Ultime Notizie

CAMMINARE INSIEME PER ANNUNCIARE IL VANGELO (SESTA PARTE)

0

Redazione- Abbiamo terminato la quinta parte di questa esposizione con il relativo commento con : “l’episodio del centurione Cornelio (cfr. At 10), antecedente di quel “concilio” di Gerusalemme (cfr. At 15) che costituisce un riferimento cruciale di una Chiesa sinodale.”

Da questo episodio ripartiamo  in questa sesta riflessione. L’episodio di Cornelio e Pietro.

  1. L’episodio narra anzitutto la conversione di Cornelio, che addirittura riceve una sorta di annunciazione. Cornelio è pagano, presumibilmente romano, centurione (ufficiale di basso grado) dell’esercito di occupazione, che pratica un mestiere basato su violenza e sopruso. Eppure è dedito alla preghiera e all’elemosina, cioè coltiva la relazione con Dio e si prende cura del prossimo. Proprio da lui entra sorprendentemente l’angelo, lo chiama per nome e lo esorta a mandare – il verbo della missione! – i suoi servi a Giaffa per chiamare – il verbo della vocazione! – Pietro. La narrazione diventa allora quella della conversione di quest’ultimo, che quello stesso giorno ha ricevuto una visione, in cui una voce gli ordina di uccidere e mangiare degli animali, alcuni dei quali impuri. La sua risposta è decisa: «Non sia mai, Signore» (At 10,14). Riconosce che è il Signore a parlargli, ma gli oppone un netto rifiuto, perché quell’ordine demolisce precetti della Torah irrinunciabili per la sua identità religiosa, che esprimono un modo di intendere l’elezione come differenza che comporta separazione ed esclusione rispetto agli altri popoli.
  2. L’apostolo rimane profondamente turbato e, mentre si interroga sul senso di quanto avvenuto, arrivano gli uomini mandati da Cornelio, che lo Spirito gli indica come suoi inviati. A loro Pietro risponde con parole che richiamano quelle di Gesù nell’orto: «Sono io colui che cercate» (At 10,21). È una vera e propria conversione, un passaggio doloroso e immensamente fecondo di uscita dalle proprie categorie culturali e religiose: Pietro accetta di mangiare insieme a dei pagani il cibo che aveva sempre considerato proibito, riconoscendolo come strumento di vita e di comunione con Dio e con gli altri. È nell’incontro con le persone, accogliendole, camminando insieme a loro ed entrando nelle loro case, che si rende conto del significato della sua visione: nessun essere umano è indegno agli occhi di Dio e la differenza istituita dall’elezione non è preferenza esclusiva, ma servizio e testimonianza di respiro universale.
  3. Sia Cornelio sia Pietro coinvolgono nel loro percorso di conversione altre persone, facendone compagni di cammino. L’azione apostolica realizza la volontà di Dio creando comunità, abbattendo steccati e promovendo l’incontro. La parola svolge un ruolo centrale nell’incontro tra i due protagonisti. Inizia Cornelio a condividere l’esperienza che ha vissuto. Pietro lo ascolta e prende in seguito la parola, comunicando a sua volta quanto gli è accaduto e testimoniando la vicinanza del Signore, che va incontro a ogni persona per liberarla da ciò che la rende prigioniera del male e ne mortifica l’umanità (cfr. At 10,38). Questo modo di comunicare è simile a quello che Pietro adotterà quando a Gerusalemme i fedeli circoncisi lo rimprovereranno, accusandolo di aver infranto le norme tradizionali, su cui sembra concentrarsi tutta la loro attenzione, noncuranti dell’effusione dello Spirito: «Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!» (At 11,3). In quel momento di conflitto, Pietro racconta quanto gli è accaduto e le sue reazioni di sconcerto, incomprensione e resistenza. Proprio questo aiuterà i suoi interlocutori, inizialmente aggressivi e refrattari, ad ascoltare e accogliere quello che è avvenuto. La Scrittura contribuirà a interpretarne il senso, come poi avverrà anche al “concilio” di Gerusalemme, in un processo di discernimento che è un ascolto dello Spirito in comune.”

