” MUDI, IL MUSEO DIFFUSO DEL PARCO REGIONALE SIRENTE-VELINO ” DI VALTER MARCONE
Redazione- Il nostro paese è il paese dei “ musei”. Non c’è infatti paese o città che non abbia il suo museo legato alla sua storia, alla vita e alle vicende di un personaggio nato o vissuto in quel paese ,a scoperte archeologiche con reperti che vengono conservati nei luoghi stessi.
Secondo l’Istat sono 7.886 le biblioteche e 4.292 i musei aperti al pubblico nel 2021 in Italia, distribuiti in modo capillare sul territorio: in media ogni 100 Kmq sono presenti 3 biblioteche (una ogni 7 mila abitanti) e 2 istituti museali (uno ogni 14 mila abitanti). Nel 2021 ancora per effetto della pandemia i visitatori sono stati 48 milioni e 66mila contro i circa 130 milioni del 2019 .Nel 2022 c’è stata una sostanziale ripresa , infatti sono stati quasi 108 milioni i visitatori dei musei e degli istituti similari, circa 35 milioni gli utenti delle biblioteche. Il Museo di Storia Naturale di Milano nel suo genere è il più grande d’Italia e può essere considerato fra i più importanti d’Europa.
Quasi 58 milioni di visitatori, ma soprattutto incassi per oltre 313 milioni di euro. I numeri dei musei italiani nel 2023 fanno registrare una crescita evidente sia in termini di presenze (23% di accessi in più rispetto al 2022) che di introiti (+34% sul 2022). Un record assoluto, in netto miglioramento anche rispetto al periodo prepandemico e al 2019 (+71,5 milioni di euro), che deteneva il record precedente
Il museo è dunque un luogo dove le opere d’arte, i reperti archeologici e comunque ogni oggetto che debba essere conservato e rappresenti un valore per la nostra società anche sotto forma di eredità del passato. Un luogo dove gli organizzatori tentano di ricreare in molti casi l’ambiente in cui quel reperto è rimasto per anni prima di essere esposto nell’area museale.
Potenzialità che cultura, arte, tradizione del nostro paese si esprimono proprio per l’esistenza di una miriade di piccoli musei con meno di mille visitatori all’anno, con poche risorse finanziarie e sempre in affanno per il personale . Piccoli musei che nonostante i problemi che abbiamo citati rappresentano una mappa importante ed interessante della vita culturale del nostro paese.
In riconoscimento di questa realtà così diffusa e radicata nel territorio è nata nel 2007 l’Associazione Nazionale Piccoli Musei fondata dal Prof. Giancarlo Dall’Ara, studioso e docente di Marketing nel Turismo, per promuovere una nuova cultura gestionale dei Piccoli Musei che sia in grado di valorizzarne le specificità in quanto differenti rispetto ad un grande museo e valorizzare in particolare il legame più stretto con il territorio e con la comunità, la capacità di essere accoglienti e di offrire esperienze originali ai visitatori.
L’intento in sostanza è quello di “sviluppare una rete di relazioni tra quanti affrontano le problematiche dei piccoli musei con passione, favorendo forme di condivisione e di divulgazione della conoscenza, e anche di sostegno reciproco. Il nostro appuntamento per eccellenza è il Convegno Nazionale che si svolge una volta l’anno, preceduto da un convegno regionale preparatorio. Il convegno nazionale dell’Associazione dei Piccoli Musei è l’unico appuntamento di questo genere nel nostro Paese, ed ha l’obiettivo di sostenere la realtà dei piccoli musei, attraverso la presentazione di studi, di relazioni e di casi pratici, attraverso lo scambio di esperienze, e la possibilità di condivisione e di incontri. “ ( 1)
Quindi esistono vari tipi di musei la cui definizione apprendere dalla definizione che ne dà la voce del vocabolario Treccani . Sostanzialmente un museo è una : “Raccolta di opere d’arte, o di oggetti aventi interesse storico-scientifico, etno-antropologico e culturale; anche, l’edificio destinato a ospitarli, a conservarli e a valorizzarli per la fruizione pubblica, spesso dotato di apposito corredo didattico. “ La voce della Treccani poi elenca e definisce alcuni tipi di museo secondo la qualità delle collezioni ; d’arte e di archeologia, scientifici e di storia naturale,scolastici e universitarî, storici, etnografici e etnoantropologici,dei gessi, delle cere .
Dunque il museo , un modo di vedere le opere d’arte , i reperti archeologici ,i beni della cultura materiale che meritoriamente conservano e valorizzano un patrimonio di cui il nostro paese è ricco.
