italiana segnata dalla volontà di profondo rinnovamento politico e morale. Un libro di grandi slanci, anche formali. Non c’è nulla nella tradizione letteraria italiana che gli assomigli anche lontanamente. Il poemetto, il teatro, la poesia visiva, il libello sono mescolati con un’alchimia che sembra far esplodere l’oggetto libro, proiettare il testo fuori dalle pagine, anche graficamente: come un appello che esca da una gabbia e vada alla ricerca dei «ragazzini» di tutto il mondo. Un inno all’adolescenza, alla sua energia e alla sua bellezza come visione politica per cambiare il mondo. Per questo è il libro che concentra e riassume tutti gli altri libri di Elsa Morante.

Quello sguardo che anche Mattarella richiama nel suo messaggio con queste parole che sembrano essare anche un incitamento a noi stessi : “ Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi.Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro.Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna.”

E molti di noi appartengono a quella generazione .

(1)https://www.studiocataldi.it/articoli/47910-manovra-2026-tagli-ai-fondi-destinati-al-contrasto-alla-poverta.asp

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