“L’azione apostolica realizza la volontà di Dio creando comunità, abbattendo steccati e promovendo l’incontro. La parola svolge un ruolo centrale nell’incontro tra i due protagonisti”.  Dunque  l’incontro con la parola attraverso la preghiera comunitaria .Un segno antico e lontano che torna a coinvolgere tutti i battezzati in questo percorso sinodale perché rammenta il senso e la direzione che bisogna prendere in questo cammino .Una indicazione in questo senso ci viene proprio “dal basso” ovvero da tutte quelle realtà diocesane che in questo momento sono impegnate ad elaborare  non un dibattito da talkshow ma un incontro fecondo con  la storia della Chiesa  e quindi delle comunità locali, Un incontro che esprime una ricerca di tutti quei carismi e di tutte quelle voci che possono contare  nel recuperare proprio  un percorso di conversione insieme ad  altre persone, facendone compagni di cammino. Una uscita dalle proprie categorie culturali e religiose per  dialogare ma soprattutto per cambiare e rinnovare.

Per  i sinodi diocesani  molte sono state le pronunce dei pastori che hanno messo l’accento , sottolineato e  contestualizzato i termini di una preparazione  ma anche di un pieno svolgimento «Prepariamoci con la preghiera e con piena disponibilità d’animo a questo tempo di grazia che si apre dinanzi a noi. La Vergine Maria e i santi patroni ci sostengano perché possiamo annunciare con nuova forza il Vangelo di Gesù, verità e vita». A scriverlo è il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo Perugia-Città della Pieve, nella sua lettera-convocazione ai fedeli dell’arcidiocesi per la celebrazione eucaristica d’inizio cammino sinodale, in programma domani, domenica 17, nella cattedrale perugina di San Lorenzo. Quello di Bassetti, come presidente della Cei, lo si può prendere come un appello simbolico di tutti quelli risuonati in questi giorni, in diverse forme, nelle diocesi della Penisola. L’inizio del percorso verso l’Assemblea del Sinodo dei vescovi, che si terrà nell’ottobre 2023 in Vaticano, aperto da papa Francesco la scorsa domenica, si interseca come noto con il cammino sinodale della Chiesa italiana – diverse tappe, da qui al 2025 – e in alcuni casi anche con i sinodi diocesani, come a Firenze, dove il cammino sinodale diocesano si è aperto nel 2017, è stato rallentato dalla pandemia, ma prosegue. E a Firenze anche il cardinale arcivescovo Giuseppe Betori celebrerà domani la Messa in Cattedrale.

A Milano prende avvio il percorso delle Assemblee sinodali decanali. Durante la Messa che domani presiederà in Duomo, l’arcivescovo Mario Delpini consegnerà il mandato ufficiale ai cosiddetti “Gruppi Barnaba”, piccoli drappelli che in ogni decanato avranno il compito, secondo Delpini, di «leggere la situazione e definire le priorità che la missione impone per quel dato territorio, riconoscendo i “germogli di Chiesa dalle genti” e le caratteristiche della vita delle persone che lo abitano». Gruppi Barnaba chiamati «a riconoscere quanto è già in atto di buono sul territorio, valorizzare e far conoscere presenze di Chiesa nei vari ambiti di vita quotidiana, rilevare testimonianze significative di vita evangelica».

A Bologna il cardinale arcivescovo Matteo Zuppi aprirà il cammino sinodale con la Messa nella Cattedrale di San Pietro, durante la quale sarà anche ricordato il cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna dal 1952 al 1968, padre conciliare, del quale ricorrono quest’anno il 130° anniversario della nascita e il 45° della morte. «La decisione del Papa di indire il Sinodo generale muove tutta la Chiesa, le diocesi, insieme alle varie realtà, comunità, associazioni ad una riflessione sulla sinodalità – ha detto Zuppi – cioè ad essere missionari, a vivere la comunione, ad ascoltare e a parlare dei problemi che portiamo nel nostro cuore, che vediamo e sentiamo nella vita di tante persone».