C’è però un piccolo aspetto di queste collezioni che fa riflettere : spessissimo le opere d’arte o comunque gli oggetti e soprattutto gli oggetti esposti sono orfani della loro collocazione originaria. E’ vero , nella esposizione museale si tenta a volte di riprodurre l’ambientazione ma molto spesso le opere e i reperti vengono allineati in stanze e corridoi . Diventano quindi una rassegna di momenti staccati dal loro contesto originario che molto potrebbe arricchire la conoscenza del visitatore ove potessero farsi presente anche alla vita e non solo alla memoria.
A questa specie di handicap tentano di dare una soluzione e comunque una risposta il museo diffuso o il museo ecologico che vanno sostituendo soprattutto i piccoli musei . Si tratta di itinerari sul territorio che mettono assieme alcuni saperi che hanno dato vita a complessi artigianali, locazioni del mondo contadino come forni, mulini e altre espressioni della cultura immateriale.
Ma che cosa si intende secondo la convenzione dell’Unesco per patrimonio immateriale .
1.Per “patrimonio culturale immateriale” s’intendono le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how – come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Questo patrimonio culturale immateriale, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso d’identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana. Ai fini della presente Convenzione, si terrà conto di tale patrimonio culturale immateriale unicamente nella misura in cui è compatibile con gli strumenti esistenti in materia di diritti umani e con le esigenze di rispetto reciproco fra comunità, gruppi e individui, nonché di sviluppo sostenibile.
2. Il “patrimonio culturale immateriale” come definito nel paragrafo 1 di cui sopra, si manifesta, tra l’altro, nei seguenti ambiti:
a) tradizioni ed espressioni orali, ivi compreso il linguaggio, in quanto veicolo
del patrimonio culturale immateriale;
b) le arti dello spettacolo;
c) le consuetudini sociali, gli eventi rituali e festivi;
d) le cognizioni e le prassi relative alla natura e all’universo;
e) l’artigianato tradizionale.
Esistono raccolte sul territorio aquilano di cui varie istituzioni come le amministrazioni comunali, le Pro loco, gli Enti per il turismo curano il monitoraggio e molte sono le iniziative che vanno moltiplicandosi sul territorio in questo senso
Una di queste è il MuDi, il Museo Diffuso del Parco Regionale Sirente-Velino, che con la sua sede principale a Goriano Valli, rappresenta un progetto di “Give Back”, di restituzione di valore al territorio nata dall’iniziativa di alcuni “emigranti” con radici gorianesi con il supporto degli abitanti ed istituzioni locali, e da partner come REX Roundtables International e altre aziende impegnate nei principi filantropici ESG (Environmental, Social, Governance).
Il MuDi attualmente comprende 16 stazioni ovvero luoghi che raccontano realtà del lavoro e della vita quotidiana della cultura contadina . Questi luoghi che comprendono stalle, botteghe ,cantine sono stati recuperati dai cittadini e aperti al pubblico per un tour di visitatori a cui offrire figure e concetti simbolici della cultura aquilana abruzzese . Così in questo itinerario che il regista Walter Nanni, che ha tenuto a battesimo la presentazione del MuDi c’è tutto “L’Abruzzo terra dell’anima e e questo museo diffuso lo conferma, il miglior posto dove perdersi, il miglior modo per ritrovarsi”,
Il visitatore dunque incontrerà le tracce di un mondo che è andato scomparendo e che rischia di entrare nell’oblio più completo perchè lasciato all’abbandono e al degrado a causa dello spopolamento dei borghi montani .
Il Parco regionale Sirente Velino è stato istituito nel 1989 ( legge regionale n. 54 del 13.07.89 aggiornata dalla legge regionale 2 dicembre 2011 n. 42 ), nasce con lo scopo di tutelare e preservare i valori ambientali, nonché di trasmettere alle generazioni future gli elementi culturali e i segni delle ricchezze storico-architettoniche ereditate dal passato. E’ il parco naturale più esteso della regione perchè comprende ventidue piccoli comuni. Nel suo territorio del parco sono presenti 8 punti di accoglienza, per informazione turistica e organizzazione di visite guidate, 4 centri visita: quello di Rocca di Mezzo dedicato al camoscio, quello di Fontecchio al capriolo, quello di Aielli con il particolarissimo Museo del Cielo, per osservare le stelle dalla rocca medioevale del paese e infine Magliano dei Marsi con un centro visita con orto botanico, sentiero nella natura e palestra di orienteering, museo naturalistico .
Tra le interessanti particolarità le Grotte di Stiffe, nella zona di San Demetrio ne’ Vestini un esempio di “risorgenza attiva ” tra i fenomeni carsici : cavità formate da un fiume sotterraneo che fuoriesce in superficie. E per gli amanti dell’archeologia , Alba Fucens, città romana ai piedi del Monte Velino , situata nel territorio di Massa d’Albe a circa 1000 m.l.m., con l’anfiteatro, le Terme, il Macellum o mercato, una parte della cinta muraria, parte del tempio di Ercole e la una terrazza che si affaccia sul Velino. Oltre a Santa Maria in Valle Porclaneta, nel comune di Magliano de’ Marsi, una delle chiese romaniche più belle dell’intero Abruzzo risalente all’XI secolo con degli interni assolutamente da visitare.
Le principali presenze faunistiche sono Mammiferi: Lupo appenninico, Orso bruno marsicano, Cervo, Capriolo, Istrice, Volpe, Gatto selvatico, Cinghiale Uccelli: Aquila reale, Poiana, Nibbio bruno, Sparviero, Gheppio, Corvo imperiale, Gufo reale, Picchio verde, Grifone Anfibi: Salamandra pezzata, Tritone Rettili: Ramarro, Vipera dell’Orsini, Vipera comune
Principali presenze vegetazionali Adonide curvata, Agrifoglio, Anemone epatica, Armeria, Belladonna, Berretta di prete, Betulla, Biancospino, Carpino bianco, Carpino nero, Cerro, Faggio, Fior di stecco, Frangola, Frassino, Fritillaria, Genziana maggiore, Genzianella, Giglio martagone, Ginepro, Heum heterocarpum, Iperico, Leccio, Linaria alpina, Narciso, Olmaria, Orniello, Potentilla dell’Appennino, Ptilotrichum, cyclocarpum, Pulsatilla, Roverella, Sesleria, Sigillo di re salomone,Sorbo degli uccellatori, Stella alpina appenninica, Stellina odorosa, Tiglio, Viola di eugenia.
Quindi il MuDi , museo diffuso di Goriano Valli , una frazione di Tione degli Abruzzi in provincia di L’Aquila offre al visitatore la possibilità di compiere un percorso attraverso il patrimonio culturale e naturale le cui tappe presentano tracce dell’arte povera e della cultura montana .
Il MuDi è stato inaugurato il 24 settembre 2024 con una cerimonia significativa perchè ha visto confluire nel piccolo borgo alcune personalità ed operatori della cultura che sono stati premiati con la consegna del premio “MuDi Sirente Awards”.
Ad essere premiati, con una statuetta del Guerriero di Capestrano, la scrittrice Dacia Maraini, premio “Riabitare”, il regista Riccardo Milani, autore di di premio “Cinema e Spettacolo”, che hanno inviato un messaggio, il direttore d’orchestra Leonardo De Amicis, premio “Ambasciatore d’Abruzzo”, l’imprenditore del turismo Daniele Kihlgren, ideatore dell’albergo diffuso Sextantio, per il premio “Custodia”, l’antropologa, tra le fondatrici del Museo Genti d’Abruzzo, Adriana Gandolfi, premio “Antopologia”, la docente Raffaella Papi, premio “Archeologia”, Paolo Setta presidente della cooperativa Il Bosso, premio “Turismo Esperenziale”, Gino Bucci, noto sui social come l’Abruzzese Fuori sede, premio “Web e comunicazione”, Gaetano Basti, direttore La Rivista d’Abruzzo premio “Editoria”, l’ex presidente del Parco regionale sirente Velino, Giulio De Collibus, premio “Volontariato”, Assunta Perilli, tessitrice, premio “Artigianato”, Massimo Biancone, imprenditore, premio “Innovazione”, l’artista Anna Seccia, premio “Arte”, Raimondo Castellucci e Sergio Galbiati, di Hubruzzo, premio “Responsabilità sociale d’impresa”, Simone Veglioni di Vantea della Smart spa, premio “Leaderschip Esg Enviromental, Social, Governance”, il medico Marco De Angelis, premio “Salutogenesis”.
MuDi è un progetto nato dall’idea di un abruzzese, Fausto Di Giulio, come atto di restituzione, un “give back” al territorio della sua famiglia e come progetto filantropico di Rex Roundatbales, società che si occupa di innovazione e ricerca condivisa multisettoriale per l’imprenditoria di cui è responsabile per Europa e Asia.
In un territorio in cui non a caso le cittadine e cittadini di Goriano Valli, 80 abitanti residenti effettivi, conducono ben 13 attività imprenditoriali nel turismo, l’agricoltura l’edilizia e la cultura, e che ora vanta anche la Cooperativa di comunità Cuore delle valli, importante partner del progetto Mudi.
L’obiettivo non è solo conservare l’eredità culturale del passato attraverso la valorizzazione di quel patrimonio di cui è ricco il territorio ma trasmetterlo al futuro prossimo venturo come pegno di fedeltà a valori come la natura e la coesione,generosità e collaborazione che hanno pernesso ai nostri avi di sopravvivere in condizioni spesso avverse .