Vivere la comunione e farlo in movimento è anche uno dei concetti che ha ricordato nel suo messaggio per la giornata di domani l’arcivescovo Domenico Sorrentino, pastore di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno: «Se si sta insieme, ma non si cammina, siamo una Chiesa paralitica. Se si cammina, ma non si sta insieme, siamo una Chiesa allo sbando». Chiesa che per Sorrentino «deve interrogarsi sulla rotta, ascoltando l’unico navigatore che ci sa indicare davvero la strada: il Vangelo». «La crisi delle relazioni è sotto i nostri occhi – ha chiarito il presule – diventiamo sempre più soli, lo stesso nucleo familiare è ridotto al lumicino. Lo stile sinodale è quello che ci fa tessere relazioni e ci fa camminare insieme. Nessuno può chiudersi nel suo particolare».

Allargare gli orizzonti della carità. «Di questo voi siete testimoni» (Lc 24-49) è il titolo dello strumento di lavoro per il cammino sinodale approntato dalla diocesi di Teramo-Atri e che sarà presentato domani nella Messa celebrata dal vescovo Lorenzo Leuzzi nella Cattedrale a Teramo. «L’ecclesialità è già in atto nella vita della nostra diocesi – si legge in apertura del documento – tuttavia, nel cambiamento d’epoca, essa deve essere continuamente ripensata alle attese della società contemporanea. Cammino sinodale allora è sinonimo di storicità, perché costruendo la Chiesa i battezzati sono abilitati a costruire la società».

«Il Sinodo dev’essere per la nostra Chiesa una proposta di verità, di radicalità, di totalità ovvero l’occasione per ritrovare la strada della vita, la vera strada negli impervi sentieri della storia, oggi» ha affermato Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio, che aprirà la fase diocesana del Sinodo domani nella Cattedrale cittadina.

A Ragusa il vescovo Giuseppe La Placa, intervistato dal mensile diocesano, ha detto che «ci aspettano anni impegnativi ma molto belli e la prospettiva di costruire una Chiesa nella quale camminare insieme deve diventare il nostro stile. Abbiamo una grande fortuna perché il cammino sinodale proposto dal Santo Padre si pone in sintonia con il nostro avvicinarci al 2025, anno in cui la nostra diocesi celebra il 75º anniversario della sua fondazione». Nei prossimi giorni sarà consegnata a ogni parrocchia e rettoria un’icona raffigurante i due discepoli di Emmaus in cammino con Gesù, che sarà posta nel presbiterio insieme a una lampada, a ricordare appunto il cammino sinodale in atto. ( 1)

Con un messaggio indirizzato a tutti i fedeli delle Chiese di Carpi e di Modena-Nonantola il vescovo Erio Castellucci ha annunciato l’avvio, domenica 17 ottobre, della fase diocesana del Sinodo dei Vescovi, che coincide con il primo anno del Cammino sinodale delle Chiese in Italia. Nella Cattedrale di Carpi il Vescovo presiederà, con inizio alle ore 16, la liturgia della Parola alla quale sono stati invitati sacerdoti, operatori pastorali e tutti i fedeli. Monsignor Castellucci ha presentato due testi predisposti dalla Conferenza Episcopale Italiana consigliandone una diffusione capillare: la “Lettera alle donne e agli uomini di buona volontà” e il “Messaggio” a tutti gli operatori pastorali.“A partire dalla prossima settimana – conclude il Vescovo di Carpi – verranno date alcune indicazioni più precise per la formazione dei ‘gruppi sinodali’ sul territorio, che si potranno incontrare da metà novembre a fine marzo prossimo. Intanto avviamo il percorso… con fiducia. Non sarà complicato o macchinoso: limiteremo al massimo gli aspetti burocratici e organizzativi e cercheremo di dare spazio all’ascolto di tutti coloro che desiderano partecipare. Buon Cammino e grazie di tutto”.Come previsto dalle indicazioni della Segreteria nazionale sarà operativa una segreteria diocesana con il compito di coordinare il lavoro dei gruppi sinodali, che avrà come referenti Simone Ghelfi, direttore dell’Ufficio catechistico e responsabile della Pastorale giovanile, e Laura Lamma, segretaria del Consiglio pastorale diocesano. Ai due Referenti si aggiungeranno altri collaboratori che verranno nominati in seguito.   (2)