Non solo un museo etno antropologico ma appunto un esempio di collaborazione come quella che occorre ancora oggi per combattere per esempio lo spopolamento
Quindi a Goriano Valli si va per stalle, cantine e altri ambienti dei vicoli e delle piazzettedove sono state allestite delle tappe come la “Cantina del Vino”, dedicata a Braccio Fortebraccio da Montone, a 600 anni dalla morte del capitano di ventura che assediò l’Aquila e mise a ferro e fuoco il contado, “Il Pagliaio”, dedicato ad Antonuccio Camponeschi, governatore dell’Aquila, viceré e giustiziere degli Abruzzi, “La Cantina del Pane”, dedicata a Jacopo Caldora, condottiero e capitano di ventura.
E ancora “La Cantina Anonnasè”, dedicata alle storie di donne gorianesi, “La stalla dell’Asino”, dedicata a Celestino V, “La stalla delle pecore e della capre”, dedicata agli emigranti, “Il pagliaio Catenacci”, dedicato alla restanza, ovvero a chi ha deciso di non emigrare, “La bottega cancella rinascimentale”, dedicata alle tutte le vittime delle guerre, “La bottega del dopoguerra di Eugenio e Concetta”, dedicata all’economia circolare.
In ogni stazione, allestita con criteri estetici, un libro, e il suggerimento di un “esercizio spirituale”.(2) E inoltre la “Casa Medievale più piccola al mondo”, dimora, di appena 8 metri quadrati, che restituisce un ritratto fedele di come si viveva secoli fa e dove gli ultimi a vivere furono Rachele Mariani e Pierfelice Capestrani, una coppia di contadini che si prodigava ad aiutare gli orfanelli, nonostante la loro povertà. La “Cancella Rinascimentale” dedicata agli artigiani gorianesi, la “Bottega del Dopoguerra” dedicata all’economia circolare. La “Stalla di Regina e Pupetta”, dedicata agli animali, con le splendide foto del fotografo naturalista di Goriano Valli, Luca Di Vincenzo. La “Cantina Annonnasè”, ricca di oggetti, foto, ambienti e suggestioni che raccontano le storie delle donne gorianesi, la “Cantina del Torchio Antico”, dedicata a Frà Berardinello da Fontavignone, la “Cantinola”, dedicata alla convivialità e infine “Il tempo che ci vuole”, dedicato alla Mindfulness, per ripensare in un’ottica di pace, dettagli architettonici come le archibugiere e le feritoie.
Punti di riferimento e punti di incontro dunque con quella cultura del territorio a cui funge da introduzione la stazione numero uno, la più originale, che ospiterà esperienze individuali di due giorni, rivolta a manager, imprenditori e decisori politici : il “Me-To-Me, il Rex Leader Museum for The Future”, ispirata dall’Institute for the Future di Palo Alto nella Silicon Valley, e vuole essere un luogo speciale d’introspezione per attirare visitatori dall’estero in cerca di luoghi autentici dove distaccarsi dal frenetico ritmo quotidiano, riconnettersi con sé stessi e la natura, migliorare personale e contribuire a costruire un mondo migliore. Ospitata in una vecchia bottega alimentare, con l’arredo originale degli anni ’50.
L’esperimento gorianese vuole proporre ai visitatori un modo nuovo di comunicazione che racconta il mondo e la civiltà contadina che è appunto la carta di identità di quel territorio ma in generale dell’intera dorsale appenninica e del nostro stesso paese. Una civiltà della quale sono figli i nostri valori , i nostri usi e consumi, la religiosità popolare , le armonie dei canti e in generale tutte le manifestazioni legate al ciclo della vita e del lavoro stagionale. Frammenti di una identità che è fatta di memoria che continuamente rimanda al presente Storia e storie di vita ancora vivi . Memorie vive e diverse tra loro a volta divergenti e contrastanti ma sempre testimonianza di un mondo che ci offre radici profonde da conservare e valorizzare nel presente per farle arrivare al futuro nella loro integrità essenziale. Il territorio e le sue espressioni culturali è dunque un libro di storia le cui pagine attraversiamo ancora ogni giorno . Una storia minore certo, quella fatta di quotidianità che gli storici francesi hanno saputo valorizzare per ricollegarla alla cosiddetta Storia con la “S” maiuscola.
Tutto questo per dire che siamo figli di quella storia che appunto il MuDi vuole ricordare ai visitatori perchè apparteniamo a quel passato
(1 )https://www.piccolimusei.com/storia-finalita-piccoli-muesi/