Dunque Diocesi e sinodo. Il cammino sinodale, si legge nel Messaggio rivolto dalla Conferenza Episcopale Italiana ai presbiteri, ai diaconi, alle consacrate e consacrati e a tutti gli operatori pastorali, “sarà un evento nel quale le nostre comunità cercheranno di porsi ‘in uscita’, favorendo la formazione di gruppi sinodali non solo nelle strutture ecclesiali e negli organismi di partecipazione (consigli presbiterali e pastorali), ma anche nelle case, negli ambienti di ritrovo, lavoro, formazione, cura, assistenza, recupero, cultura e comunicazione”. Gli operatori pastorali, coordinati dai presbiteri e diaconi, con i supporti che provengono dalle diocesi, dalle circoscrizioni regionali e dalla Cei, “sono invitati a porsi al servizio di questa grande opera di raccolta delle narrazioni delle persone: di tutte le persone, perché in ciascuno opera in qualche misura lo Spirito; anche in coloro che noi riterremmo lontani e distratti, indifferenti e persino ostili”.

Nel primo anno del cammino (2021-22) si vivrà un confronto a tutto campo sulla Chiesa, percorrendo le tracce proposte dal Sinodo dei Vescovi. Queste sono contenute nel Documento Preparatorio al Sinodo attraverso una serie di domande “pratiche” racchiuse in dieci ambiti tematici.

Dice il documento preparatorio del Sindo ai punti  finali 31 e 32  :

(31) Scopo della prima fase del cammino sinodale è favorire un ampio processo di consultazione per raccogliere la ricchezza delle esperienze di sinodalità vissuta, nelle loro differenti articolazioni e sfaccettature, coinvolgendo i Pastori e i Fedeli delle Chiese particolari a tutti i diversi livelli, attraverso i mezzi più adeguati secondo le specifiche realtà locali: la consultazione, coordinata dal Vescovo, è rivolta «ai Presbiteri, ai Diaconi e ai Fedeli laici delle loro Chiese, sia singolarmente sia associati, senza trascurare il prezioso apporto che può venire dai Consacrati e dalle Consacrate» (EC, n. 7). In particolar modo viene richiesto il contributo degli organismi di partecipazione delle Chiese particolari, specialmente il Consiglio presbiterale e il Consiglio pastorale, a partire dai quali veramente «può incominciare a prendere forma una Chiesa sinodale». Ugualmente sarà prezioso il contributo delle altre realtà ecclesiali a cui sarà inviato il Documento Preparatorio, come quello di chi vorrà mandare direttamente il proprio. Infine, sarà di fondamentale importanza che trovi spazio anche la voce dei poveri e degli esclusi, non soltanto di chi riveste un qualche ruolo o responsabilità all’interno delle Chiese particolari.

(32) La sintesi che ciascuna Chiesa particolare elaborerà al termine di questo lavoro di ascolto e discernimento costituirà il suo contributo al percorso della Chiesa universale. Per rendere più agevoli e sostenibili le fasi successive del cammino, è importante riuscire a condensare i frutti della preghiera e della riflessione in una decina di pagine al massimo. Se necessario per contestualizzarle e spiegarle meglio, si potranno allegare altri testi a supporto o integrazione. Ricordiamo che lo scopo del Sinodo e quindi di questa consultazione non è produrre documenti, ma «far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro, e creare un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani»

Risponde così Il vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla, presidente della Commissione episcopale Cei per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, alla domanda:

 Eccellenza, il Papa ha riformato il Sinodo dei vescovi. Come leggere la scelta di trasformarlo in un movimento “diffuso” che parte dalla «consultazione del popolo di Dio»?

Sinodo “diffuso” o “dal basso”: si può dire in molti modi, ma lo si può fare solo riattivando la buona circolarità tra Vangelo e cultura, tra Chiesa e mondo, tra annuncio e territorio. Il Papa lo ha detto nella Lectio introduttiva di sabato 9 ottobre: se il sottotitolo del Sinodo universale è “Comunione, partecipazione e missione”, comunione e missione sono le due facce dello stesso incontro con il Signore risorto. La comunione fa stare presso di Lui, la missione lo dona al mondo. Ciò che resta da pensare è la partecipazione. Stare presso il Signore e donarlo agli uomini, infatti, chiede di immettere il seme nel terreno, il lievito nella pasta. Il mondo, la cultura, la vita quotidiana delle persone non sono solo uno scenario, un teatro su cui si svolge il dramma del Vangelo, ma è come il terreno e la pasta. Il seme senza terreno rinsecchisce, il lievito senza pasta diventa rancido, e viceversa anche il terreno senza seme diventa steppa arida e torre di Babele, la pasta senza lievito resta massa informe. Fuor di metafora: abbiamo bisogno di rinnovare il contatto con il mondo, la cultura, la gente, per dare corpo al Vangelo oggi. Torniamo ad ascoltare il grido di dolore e la domanda di ripartenza della gente, dei giovani e delle famiglie.

E continua : “Il cammino sinodale delle Chiese in Italia si armonizza facilmente con il Sinodo universale, perché la sua prima “fase narrativa” corrisponde al tempo di consultazione del Sinodo universale. Ascolto, ricerca, proposta sono le tre azioni richieste alle comunità italiane. Uscire dal proprio orticello sicuro per entrare nel campo aperto del mondo, per raccogliere la sfida che il mondo di oggi pone al Vangelo. Per “raccontare” è necessario ascoltare, lasciar esprimere, capire, raccogliere le intuizioni più promettenti, prendere le distanze da ciò ci preoccupa, sognare, proporre, trovare vie nuove. È possibile costruire insieme le scelte essenziali per questo decennio che si apre, ciascuno con i suoi doni, ognuno con i suoi compiti, tentando una coraggiosa opera di semina del Vangelo nel terreno della vita personale, familiare e nello spazio pubblico della società italiana?(3)

Nel documento preparatorio al Sinodo si mettono in evidenza  tre momenti  del percorso  : “comunione, partecipazione e missione”.  E’ l’incontro con il Cristo risorto che  alimenta queste  espressioni perchè, comunione e missione sono le due facce di quell’incontro. La comunione fa stare presso di Lui, la missione lo dona al mondo. La partecipazione completa le azioni della comunione e della missione perché  accogliere  Cristo e donarlo agli uomini, significa  seminare e lievitare , ovvero   entrare nelle realtà della  cultura, della vita quotidiana delle persone, in definitiva delle cose del mondo  come in un terreno e come in una pasta  che hanno un compito fondamentale quello di restituire mille volte , attraverso la parola del

Vangelo, quello che si è seminato, quello che si è lievitato.

 ( 1 ) Fonte :  https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/in-cammino-al-via-i-cammini-sinodali-nelle-diocesi

(2 ) https://diocesicarpi.it/dallassemblea-diocesana-al-cammino-sinodale/

(3 ) https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/apre-il-percorso-del-sinodo-chiesa-italiana-vescovo-brambilla

Commenti

commenti